sabato 31 dicembre 2016

Florence

anno: 2016   
regia: FREARS, STEPHEN 
genere: biografico 
con Meryl Streep, Hugh Grant, Simon Helberg, Rebecca Ferguson, Nina Arianda, John Kavanagh, Christian Mckay, David Haig, Mark Arnold, Josh O'Connor, Paola Dionisotti, James Sobol Kelly, Danny Mahoney, David Menkin, Tony Honickberg, Sid Phoenix, Aida Garifullina, Richard Bevan, Greg Lockett, Georgina Morton, David Mills, Dar Dash  
location: Usa
voto: 7 

Florence Foster Jenkins (Streep), ricca ereditiera sposata con un aristocratico inglese fedifrago ma determinato a sostenerla in tutto (Grant), è diventata famosa per la pertinacia con cui ha perseguito il suo obiettivo, del tutto malriposto, di affermarsi come cantante lirica. Mecenate della scena musicale di Philadelphia e benefattrice di manica larga, la donna possedeva doti canore risibili, spesso oggetto di pubblico ludibrio quando non di applausi compiacenti e pilotati da quello stesso marito che fece carte false pur di nasconderle la più che legittima ostilità della critica.
Interpretata da una Maryl Streep di dieci anni più giovane della Florence che, ormai 76enne, nel 1944 ebbe l'ardire di presentarsi alla Carnegie Hall di New York per venire subissata di fischi e risate da caserma, la protagonista del film è doppiata magnificamente anche nella versione italiana. La pluripremiata attrice americana consegna al suo personaggio l'ennesimo ritratto leggendario, accompagnata, per l'occasione, da uno Hugh Grant in stato di grazia e dall'attore rivelazione Simon Heiberg (avevamo incontrato la sua faccia buffa in A serious man, dei Coen), il pianista complice che, a suon di dollari, perse la faccia per fare da spalla alla cantante megalomane, ma così simpatica e piena di vita. Da solo, il trio di attori basterebbe a garantire la qualità di un film dallo sviluppo narrativo assai classico, diretto con mano ferma dall'ormai veterano Stephen Frears.

venerdì 30 dicembre 2016

L'effetto acquatico - Un colpo di fulmine a prima svista (L'effet aquatique)

anno: 2016       
regia: ANSPACH, SOLVEIG   
genere: sentimentale   
con Florence Loiret Caille (Florence Loiret), Samir Guesmi, Didda Jónsdóttir, Philippe Rebbot, Estéban, Olivia Côte, Frosti Jón Runólfsson, Johanna Nizard, Ingvar E. Sigurðsson, Kristbjörg Kjeld, Óttarr Proppé, Samer Bisharat, Sólveig Anspach, Solène Rigot, Nina Meurisse, Bouli Lanners, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Stéphane Soo Mongo, Mickael Clair, Jean-Luc Gaget    
location: Francia, Islanda
voto: 4   

L'israeliano Samir (Guesmi) ha un colpo di fulmine: la risolutezza con cui Aghate (Loiret), insegnante di nuoto in una piscina della cittadina francese di Montreuil, liquida il ganimede di turno lo fa sussultare. Decide così di abbordare la ragazza con una strategia lenta e delicata, fingendo di voler imparare a nuotare. Smascherato nella messinscena, Samir segue Aghate persino in Islanda, dove la ragazza, nel frattempo, si è trasferita. Una seconda messinscena allontana ulteriormente la donna, che si decide a considerare la corte di Samir fuori tempo massimo, quando questo, a seguito di un incidente, ha ormai perso la memoria.
Chissà se questo film della islandese Solveig Anspach, stroncata da un cancro a soli 55 anni, avrebbe mai avuto cittadinanza nelle sale cinematografiche se non fosse per la tragica fine che l'ha colpita, impedendole persino di assistere al montaggio conclusivo del film, completato da Jean-Luc Gaget. Fatto sta che L'effetto acquatico è un'operina lillipuziana e impalpabile, una love story, con scantonamenti pretestuosi sul conflitto israeliano-palestinese, imperniata su un paio di inverosimili colpi di scena.
A Cannes però ha vinto il premio de La Quinzaine des Realisateurs.    

domenica 25 dicembre 2016

Scusate Se Esisto!

anno: 2014       
regia: MILANI, RICCARDO 
genere: commedia 
con Paola Cortellesi, Raoul Bova, Corrado Fortuna, Lunetta Savino, Cesare Bocci, Marco Bocci, Ennio Fantastichini, Stefania Rocca    
location: Italia
voto: 2 

Non ci fosse stato lo sfondo di quel microcosmo (macro?) incredibile che è la periferia romana di Corviale, il palazzo di un chilometro che è anche il più lungo d'Europa, ci sarebbe da rimpiangere i cinepanettoni con Boldi & De Sica nel vedere questo imbarazzante Scusate se esisto! Per quel palazzo l'architetto Serena Bruno (Cortellesi) ha un progetto mirato a rilanciare la convivialità e i servizi delle migliaia di codomini (il progetto esiste davvero: si chiama "chilometro verde" ed è stato rrealizzato dall'équipe guidata da Guendalina Salimei). Ma siccome il mondo del  lavoro non tutela abbastanza le donne, ecco che la ragazza - che ha un curriculum di tutto rispetto e varie esperienze all'estero - per un disguido casuale si fa passare per un uomo, Bruno Serena. Al dunque, non trova di meglio che far impersonare il suo alter-ego, guidato a distanza, dal gestore di un locale presso il quale ha prestato servizio (Bova). L'uomo a sua volta ha bisogno di una messinscena: nei giorni in cui gli verrà affidato il figlio, non vuole che quest'ultimo scopra la sua nuova identità di omosessuale e chiede a Serena di farsi passare per la sua nuova compagna.
Commedia degli equivoci telefonatissima e scritta col piede sinistro, il film di Milani - marito della Cortellesi ed ex assistente alla regia di Nanni Moretti, con un paio di film di tutto rispetto nel suo portfolio (Auguri professore e Piano, solo) - firma la sua opera peggiore. Dopo cinque minuti iniziali scoppiettanti, il film si perde nella più corriva parodia dell'identità gay, a cui aggiunge un pistolotto sulla discriminazione di genere. Se la Cortellesi sfoggia la consueta mimica a suon di smorfie, rimane un mistero a quale titolo Raoul Bova venga annoverato dalle agenzie di casting nell'elenco degli attori.    

sabato 24 dicembre 2016

San Basilio. Storie de Roma

anno: 2016   
regia: PROGETTO SAN BASILIO   
genere: documentario   
location: Italia
voto: 5   

Nel settembre del 1974 i residenti della borgata romana di San Basilio furono impegnati in una battaglia contro le forze armate per difendere il loro diritto alla casa. Negli scontri morì un diciannovenne, Fabrizio Ceruso. A oltre 40 anni di distanza da quei fatti i suoi compagni di lotta di allora ricordano quegli eventi attraverso un documentario autoprodotto sotto l'etichetta di "Progetto San Basilio", per mostrare quanto quella condizione di degrado sia, per molti versi, ancora attuale, al punto che il quartiere di San Basilio, nei pressi della Tiburtina, è tutt'oggi uno dei più malfamati della capitale. Terra dei primi baraccamenti tra il 1928 e il 1930, sotto il fascismo San Basilio ricevette il contentino di Mussolini che fece costruire qualche casa popolare senza curarsi né dei servizi né di ripulire quella zona della città dalle baracche. Tra gli anni '60 e gli anni '70, gli scioperi al rovescio, con i residenti occupati a dare un minimo decoro urbano a quella parte di città, non servirono a innescare lo stimolo a uno stato e a un'amministrazione comunale negligente per apportare qualche miglioria alla zona. L'uno e l'altra erano più preoccupati di effettuare gli sgomberi e di reprimere la popolazione locale - erano gli anni della strategia della tensione - che di accogliere le istanze dei cittadini. La battaglia di San Basilio del 1974 divenne così una sorta di condizione permanente per una periferia che - anche a dispetto dei tentativi di riqualificazione urbana avvenuti con i murales - non trova pace, con gli occupanti di oggi a ricevere il testimone da quelli di ieri.
Sgrammaticato dal punto di vista cinematografico, il film possiede tuttavia un suo valore documentario, che fotografa con efficacia le condizioni di disagio nelle quali ancora sono costrette a vivere tante persone.    

venerdì 16 dicembre 2016

Miles Ahead

anno: 2015   
regia: CHEADLE, DON 
genere: biografico 
con Don Cheadle, Ewan McGregor, Emayatzy Corinealdi, Lakeith Lee Stanfield, Michael Stuhlbarg, Austin Lyon, Morgan Wolk, Chris Hahn, Nina Smilow, Christina Karis, Jeffrey Grover, Brian Wolfman Black Bowman, Theron Brown, Joshua Jessen, JT Thigpen, Zoe Swope, Brent Vimtrup, Jon 'Swing' McHale, Erin Nicole Donahue, Derek Snow, Jeremy Dubin    
location: Usa
voto: 5 

Tra il 1975 e il 1980 il grandissimo trombettista Miles Davis (Cheadle) si eclissò dalle scene: niente dischi, niente concerti, dopo quasi tre decenni di attività intensissima. Le biografie e i documenti relativi a quegli anni non hanno aiutato a fare luce su ciò che davvero accadde a una delle stelle più luminose del firmamento jazz. Così, con molta fantasia, prova a raccontarcelo un suo grande estimatore, Don Cheadle (già protagonista di film come Crash e Hotel Rwanda), in veste tanto di regista quanto di interprete, peraltro assai somigliante all'originale. Il film ruota sull'esistenza di un nastro che avrebbe avviato - con The man with the horn - la svolta funky di Davis. Da una parte gli squali della CBS, dall'altra uno scapestrato giornalista di Rolling Stone (McGregor) provarono a portare via il nastro al suo legittimo proprietario, tra session in studio, flashback dei tempi d'oro di Kind of blue, una gamba sciancata, uno sfondo razzista quasi impercettibile e tirate di cocaina senza freni.
Nonostante sia la sua prima esperienza dietro la macchina da presa, Cheadle dimostra di sapere curare con grande attenzione la forma anche grazie a un montaggio superbo (di John Axelrad e Kayla M. Emter), mettendo tuttavia troppa carne al fuoco e perdendosi su inutili rivoli narrativi.
Imperdibile la sequenza sui titoli di coda, con lo stesso Cheadle che suona con i vecchi compagni di viaggio di Davis (Herbie Hancock, Wayne Shorter), ai quali - per l'occasione - si sono uniti Esperanza Spalding, Antonio Sanchez e Guy Clark. 

mercoledì 14 dicembre 2016

Il curioso mondo di Hieronymus Bosch (Hieronymus Bosch, Touched by the Devil)

anno: 2016       
regia: BICKERSTAFF, DAVID * GRABSKY, PHIL   
genere: documentario   
con Matteo Ceriana, Gabriele Finaldi, John Hand, Luuk Hoogstede, Matthijs Ilsink, Piva Silva Maroto, Catherine Metzger, Ron Spronk, Julián Zugazagoitia    
location: Olanda, Regno Unito
voto: 5   

Nel 2016, in occasione del cinquecentenario dalla sua scomparsa, la città di 's-Hertogenbosch ha allestito una mostra di un intero anno, chiedendo in prestito ai musei di mezzo mondo i dipinti e i disegni del suo cittadino più illustre, Hyeronimous Bosch, poco meno di una ventina sia gli uni che gli altri. La celebrazione di quell'evento è arrivata anche nelle sale cinematografiche per un paio di giorni con un documentario assai convenzionale in cui l'arte figurativa di quel gigante dell'immaginazione che è stato Bosch viene raccontata attraverso la descrizione delle sue opere. L'artista fiammingo di origini altolocate, vissuto a cavaliere tra il XV e il XVI secolo, scardinò i modelli pittorici della sua epoca con una sventagliata di follia che non si peritava di coinvolgere tematiche religiose. I suoi quadri, che segnano un punto di svolta dell'intera storia dell'arte, sono ricchissimi di dettagli, di scene affollate, di animali, di esseri fantastici, di gufi, di immagini violente e di scherzi percettivi. Se il documentario fornisce una buona sintesi di tanta meraviglia creativa, si rivela invece banale sul piano dell'analisi: i commenti dei tanti esperti (tra i quali il regista britannico Peter Greenaway) aggiungono poco o nulla a quanto potremmo leggere su una qualsiasi pagina di Wikipedia, peraltro in una forma cinematografica nient'affatto accattivante.    

martedì 13 dicembre 2016

Captain Fantastic

anno: 2016   
regia: ROSS, MATT   
genere: avventura   
con Viggo Mortensen, Frank Langella, Missi Pyle, Erin Moriarty, George MacKay, Ann Dowd, Samantha Isler, Annalise Basso, Kathryn Hahn, Steve Zahn, Nicholas Hamilton, Shree Crooks, Charlie Shotwell, Trin Miller, Teddy Van Ee, Elijah Stevenson, Rex Young    
location: Usa
voto: 7,5   

Papà Ben (Mortensen) vive con i suoi sei figli in mezzo alla foresta. I ragazzi sono addestrati a cavarsela in qualsiasi situazione, conoscono diverse lingue, spaziano tra la fisica quantistica e i classici della letteratura e sono così refrattari alle convenzioni sociali che anziché la festa consumistica del Natale preferiscono celebrare il compleanno di Noam Chomsky. Tutto questo sapere e queste capacità non fanno però i conti con le difficoltà delle normali relazioni. Difficoltà che si presentano puntualmente all'indomani della morte della madre/moglie, per cui i sette, a bordo di un bizzarro autobus, si mettono in marcia per il suo funerale.
Al suo secondo film Matt Ross firma un'opera assai originale, condita con dialoghi fulminanti ma non esente da alcune ambiguità di fondo, che la collocano sempre a un passo dal rischio della caricatura. Ciò non toglie che il protagonista, pur col suo carico di carisma, eterodossia e capacità fuori dall'ordinario, rimanga ben centrato sulla sua dimensione umana, diventando così il perno di una dialettica che dal piano apparentemente solo cerebrale e ideologico si colloca su quello, ben più vasto, dell'etica. Il conformismo e l'anticonformismo, il crudo e il cotto, diventano - in questo film indie premiato al Festival del cinema di Roma - il fulcro della rappresentazione più estrema di un'utopia che va ben oltre Steiner e la Montessori, ma che a tratti svinrgola su un registro da melò familiare che stenta a trovare un finale adeguato alle premesse.    

domenica 11 dicembre 2016

È solo la fine del mondo (Juste la fin du monde)

anno: 2016       
regia: DOLAN, XAVIER  
genere: drammatico  
con Marion Cotillard, Léa Seydoux, Vincent Cassel, Nathalie Baye, Arthur Couillard, Gaspard Ulliel    
location: Francia
voto: 1,5  

Glielo dice? Non glielo dice? Glielo dice? Non glielo dice? Glielo dice? Non glielo dice? Va avanti così, per due ore che stremerebbero anche Giobbe, il sesto lungometraggio di Xavier Dolan, il regista ormai ventisettenne più sopravvalutato e miracolato dalla critica che esista al mondo. Il ragazzetto prende a prestito una pièce teatrale di Jean Luc Lagarce, morto giovanissimo di Aids, e tartassa l'apparato riproduttivo dello spettatore mettendogli davanti un trentenne (l'inespressivo Gaspard Ulliel) che torna nella casa avita dopo 12 anni di assenza per comunicare ai suoi non molto cari che sta per morire. Il malcapitato spettatore in poltrona si deve sorbire per un tempo che sembra dilatarsi a dismisura una paccottiglia posticcia e fasulla di berci e urla isteriche di un fratello maggiore (Cassel) assai malmesso sul piano neurologico, una madre svampita (Baye), una sorella sciroccata (Seydoux) e una cognatina inibita (Cotillard). Con l'eccezione di quest'ultima, tutti  strepitano, mettendosi al servizio di una cinema cannibale che vorrebbe guardare a Bergman e a Chi ha paura di Virginia Woolf e che invece non è altro che furia disturbante su una famiglia disfunzionale dove ciascuno è pronto a sguainare il coltello e nessuno ascolta, lasciando posto al solo clangore di parole sempre più vuote. Questo kammerspiel da quattro soldi si prolunga infatti in una serie di dialoghi asfittici, che sembrano uscire dalla penna di un principiante tanto sono insulsi e privi di contenuto e per di più serviti da una forma filmica pastorizzata, tutta primissimi piani e luci di taglio che fanno molto cinema d'essai, con opportuno corredo di simbolismi imbarazzanti con quello che arriva sul finale. Amatissimo da quella parte di pubblico che recepisce il cinema solo con la pancia, Dolan rifila l'ennesima patacca dopo Mommy, dimostrando - con il premio ricevuto a Cannes - di essere un impostore senza eguali.    

giovedì 8 dicembre 2016

Snowden

anno: 2015       
regia: STONE, OLIVER   
genere: biografico   
con Joseph Gordon-Levitt, Shailene Woodley, Melissa Leo, Zachary Quinto, Tom Wilkinson, Rhys Ifans, Nicolas Cage, Ben Schnetzer, Lakeith Lee Stanfield, Scott Eastwood, Timothy Olyphant, Joely Richardson, Robert Firth, Logan Marshall-Green, Ben Chaplin, Patrick Joseph Byrnes, Bhasker Patel    
location: Hong Kong, Svizzera, Usa
voto: 6   

Nel 2013 un agente informatico della CIA, Edward Snowden (Gordon-Levitt), rivelò alla stampa inglese l'azione di spionaggio che il governo americano stava perpetrando - con la scusa del terrorismo - ai danni di tutti il popolo americano (e non solo), infiltrandosi in computer, cellulari e qualsiasi altro dispositivo elettronico potesse tornare utile a fornire l'identikit dei cittadini di gran parte del pianeta. Il film di Oliver Stone - che per l'ennesima volta, dopo Salvador, Talk radio, Nato il 4 lglio, JFK, Nixon, Alexander, Comandante, W. e Chavez, porta al cinema un biopic su un personaggio di grande caratura politico-sociale - ricostruisce la vicenda di Snowden (che appare nell'ultima sequenza del film), diventato in poco tempo il nemico pubblico numero 1 del governo americano, attraverso i momenti chiave della vicenda che lo ha riguardato. Da giovane nazionalista determinato a entrare nel corpo militare della CIA, conservatore e patriottico che era, Snowden si trasforma così, proprio in ragione dei suoi valori assai ben radicati, in una scheggia impazzita del sistema, un uomo destinato a dare non pochi grattacapi a Obama. Il film di Stone, che deve molto al documentario Citizenfour nonché ai libri inchiesta di Luke Harding e Anatoly Kucherena, si destreggia con grande mestiere sul piano della forma, ma risulta banale nello sviluppo narrativo, condito con un'inutile sottotrama rosa e con tutti i cliché del genere spionistico.    

mercoledì 7 dicembre 2016

7 minuti

anno: 2016       
regia: PLACIDO, MICHELE 
genere: drammatico 
con Ambra Angiolini, Cristiana Capotondi, Fiorella Mannoia, Maria Nazionale, Violante Placido, Clémence Poésy, Sabine Timoteo, Ottavia Piccolo, Anne Consigny, Michele Placido, Luisa Cattaneo, Erika D'Ambrosio, Balkissa Maiga, Bruno Cariello, Lee Colbert, Mimma Lovoi, Donato Placido, Gerardo Placido (Gerardo Amato)    
location: Italia
voto: 7   

Una fabbrica romana sta per cedere la quota di maggioranza azionaria a un investitore francese (Consigny) che, per entrare nell'affare, chiede che il consiglio di fabbrica - tutte donne - si pronunci sulla possibilità che la pausa pranzo venga ridotta di 7 minuti. Tra la portavoce (Piccolo) e le altre donne del consiglio si scatena un dibattito che, inizialmente, sembra indicare che una maggioranza schiacciante sia propensa ad accettare quelle condizioni ricattatorie. Nel frattempo, fuori dalla fabbrica, le famiglie e le altre operaie attendono ansiosamente il verdetto.
Partendo da una storia vera accaduta in Francia, diventata in seguito un testo teatrale di Stefano Massini, il film di Placido ricalca pienamente la struttura de La parola ai giurati, il capolavoro di Lumet. Efficace nello sviscerare i nodi apparentemente meno vistosi di una scelta che sembra una resa della dignità e un abbandono dei propri diritti in nome del più bieco crumiraggio, questo thiller di ispirazione sindacale - che torna al tema del lavoro che segnò l'esordio del regista pugliese dietro la macchina da presa (Pummarò) - è decisamente più debole nella definizione dei caratteri, tutti viziati da un eccesso di stereotipia e affidati a un nugolo di attrici tra le quali, a stento, emerge la figlia del regista, una delle poche a capaci di tenere a bada  l'overacting.   

domenica 4 dicembre 2016

Sully

anno:  2016      
regia: EASTWOOD, CLINT
genere: dramma catastrofico
con Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Mike O'Malley, Jamey Sheridan, Anna Gunn, Holt McCallany, Chris Bauer, Jane Gabbert, Ann Cusack, Molly Hagan, Patch Darragh, Sam Huntington, Anna Gunn, Autumn Reeser, Jeff Kober, Valerie Mahaffey, Max Adler, Tracee Chimo, Brett Rice, Ashley Austin Morris, Cooper Thornton, Christopher Curry, Clayton Landey, Wayne Bastrup, Leslie Castay, Graham Sibley, Grant Roberts, Jedediah Jenk, Eric Lee Huffman, Scarlett Mellinger, Sierra Mellinger, Noelle Fink, Patty Tobin, Cathy Fielding, Lisa Brown (II)    
location: Usa
voto: 8

 Il 15 gennaio 2009 un aereo partito da New York appena dopo il decollo venne colpito da un stormo di uccelli che misero fuori uso entrambi i motori. Il pilota Chesley 'Sully' Sullenberger (interpretato dal solito, perfetto Tom Hanks in un ruolo che ricorda quelli rivestiti in Captain Phillips, Il ponte delle spie e The terminal) prese una decisione fulminea e coraggiosissima: far atterrare l'aereo sul fiume Hudson, essendo impossibile raggiungere una qualsiasi pista nei paraggi. Tutti e 155 i passeggeri e i membri dell'equipaggio si salvarono e l'operazione del comandante Sully venne immediatamente salutata come un atto eroico. Ci vollero l'ottusità delle commissioni assicurative e l'ambiguità dei media per passare in breve tempo Sully e il suo secondo Jeff Skiles (Eckhart) da eroi a imputati. "40 anni di esperienza, milioni di passeggeri trasportati e finisci con l'essere giudicato per 208 secondi": è questa l'amarissima considerazione di un uomo retto - ennesima incarnazione di quell'idealismo eastwoodiano rintracciabile in tanti film del regista - davanti alle valutazioni acefale di chi pretende di dare ragione a un simulatore, senza minimamente contemplare il fattore umano della vicenda.
Tratto da una storia realmente accaduta, diventata poi un libro autobiografico a quattro mani che lo stesso Sully ha scritto con Jeffrey Zaslow, il film di Eastwood è l'ennesima prova superba di un regista che non sbaglia un colpo da vent'anni e che continua a dare enfasi ai valori che hanno reso grande una nazione, rimanendo sul solco di uno stile molto classico, sobrio (chissà quale porcheria ne avrebbe ricavato un Roland Emmerich qualsiasi, o anche quale tripudio di retorica sarebbe uscito dallo sguardo di Spielberg), peraltro aiutato, in questa circostanza, da un encomiabile aiuto degli effetti speciali e digitali.   

sabato 3 dicembre 2016

La stoffa dei sogni

anno: 2015       
regia: CABIDDU, GIANFRANCO  
genere: drammatico  
con Sergio Rubini, Ennio Fantastichini, Gaïa Bellugi (Alba Gaïa Bellugi), Renato Carpentieri, Francesco di Leva, Ciro Petrone, Teresa Saponangelo, Luca De Filippo, Nicola Di Pinto, Jacopo Cullin, Fiorenzo Mattu, Maziar Fayrouz, Vanni Fois, Giampaolo Loddo, Anna Paglia    
location: Italia
voto: 6,5  

Cuci insieme Eduardo De Filippo (L'arte della commedia) e il bardo sotto la direzione di un regista che sa osare a costo di qualche inciampo (Il figlio di Bakunin, Passaggi di tempo, Faber in Sardegna) e ottieni un dramedy assai originale, una metafora acuta sul significato di libertà dell'arte. La vicenda raccontata è quella di una piccola compagnia di attori teatrali che - nel primissimo secondo dopoguerra - si trova sulla stessa imbarcazione sulla quale quattro camorristi stanno viaggiando per raggiungere il carcere dell'isola dell'Asinara, in Sardegna. Una tempesta coglie tutti di sorpresa e tanto gli attori quanto tre dei quattro camorristi sopravvivono e vengono rinchiusi nel carcere indistintamente. Il direttore della casa circondariale (Fantastichini) confida nella possibilità di riuscire a svelare la vera identità degli attori chiedendo loro di allestire una commedia - La Tempesta di Shakespeare - per scoprire, dalla qualità delle recitazione, chi sia un vero attore e chi no. Nel frattempo, la giovanissima figlia del direttore si innamora del quarto camorrista naufrago, finito in un altro punto dell'isola.
Racconto picaresco articolato in forma metanarrativa (la messa in scena racconta la liason dei due giovani amanti a seguito della tempesta, ma anche gli altri teatranti sono doppi della commedia stessa), La stoffa dei sogni soffre un po' sul piano del ritmo e sul rivolo narrativo del pastore, terzo artefice di una forma di cattività che colpisce indistintamente tutti i personaggi. Al tempo stesso, è proprio la dialettica tra segregazione e libertà il vero valore aggiunto del film, che declina il tema in ragione della forza liberatrice della fantasia.    

Heart Of A Dog

anno: 2015   
regia: ANDERSON, LAURIE   
genere: documentario   
con Laurie Anderson   
location: Usa
voto: 6,5   

La morte della cagnetta Lolabelle, una terrier piuttosto indipendente, e del compagno Lou Reed, a cui si deve la splendida ballata (Turning time around) sui titoli di coda e un cammeo nella parte di un dottore, sono alla base di questo film che sarebbe improprio definire come "documentario", ma che è, piuttosto, una riflessione sulla morte e sull'esistenza. Come fossimo davanti a un continuo flusso di coscienza, il lavoro sperimentale di quest'artista coraggiosissima - tornata dietro la macchina da presa a trent'anni da Home of the brave - la musicista, che all'inizio degli anni Ottanta godette anche di una popolarità straordinaria, ci squaderna davanti riflessioni sull'11 settembre, racconti onirici (come quello d'apertura, dove la Anderson sogna di avere partorito la sua cagnetta), meditazioni filosofiche sul linguaggio che riprendono il pensiero di Wittgenstein, tra notazioni profondamente autobiografiche (incredibile la vicenda raccontata del salvataggio dei due fratelli gemelli) e richiami al Libro tibetano dei Morti, ad Heidegger e a David Foster Wallace. Il tutto condito con un'ininterrotta voglia di sperimentare il linguaggio video (dai super 8 di famiglia ai filmati a circuito chiuso delle aree metropolitane) in maniera mai banale, spesso ricchissima di intuizioni e accompagnata dalla voce della stessa Anderson anche nel doppiaggio in lingua italiana. Un'opera a suo modo unica, che necessita di un approccio privo di pregiudizi e la determinazione a stare al gioco di nessi narrativi e filosofici che possono indiscutibilmente apparire traballanti. Ma che hanno un cuore enorme.    

martedì 29 novembre 2016

Il più grande sogno

anno: 2016       
regia: VANNUCCI, MICHELE  
genere: drammatico  
con Mirko Frezza, Alessandro Borghi, Vittorio Viviani, Milena Mancini, Ivana Lotito, Ginevra de Carolis, Crystel Frezza    
location: Italia
voto: 6  

Dopo 7 anni di carcere, Mirko (Frezza), ormai quarantenne, vorrebbe rifarsi una vita e smettere con gli "impicci" che lo hanno portato alla galera. La grande occasione gli si presenta quando gli viene proposto di farsi eleggere come presidente del Comitato di quartiere de La Rustica, alla periferia di Roma. Mirko, insieme al suo amico Boccione (Borghi), si rende così protagonista di un'operazione insperata, dando aiuto e prospettive ai tanti marginali che abitano in quella zona (ma molte riprese sono state fatte anche nel quartiere ghetto di Corviale). Ci penserà la mala a spezzare il suo sogno.
Caso curioso, ma non unico (si pensi al coevo Il ragazzo della Giudecca), di reenacting, in cui il protagonista - interpretato con carisma da un corpulento ed assai espressivo non-attore come Mirko Frezza - racconta la sua vera vita, l'opera d'esordio di Michele Vannucci si segnala per un verismo tenace, un'opera dai simbolismi cristologici che qualche volta cede il passo alla ricerca a tutti i costi dell'effetto d'essai. Il film però fatica a trovare il passo giusto, le possibili scene madri sono sempre tenute a freno o, al contrario, dilatate a dismisura, perdendo così mordente sul piano emotivo e faticando a catturare l'empatia dello spettatore.    

lunedì 28 novembre 2016

Largo Baracche

anno: 2014       
regia: DI VAIO, GAETANO
genere: documentario
con Gaetano Di Vaio, Carmine Monaco, Giovanni Savio, Mariano Di Giovanni, Giuseppe Schisano, Luca Lo Monaco, Gennaro Masiello    
location: Italia
voto: 5

Gaetano Di Vaio ha avuto una gioventù difficile. Cresciuto nella periferia più degradata di Napoli, ha passato sette anni in carcere per spaccio e rapina, dopo essere passato per il riformatorio e le comunità di recupero per tossicodipendenti. Animato da un passato tanto difficile, il regista che abbiamo visto anche recitare in film come 4-4-2, La bas e Take five (nei quali, quasi inevitabilmente, interpretava dei criminali con forte accento partenopeo) si reca nei Quartieri Spagnoli del capoluogo campano, per osservare più da vicino quei giovani poco più che ventenni che tanto gli ricordano il suo faticoso passato. Operazione di recupero sul sociale più che encomiabile, servita tuttavia da un'inadeguata costruzione filmica. Il documentario cede infatti il passo a un verismo cronachistico eccessivo, fatto di ritagli del quotidiano dei ragazzi - quasi tutti disoccupati e pochissimo scolarizzati - e dei loro racconti, ma manca di quel quid sociologico che avrebbe fatto del film un'opera sul significato della redenzione complementare a Gomorra, magari necessaria.    

lunedì 21 novembre 2016

3 Generations - Una famiglia quasi perfetta (About Ray)

anno: 2015       
regia: DELLAL, GABY
genere: commedia
con Elle Fanning, Naomi Watts, Susan Sarandon, Linda Emond, Andrew Polk, Marcos A. Gonzalez, Sam Trammell, Maria Dizzia, Tate Donovan, Jason Erik Zacek, Tessa Albertson, Jordan Carlos    
location: Usa
voto: 4

La quindicenne Ray (Fanning) vive con la madre single (Watts), a sua volta figlia di una donna (Sarandon) che è legata a un'altra donna (Edmond). Il problema del gineceo domestico è che Ray desidera ardentemente cambiare sesso e, per poterlo fare, è necessaria l'approvazione di suo padre (Donovan), uomo scomparso fin dalla sua nascita e che non l'ha mai riconosciuta. La ragazza e la madre si mettono così alla ricerca dell'uomo e la giovane scoprirà qualche altarino nascosto della donna.
Il tema dell'identità sessuale era stato trattato con ben altro tocco in film come XXY, Boys don't cry o La mia vita in rosa. Qui viene invece tradotto in una chiave dramedy che si preoccupa più di allentare la tensione con qualche corriva battuta di spirito che di mostrare il travaglio della giovane, peraltro interpretata benissimo da Elle Fanning. La scrittura è sciatta, i personaggi sono monodimensionali e la caricatura è sempre dietro l'angolo.    

sabato 19 novembre 2016

1001 Grammi (1001 Gram)

anno: 2014       
regia: HAMER, BENT 
genere: drammatico 
con Ane Dahl Torp, Laurent Stocker, Hildegun Riise, Stein Winge, Per Christian Ellefsen, Didier Flamand, Dinara Droukarova    
location: Francia, Norvegia
voto: 2 

Marie (Torp) è una donna sulla quarantina che effettua controlli di precisione sulle misurazioni. È in attesa di trasferire a Parigi, in vista del periodico check up, il chilogrammo norvegese che dovrà essere confrontato con il campione depositato nella capitale francese. Nel frattempo, la sua vita va a rotoli: il padre muore, il marito l'ha lasciata e l'esattezza delle sue misurazioni costituiscono un ribaltamento metaforico del naufragio della sua esistenza.
Dopo i promettenti esordi degli inizi (Kitchen stories, Factotum), il cinema del norvegese Bent Hamer sembra essersi perso dietro un estetismo fine a sé stesso. Inerte, confuso, con un ritmo piattissimo e affidato a una protagonista completamente inespressiva, 1001 grammi ha il solo merito di curare l'insonnia più ostinata.    

mercoledì 16 novembre 2016

Che vuoi che sia

anno: 2016       
regia: LEO, EDOARDO
genere: commedia
con Edoardo Leo, Anna Foglietta, Rocco Papaleo, Bebo Storti, Marina Massironi, Massimo Wertmüller    
location: Italia
voto: 4,5

Giunto ormai al suo quarto film da regista, Edoardo Leo - stella nascente della commedia all'italiana, che in veste di attore al botteghino ha assicurato successoni come Smetto quando voglio e Perfetti sconosciuti - dimostra di avere già esaurito precocemente a sua vena. Che vuoi che sia, programmaticamente leggerissimo fin dal titolo, non fa altro che cambiare i connotati del precedente Noi e la Giulia, affidandosi alla stessa identica struttura: un protagonista che vorrebbe affermarsi con un lavoro onesto, costretto a segretare qualcosa pur di realizzare i suoi obiettivi, il tutto con sfocatissime lenti sociologiche, giusto per tenere in conto la realtà dei nostri tempi.
La vicenda, stavolta, è quella di un ingegnere informatico (lo stesso Leo) che, insieme alla compagna (Foglietta), precaria insegnante di scuola, vorrebbe trovare i fondi per lanciare una app, LavoroAdvisor, per la valutazione dell'operato dei liberi professionisti. Il crowdfounding dà esiti miserabili fino a quando la coppia, in una sera in cui entrambi hanno alzato un po' troppo il gomito, non posta su Facebook un video nei quale dichiara di voler andare in streaming mentre fanno l'amore. A quel punto il video diventa virale e le entrate delle colletta in rete fanno registrare un'impennata inaspettata, con inevitabili effetti collaterali. Cosa fare? Abbandonare definitivamente ambizioni di genitorialità e progetti per il futuro per rimanere sul solco della sobrietà o sfruttare l'occasione?
La chiave del dilemma morale viene giocata da Leo, che ha scritto il copione con Alessandro Aronadio, Marco Bonini e Renato Sannio, in maniera ingenua e manichea e solo qualche battuta disseminata qua e là, la mimica accattivante del protagonista e il colpo di scena finale tengono a galla un film di sconcertante banalità.    

sabato 12 novembre 2016

Fai bei sogni

anno: 2016       
regia: BELLOCCHIO, MARCO
genere: drammatico
con Valerio Mastandrea, Bérénice Bejo, Guido Caprino, Nicolò Cabras, Dario Dal Pero, Barbara Ronchi, Miriam Leone, Arianna Scommegna, Bruno Torrisi, Manuela Mandracchia, Giulio Brogi, Roberto Di Francesco, Dylan Ferrario, Pier Giorgio Bellocchio, Emmanuelle Devos, Fausto Russo Alesi, Piera Degli Esposti, Roberto Herlitzka, Fabrizio Gifuni    
location: Italia
voto: 3

Ancora bambino, Massimo (Cabras) perde l'amatissima madre, donna dall'umore instabile e imprevedibile. Da adulto, al momento della vendita della casa avita, Massimo (Mastandrea) cerca di capire qualcosa di più sulla vicenda della morte della donna, rispetto alla quale esistono molti punti oscuri.
Bellocchio dirige su commissione un film stanco, piatto, sciatto, incapace di prendere il volo e lo fa a partire dal best seller autobiografico del 2012 firmato dal giornalista de La Stampa Massimo Gramellini. Didascalico (la sottolineatura del personaggio di Gardini, interpretato da Fabrizio Gifuni, vera perla del film, è a dir poco corriva), recitato in maniera imbarazzante anche da un Valerio Mastandrea raramente così poco in parte e ormai ostaggio sempre dello stesso personaggio, il film sembra voler ricostruire pezzi di Storia (soprattutto quella italiana) attraverso il prisma della vita di Massimo: la passione per il Torino e per la squadra scomparsa nella tragedia di Superga, la serie tv Belfagor, suo amico immaginario, i primi articoli come commentatore sportivo, i reportage dai Balcani in guerra negli anni '90 e la famosa, stucchevole lettera in risposta a un lettore insofferente alla propria genitrice (interpretata con guizzo sarcastico dalla sempre strabiliante Piera Degli Esposti, altro cameo del film). Con Il sogno della farfalla, Gli occhi, la bocca e Sorelle Mai, Fai bei sogni - che rievoca temi cari a Bellocchio come quelli dell'ipocrisia familiare (I pugni in tasca) e della religione (L'ora di religione) - segna uno dei punti più bassi della carriera del regista di Bobbio.    

mercoledì 9 novembre 2016

La ragazza del mondo

anno: 2016       
regia: DANIELI, MARCO
genere: drammatico
con Sara Serraiocco, Michele Riondino, Marco Leonardi, Stefania Montorsi, Lucia Mascino, Pippo Delbono, Martina Cerroni, Giorgio Careccia, Maria Chiara Giannetta, Alessandra Vanzi, Andrea Mautone, Roberta Mattei, Lidiya Liberman, Roberto Negri    
location: Italia
voto: 6,5

Giulia (Serraiocco) è una studentessa liceale con il pallino per la matematica e vorrebbe iscriversi all'università. Ma la comunità della quale fa parte, quella dei testimoni di Geova, non vuole assecondarla nelle sue aspirazioni di istruzione superiore e lei ripartisce il tempo extrascolastico tra la predicazione porta a porta e lo studio. Almeno fino a quando non incontra Libero (Riondino), trentenne della periferia romana appena uscito dalla galera, del quale si innamora. La vicenda di questi Romeo e Giuletta de' noantri diventa di dominio pubblico e la liason tra i due ha l'effetto di disassociare la ragazza dalla comunità, cancellandola persino dalla vita dei suoi genitori. Diventata anche lei una "ragazza del mondo", Giulia è combattuta tra il desiderio di libertà e la voglia di tornare a una vita regolata e coercitiva.
Al suo esordio dietro la macchina da presa, Marco Danieli si inoltra su un terreno esplorato pochissimo dal cinema italiano, quello del fanatismo religioso, collocandosi dalle parti di Corpo celeste e Vergine giurata, rinchiudendo la protagonista in un climax claustrofobico che sta riecheggia  il microcosmo coercitivo di The village, guardando allo schema narrativo di Un'anima divisa in due. Se sul piano estetico tutto sembra funzionare a dovere, su quello dei contenuti la regia sembra incedere con qualche indugio di troppo, come a rendere manifesta una avalutatività rispetto al tema trattato che opacizza persino gli aspetti più involontariamente grotteschi di una comunità rimasta impigliata nella rete di valori medievali.    

martedì 1 novembre 2016

La ragazza del treno (The Girl On the Train)

anno: 2016       
regia: TAYLOR, TATE
genere: giallo
con Emily Blunt, Haley Bennett, Rebecca Ferguson, Justin Theroux, Luke Evans, Édgar Ramírez, Laura Prepon, Allison Janney, Darren Goldstein, Lisa Kudrow, Ross Gibby    
location: Usa
voto: 3

Sul treno che la porta ogni giorno in centro città, Rachel (Blunt) pensa di riconoscere una ragazza (Bennett) che, verrà a sapere in seguito, sembra essere scomparsa. La donna è un'alcolista alla cui testimonianza la polizia tende a non credere affatto. L'intreccio  ingloba l'ex marito della protagonista (Theroux), instancabile sottaniere che nel frattempo si è risposato, e la moglie di quest'ultimo (Watson), che aveva assunto la ragazza scomparsa come tata.
Thriller psicologico che gioca sulla diffrazione dei piani temporali e sul continuo passaggio tra l'immaginazione, i ricordi e la vita reale della protagonista, in un andirivieni narrativo che punta a confondere lo spettatore per poi propinargli la più scontata della soluzioni. Tratto dal best seller di Paula Howkins e sceneggiato da Erin Cressida Wilson, La ragazza del treno - versione banalizzata de Le verità nascoste che guarda strabicamente all'Hitchcock de La finestra sul cortile - ribadisce l'ispirazione incerta del regista Tate Taylor (The help; Get on up) e l'inespressività di Emily Blunt.    

mercoledì 26 ottobre 2016

Jack Reacher - Punto di non ritorno (Jack Reacher: Never Go Back)

anno: 2016       
regia: ZWICK, EDWARD
genere: thriller
con Tom Cruise, Cobie Smulders, Aldis Hodge, Danika Yarosh, Patrick Heusinger, Holt McCallany, Robert Knepper, Daryl Thibodaux, Terence Easterling, Darcel White Moreno, Robert John Gilchrist, Sabrina Gennarino, Nicole Barré, Anthony Molinari, Hunter Burke, Madalyn Horcher, Austin Hébert, Sean Boyd, Josh Stephenson, Robert Catrini, Teri Wyble    
location: Usa
voto: 4

Nel 2012, Jack Reacher, partorito dalla mente di Lee Child e trasferito sul grande schermo da Christopher McQuarrie (che con lo stesso Cruise due anni dopo, in Mission impossibile: Rogue nation, dimostrò di poter legittimare la sua candidatura a maestro dell'action movie), sorprese tutti. Sembrò il perfetto punto di equilibrio tra l'ex agente speciale diventato apolide, modello Jason Bourne, e l'Ethan Hunt proprio di Mission impossible, interpretato dallo stesso Cruise. Passato nelle mani di Edward Zwick, il film e il personaggio perdono tutto lo smalto del primo episodio della serie, compromettendo eventuali seguiti.
La trama vede l'ex agente della polizia militare coinvolto nel tentativo di togliere Susan Turner (Smulders), maggiore presso lo stesso corpo militare, da un'intricata situazione che la vorrebbe ingiustamente coinvolta in accuse falsamente diffamatorie e per questo chiusa in cella. Contemporaneamente, c'è un'adolescente da mettere in salvo (Yarosh). Spostandosi da Washington a New Orleans, tra fughe continue, scazzottate a gogo e dialoghi asfittici, il nostro eroe tenta di portare a casa l'impresa.
Imperniato sempre sullo stesso modulo (avvicinamento dei cattivi, fuga, scazzottata, dialogo), il film procede stancamente per ben due ore puntando sull'aggiunta di un personaggio pletorico (la ragazzina) e su un plot inutilmente intricato per raccontare il doppiogioco dei vertici militari a stelle e strisce, che vendono armi e droghe in Afghanistan.    

domenica 23 ottobre 2016

Café Society

anno: 2016       
regia: ALLEN, WOODY   
genere: commedia   
con Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Jeannie Berlin, Steve Carell, Blake Lively, Parker Posey, Corey Stoll, Ken Stott, Anna Camp, Stephen Kunken, Sari Lennick, Paul Schneider, Anthony DiMaria, Craig Walker, Michael Elian, Saul Stein, Edward James Hyland, Paul Schackman, Eric Rizk, Penelope Bailey, Raymond Franza, Sebastian Tillinger, Steve Rosen, Shae D'lyn, Tony Sirico, Max Adler, Lev Gorn, Don Stark, Armen Garo, Gregg Binkley, Bettina Bilger, Tess Frazer, Richard Portnow, Taylor Carr    
genere: Usa
voto: 6   

Nella Hollywood degli anni '30 il giovane Robert (Eisenberg) cerca di sbarcare il lunario assolvendo a piccoli lavoretti che gli assegna lo zio (Carell), un magnate del cinema. Qui si innamora della la donna sbagliata, Vonnie (Stewart), che è l'amante dello zio. All'ulteriore temporeggiare di quest'ultimo davanti alla possibilità di lasciare la propria moglie per Vonnie, la ragazza decide di accettare la corte di Robert. Ma il pendolo dell'amore torna a battere dall'altra parte, Robert fa fortuna a New York, dove nel frattempo è tornato, si è arricchito e si è sposato. Quando la sua esistenza sembra ormai scorrere tranquilla, Vonnie si ripresenta nella sua vita…
Con una produzione sterminata come quella raccolta in quasi mezzo secolo di carriera da regista, non sorprende che qualche volta l'ormai ottantenne Woody Allen scriva i suoi film con il pilota automatico. Eppure - sarà l'ambientazione d'epoca con dominanti ocra date dalla fotografia assai classica di Vittorio Storaro, saranno le impeccabili scenografie, sarà il tono leggero e aggraziato che aleggia su tutto il film, accompagnato dalla voce narrante che imprime un registro ancora più romanzato alla storia, saranno le battute lapidarie che fioccano per un'ora e mezza o la fluidità del racconto - il quarantacinquesimo film di Allen, pur nella sua estrema leggerezza, non manca di elementi gustosi, a partire dalla arguta satira nei confronti dei tipici caratteri ebrei.    

sabato 22 ottobre 2016

Italian Gangsters

anno: 2015   
regia: DE MARIA, RENATO
genere: documentario
con Francesco Sferrazza Papa, Sergio Romano, Aldo Ottobrino, Paolo Mazzarelli, Andrea Di Casa, Luca Micheletti    
location: Italia
voto: 6

I gangster più famosi che hanno insanguinato le strade dì Italia - specialmente quelle del centro-nord - tra gli anni quaranta e gli anni sessanta del Novecento fanno da cartina di tornasole di un'epoca di trasformazioni sociali attraverso un docufiction che monta materiali d'archivio, film di genere (da Di Leo, Bava e Deodato fino ad autori come Petri e Bellocchio) e ricostruzione affidata ad attori poco noti ma tutti di eccezionale bravura. L'operazione che racconta le vicende testosteroniche e al cardiopalmo di Ezio Barbieri, Paolo Casaroli (l'antieroe della mala bolognese già visto al cinema ne La banda Casaroli, di  Vancini), Pietro Cavallero (sul suo caso Lizzani girò Banditi a Milano), Luciano De Maria, Horst Fantazzini (il rapinatore galante che venne interpretato da Stefano Accorsi in Ormai è fatta!, di Enzo Monteleone) e Luciano Lutring, il solista del mitra, ha un indubbio marchio di originalità ma riesce solo a metà: il montaggio trasforma le diverse vicende in un unico blob nel quale i singoli caratteri diventano quasi indistinguibili, i riferimenti cinefili approssimativi e la soluzione di continuità tra fiction e cinegiornali dell'istituto Luce alquanto caduca. Un'occasione in parte sprecata per Renato De Maria, regista costantemente sul filo dell'azzardo - e per questo encomiabile - ma dai risultati alterni, come dimostrano film quali Hotel paura, Paz!, Amatemi e La prima linea.    

venerdì 21 ottobre 2016

Io, Daniel Blake (I, Daniel Blake)

anno: 2016       
regia: LOACH, KEN
genere: drammatico
con Dave Johns, Hayley Squires, Briana Shann, Dylan McKiernan, Natalie Ann Jamieson, Micky McGregor, Colin Coombs, Kate Rutter, Sharon Percy, Kema Sikazwe, Micky McGregor    
location: Regno Unito
voto: 9

Il carpentiere sessantenne di Newcastle Daniel Blake (Johns) ha avuto un serissimo problema al cuore che gli impedisce, almeno momentaneamente, di lavorare. Per lui inizia così una gimcana tra uffici per il sussidio da disoccupazione, test per verificare la sua reale inabilità al lavoro e altre aberrazioni burocratiche che lo fanno entrare in una spirale kafkiana nella quale finisce anche Katie (Squires), giovane madre con due figli a carico, che fatica a sbarcare il lunario.
A 80 anni Ken il rosso continua a sfornare opere di livello sopraffino, toccando, con Io, Daniel Blake, uno dei vertici artistici della sua invidiabilissima carriera di autore. L'occhio sempre attento agli ultimi lo porta stavolta a scoperchiare le mostruosità del potere leviatanico di uno Stato che ha perso qualsiasi forma di protezione e garanzia verso i cittadini ("sono un cittadino: niente di più, niente di meno", è l'epitaffio di Daniel), schiacciandoli sotto il peso di un intollerabile gigantismo burocratico. È l'affresco dolente della povertà 2.0 vista in film come La legge del mercato, Due giorni, una notte, Le nevi del Kilimangiaro, Giorni e nuvole e che ha in Umberto D il suo più illustre antesignano. Un apologo morale sull'inestinguibile dignità di un uomo condannato al martirio della pedanteria, messo in scena con assoluto verismo e la solita, impeccabile direzione degli attori (con Loach, anche i più sconosciuti sembrano fare miracoli).
Se i contenuti del film - Palma d'oro a Cannes - richiedono l'urgenza di vederli proiettati d'obbligo nelle scuole, la forma non è meno sbalorditiva: Loach colpisce per la sua capacità di risultare efficacissimo con il suo cinema essenziale, scarnificato, senza fronzoli né (quasi) colonna sonora, lineare, in perfetto equilibrio tra i toni della commedia dell'assurdo (l'imperdibile dialogo iniziale è tragicamente comico), persino rasente qualche venatura didascalica (lo spiegone sull'immondizia dato al giovane vicino di casa, l'assoluto senso di responsabilità), eppure in grado di arrivare al cuore dello spettatore con una potenza sorprendente, rendendogli quasi impossibile l'impresa di rimanere a ciglio asciutto.    

mercoledì 12 ottobre 2016

Liberami

anno: 2014       
regia: DI GIACOMO, FEDERICA  
genere: documentario  
location: Italia
voto: 7  

Prima dell'arrivo dei titoli di coda, alcune brevi note tratte da un numero di Le Monde del 2014 ci informano che il numero di esorcisti, in Italia ma anche nel resto del mondo, sta aumentando vertiginosamente, al punto che per supplire alla carenza di specialisti si ricorre a supporti telefonici e all'organizzazione di appositi convegni. Quello di Federica Di Giacomo è un documentario che vuole raccontare il mondo degli esorcismi dando voce e volti, con assoluto pudore (non c'è voce over, non ci sono commenti di alcun genere né colonna sonora: parlano soltanto le immagini), al nuovo medio evo nel quale stiamo vivendo, come se più di cento anni di psichiatria non fossero stati sufficienti per affrancarci da superstizioni di ogni risma. Certo che a vedere come si dimenano, come sputano e come cambiano la voce gli impossessati da Satana e soci c'è da rispolverare l'immaginario prodotto da L'esorcista oltre quarant'anni prima. Colpisce che gli indemoniati portati al cospetto di Padre Cataldo, in Sicilia, siano quasi tutte donne, così come colpiscono le lunghissime file che i questuanti fanno per ottenere la loro "liberazione" dal maligno, fino ai casi estremi di chi - pur di raggiungere lo scopo - è disposto a improvvisare una serenata sotto le finestre dell'abitazione dello stesso prelato. Il quale, all'occorrenza, opera anche per via telefonica.
Liberami è un avvincente documentario etnografico con molti momenti involontariamente comici, capace di rendere indistinguibile lo straripamento psichico dalla messa in scena viziata culturalmente e aiutata dalla presenza della macchina da presa, indubitabile vettore di perturbazione dell'oggetto di indagine.    

martedì 11 ottobre 2016

Lo and Behold - Internet: il futuro è oggi (Lo and Behold, Reveries of the Connected World)

anno: 2016       
regia: HERZOG, WERNER  
genere: documentario  
con Lawrence Krauss, Kevin Mitnick, Elon Musk, Sebastian Thrun, Lucianne Walkowicz  
location: Usa
voto: 3  

Werner Stipetic, meglio conosciuto come Werner Herzog, non possiede neppure un telefono cellulare. O, almeno, così leggo sulla stampa specializzata. Non contento di avere girato documentari inguardabili come L'ignoto spazio profondo, eccolo alle prese con altra materia a lui ignota: internet. Il nostro se ne va in giro a parlare con i guru dell'informatica, i professoroni di Stanford o l'hacker più famoso del mondo - tutti impegnati nella gara a chi la spara più grossa - per capire l'aria che tira. Articolando l'insieme in dieci capitoli - da "le origini" a "il futuro" - il nostro pone domande tipo "internet potrà sognare se stesso?" o "i computer potranno provare sentimenti?" che suscitano domande sulla dose di peyote assunta dal regista tedesco ma non rivelano nulla né sui possibili scenari di futuri (la fantascienza profetizzò astronavi intergalattiche e umanoidi che si sarebbero impossessati del pianeta, ma nessuno - Asimov, Wells, Dick, Clarke - intuì come internet avrebbe cambiato le nostre vite), né sui parossismi prodotti dalla rete. L'esistenza di forme patologiche di dipendenza dai videogiochi, per esempio, con adolescenti che per non perdere punti stanno seduti davanti al monitor si attrezzano con il pannolone per espletare eventuali bisogni fisiologici, o che gli smartphone abbiano fatto irruzione anche tra i monaci tibetani non è una sorpresa per nessuno. La vera sorpresa, invece, è che un regista con quasi cinquant'anni di attività alle spalle non riesca, con un tema tanto flessibile e attuale, non dico ad approssimarsi allo stile di Robert Flaherty o di Patricio Guzmán, o alla vivacità di Michael Moore, ma almeno ad andare oltre lo standard di Superquark. Lunghe inquadrature fisse, montaggio a suon di rasoiate, interviste interminabili, pletorica voce over dell'autore sono gli addendi stilistici che offrono come risultato un film verbosissimo, eccessivamente lungo (un'ora e cinquanta), piatto e soprattutto incapace di offrire un quadro futurologico che vada oltre il bigino di informatica.    

lunedì 10 ottobre 2016

Go with me

anno: 2015       
regia: ALFREDSON, DANIEL
genere: thriller
con Anthony Hopkins, Julia Stiles, Alexander Ludwig, Ray Liotta, Lochlyn Munro, Hal Holbrook, Taylor Hickson, Aleks Paunovic, Chris Gauthier, Aaron Pearl, Audrey Smallman    
location: Usa
voto: 1

Dopo la morte della madre, Lillian (Stiles) torna da Seattle nel suo paesino natale. Qui la donna viene presa di mira da Blackway (Liotta), uno stalker violentissimo con un passato da poliziotto, temuto in tutta la cittadina. Lillian decide così di rivolgersi allo sceriffo locale, il quale si limita a consigliarle di vendere tutto e andarsene da quel luogo. Con tetragona determinazione, la ragazza cerca aiuto altrove e lo trova in un vecchio taglialegna (Hopkins) - che con Blackway ha un vecchio conto in sospeso - e dal suo assistente (Ludwig) a scarso dosaggio di neuroni. I tre si mettono alla ricerca dell'uomo, fino al regolamento di conti finale.
Western contemporaneo diretto da Daniel Alfredson, svedese sbarcato a Hollywood dopo il successo planetario di La ragazza che giocava con il fuoco e La regina dei castelli di carta, e tratto dal best seller di Castle Freeman Jr., Go with me è un thriller che lascia senza parole: manca la tensione, mancano i colpi di scena, manca completamente il finale (la pellicola sembra finire di colpo), manca la sceneggiatura e i quattro protagonisti sono tragicamente piatti.    

venerdì 7 ottobre 2016

Pets - Vita da animali (The Secret Life of Pets)

anno: 2016       
regia: CHENEY, YARROW * RENAUD, CHRIS
genere: animazione
con le voci di Alessandro Cattelan, Lillo Petrolo, Francesco Mandelli, Laura Chiatti
location: Usa
voto: 2

Max e la sua padroncina Katie sono inseparabili. Ma quando quest'ultima porta in casa Duke, un secondo quadrupede di grossa taglia, Max si ingelosisce e finisce in una tortuosa avventura tra le strade di Manhattan, il sistema fognario popolato da una ridda di animali guidati da un coniglio e le rincorse degli accalappiacani.
Al di là della sopraffina tecnica di animazione, siamo ormai al grado zero della scrittura, con un plot scritto per mocciosi diversamente abili. Molto diversamente. Il film diretto da Chris Renaud, già in cabina di regia per Cattivissimo me, vorrebbe riprendere l'idea di fondo di Toy Story, coniugandola con una sorta di lotta di classe tra benestanti animali da appartamento e freaks di strada, tutti comunque ugualmente dotati di favella. Non riesce però ad andare oltre al pastrocchio di un rozzo film d'avventura che occhieggia con sguardo strabico a Giù per il tubo e, a dispetto del 3D, riesce a rendere tutti i personaggi brutalmente monodimensionali. Come se non bastasse, ad ammazzare il film contribuisce la musica tonitruante di Alexandre Desplat e l'imbarazzante doppiaggio italiano, che assembla professionisti con attori che andrebbero radiati dal grande schermo per decreto-legge, ma che tanto piacciono al pubblico beota, abituato a dosi bulimiche di radio e televisione spazzatura: le star radiofoniche Alessandro Cattelan e Lillo Petrolo, a cui si aggiungono Francesco Mandelli (I soliti idioti) e Laura Chiatti. Da salvare resta soltanto la scena iniziale, speculare a quella di chiusura: indovinate un po' cosa fanno i vostri animali da compagnia appena chiudete la porta di casa?    

martedì 4 ottobre 2016

Neruda

anno: 2016       
regia: LARRAIN, PABLO
genere: biografico
con Luis Gnecco, Gael García Bernal, Mercedes Morán, Diego Muñoz, Pablo Derqui, Michael Silva, Jaime Vadell, Alfredo Castro, Marcelo Alonso, Francisco Reyes, Alejandro Goic, Emilio Gutiérrez Caba    
location: Cile, Francia
voto: 8

Nel 1948 il senatore comunista Pablo Neruda (Gnecco) denunciò il presidente Videla per aver tradito il Paese nonostante l'appoggio del partito comunista. Per tutta risposta, Videla spiccò un mandato di cattura contro il poeta e scrittore cileno, costretto così alla fuga insieme alla moglie argentina (Moran) e appoggiato da un nugolo di fedelissimi amici. Sulle sue tracce Oscar Peluchonneau (Bernal), un poliziotto egocentrico e mezzo impostore.
A oltre vent'anni da Il postino di Michael Radford, la figura di Ricardo Reyes - in arte Pablo Neruda - torna sul grande schermo nel visionario film di Pablo Larrain. Il quale, a breve distanza dal capolavoro Il club, compie il miracolo di fondere la dimensione epica del racconto - quasi interamente articolato su una caccia all'uomo (nella fascinazione che l'inseguitore subisce dall'inseguito, tornano alla mente Nemico pubblico e Heat) - con quella lirica, affidata in gran parte alla voce narrante di Peluchonneau, sovrapponendo realtà e finzione con un virtuosistico gioco cubista sugli spazi,  e firmando così un biopic anomalo e surreale nel quale persino il personaggio dell'inseguitore semina dubbi sulla sua stessa, possibile irrealtà. Così, alle liriche ora declamate direttamente dal protagonista, ora spezzettate dalla voce off del suo antagonista, si alternano richiami al Canto generale, che Neruda compose durante quella fuga da oppositore irriducibile, amante delle donne, spericolato frequentatore di bordelli, amico di Picasso e dei grandi intellettuali europei, l'uomo definito da Marquez "il più grande poeta del Novecento", premio Nobel nel 1971. Neruda è l'ennesimo film del regista cileno sulla rappresentazione del potere, un'opera capace di giganteggiare nella dimensione estetica (la fotografia desaturata, lo strabiliante pianosequenza inziale, nei bagni del Senato) e di muoversi agilmente tra poliziesco, road movie e melodramma con improvvise sterzate grottesche.    

lunedì 3 ottobre 2016

The Space in Between: Marina Abramovic and Brazil

anno: 2016       
regia: DEL FIOL, MARCO  
genere: documentario  
con Marina Abramovic  
location: Brasile
voto: 5  

Nel 2012 una ferita d'amore mai suturata spinse Marina Abramovic, la più nota performing artist del pianeta, a spingersi fino in Brasile alla ricerca di una forma dello spirito capace di lenire le sue sofferenze interiori. La donna cresciuta in ossequio alla ferrea disciplina corporale che le venne imposta dai suoi genitori si dice incapace di tenere a bada le sofferenze dell'anima. Per questo, comincia un lungo viaggio in una terra che è il crocevia delle tradizioni spirituali e mistiche più diverse, tra sciamanesimo, stregoneria, i simbolismi dei Rosa Croce, le influenze di Gurdjieff e dei monaci tibetani, lo spiritualismo indù, riti purificatori, danze liberatorie, guaritori, la devastante esperienza dell'ayahuasca e i cristalli di Minas Gerais.
Per la seconda volta oggetto di un documentario ad appena tre anni dal precedente, splendido The artist is present, Marina Abramovic ci conduce in un mondo più consono alle osservazioni di Vittorio Lanternari che allo spettatore a digiuno di nozioni etnologiche o di antropologia culturale. Il film, infatti, inciampa paradossalmente nello stesso punto rispetto al quale manifesta il suo aspetto più interessante: quello di largheggiare nella messa in scena delle variegate forme di quel mondo atemporale e lontanissimo da qualsiasi contaminazione tecnologica che è il misticismo brasiliano, raccontando pochissimo o nulla dell'artista serba. Il neofita finisce col rimanere escluso dall'universo creativo di quest'ultima, mentre chi già conosce la traiettoria artistica della Abramovic dovrà accontentarsi di ascoltare la sua toccante confessione a occhi chiusi e di godersi le immagini in campo lungo che la ritraggono quasi sempre sdraiata, alla ricerca di quell'energia che il suo lavoro di artista l'ha tanto spesso indotta a scambiare con il pubblico. Cinematograficamente irrilevante, il film possiede un mero valore di documentazione rispetto al percorso spirituale della grande artista serba.

giovedì 29 settembre 2016

La pazza gioia

anno: 2016       
regia: VIRZÌ, PAOLO
genere: commedia
con Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Anna Galiena, Marco Messeri, Tommaso Ragno, Bob Messini, Sergio Albelli, Marisa Borini, Bobo Rondelli    
location: Italia
voto: 4,5

Beatrice Morandini Valdirana (Bruni Tedeschi) e Donatella Morelli (Ramazzotti) sono in cura in un istituto psichiatrico toscano. La prima è una nobildonna caduta in disgrazia, logorroica e senza peli sulla lingua e sulla quale pendono accuse di bancarotta fraudolenta. La seconda è una coatta di basso rango, ragazza madre finita in TSO dopo aver tentato di annegare il figlio. Cominciando con una brava fatta un po' per caso, le due si danno a una fuga rocambolesca dall'istituto dove si trovano lungo la costa della Versilia, in cerca di libertà e di un passato che, forse, non tornerà mai.
Dopo la superba prova de Il capitale umano, Virzì torna sui toni più leggeri che da sempre hanno caratterizzato il suo cinema con un dramedy che rifà (in una sequenza persino esplicitamente) in parte il verso a Thelma e Louise. Peccato che dello spirito libertario del film di Ridley Scott qui si colga uno stentato succedaneo con insistenza eccessiva sul tema della maternità. Qualche invenzione in fase di regia, alcuni riferimenti disseminati qua e là (alla Archibugi, qui anche in veste di co-sceneggiatrice, nonché alla propria vicenda personale) ma, soprattutto, l'interpretazione strepitosa e incontenibile di Valeria Bruni Tedeschi, a cui la Ramazzotti si limita a fare umilmente da spalla, salvano il film dalla mediocrità di una sorta di Qualcuno volò sul nido del cuculo in sedicesimi, travestito da road movie pieno di stereotipi, dal buonismo degli operatori sanitari alle macchiette degli psicolabili.
Nastri d'argento 2016 per: regista del miglior film, sceneggiatura, attrice protagonista (Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti), costumi, colonna sonora.    

Le ultime cose

anno: 2016       
regia: DIONISIO, IRENE 
genere: drammatico 
con Fabrizio Falco, Roberto De Francesco, Christina Rosamilia, Alfonso Santagata, Salvatore Cantalupo, Anna Ferruzzo, Nicole De Leo, Maria Eugenia D’Aquino, Margherita Coldesina, Matteo Polidoro    
location: Italia
voto: 7 

Avrebbe dovuto essere un documentario il film d'esordio di Irene Dionisio, documentarista cresciuta con Segre e Bellocchio, ma impedimenti burocratici, problemi di privacy e altro lo hanno trasformato in una fiction su un universo difficile, ostile, ulteriormente ispessito dalla crisi: quello degli oggetti dati in pegno. Siamo a Torino e al banco dei pegni si rivolge una umanità di poveracci, diseredati, immigrati, gente misera che sbarca il lunario, prestandosi a valutazioni da usura. Appena fuori da lì, un piccolo formicaio di parassiti, un mondo di illegalità dove si è pronti a entrare per riscattare le "bollette", ossia le ricevute che la banca dei pegni emette per poter riavere indietro i propri oggetti - preziosi economicamente, ma spesso assai più preziosi affettivamente - entro un lasso di tempo prestabilito. In quel formicaio entra anche Michele (Santagata), nonno premuroso che arriva a stento alla fine del mese, pur tuttavia disposto anche al piccolo cabotaggio al soldo di un mediatore senza scrupoli (Salvatore Cantalupo, qui in una interpretazione che lo avvicina moltissimo a quella che lo caratterizzò in Gomorra) pur di dare un'esistenza dignitosa al nipotino.
Film corale che conserva l'impronta documentaristica mettendo in scena una girandola di situazioni disperate, osservate dall'altra parte del vetro con occhio assai diverso da un avido direttore di banca (De Francesco) e dal giovane perito (Falco) che vi ha appena preso servizio. Se la caratterizzazione di questi due personaggi è eccessivamente manichea e didascalica e se il montaggio alternato pecca di qualche ingenuità, il film ha molti meriti - dalla direzione di attori perfettamente al diapason alla fotografia - e si segnala come un dignitosissimo ritratto di una società infelice, diffidente, nella quale la guerra tra poveri non conosce esclusione di colpi.    

domenica 25 settembre 2016

La vita possibile

anno: 2016       
regia: DE MATTEO, IVANO 
genere: drammatico 
con Margherita Buy, Valeria Golino, Caterina Shulha, Andrea Pittorino, Bruno Todeschini, Eugenio Gradabosco, Enrica Rosso, Stefano Dell'Accio, Tatiana Lepore, Dario Delpero, Carolina Cerniauskaite, Kristjana Kazani, Irene Kivaste, Zofia Teresa Mucha, Laura Radzeviciute, Maria Busuioc, Fabrizio Pascali, Roberto Peruzzini, Andrea Valente, Cristina Zampieri, Martina Pietro, Martina Alessandro, Isabella Loredana Fichera, Matteo D'Aloia, Andrea D'Aloia, Dario Zairati, Dennis Infantino    
location: Italia
voto: 6,5 

Dopo aver subito l'ennesima raffica di violenza da suo marito, Anna (Buy) decide di lasciare Roma insieme al figlio tredicenne Valerio (Pittorino) per trasferirsi a Torino. Qui i due vengono ospitati da Carla (Golino), un'amica un po' svitata di Anna con ambizioni in campo teatrale. Anna dovrà ricominciare daccapo, trovando lavoro come donna delle pulizie in una grande azienda; Valerio faticherà a integrarsi, eleggerà a sua unica amica una prostituta dell'Est (Shulha) e troverà nel gestore dell'osteria sotto casa (Todeschini) un valido sostituto della figura paterna.
Dopo le ottime prove de Gli equilibristi e I nostri ragazzi, De Matteo continua a sondare gli umori della famiglia puntando lo sguardo su un tema di grande attualità come quello della violenza sulle donne. Lo fa con piglio sociologico, mostrando ancora una volta di saper padroneggiare perfettamente la direzione degli attori e di essere capace di imprimere brusche variazioni al ritmo con l'inserimento di scene madri impeccabili, mantenendo un registro intimista e minimale, nel quale, col l'eccezione della prima sequenza (che ci riporta all'incipit del film precedente), la violenza rimane quasi sempre fuori campo, pur serpeggiando continuamente sotto gli occhi del giovane, bravissimo protagonista. Un film minore, pudico, vagamente didascalico nella sottolineatura della complicità tra persone ai margini (il tredicenne e la prostituta), ma capace di trattare il tema principale evitando la pornografia dei sentimenti.    

sabato 24 settembre 2016

Colonia

anno: 2015   
regia: GALLENBERGER, FLORIAN   
genere: storico   
24/09/2016    Emma Watson, Daniel Brühl, Michael Nyqvist, Richenda Carey, Vicky Krieps, Jeanne Werner, Julian Ovenden, August Zirner, Martin Wuttke, César Bordón, Nicolás Barsoff, Stefan Merki, Steve Karier, Katharina Müller-Elmau, Paul Herwig, Johannes Allmayer, Gilles Soeder, Marcelo Vilaro    
location: Cile
voto: 8,5   

Daniel (Brühl) è un fotografo tedesco idealista che appoggia Allende. Lena (interpretata da Emma Watson, passata al cinema impegnato dopo la saga di Harry Potter) è la sua fidanzata e fa la hostess per la Lufthansa. I due si trovano nel bel mezzo del golpe organizzato da Pinochet, l'11 settembre 1973. Daniel finisce internato in una struttura chiamata Colonia Dignidad, sita in un luogo isolatissimo nel sud del Cile e nella quale spadroneggia un tedesco pedofilo, Paul Schäfer (interpretato da un mefistofelico Michael Nyqvist), che si fa chiamare Pius. Torturato, Daniel si finge ritardato in seguito all'elettroschock. Lena si reca in quello stesso luogo orrorifico fingendosi in cerca di Dio. I due si ritroveranno e tenteranno la fuga.
Pur con un impianto assai classico (ma anche un uso efficacissimo del montaggio alternato), Colonia è un ottimo racconto di cinema civile che va a rimestare in quella ferita oscena e profondissima che fu il colpo di stato cileno, con gli ex nazisti accolti come fossero in casa propria, omertà dei Paesi della Nato, silenzio complice dei tedeschi e appoggio incondizionato di quel sordido criminale che è stato Karol Wojtyla. Con l'eccezione di una scena di tortura, la violenza - moltissima quella psicologica - rimane quasi sempre fuori campo, lasciandone intendere tanto le attitudini pedofile di Pius quanto la misoginia radicale (l'aggettivo più elegante indirizzato alle donne, recluse in spazi controllatissimi e lontane dagli uomini, è "troia"). Ma c'è molto altro: dall'uso persuasorio della religione, mai come in questa occasione oppio dei popoli, a una pulsante storia di amore oblativo, raccontata miscelando con assoluta misura il registro melodrammatico con quello thriller.    

giovedì 22 settembre 2016

I magnifici sette (The magnificent seven)

anno: 1960   
regia: STURGES, JOHN   
genere: western   
con Yul Brynner, Eli Wallach, Steve McQueen, Charles Bronson, Robert Vaughn, Brad Dexter, James Coburn, Jorge Martínez de Hoyos, Vladimir Sokoloff, Rosenda Monteros, Rico Alaniz, Pepe Hern, Natividad Vacío, Mario Navarro, Danny Bravo, John A. Alonzo, Enrique Lucero, Alex Montoya, Robert J. Wilke, Val Avery, Whit Bissell, Bing Russell, Horst Buchholz    
location: Messico
voto: 6,5   

In un villaggio di contadini messicani che vivono del duro lavoro della loro terra, Calvera (Wallach) fa il bello e il cattivo tempo, taglieggiandoli e minacciandoli insieme ai suoi uomini. I villici decidono così di rivolgersi a un pistolero (Brinner) che ne raduna altri sei per far fronte agli sgherri. Colti di sorpresa in un primo momento, Calvera e i suoi torneranno per vendicarsi. E sarà una carneficina.
Remake in chiave western de I sette samurai di Kurosawa, il film di Sturges, specialista del genere, si avvale di un cast all-stars con Yul Brinner e Steve McQueen in posizioni di rilievo. Qualche sfumatura ironica sdrammatizza il registro serioso del film, ma le scene d'azione sono irrimediabilmente datate.
Il film ha avuto due remake (nel 1998 e nel 2016), tre seguiti inguardabili e altrettante parodie, tra le quali una italiana con Walter Chiari, Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello.    

lunedì 19 settembre 2016

Questi giorni

anno: 2016       
regia: PICCIONI, GIUSEPPE 
genere: drammatico 
con Maria Roveran, Marta Gastini, Laura Adriani, Caterina Le Caselle, Filippo Timi, Alessandro Averone, Mina Djukic, Sergio Rubini, Margherita Buy, Giulio Corso    
location: Italia, Serbia
voto: 4,5 

Caterina (Gastini) vuole lasciare la città di provincia nella quale vive per andare a fare la cameriera a Belgrado. Parte in macchina con Liliana (Roveran), la sua migliore amica della quale è segretamente innamorata e che le nasconde di avere un cancro ma non il fatto di essersi invaghita del suo professore di letteratura inglese (Timi, pessimo), con Anna (Le Caselle), una violinista che aspetta un figlio dal ragazzo del quale non è convinta e Angela (Adriani), che ha una liaison complicata con il rampollo di una famiglia altolocata. Tra una tappa nel paese dove vive il fascinoso prete fratello  di Caterina (Averone) e una in un camping croato dove conoscono dei ragazzi serbi, le quattro arriveranno a destinazione scoprendo ciascuna i lati nascosti delle altre.
Piccioni torna al cinema a quattro anni di distanza da Il rosso e il blu con un'opera tratta da un romanzo inedito di Marta Bertini, stilisticamente ambiziosa, servita da una colonna sonora costruita in gran parte su sublimi armonie vocali (merito di Valerio Camporini Faggioni), ma anche con ripetuti still life umani, voci over che pontificano con magniloquenza sui grandi temi della vita e un approccio iniziale da commedia che si trasforma, nel corso delle due ore di durata del film, in un melodramma naïf. Rinnegati gli studi sociologici di gioventù, Piccioni non riesce a far di meglio che confezionare un romanzo di formazione in forma di road movie che è il ritratto esangue di una generazione, quella che ha da poco superato la soglia dei vent'anni, incapace di raccontarsi, implosa, piena di segreti incomunicabili, costantemente corrucciata. E sostanzialmente anonima, come l'infelicissimo titolo del film. A conti fatti, le parti migliori stanno nei personaggi di contorno - la madre di Liliana, una parrucchiera svampita interpretata con consueto nerbo da Margherita Buy e il personaggio cialtronesco affidato a Sergio Rubini, nei panni del padre di Angela - che surclassano le quattro protagoniste, quasi costantemente ingrugnate e con caratteri monodimensionali.