sabato 31 ottobre 2015

Tutto può accadere a Broadway (She's Funny That Way)

anno: 2014       
regia: BOGDANOVICH, PETER 
genere: commedia 
con Owen Wilson, Imogen Poots, Kathryn Hahn, Will Forte, Rhys Ifans, Lucy Punch, Joanna Lumley, Cybill Shepherd, Illeana Douglas, Richard Lewis, Austin Pendleton, George Morfogen, Ahna O'Reilly, Jake Hoffman, Tovah Feldshuh, Jennifer Aniston, Tatum O'Neal, John Robinson, Michael Shannon, Quentin Tarantino   
location: Usa
voto: 5 

A 76 anni, dopo un letargo dal grande schermo durato quasi 3 lustri (nel frattempo ha girato qualcosa per la televisione), Peter Bogdanovich - ex asso del cinema indipendente americano degli anni '70 - torna con una commedia degli equivoci che sta tra l'umorismo jewish à la Woody Allen e Neil Simon, la commedia sofisticata à la Lubitsch e il registro scanzonato di alcuni suoi film precedenti come Ma papà ti manda sola? e …E tutti risero.
Lo spunto è davvero minimo: un regista teatrale (Wilson), puttaniere ma anche filantropo seriale, si ritrova sul palco, a sostenere un provino, una delle escort che hanno fruito dei suoi lauti compensi (Poots). L'uomo tenta di dissimulare, sua moglie (Hahn) fiuta l'inganno e l'attore protagonista e narciso (Ifans) peggiora le cose. Il copione opta per un racconto in retrospettiva, che la excort-attrice rivela alla sua psicoterapeuta (Douglas), unica scelta fuori canone di una screwball comedy peraltro scoppiettante, con grande ritmo, ma identica a mille altre e con una miriade di personaggi monodimensionali limitati alla macchietta, quello di Jennifer Aniston su tutti. Camei per Michael Shannon e Quentin Tarantino (nella parte di sè stesso).

mercoledì 28 ottobre 2015

The Walk

anno: 2015       
regia: ZEMECKIS, ROBERT  
genere: avventura
con Joseph Gordon-Levitt, Charlotte Le Bon, Ben Kingsley, James Badge Dale, Ben Schwartz, Steve Valentine, Sergio Di Zio, Mark Camacho, Clément Sibony    
location: Francia, Usa
voto: 7  

Nel 1974 il funambolo francese Philippe Petit (Gordon-Levitt), provvisto di un enorme talento, grande sfrontatezza nonché dei preziosissimi consigli del suo mentore (Kingsley), decide - insieme a un gruppo di complici tra i quali un fotografo e la sua ragazza (Le Bon) - di tentare un'impresa impossibile: salire sul tetto di una delle due Twin Towers di New York e attraversare su un cavo agganciato all'altra torre gli oltre 40 metri che le separavano. Il film di Zemeckis racconta quell'impresa che si compì il 87 agosto di quell'anno sfruttando allo spasimo le potenzialità del 3D (lo si capisce benissimo dall'uso dei grandangoli e dei movimenti di macchina in orizzontale e in verticale), accentuando però il registro quasi grottesco di un'azione sovversiva ma ad altissimo potenziale spettacolare già raccontata nel documentario intitolato Man on wire e dedicato alle imprese di Petit.
Se da un lato Zemeckis ribadisce per l'ennesima volta di possedere un talento visivo straordinario, dall'altro opta per una sceneggiatura (scritta con Christopher Browne) che calca troppo sulla caricatura, fino a far sembrare Petit e i suoi complici un nugolo di sciroccati esaltati.    

sabato 24 ottobre 2015

Viva la sposa

anno: 2015       
regia: CELESTINI, ASCANIO
genere: grottesco
con Ascanio Celestini, Alba Rohrwacher, Salvatore Striano, Francesco De Miranda, Veronica Cruciani, Pietro Faiella, Mario Sgueglia, Gianni D'Addario, Corrado Invernizzi, Barbara Valmorin, Dora Romano, Mimmi Gunnarsson    
location: Italia
voto: 6,5

"Pensa che stai al bar […] pensa che il mio film non è un film, ma una storia che senti al bar. E soprattutto ricordati che questa storia la racconta un ubriaco". Queste parole, che potrebbero essere scambiate per note di regia, sono in realtà la presentazione sghemba che giusto uno spirito libero come Ascanio Celestini avrebbe potuto usare per promuovere il suo terzo film - il secondo di finzione - sui social network. Dopo avere cantato le nuove forme di schiavitù (i lavoratori dei call center di Parole sante) e la follia (La pecora nera), il poliedrico performer romano rivolge ancora una volta il suo sguardo agli ultimi, ai poveracci, ai diseredati, agli sfruttati, alla vita nelle periferie. Lo spunto narrativo è un puro pretesto: Nicola (lo stesso Celestini), artistoide costantemente attaccato alla bottiglia che si esibisce in spettacoli per bambini e gira con un ragazzino sulla quindicina al seguito (De Miranda), investe e uccide senza alcuna colpa un truffatore, padre di Sasà (Striano), un uomo che sta peggio di Nicola. Spinto dal suo cuore d'oro, Nicola si offre di aiutare Sasà, passando dalla piccole truffe a operazioni assai più pericolose che costeranno a Sasà il pestaggio in Questura.
Girato con l'occhio riconoscibilissimo di Luca Bigazzi nella periferia sud della capitale, su quella rotta della Tuscolana che dal Quadraro arriva fino a Cinecittà, Viva la sposa calca sul registro del grottesco con un racconto destrutturato e straniato, condito con una grazia leggera e uno sguardo benevolo ai suoi accattoni. Un piccolo film un po' sgangherato ma dal grande coraggio: non solo quello di dare voce ancora una volta agli ultimi, ma anche quello di raccontare senza troppi fronzoli la tragedia di Giuseppe Uva (pestato a morte in Questura e finito come Federico Aldrovandi e Stafano Cucchi), scelta che è costata al regista l'ostracismo da parte degli acefali sindacati di Polizia (sai che perdita…).    

giovedì 22 ottobre 2015

Radhe Radhe - Rites of Holi

anno: 2014   
regia: BHARGAVA, PRASHANT  
genere: documentario  
con Anna George  
location: India
voto: 6,5  

Commissionato dal Carolina Performing Arts in occasione del centesimo anniversario della Sagra della primavera di Stravinsky, Radhe Radhe suggella l'incontro tra la musica occidentale ispirata al grande compositore russo e la festa induista dei colori che si tiene ogni primavera in India. Sicché se le immagini raccontano il tripudio cromatico - nettamente dominato dal rosso e dell'arancione - che si consuma nelle strade di Mathura (città natale del regista Prashant Bhargava, scomparso nel 2015 a soli 42 anni per un attacco cardiaco), la musica - composta da Vijay Iyer e per alcuni versi vicina a Mutations, il lavoro cameristico che il pianista indiano ha inciso per la ECM, casa discografica produttrice anche di questo dvd - si tiene a debita distanza dalla tradizione dei raga, inanellando una serie di suggestioni diverse che dalla piena potenza orchestrale dell'International Contemporary Ensemble vira verso accoppiate tra flauto e ottoni, tromba e pianoforte o archi e percussioni, collocando il pentagramma in un perfetto punto di equilibrio tra oriente e occidente. Un vero e proprio assalto ai sensi dello spettatore, tra lanci di colori da ogni angolo, improvvise reazioni di intolleranza, calca metropolitana, animali, terra e bagni rituali nel Gange, il tutto avvolto da una musica suggestiva e piena di sfumature. Diviso in due capitoli (trascendenza e adorazione) per una durata complessiva di appena 35 minuti, Rites of holi potrebbe essere considerato un lontano parente di Powaqqatsi, il film che Godfrey Reggio girò nel 1988 accompagnato dalle musiche di Philip Glass.    

mercoledì 21 ottobre 2015

Dimmi che destino avrò

anno: 2012       
regia: MARCIAS, PETER   
genere: drammatico   
con Luli Bitri, Salvatore Cantalupo, Andrea Dianetti, Vesna Bajramovic, Davide Careddu, Pietrina Menneas, Nino Nonnis, Maria Francesca Lisci, Gianfranco Cudrano, Merfin Selimovic, Vinettu Sulejmanovic    
location: Francia, Italia
voto: 4   

Onore a Peter Marcias che nella sua Sardegna realizza un film difficile sul tema dell'integrazione del popolo rom, condividendone il punto di vista. Lo spunto narrativo è il (presunto) rapimento di una ragazza che con la sua anima gemella è andata chissà dove perché i genitori di lui non avevano abbastanza denaro per riscattare la futura nuora. In altri tempi e in altri luoghi l'avrebbero chiamata fuitina. Il magistrato che affida il caso a un bonario commissario di polizia (Catalupo) lo chiama invece rapimento e così per il graduato ha inizio un contatto ravvicinato con le persone che vivono nel campo nomadi e in particolare con la sorella del presunto rapitore (Bitri), una donna che si è integrata nel mondo cosiddetto civile e che spende buona parte della propria esistenza in Francia.
Marcias convoglia tutto il suo sforzo sul piano della rapprsentazione dei valori - quelli di giustizia e fratellanza tra i popoli e di avversione al pregiudizio - ma dimentica il film. La narrazione si incaglia in una serie di vuoti che ossimoricamente sembrano dover riempire le transizioni della sceneggiatura dalla fiction a un documentarismo che è di gran lunga la parte migliore di un film. Didascalica e prevedibile, l'opera terza di Marcias trasforma il protagonista - vedovo e con un figlio che fa la drag queen in un locale notturno, altra scelta inspiegabile - in una sorta di don Milani del pallone, disposto a dare un destino migliore agli adolescenti del campo nomadi.    

martedì 20 ottobre 2015

Big Hero 6

anno: 2014   
regia: HALL, DON * WILLIAMS, CHRIS   
genere: animazione   
location: Usa
voto: 6   

A San Fransokyo, Hero e suo fratello maggiore Tadashi sono due ragazzi orfani, genietti della cibernetica. Tadashi ha inventato un robot che sembra l'omino Michelin e funge da infermiere polivalente, mentre suo fratello, che aspira a entrare nella prestigiosa scuola per inventori, progetta nientemeno che un meccanismo complesso per il teletrasporto, un prodigio di microrobotica. Nel corso di una fiera di elettronica e robotica Tadashi perde la vita. Hero, trasformando i suoi amici in supereroi grazie al suo genio inventivo, si mette con loro alla caccia del responsabile di quello che a tutta prima sembra essere stato soltanto un incidente.
Big Hero 6 parte con un'idea indovinata per poi assestarsi sul più convenzionale dei racconti di formazione con tanto di risvolti sentimentali stucchevoli e di cattivo che da inseguitore si tramuta in inseguito. In casa Pixar hanno preferito spingere sul pedale della velocità e del ritmo piuttosto che su quello delle sfumature psicologiche del rapporto tra uomo e macchina. Un'occasione sprecata.    

domenica 18 ottobre 2015

Grindhouse - A prova di morte (Death proof)


anno: 2007       
regia: TARANTINO, QUENTIN  
genere: horror  
con Kurt Russell, Rosario Dawson, Vanessa Ferlito, Jordan Ladd, Rose McGowan, Sydney Poitier, Tracie Thoms, Mary Elizabeth Winstead, Zoe Bell     
location: Usa
voto: 3  

Uno stuntman psicopatico (Russell) abborda tre ragazze sboccatissime che non fanno che parlare di sesso, pompini e scopate. L'uomo le massacra con la sua auto. Stacco. Uno stuntman psicopatico abborda tre ragazze sboccatissime che non fanno che parlare di sesso, pompini e scopate. L'uomo tenta di massacrarle con la sua auto ma l'operazione non gli riesce e le tre da prede si trasformano in cacciatrici vendicative.
Il peggior film di Tarantino, firmato con il peggiore dei suoi sodali, quel Robert Rodriguez autore di filmacci come Dal tramonto all'alba, è fin dai titoli di testa il tributo più esplicito all'exploitation degli anni settanta, con scene splatter nelle quali zampilla sangue a gogò sullo sfondo di un cromatismo ocra dal quale spicca il rosso degli abitacoli delle auto. Puro divertissment, un juke box sgangherato di citazioni inventariate alla rinfusa, condito con tanto di pellicola graffiata e salti di montaggio, che è un tributo alle grindhouse, cioè alle sale dove si proiettavano più film rigorosamente di serie B. Non a caso, Death proof è il primo elemento di un dittico del quale la seconda parte si intitola Planet terror ed è diretta da Rodriguez.    

sabato 17 ottobre 2015

Suburra

anno: 2015       
regia: SOLLIMA, STEFANO
genere: gangster
con Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Claudio Amendola, Alessandro Borghi, Greta Scarano, Giulia Elettra Gorietti, Antonello Fassari, Jean-Hugues Anglade, Adamo Dionisi, Giacomo Ferrara, Lidia Vitale
location: Italia
voto: 8

Novembre 2011. Ratzinger sta per dimettersi, il governo Berlusconi sta per cadere. In aula si vota per una legge per le periferie che vorrebbe trasformare Ostia in una specie di Las Vegas. L'onorevole Malgradi (Favino), che ha un debole per le nottatine allegre con escort minorenni, si caccia in un grosso guaio e, ricattato, per uscirne è costretto a chiedere aiuto a un compagno di partito che ha amicizie poco raccomandabili con alcuni zingari malavitosi. Nella vicenda sono coinvolti anche un losco affarista di Ostia (Borghi) che taglieggia e vende licenze balneari, un ambiguo trafficante di escort (Germano) e un pezzo da novanta della mala romana (Amendola) che sembra essere la vera eminenza grigia che orchestra tutto il malaffare capitolino, in un intreccio mostruoso tra poteri forti, crimine organizzato e Vaticano. Nel complesso, una ciurma di buontemponi dal cuore d'oro se messi a confronto con i vari Fiorito, Gasparri, Carminati, Alemanno, Buzzi, Monsignor Paglia o a istituzioni come buona parte del nostro parlamento o alla Domus Caritatis del Vicariato romano o, ancora, Comunione & Fatturazione.
Tratto dal romanzo scritto a quattro mani da Giancarlo de Cataldo e Carlo Bonini, Suburra racconta i fattacci di Mafia Capitale anticipati dal romanzo, facendone un racconto epico da consegnare a futura memoria come l'epitome di un'era da bassissimo impero, un film che eredita il testimone di opere come In nome del popolo italiano, Segreti segreti, Il portaborse e Il caimano (volendone citare uno per decennio), che negli ultimi quarant'anni hanno saputo raccontare la cronaca di un Paese sempre più alla deriva. Alla densità di un racconto solidamente sceneggiato dai due autori del romanzo con Rulli e Petraglia, Sollima aggiunge una qualità artistica e uno stile che dopo un film per il cinema (ACAB) e la serie tv Gomorra è già perfettamente riconoscibile, con scene d'azione ad altissimo tasso adrenalinico, perfetta direzione degli attori (gareggiano in bravura Amendola, Germano e Borghi), montaggio serrato, ambientazioni notturne e fosche, stavolta caratterizzate da una pioggia incessante. Piove, governo ladro.    

Black Mass - L'ultimo gangster

anno: 2015       
regia: COOPER, SCOTT  
genere: gangster  
con Johnny Depp, Joel Edgerton, Dakota Johnson, Benedict Cumberbatch, Rory Cochrane, Jesse Plemons, Kevin Bacon, Sienna Miller, Juno Temple, Peter Sarsgaard, David Harbour, Julianne Nicholson, Corey Stoll, Adam Scott, W. Earl Brown, Jeremy Strong, Alisha Heng, James Russo, Brad Carter, Jamie Donnelly, Erica McDermott, Bill Camp, Owen Burke, Anthony Molinari, Tom Kemp, Patrick M. Walsh, Terry Conforti, Berglind Jonsdottir, Damien Di Paola, Bates Wilder, Scott Anderson, David Conley, David De Beck, Maeve Power, Colleen Kelly, Alexander Cook, Lewis D. Wheeler, Jon Pierce, Jason Mayoh, Ava Cooper, Cayley Bell, Albert Talbot, Magnus Bjornsson, Billy Meleady, Chace Frazier    
location: Usa
voto: 6,5  

Tra la seconda metà degli anni '70 e la prima degli anni '80 il boss criminale e psicopatico James "Whitey" Bulger (Depp) fece il bello e il cattivo tempo a Boston soprattutto grazie alla collusione con l'agente dell'Fbi John Connolly (Edgerton), suo vecchio amico di infanzia, che finse di ingaggiarlo come informatore per sgominare insieme la potente mafia italiana.
Diretto da Scott Cooper (Crazy heart, Il fuoco della vendetta), Black mass è la vera storia di uno dei criminali più efferati d'America, premuroso e gentile in famiglia quanto spietato sulla strada e disposto a eliminare chiunque sospettasse di non essergli totalmente fedele, è una delle moltissime variazioni già viste in chiave di gangster movie. L'antieroe dal marcato profilo psicologico staliniano è interpretato da un Johnny Depp che sacrifica la sua già scarsa mimica al mascherone di trucco che ne sovverte i connotati. Scelta inspiegabile che contribuisce a compromettere un film il cui modello sta tra lo Scorsese di Quei bravi ragazzi e The iceman. Fotografie e scenografie sono impeccabili, ma il plot è di quelli destinati rapidamente all'oblio.    

venerdì 16 ottobre 2015

Calvario (Calvary)

anno: 2014       
regia: McDONAGH, JOHN MICHAEL   
genere: drammatico   
con Brendan Gleeson, Chris O'Dowd, Kelly Reilly, Aidan Gillen, Dylan Moran, Isaach De Bankolé, M. Emmet Walsh, Marie-Josée Croze, Domhnall Gleeson, David Wilmot, Pat Shortt, Gary Lydon, Killian Scott, Orla O'Rourke, Owen Sharpe, David McSavage, Micheal Og Lane, Mark O'Halloran. Declan Conlon, Anabel Sweeney    
location: Irlanda
voto: 3   

In confessionale Padre James (Gleeson) viene minacciato di morte da un membro della piccola comunità alla quale appartiene, uno che durante l'infanzia ha subito le untuosità di un altro prete. Per questo, il confessato minaccia di vendicarsi sull'intera categoria. Per il bonario prete comincia una via crucis nel tentativo di redimere i membri di una cittadina incattivita.
Secondo lungometraggio del regista irlandese di Un poliziotto da happy hour, con ritmo lentissimo, personaggi monodimensionali che parlano a colpi di apoftegmi, inquadrature così suggestive che finiscono col sovrastare tratti di racconto, ellissi narrative: un varo calvario per lo spettatore. Fortuna che dopo un centinaio di minuti questo film gelido, incapace di fornire una sola emozione, finisce.    

giovedì 15 ottobre 2015

Io e lei

anno: 2015       
regia: TOGNAZZI, MARIA SOLE 
genere: commedia
con Sabrina Ferilli, Margherita Buy, Fausto Maria Sciarappa, Domenico Diele, Ennio Fantastichini, Alessia Barela, Massimiliano Gallo, Antonio Zavatteri, Roberta Fiorentini, Anna Bellato 
location: Italia
voto: 4,5

Marina (Ferilli) viene dal basso, ha un breve passato come attrice di b-movies, è lesbica convinta e adesso fa la ristoratrice coscienziosa. Federica (Buy) è freddina (lo dice una collega di Marina), fa l'architetto, ha un figlio ormai grande (Diele) e alle spalle un matrimonio con un dentista (Fantastichini). Le due donne stanno insieme da ormai cinque anni, ma Federica nicchia, teme il cicaleccio indiscreto e trema all'idea che il possibile ritorno di Marina sul set cinematografico possa portare sulla ribalta giornalistica la loro relazione. I dubbi si esasperano quando ingaggia una relazione etero con un amico (Sciarappa) ritrovato dopo anni e la coppia omosex va in crisi.
A vedere il quarto film di finzione di Maria Sole Tognazzi ci si domanda dove abbia vissuto finora la figlia di cotanto padre: ambienti ultraborghesi (come ne L'uomo che ama e Viaggio sola), stereotipi a gogò - dal domestico filippino con "vizietto", probabile omaggio a papà Ugo, alla canzone della Rettore, icona gay, fino ai maschi con la crisi di mezza età che o si mettono con delle ragazzine o passano le giornate a guardare il calcio in tv - e una rappresentazione di Roma che nemmeno in un depliant della pro loco. A poco serve stavolta aver reclutato un'attrice di rango come Margherita Buy, costretta a indossare con qualche imbarazzo di troppo i panni di apolide dei sentimenti che già aveva calzato nel precedente Viaggio sola. La Ferilli, pur con una recitazione spesso sopra le righe, finisce per sovrastarla calcando sul pedale del vernacolo e delle sfumature espressive. Ma non basta a salvare un film perbenista dove tutto suona fasullo e il compitino sulla legittimità della coppia saffica viene eseguito a colpi di cliché.    

mercoledì 14 ottobre 2015

La scuola d'estate

anno: 2014   
regia: QUADRI, JACOPO   
genere: documentario   
con Luca Ronconi, Luca Bargagna, Benedetto Sicca, Lucrezia Guidone, Sara Putignano, Fabrizio Falco, Gabriele Falsetta, Fausto Cabra, Lucia Lavia, Matteo Ramundo, Massimo Odierna, Arianna Di Stefano, Carmine Fabbricatore, Michele Lisi, Eugenio Papalia, Francesco Petruzzelli, Rosy Bonfiglio, Gianluca Pantosti, Matteo Mauriello, Desiree Domenici, Barbara Chichiarelli, Flaminia Cuzzoli, Giulia Gallone, Giulio Maria Corso, Ivan Alovisio    
location: Italia
voto: 7,5   

Costretti in quel di Santacristina, nel cuore dell'Umbria, all'eremitaggio artistico dalla scuola di recitazione di Luca Ronconi, un nugolo di ragazzi va alla ricerca del salto di qualità nel teatro o nel cinema. Confusi, smarriti, persino prigionieri in quel luogo lontano da tutto, ma anche ammaliati dall'enorme carisma del loro Maestro, i ragazzi passano le giornate studiando alcuni classici da recitare e ascoltando i suggerimenti di Ronconi. Ed è qui che si spalanca un universo ricchissimo di sfumature e cromatismi, attraverso il quale Ronconi - oltre a raccontarsi in scampoli d'intervista autobiografica - corregge, rimprovera, stimola, coglie il minimo dettaglio, spiega come far uscire e modulare la voce, imita, brontola, ironizza ma soprattutto dà ai suoi allievi una grandissima lezione di sensibilità artistica e di umanità. Un film che svela il backstage di cui si nutre un mestiere difficile, un'opera persino necessaria in un panorama documentaristico che così poco ha saputo raccontare il magico mondo della recitazione.    

sabato 10 ottobre 2015

California suite

anno: 1978   
regia: ROSS, HERBERT  
genere: commedia  
con Alan Alda, Michael Caine, Bill Cosby, Jane Fonda, Walter Matthau, Elaine May, Richard Pryor, Maggie Smith, Herbert Edelman, Sheila Frazier, Gloria Gifford    
location: Usa
voto: 4  

 In un hotel di Los Angeles seguiamo le vicende di cinque coppie provenienti da New York, Londra, Chicago e Philadelphia: quella separata (Alda e Fonda) che non sa come gestire la figlia adolescente; quella che va in crisi perché lui (Matthau) ha una scappatella; quella dove un cinico playboy bisessuale (Caine) accompagna la moglie (Smith) alla cerimonia degli Oscar in occasione della quale presenta un filmetto imbarazzante e una doppia coppia nera imparentata che litiga su tutto, ma soprattutto sulla qualità della camera d'albergo e le partite a tennis.
Dirige Herbert Ross (Provaci ancora, Sam) ma il copione è di Neil Simon, che torna ad ambientare in unità di tempo e di luogo (Appartamento al Plaza) una delle sue commedie portate al successo a Broadway: tipico umorismo jewish, battute a raffica, verbosità insostenibile, ridicole scenette da splapstick. All'epoca un cast all-stars come quello fu un'attrattiva irrinunciabile. Visto ad anni di distanza la pochezza del film fa quasi tenerezza.

venerdì 9 ottobre 2015

Short skin - I dolori del giovane Edo

anno: 2014   
regia: CHIARINI, DUCCIO  
genere: commedia  
con Matteo Creatini, Francesca Agostini, Nicola Nocchi, Miriana Raschillà, Bianca Ceravolo, Michele Crestacci, Bianca Nappi, Crisula Stafida, Francesco Acquaroli, Anna Ferzetti, Lisa Granuzza di Vita, Crisula Stafida  
location: Italia
voto: 6  

L'estate in Versilia di Edo (Creatini), adolescente pisano timidissimo e imbranato sempre in tandem con l'amico Arturo (Nocchi), un rodomonte costantemente arrapato, si consuma nell'attesa di perdere finalmente la verginità. Il problema serio è che Edo ha un restringimento al prepuzio (tecnicamente si chiama fimosi) che gli impedisce sia la masturbazione che l'amplesso. Raccontata così, sembrerebbe letteralmente la trama di un film del cazzo e invece Short skin è un racconto di formazione di grande delicatezza, che parte da uno spunto niente affatto convenzionale per mettere in scena i fremiti dell'adolescenza con un registro agrodolce arricchito da gustose trovate di contorno: la sorella minore di Edo (Ceravlo) ossessionata dalla copula del cane di famiglia, il rischio di separazione tra i genitori e il rapporto con una ragazza con cui finalmente il protagonista ha l'occasione di fare l'amore (Agostini), ma che svaporerà davanti al suo problema. Grazioso, garbato, a tratti comico senza mai essere volgare, con attori tutti perfettamente in parte a servizio di personaggi mai banali, il film dell'esordiente Chiarini intercetta gli umori tipici della toscanità di un Virzì (si pensi a Ovosodo) o di un Gabbriellini, incanalandoli in un impasto che sta tra Salinger e Rohmer. Al tempo stesso, nella sostanza sembra talmente esile da somigliare al suo protagonista, magro come un chiodo.    

giovedì 8 ottobre 2015

The program

anno: 2015       
regia: FREARS, STEPHEN   
genere: biografico   
con Ben Foster, Chris O'Dowd, Guillaume Canet, Jesse Plemons, Edward Hogg, Lee Pace, Denis Ménochet, Dustin Hoffman, Laura Donnelly, Alex Dobrenko, Julien Vialon, Nathan Wiley, James Harkness, Nicolas Robin, Sid Phoenix, Lucien Guignard, Holly Cofield, Chloe Hayward    
location: Francia, Italia, Regno Unito, Svizzera, Usa
voto: 7,5   

Tra il 1999 e il 2005 l'americano Lance Armstrong (Foster) vinse per sette volte consecutive il Tour de France, la gara ciclistica più famosa al mondo. Unico ad avere indossato così tanto la maglia iridata, Armstrong fu il campione di un colossale programma di dribblaggio dell'antidoping, colui che a suon di epo, testosterone, ormoni della crescita e altri steroidi spinse il proprio fisico e quelli della sua squadra ben oltre i limiti fisiologici, con la complicità del medico italiano Michele Ferrari (Canet). L'avvincente film di Stephen Frears ricostruisce quella torbida storia a partire dal resoconto che ne fece un giornalista del Sunday times, David Walsh (O'Dowd), convinto - fin dalle primissime vittorie dell'americano - che quel posto sul podio fosse stato conquistato con il doping. L'abilità di Armstrong fu, purtroppo, esemplare: seppe rivendersi benissimo la vicenda del cancro ai testicoli che lo colpì dopo che era diventato il più giovane vincitore di vincitore di tappa di tutti i tempi e diede vita a una fondazione benefica per la lotta contro i tumori che non potè che ingraziargli le simpatie del popolo bue, incapace di capire che in questo come in molti altri sport da quando sono entrati gli sponsor e le televisioni il giro di denaro è esorbitante e le competizioni sono taroccate (Pantani docet). Il regista inglese - che all'imbonitore americano ha dedicato la prima opera di fiction dopo i documentari di Alex Gibney (The Armstrong lie) e di Alex Holmes (Senza Scrupoli) - ricostruisce la vicenda con rigore filologico e stile assai classico, mostrando in filigrana il contrasto tra il modello culturale della vecchia Europa e il rude pragmatismo americano e restituendo un ritratto del protagonista come di un essere bieco, opportunista, capace di vendere sottobanco le biciclette da corsa dei suoi compagni di squadra per pagarsi l'epo e incline a ogni genere di minaccia agli avversari decisi a spifferare le porcherie del doping alla stampa. A far scricchiolare la colossale impalcatura mendace del ciclista americano contribuirono tanto la voglia di vendetta di Floyd Landis (Plemons), il sodale beota impregnato di farlocchi principi religiosi, quanto un assicuratore (Hoffman) la cui società avrebbe dovuto versare ad Armstrong quattrini a palate a ogni vincita del tour. Ma ciò che più di ogni altra cosa contribuì a scoperchiare il vaso di Pandora fu l'implacabile voglia di successo di Armstrong, sicché il suo ritorno alle corse, nel 2008, portò tutto alla ribalta. Sappiamo come andò a finire: l'ulteriore finanziamento di una supermacchina per i controlli antidoping fu uno stratagemma insufficiente e Armstrong subì il contrappasso di vedersi ritirati tutti i titoli vinti, nessuno escluso, proprio dall'United States Anti-Doping Agency (USADA).    

domenica 4 ottobre 2015

Se chiudo gli occhi non sono più qui

anno: 2013       
regia: MORONI, VITTORIO 
genere: drammatico 
con Giorgio Colangeli, Giuseppe Fiorello, Mark Manaloto, Hazel Morillo, Ignazio Oliva, Vladimir Doda, Anita Kravos, Elena Arvigo, Stefano Scherini, Ivan Franek   
location: Italia
voto: 6,5 

Kiko (Manaloto), immigrato di seconda generazione che vive in Friuli (ma buona parte del film è girata a Bolzano), figlio di una vedova filippina (Morillo), ha un culto per il padre (Oliva), morto in un incidente stradale, e un'avversione per il pragmatico compagno della madre (Fiorello), che lo vuole costantemente in cantiere impedendogli di dedicarsi allo studio. Le cose cambiano quando nella vita di Kiko irrompe Ettore (Colangeli), amico sconosciuto del padre ed ex professore che riesce ad appassionare il ragazzo alla conoscenza con modalità completamente diverse da quelle apprese a scuola. Tra i due si stabilisce un legame che, alla luce di alcune scottanti rivelazioni di Ettore, si farà assai sofferto e contraddittorio.
Al suo quarto lungometraggio (il terzo di fiction), Vittorio Moroni incrocia ambientazioni (il nord-est) e temi (il lavoro operaio) dei due precedenti lavori di finzione (Tu devi essere il lupo e Le ferie di Licu) facendone un racconto di formazione nel quale si inseriscono alcune sottotrame che rimangono aperte alla fantasia dello spettatore (la bisessualità di Ettore, l'appuntamento annuale tra l'uomo e il padre di Kiko). Il tutto viene avvolto da una confezione così accurata da rasentare l'oleografia.    

sabato 3 ottobre 2015

Fino all'ultima staccata (Hitting the Apex)

anno: 2015   
regia: NEALE, MARK   
genere: documentario   
con Valentino Rossi, Jorge Lorenzo, Casey Stoner, Dani Pedrosa, Marc Marquez, Marco Simoncelli e la voce di Brad Pitt    
location: Francia, Giappone, Italia, Regno Unito, Usa
voto: 8   

Che meraviglia per il neofita che in vita sua non ha mai visto neppure una gara di Moto GP questo documentario che racconta le gesta di sei dei più grandi motociclisti degli ultimi cinque lustri: Valentino Rossi, il più grande di tutti, quello che - tra questi - ha vinto più campionati (ma Giacomo Agostini rimane ancora imbattuto) e che detiene il record di vittorie in classi differenti; Jorge Lorenzo, il nanetto spagnolo odioso ma determinatissimo, capace di risalire in sella soltanto 36 ore dopo l'operazione subita a una clavicola fratturata; l'assennato Casey Stoner, ritiratosi per tempo per non rischiare di lasciare orfana sua figlia; il taciturno e serissimo Dani Pedrosa; lo scorrettissimo Marc Marquez e lo sfortunato Marco Simoncelli, morto sulla pista nel 2011. A raccontare come fosse un thriller questa storia incredibilmente avvincente fatta di determinazione, ambizione, ossa rotte, corse a più di 300 chilometri all'ora, surplus di pubbliche relazioni, stipendi faraonici, scaramucce frequenti ed enormi interessi pubblicitari c'è la voce di Brad Pitt, calda e modulata talmente bene da costituire il valore aggiunto di questo documentario girato magnificamente e capace di raccontare l'epica della corsa su due ruote più veloce che esista con immagini trepidanti, un'interminabile serie di incidenti, gomiti che sfiorano continuamente l'asfalto e sorpassi mozzafiato.    

Sopravvissuto - The martian

anno: 2015       
regia: SCOTT, RIDLEY 
genere: fantascienza 
con Matt Damon, Jessica Chastain, Kate Mara, Jeff Daniels, Kristen Wiig, Michael Peña, Mackenzie Davis, Sean Bean, Sebastian Stan, Donald Glover, Chiwetel Ejiofor, Naomi Scott, Aksel Hennie, Donald Glover, Benedict Wong, Eddy Ko, Chen Shu, Mackenzie Davis, Nick Mohammed, Enzo Cilenti, Jonathan Aris, Gruffudd Glyn, Naomi Scott, Narantsogt Tsogtsaikhan, Charlie Gardner, Kamilla Fátyol    
location: Cina, Usa
voto: 8 

Durante una spedizione scientifica su Marte l'equipaggio comandato dalla dottoressa Lewis (Chastain) viene investito da una potentissima tempesta di sabbia e costretto a lasciare frettolosamente il pianeta. Un membro dell'equipaggio, il biologo Mark Watney (Damon), creduto morto, rimane da solo laggiù. Nonostante le enormi avversità, farà di tutto per sopravvivere abbastanza a lungo nella speranza di poter comunicare con il pianeta Terra ed essere salvato.
Dopo Alien, Blade runner e il poco convincente Prometheus, Ridley Scott torna alla fantascienza con il suo film di genere più riuscito, parente di Cast away ma con un realismo fantastico - l'ossimoro è d'obbligo - curato fin nei minimi dettagli e con diverse scene da antologia, tra cui quella - impossibile da rivelare - girata nello spazio, di una poesia così struggente da portare alla commozione e che da sola vale il prezzo del biglietto. Umoristica e carica di ottimismo, tra i coevi film di fantascienza quest'opera di sci-fi tratta dal  best-seller di Andy Weir stacca di una spanna sia Gravity che Interstellar.    

giovedì 1 ottobre 2015

Roger Waters - The Wall

anno: 2014       
regia: EVANS, SEAN * WATERS, ROGER   
genere: musicale   
con Roger Waters, Nick Mason, Liam Neeson   
location: Francia, Italia, Regno Unito, Usa
voto: 6,5   

The Wall, uno dei tanti capolavori targati Pink Floyd, fu pubblicato nel 1979, anno che segna la fine del secolo brevissimo del rock (era iniziato appena 25 anni prima, nel 1954). Da allora, l'opera che più di ogni altra (con la sola eccezione del trascurabile The final cut) fa sentire il peso della firma di Roger Waters è stata sottoposta a un innumerevole numero di lifting: edizioni rimasterizzate, il concerto a Berlino per celebrare la caduta del muro 10 anni più tardi, versioni alternative, cofanetti e live. L'ultima arrivata è questa mega produzione in cui il bassista di una delle band più famose della storia del rock - qui anche co-regista con Sean Evans - raccoglie, cucendoli nello stesso ordine con cui venivano presentati nel disco, i brani di quell'album seminale registrati dal vivo in una tournee di immane impatto visivo. Se la ricostruzione di quei concerti, nell'imponenza delle scenografie, nella perfezione d'esecuzione della musica e soprattutto nello stupefacente lavoro di video arte, è destinata a farsi ricordare come una delle espressioni maggiori del rock portato al cinema, guasta la dimensione dell'intera operazione. Waters riporta in vita i fantasmi del secondo conflitto mondiale, in occasione del quale suo padre perse la vita durante lo sbarco di Anzio, per farne materia narrativa di un pellegrinaggio sulla strada degli avi che parte dalla Francia per arrivare sulla costa tirrenica poco a sud di Roma. Per quanto girati con gusto e grande competenza visiva, questi inserti rompono la continuità della performance live, dilatando il film a due ore e un quarto di durata. Come se non bastasse, in apertura l'irlandese Liam Neeson si spertica nelle lodi dell'opera (ce n'era bisogno?) e in chiusura la chiacchierata tra due dei membri dei Pink Floyd, lo stesso Waters e il batterista Nick Mason, pur partendo da un'idea indovinata (rispondere alle domande più bizzarre arrivate via internet in occasione del lancio del film), si espande oltre i limiti del sopportabile, portando The wall a quasi tre ore di durata. Troppe.