mercoledì 11 ottobre 2017

L'inganno (The Beguiled)

anno: 2017       
regia: COPPOLA, SOFIA  
genere: drammatico  
con Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning, Emma Howard, Oona Laurence, Angourie Rice, Addison Riecke    
location: Usa
voto: 6  

Virginia, 1864. Manca un anno alla fine della guerra di secessione. Una ragazzina trova il moribondo caporale McBurney (Farrell), un soldato nordista, in mezzo al bosco. Avverte la direttrice (Kidman) del collegio femminile della confederazione alla quale appartiene, la quale decide di curare il soldato per poi lasciarlo al suo destino. Nel gineceo l'arrivo del nuovo oggetto del desiderio scatena un gioco di passioni e rivalità tra donne, portando lo scompiglio nella quiete fittizia della scuola.
Tratto dal romanzo del 1966 di Thomas Cullinan, da cui Don Siegel aveva ricavato un capolavoro come La notte brava del soldato Jonathan, con Clint Eastwood nel ruolo di protagonista, il film di Sofia Coppola richiama inevitabili confronti con la realizzazione del maestro americano. Nonostante il premio alla regia ricevuto a Cannes, il paragone è schiacciante a suo sfavore: alle atmosfere cariche di eros del film di Siegel, peraltro curatissime nelle scene madri, L'inganno risponde con un copione impaginato con indubbia eleganza, ma trafelato, algido, estetizzante, spogliato quasi completamente dal palpito che animava ogni sequenza del suo antesignano, arrivando ad essere addirittura censorio. E se nel film di Siegel il carisma e l'ambiguità del personaggio di Eastwood garantivano l'equidistanza dello spettatore dalle capacità manipolatorie di McBurney e dalla crudeltà delle collegiali, in quello della Coppola assistiamo a una parabola femminista paradossalmente carica di misoginia, tanto la bilancia drammaturgica viene spostata  sulla seduzione di una sbiaditissima figura maschile come unica strategia possibile di sopravvivenza, a fronte dei prudori di femmine disposte al massacro.    

mercoledì 4 ottobre 2017

Il contagio

anno: 2017       
regia: BOTRUGNO, MATTEO * COLUCCINI, DANIELE 
genere: drammatico 
con Vinicio Marchioni, Anna Foglietta, Maurizio Tesei, Giulia Bevilacqua, Vincenzo Salemme, Daniele Parisi, Michele Botrugno, Alessandra Costanzo, Lucianna De Falco, Carmen Giardina, Fabio Gomiero, Florian Khodeli, Nuccio Siano    
location: Italia
voto: 3

Aleggia lo spirito, sbiaditissimo, di Pasolini su questa opera seconda di un binomio registico che aveva fatto sperare benissimo dopo la magnifica prova d'esordio, Et in terra pax. Siamo ancora nella borgate romane (stavolta, sul copione, al Laurentino 38, ma nella realtà al Quarticciolo) e il tutt'altro che mascherato richiamo alla figura di PPP proviene dal romanzo omonimo di Walter Siti. È un assemblaggio di storie disgraziate, tra gente abituata all'arte di arrangiarsi e costantemente sul crinale del crimine, tra cocainomani, spacciatori e qualcuno che tenta il grande salto nella Roma bene, quella che da decenni detta legge nella città eterna, quella della criminalità organizzata, di Suburra e di Mafia Capitale. Al centro della scena ci sono Marcello (Marchioni), sposato ma disposto a concedere le sue palestratissime grazie a un scrittore omosessuale decisamente più agée (Salemme), e un suo amico (Tesei), in combutta con un boss partenopeo (Siano) che non si fa alcuno scrupolo di sfruttare i finanziamenti pubblici per gli aiuti ai rifugiati pur di rastrellare quattrini sporchi. Se sullo schermo (e sul libro) il contagio del titolo fa riferimento alla facilità con cui si diffonde il virus del crimine, in sala l'unico contagio possibile è quello dello sbadiglio: tra una fastidiosissima voce off che scandisce i passaggi più magniloquenti dello scrittore modenese e dialoghi scritti in maniera meno che pedestre, il film arranca alla ricerca di una cifra stilistica che paga dazio alla serialità televisiva di Suburra e Gomorra e che viene sottolineata con troppa enfasi da esagerati movimenti di macchina, dalla colonna sonora di Paolo Vivaldi, invadente forse in ragione del cognome tropo importante del suo autore, e da una recitazione che nemmeno per un attimo riesce a celare un irritante senso di finzione, inevitabile per un insieme di attori tutti ben al di sotto del minimo sindacale, compreso un Vincenzo Salemme dall'aria continuamente disorientata.    

sabato 30 settembre 2017

L'incredibile vita di Norman (Norman: The Moderate Rise and Tragic Fall of a New York Fixer)

anno: 2016       
regia: CEDAR, JOSEPH   
genere: grottesco   
con Richard Gere, Lior Ashkenazi, Michael Sheen, Steve Buscemi, Charlotte Gainsbourg, Dan Stevens, Hank Azaria, Harris Yulin, Josh Charles, Yehuda Almagor, Neta Riskin, Tali Sharon, Isaach de Bankolé, Dov Glickman (Doval'e Glickman), Jay Patterson, Jonathan Avigdori, Caitlin O'Connell, Andrew Polk, Jorge Pupo, Maryann Urbano, Ann Dowd, Amelie McKendry, Scott Shepherd, Yuval Boim, Davide Borella, D.C. Anderson, Hannah Yun, Miranda Bailey    
location: Israele, Usa
voto: 8,5   

Norman Oppenheimer (Gere) vive tra le strade innevate e i centri commerciali della Grande Mela, gli auricolari perennemente incolati alle orecchie, il cappotto cammello, la coppola e una borsa a tracolla. La sua grande ambizione è quella di entrare in contatto con la gente che conta. Non gli importa il potere né gli interessano i soldi. Con un misto di condiscendenza e ostinazione, si avvicina alle persone ripetendo quasi sempre la stessa frase: "Mi dica di cosa ha bisogno". Grazie a delle costosissime scarpe, riesce a entrare nell'orbita del primo ministro israeliano (Ashkenazi), ma anche sotto l'occhio vigile di un'ispettrice governativa di quel paese (Gainsbourg) che vuole capire chi sia davvero Norman.
Nonostante lo spoiler contenuto nel sottotitolo del film - La moderata ascesa e la tragica caduta di un faccendiere newyorkese - L'incredibile vita di Norman è l'esempio per antonomasia di cinema intelligente, innovativo, assai creativo sotto il profilo del linguaggio delle immagini (imperdibili gli split screen che ricreano in un'unica inquadratura ambienti radicalmente diversi). Diviso in quattro atti, il film di Joseph Cedar è il racconto favolistico di un bonario impostore ossessionato dal jet set, capace di intrecci impossibili pur di rendersi utile alle persone che contano, servito da un Richard Gere in stato di grazia.    

mercoledì 27 settembre 2017

L'equilibrio

anno: 2017       
regia: MARRA, VINCENZO 
genere: drammatico 
con Mimmo Borrelli, Roberto Del Gaudio, Giuseppe D'Ambrosio, Autilia Ranieri, Lucio Giannetti, Francesca Zazzera, Astrid Meloni, Paolo Sassanelli    
location: Italia
voto: 7 

A seguito di una crisi di vocazione e con sulle spalle un'intensa esperienza in Africa, don Giuseppe (Borrelli) chiede di essere trasferito in una diocesi dalle parti del suo paese d'origine, nel napoletano. Qui il parroco va a sostituire don Antonio (Del Gaudio), un sacerdote rudemente pragmatista, che si danna l'anima per il numero enorme di morti imputabili alle scorie presenti nella terra dei fuochi, ma che da tempo è venuto a patti con quel mondo, fatto di piccoli e grandi criminali e di una diffusissima omertà. Don Giuseppe tenterà di cambiare le cose, prendendo a cuore soprattutto il caso di una ragazzina abusata sessualmente, ma andrà incontro alla rivolta della cittadinanza.
Vincenzo Marra (Vento di terra, L'ora di punta) prosegue il suo intensissimo percorso nel cinema di impegno civile a marcata caratura verista, firmando in questa occasione la sua opera migliore. Nato da un tentativo fallito di raccontare in chiave documentaristica quegli stessi eventi, L'equilibrio ha avuto una gestazione peculiare, finendo col diventare un film di finzione che mette in campo il dilemma etico di un uomo di chiesa con una forte vocazione per il sociale, refrattario a ogni tentativo di mediazione tra i suoi ideali e la cruda realtà che gli sta intorno. Riuscitissimo sul piano narrativo e nel ritratto degli ambienti, il film pecca nella scelta di un protagonista dalla fisionomia imponente, ma assai legnoso e non sufficientemente carismatico per il ruolo che è chiamato a ricoprire e rispetto al quale l'overacting trova momenti quasi imbarazzanti, soprattutto in alcune scene madri.    

lunedì 25 settembre 2017

La fratellanza (Shot Caller)

anno: 2017       
regia: WAUGH, RIC ROMAN   
genere: gangster   
con Nikolaj Coster-Waldau, Lake Bell, Jon Bernthal, Jeffrey Donovan, Max Greenfield, Omari Hardwick, Benjamin Bratt, Evan Jones (II), Jessy Schram, Holt McCallany, Emory Cohen, Michael Landes, Juan Pablo Raba, Sarah Minnich, Chris Browning, Matt Gerald, Keith Jardine, Monique Candelaria, Mark Sivertsen, Jonathon McClendon, David House, Cru Ennis, Andrew Batchelor, Bobby Lee Osborn, Derek Dinniene, Diego Joaquin Lopez, Frankie Lester, Justin Webb    
location: Usa
voto: 6   

Un attimo di distrazione, un incidente che manda al Creatore il tuo migliore amico e perdi tutto: il lavoro da manager, la tua famiglia, gli affetti. Potresti cavartela guardando il sole a scacchi per soli 16 mesi, ma se finisci in quella scuola di avviamento al male che è il carcere può capitarti di trasformarti fisicamente e anche psicologicamente. È quanto accade a Jacob (Coster-Waldau), che - pur di sopravvivere in quella gabbia - macchia la sua fedina penale con reati ben più gravi, si fa rispettare, fiancheggia quelli che contano e dà una scalata ai vertici di una gang neonazista chiamata la fratellanza. Quando finalmente arriva il momento della libertà vigilata per buona condotta, un poliziotto cerca di incastrarlo, avendo fiutato che Jacob si trova implicato in una vicenda di traffico di armi.
Ennesimo film di ambientazione carceraria con inevitabili luoghi comuni (detenuti sodomizzati, risse, muscoli ipertrofici, bande rivali, tradimenti, razzismo) che ha come cifra principale - peraltro tutt'altro che nuova - il contrasto tra la vita prima e dopo il carcere, quella dell'uomo che transita da un'esistenza onesta e stabile a una disonesta e piena d'incertezze. Nelle due ore di durata il regista Ric Roman Waugh, che all'attivo ha Snitch - L'infiltrato, non lesina colpi bassi allo spettatore, con più di una concessione allo splatter, ma tiene costantemente alto il tasso adrenalinico del racconto, nonostante più di un buco d sceneggiatura.    

domenica 24 settembre 2017

47 metri (47 Meters Down)

anno: 2016   
regia: ROBERTS, JOHANNES   
genere: horror   
con Mandy Moore, Claire Holt, Matthew Modine, Santiago Segura, Yani Gellman, Chris J. Johnson, Axel Mansilla    
location: Messico
voto: 6,5   

Una ragazza americana sulla trentina (Moore) è stata lasciata dal fidanzato perché quest'ultimo "con lei si annoia". Allora ella pensa bene di andare con la sorella (Holt), che sommata a lei non riesce a mettere insieme la materia grigia di Flavia Vento, in vacanza in Messico. Le due decidono di provare il brivido di vedere gli squali stando immerse dentro una gabbia in mezzo al mare. La carrucola che tiene in sospensione la gabbia cede improvvisamente e le due finiscono sul fondale, circondate dai predatori molto affamati e avendo poco ossigeno nelle bombole. Riusciranno a salvarsi?
Con pochissimi elementi e qualche effetto speciale, il regista Johannes Roberts riesce a confezionare un thriller orrorifico ad altissimo tasso di suspense, avendo l'accortezza di far recitare per gran parte del film le due attricette di stampo bovino con una maschera in faccia e tenendo elevata la tensione per l'intera ora e mezza di durata. Come sempre in questi casi, qualche elemento implausibile e alcuni svolazzamenti onirici tolgono credibilità a un lavoro che altrimenti, nel suo genere, non può che dirsi riuscito.    

sabato 23 settembre 2017

Pino Daniele - Il tempo resterà

anno: 2017   
regia: VERDELLI, GIORGIO
genere: documentario
con Pino Daniele, Claudio Amendola, Joe Amoruso, Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo, Renzo Arbore, Stefano Bollani, Ezio Bosso, Lorenzo Jovanotti Cherubini, Eric Clapton, Clementino, Roberto Colella, Gaetano Daniele, Enzo Decaro, Maurizio De Giovanni, Francesco De Gregori, Giorgia, Enzo Gragnaniello, Peppe Lanzetta, Maldestro, Fiorella Mannoia, Al di Meola, Phil Manzanera, Pat Metheny, Eros Ramazzotti, Massimo Ranieri, Ron, Vasco Rossi, Sandro Ruotolo, Giuliano Sangiorgi, Daniele Sanzone, Lina Sastri, Alessandro Siani, Corrado Sfogli, Massimo Troisi, Fausta Vetere    
location: Italia
voto: 3

Prendete a caso una canzone di Pino Daniele su YouTube o su Spotify (che so, un gioiello tipo Napul'è, A me me piace 'o blues, Quanno chiove, Yes I know my way, Je so' pazzo, Quando), ascoltatela e poi lasciatevi guidare automaticamente dall'algoritmo del sito che vi proporrà in sequenza una serie di brani: ne otterrete certamente maggiore beneficio rispetto alla visione di questo documentario girato a breve distanza dalla morte, avvenuta nel gennaio del 2015, di uno dei cantautori più significativi e innovativi dell'ultimo quarantennio. Il film di Giorgio Verdelli propone infatti un assemblaggio totalmente scriteriato di materiali, senza seguire una pista tematica né cronologica, affidandosi a intermezzi fuori luogo (il rap con dedica a Pino Daniele di Clementino è patetico, ma anche le incursioni di Enzo Decaro non sono da meno), alla rappresentazione più corriva della napoletanità e a una serie di riprese a caso sulla città di Napoli, realizzate da un'automobile in movimento. Tolta la bellezza delle canzoni dalle tante contaminazioni in dialetto e in lingua inglese composte e suonate dal grande musicista (che peraltro vanta collaborazioni di enorme calibro, da Pat Metheny a Eric Clapton) e qualche chicca presa dalla vita privata, il doc non aggiunge assolutamente nulla sul personaggio, né si arrischia sulla strada dell'agiografia. La pochezza delle molte testimonianze di chi lo ha conosciuto o ha lavorato con lui non è da meno, fatta eccezione per quella di Ezio Bosso sull'uso del contrappunto. Dopo quelli su De André, Jannacci, Guccini, De Gregori, Giovanni Lindo Ferretti e Vasco Rossi, Il tempo resterà è l'ennesimo passo falso compiuto dai nostri documentaristi per raccontare i grandi della canzone italiana.    

venerdì 22 settembre 2017

Glory - Non c'è tempo per gli onesti (Slava)

anno: 2016       
regia: GROZEVA, KRISTINA * VALCHANOV, PETAR   
genere: drammatico   
con Stefan Denolyubov, Margita Gosheva, Ana Bratoeva, Nadejda Bratoeva, Nikola Dodov, Stanislav Ganchev, Mira Iskarova    
location: Bulgaria
voto: 7   

Tzanko (Denolyubov), un ferroviere bulgaro, balbuziente e decisamente male in arnese, trova casualmente sulle rotaie una grandissima quantità di denaro, fuoriuscita da chissà dove. Senza neppure esitare, ne informa le autorità. Per questo gesto di encomiabile onestà viene ricompensato pubblicamente dal ministro dei trasporti, che gli regala un orologio. Per infilarlo al polso, Tzanko è costretto a dare in affidamento momentaneamente il suo Glory (la marca che è anche il titolo del film), un ricordo del padre con tanto di dedica incisa, a una giornalista rampante (Gosheva), arrogante, una iena insopportabile e isterica che sta seguendo una procedura per la fecondazione assistita (una sottotrama un po' troppo sottolineata). Il ferroviere vorrebbe soltanto riavere indietro il suo orologio e invece si trova invischiato, suo malgrado, in una vicenda kafkiana che lo porterà alla prigione per avere denunciato pubblicamente il silenzio del ministro dei trasporti sui continui furti di nafta che si verificano nelle ferrovie di stato.
Apologo amarissimo, sconsolato e senza happy end sull'impossibilità non solo di essere deboli, diversi, male attrezzati, ma persino normali, onesti, limpidi. La regia riesce a far sentire tutta la puzza di zolfo lasciata dai regimi comunisti, come se il giornalismo fosse ancora un'estensione della Pravda e il Moloch del potere costituito dalla caduta del muro di Berlino a oggi non fosse arretrato di un solo millimetro, a tutto svantaggio degli ultimi. Un esempio di cinema civile come potrebbero farne Loach o i Dardenne, che pecca soltanto nel tratteggio eccessivamente manicheo dei personaggi e nel proporre un proprio teorema senza lasciare aperto alcuno spiraglio per soluzioni narrative un po' più spiazzanti.    

mercoledì 20 settembre 2017

Barry Seal - Una storia americana (American Made)

anno: 2017       
regia: LIMAN, DOUG  
genere: thriller  
con Tom Cruise, Domhnall Gleeson, Sarah Wright, E. Roger Mitchell, Jesse Plemons, Lola Kirke, Alejandro Edda, Benito Martinez, Mauricio Mejia, Caleb Landry Jones, Jayma Mays, Jayson Warner Smith, Emilio Sierra, Jed Rees, Connor Trinneer, April Billingsley, Mike Pniewski, William Mark McCullough, Justice Leak, Robert Pralgo, Morgan Hinkleman, Kevin L. Johnson, Robert Farrior, Alpha Trivette, Alberto Ospino, Daniel Lugo, Tony Guerrero, Alex Quarles, Chloe Swan Sparwath    
location: Colombia, Honduras, Nicaragua, Usa
voto: 7,5  

Stanco della routine dei voli di linea, Barry Seal (Cruise), fenomenale pilota della TWA, decide di lasciare la compagnia per "servire il Paese" in cambio di palate di verdoni, andando a scattare fotografie aeree negli stati sudamericani che appoggiavano il comunismo (siamo negli anni '70): Honduras, San Salvador, Nicaragua. Il "gringo che non sbaglia un colpo" finisce però presto assoldato anche dai narcotrafficanti del cartello di Medellin, tra i quali Pablo Escobar. Costretto a trasferirsi con la famiglia in Arkansas, Seal rastrellò quattrini a palate (in senso letterale), finendo col mettersi in un giro più grande di lui, tra traffico di droga, Dea, Cia e riciclaggio di denaro sporco.
Doug Liman - già regista di un thriller di buona fattura come The Bourne identity - porta sul grande schermo la storia vera di Barry Seal, trascurando quasi completamente sia la fisionomia del personaggio (andatevi a vedere le foto in rete e troverete un ciccione senza alcun appeal, ben diverso da Tom Cruise) che il lato oscuro dello stesso, che qui lascia tutto lo spazio alle spavalderie di Tom Cruise, acrobatico, sempre sorridente e realmente alla guida dei velivoli. Dalla sua c'è pero tutto il resto: un ritmo mozzafiato innestato su un racconto picaresco, un'invidiabile capacità di raccontare vicende complesse (dal coinvolgimento di Reagan allo scandalo Iran-Contras), un montaggio ricchissimo d'inventiva e, soprattutto, una vena ironica insolita per film di questo genere.    

domenica 17 settembre 2017

W.

anno: 2009   
regia: STONE, OLIVER  
genere: biografico  
con Josh Brolin, Elizabeth Banks, James Cromwell, Ioan Gruffudd, Ellen Burstyn, Jeffrey Wright, Toby Jones, Thandie Newton, Scott Glenn, Richard Dreyfuss, Rob Corddry, Noah Wyle, Jesse Bradford, Jason Ritter, Sayed Badreya, Allan Kolman, Charles Fathy, Madison Mason, Jennifer Sipes, Paul Rae, Jonathan Breck, Michael Gaston, Dennis Boutsikaris    
location: Usa
voto: 6,5  

W. sta per Walker. Un'abbreviazione del secondo nome battesimale, un'inezia per distinguerlo da suo padre che pure quella W la portava comunque nel nome. George W. Bush è stato il quarantatreesimo presidente degli Stati Uniti d'America, paese che ha guidato con conseguenze mondiali devastanti tra il 2001 e il 2009. Rampollo di una famiglia di finanzieri, petrolieri, affaristi, una vera e propria dinastia (come racconta il documentatissimo best seller di Kevin Phillips, Una dinastia americana), Bush è stato uno dei presidenti americani più perniciosi e folli della storia di quel paese, l'emblema dell'inettitudine. Avvezzo all'alcol, sottaniere, scarso negli studi, ignorante (nel raccontarne gli anni della gioventù, il film ne sottolinea, persino nella traduzione in italiano, le continue incertezze grammaticali), fondamentalista cristiano, perennemente nel cono d'ombra del padre (Cromwell), eppure ambiziosissimo, Bush è stato il presidente che ha voluto una guerra in Iraq come un capriccio. È a lui che l'umanità deve la barzelletta delle armi di distruzione di massa possedute da Saddam Hussein e mai trovate, con tutte le conseguenze che quella guerra ha comportato in termini di destabilizzazione in Medio Oriente, diffusione del terrorismo, radicalizzazione dell'Islam. Con la sfrontatezza che gli è consueta, Oliver Stone ne racconta la vicenda umana e soprattutto politica, affidandosi a un Josh Brolin che, nonostante la somiglianza, conferisce al suo personaggio un eccesso di nerbo. Pochissimo o per niente preoccupato dell'aspetto artistico, Stone ci propone ancora una volta il suo cinema rozzo e istintivo, tutto di pancia ma comunque sempre pronto a proporsi come voce critica della storia americana (Platoon, Wall street, Talk radio, Nato il 4 Luglio, JFK - Un caso ancora aperto, Gli intrighi del potere - Nixon, World trade center), riuscendo tuttavia a tratteggiare in maniera assai efficace il ritratto di un uomo dalle sembianze scimmiesche, interessato al profitto e al petrolio, spudoratamente indisponente con i suoi collaboratori: Condoleezza Rice (Norton), Colin Powell (Wright), Donald Rumsfeld (Glenn), lo spietato Dick Cheney (Dreyfuss). Un biopic da vedere a prescindere dall'aspetto squisitamente cinematografico, per capire come quest'uomo - in carica l'11 settembre 2001 in occasione dell'attacco alle Torri Gemelle (episodio che rimane sempre sullo sfondo del film) - sia stato capace, con la sua guerra preventiva, di porre le basi per un nuovo, terribile, disordine mondiale.

sabato 16 settembre 2017

I figli della notte

anno: 2016       
regia: DE SICA, ANDREA
genere: drammatico 
con Vincenzo Crea, Ludovico Succio, Fabrizio Rongione, Yuliia Sobol, Luigi Bignone, Pietro Monfreda, Michael Bernhard Plattner, Dario Cantarelli   
location: Italia
voto: 4,5 

In un collegio dell'Alto Adige nato per "allevare la futura classe dirigente", che sembra l'Overlook Hotel di Shining, Giulio (Crea) conosce Edoardo (Succio), una specie di Lucignolo avverso a quell'istituzione totale più di ogni altro studente. Tra i due nasce un'amicizia che li porterà a scoprire mondi oscuri e inesplorati e a mettersi contro l'educatore-sorvegliante (Fabrizio Rongione, attore-feticcio dei fratelli Dardenne) che vigila continuamente su di loro.
Al suo esordio dietro la macchina da presa Andrea De Sica dimentica completamente la lezione di nonno Vittorio, peccando soprattutto nell'imbarazzante direzione degli attori. Dal suo script pretenzioso escono personaggi che, più che figli della notte, sembrano figli di papà o di buona donna, tutti indistintamente odiosi, messi a corredo di una trama implausibile sul tema dell'iniziazione al male con venature horror (echi del cinema di Dario Argento) e di una cornice gotica che cerca di esibire con magniloquenza tratti autoriali, riuscendoci soltanto in alcuni momenti e rimanendo lontanissimo da film di ambientazione simile come Another country, Arrivederci ragazzi o Il nodo alla cravatta.    

venerdì 15 settembre 2017

Baby Driver - Il genio della fuga

anno: 2017       
regia: WRIGHT, EDGAR  
genere: gangster  
con Ansel Elgort, Jon Bernthal, Jamie Foxx, Kevin Spacey, Jon Hamm, Eiza Gonzalez, Micah Howard, Lily James, Morgan Brown, Sky Ferreira, Ben VanderMey, Wilbur Fitzgerald, Flea, R. Marcos Taylor, Jeff Chase    
location: Usa
voto: 6,5  

Baby (Elgort) è poco più di un ragazzino, ha perso i genitori in un incidente d'auto, ha gli auricolari perennemente incollati alle orecchie ed è un asso del volante, costretto a lavorare per un boss che lo tiene sotto scacco (Spacey). Quando Baby, che si è innamorato della cameriera di una tavola calda (James), decide di smettere con l'attività criminale, arriva il momento di una rapina che va storta. Sarà costretto a modificare radicalmente i suoi programmi.
Con più di qualche debito nei confronti di Driver l'imprendibile, il film girato quarant'anni prima da Walter Hill, Baby driver ha una partenza al fulmicotone, mostrando i muscoli della regia con un montaggio serratissimo, un inseguimento mozzafiato e un pianosequenza da antologia. Partito come una commedia nera, il film di Edgar Wright vira su un registro rosa lasciando parecchie questioni irrisolte lungo il percorso (perché Baby ha un debito con il boss? Perché la scelta di un sordomuto come patrigno?), configurandosi come un discreto e divertente film di genere a uso e consumo soprattutto dei millennials (ne andranno pazzi) e con un valore aggiunto nel modo in cui riesce a incastonare la ricchissima colonna sonora all'interno delle immagini.   

giovedì 14 settembre 2017

L'ordine delle cose

anno: 2017       
regia: SEGRE, ANDREA  
genere: drammatico  
con Paolo Pierobon, Giuseppe Battiston, Valentina Carnelutti, Olivier Rabourdin, Fabrizio Ferracane, Yusra Warsama, Roberto Citran, Fausto Russo Alesi, Hossein Taheri    
location: Italia, Libia
voto: 7,5 

Gli italiani non ne possono più di sentir parlare di sbarchi sulle coste siciliane, di clandestini, di un'Europa distratta. Così il sottosegretario del Ministero degli Esteri (Russo Alesi) decide di inviare in Libia Corrado Rinaldi (Pierobon) - un superpoliziotto padovano solerte, preciso, affidabile e di poche parole - con il compito di trattare con il governo libico affinché quest'ultimo provveda sia a fermare le navi in rotta verso l'Italia che a sistemare la condizione dei profughi in quegli hot spot che dovrebbero essere dei centri di accoglienza ma che sono autentici lager. Rinaldi si troverà davanti a un dilemma etico: salvare la vita di una profuga (Warsama) con cui è entrato casualmente in più stretto contatto o assicurarsi che tutto abbia un proprio ordine secondo direttiva?
Andrea Segre si conferma regista sobrio e talentuoso, un autentico specialista sul tema dell'immigrazione che, dopo i due precedenti film di finzione (Io sono Li e La prima neve), viene affrontato da una prospettiva inedita nel nostro cinema. Ed è qui che Segre compie il suo capolavoro: riuscire a raccontare senza fronzoli, né didascalismi, la complessità del sistema che dovrebbe gestire il dramma dei profughi, tra loschi interessi del governo libico, soldi tintinnanti elargiti non sempre in maniera avveduta dall'Unione Europea, gestione dei cosiddetti centri di accoglienza e sedazione dell'opinione pubblica. Arriva così a realizzare un'opera importante e necessaria, grazie a un'ottima scelta di cast (Pierobon è perfettamente in parte), a un ritmo controllato ma tutt'altro che sonnolento e a una declinazione delle diverse situazioni che non scivola mai nella caricatura né tanto meno nel giudizio affrettato.    

mercoledì 13 settembre 2017

The Teacher (Ucitelka)

anno: 2016       
regia: HREBEJK, JAN   
genere: commedia   
con Zuzana Mauréry, Csongor Kassai, Peter Bebjak, Martin Havelka, Ondrej Malý, Éva Bandor, Zuzana Konecná, Richard Labuda, Oliver Oswald, Ina Gogalova, Monika Certezni, Alexandra Strelková, Judita Hansman, Ela Lehotská, Jozef Domonkos, Ladislav Hrusovsky, Tamara Fischer    
location: Slovacchia, Repubblica Ceca
voto: 7   

È il 1982. A Bratislava, nella Cecoslovacchia ancora assoggettata al blocco sovietico, sta iniziando l'anno scolastico. La professoressa Drazdechová (Mauréry), funzionario del partito comunista, conosce efficacissime scorciatoie per costruirsi quello che i sociologi chiamano "capitale sociale": tiene i suoi alunni sotto scacco col potere dei voti per ottenere favori di vario genere dai loro genitori. Una ragazzina non regge all'abuso di potere, tenta il suicidio sicché i genitori dei suoi compagni di classe si riuniscono per decidere se denunciare o meno i metodi poco ortodossi dell'insegnante.
Tratto da una storia vera, The teacher getta l'occhio su ciò che accedeva oltre la Cortina di Ferro durante gli anni del comunismo, ricorrendo a un espediente narrativo che richiama quello de La parola ai giurati, aggiungendovi una buona dose di ironia e acrimonia. Il montaggio a puzzle enfatizza la tensione del racconto, mentre l'overacting di gran parte del cast conferisce al film un registro vagamente teatrale.    

martedì 12 settembre 2017

Neve nera (Neve negra)

anno: 2017   
regia: HODARA, MARTIN
genere: giallo
con Ricardo Darín, Laia Costa, Leonardo Sbaraglia, Dolores Fonzi, Liah O'Prey, Federico Luppi, Andrés Herrera, Mikel Iglesias    
location: Argentina
voto: 3

Doppio delitto senza castigo in Patagonia. Qui vive Salvador (Darin),  cacciatore misantropo e dai modi bruschi, che dopo anni - alla morte del padre - viene raggiunto dal fratello minore (Sbaraglia) e dalla giovane moglie di quest'ultimo (Costa) perché qualcuno è disposto a sborsare un mucchio di quattrini per poter acquistare la casa avita dove risiede l'uomo. Mentre il fratello minore tenta di convicerlo circa le opportunità della vendita, tra i due fratelli emergono antichi dissapori e un terribile segreto custodito per anni.
Giallo sbiaditissimo, forzato e senza alcun ritmo, imperniato su un espediente narrativo straabusato (Segreti di famiglia, Le tre scimmie, Falchi, giusto per citare a caso) che va letargicamente a parare su una brutta vicenda di incesto, rispetto alla quale la diabolica coppia ne esce con un ritratto degno di Olindo Romano e Rosa Bazzi. L'ambientazione notturna in un paesaggio invernale, un paio di improvvisi colpi di scena e soprattutto la presenza di quello straordinario attore che è Ricardo Darin non servono a risollevare un film che pochissimi esercenti hanno avuto la sfrontatezza di far circolare nelle sale italiane.    

domenica 10 settembre 2017

Lone Survivor

anno: 2013   
regia: BERG, PETER  
genere: guerra  
con Mark Wahlberg, Taylor Kitsch, Emile Hirsch, Ben Foster, Eric Bana, Ali Suliman, Alexander Ludwig, Yousuf Azami, Sammy Sheik, Zabiullah Mirzai, John Hocker, Paul Craig, Rich Ting, Josh Berry, Dan Bilzerian, Robert Loerke, Jerry Ferrara, Johnny Bautista, Kurt Carlson, Daniel Fulcoly, Michael P. Herrmann    
location: Afghanistan, Usa
voto: 7,5  

Nel 2005 una squadra composta da quattro militari americani dei Seals, le forze speciali della Marina, si apposta sulle montagne del territorio afgano per uccidere un capo dei talebani. Qualcosa va storto e i quattro si trovano da soli a dover fronteggiare orde di talebani equipaggiati di tutto punto con fucili, esplosivi e altre armi. Come suggerisce il titolo, soltanto uno - Marcus Lutrell (Wahlberg) - sopravvivrà, per poi raccontare quella tragica avventura in un libro autobiografico sul quale poggia il film stesso.
Primo dei tre film girati dalla coppia Peter Berg / Mark Wahlberg, Lone survivor mette sul banco i suoi propositi muscolari fin dalle primissime battute, con un montaggio serrato e riuscitissimo che è uno dei valori aggiunti di quest'opera che racconta la cosiddetta operazione Red Wings. Risparmiandoci la retorica sul patriottismo, la regia riesce a raccontare un pezzo della recente storia americana impegnata in Afghanistan alla ricerca dei compagni di merende di Bin Laden, zoomando sul pieno dell'azione bellica e mostrando anche la faccia più umana del popolo afgano.    

sabato 9 settembre 2017

Mine

anno: 2016       
GUAGLIONE, FABIO * RESINARO, FABIO
regia: guerra
con Armie Hammer, Annabelle Wallis, Tom Cullen, Clint Dyer, Geoff Bell, Juliet Aubrey    
location: Italia, Spagna, Usa
voto: 4,5

In una regione desertica e imprecisata dell'Asia due militari americani stanno conducendo un'operazione mirata a catturare un pericoloso capo talebano. Uno dei due (Cullen) salta su una mina e muore poco dopo. L'altro (Hammer) si ritrova con un piede su una mina nascosta sotto la sabbia ed è pertanto costretto a rimanere immobile. Dovrà attendere un tempo indefinito per poter sperare nei soccorsi. Nel frattempo, l'arsura, la mancanza di acqua e cibo e gli attacchi notturni di belve feroci metteranno a durissima prova la sua sopravvivenza.
Fabio & Fabio (come si presentano nei credits i due registi Guaglione e Resinaro) tentano una via diversa al cinema bellico targato Italia a partire dal casting, tutto americano, e dallo script, che strizza smaccatamente l'occhiolino al cinema a stelle e strisce. Operazione encomiabile sulla carta, se non fosse che l'intero film si impernia sulla performance di un attore dallo scarsissimo carisma, calato in una condizione analoga a quella vista in film come Buried (guarda caso, il produttore, Peter Safran, è lo stesso), Duello nel Pacifico, L'aquila solitaria, Cast away, 127 ore, Locke, The Martian, Vita di Pi e altri ancora. Per di più, la metafora del passo falso che fa da sfondo a gran parte del film è a dir poco elementare sicché Mine si risolve soltanto come un'acrobatica prova di montaggio, un virtuosismo che non lascia granché al di là dell'aspetto tecnico.    

venerdì 8 settembre 2017

Il colore nascosto delle cose

anno: 2017       
regia: SOLDINI, SILVIO  
genere: sentimentale
con Valeria Golino, Adriano Giannini, Arianna Scommegna, Laura Adriani, Anna Ferzetti, Andrea Pennacchi, Beniamino Marcone, Mattia Sbragia, Valentina Carnelutti, Roberto De Francesco, Giuseppe Cederna, Rossana Mortara, Italo Amerighi, Angela Ciaburri, Alessandro Minati, Giorgia Ciotola, Laura Nardi, Maria Cristina Mastrangeli, Lorenzo Terenzi, Irene Vannelli, Vito Mancusi, Rita de Donato, Aglaia Mora, Pierpaolo Tesoro, Habubur Rahaman, Alice Ferranti, Giuseppe Vaccaro, Marco Corazza, Alfonso Somma, Marco Nobili, Massimo De Santis, Simona Senzacqua, Marco Frezza, Tommaso Petralia, Valerio Petralia    
location: Italia
voto: 7  

Teo (Giannini) è un pubblicitario romano con inestirpabile tendenza alla bugia compulsiva. Eterno Peter Pan, è in procinto di andare a convivere con Greta (Ferzetti), ma nel frattempo ha un'amante sposata (Carnelutti) e si invaghisce di Emma (Golino) dopo esserne stato sedotto dalla voce ascoltata durante "Dialogo al buio", un'esperienza che avvicina le persone cosiddette normali al mondo percettivo dei ciechi. Già, perché Emma, un' osteopata, ha perso la vista a 17 anni ed è cieca ma piena di vita. Tra i due inizia una relazione inevitabilmente complicata.
A cinque anni di distanza da Il comandante e la cicogna e dopo ben tre documentari (di cui uno, Per altri occhi, affrontava già il tema della cecità), Soldini torna al film di finzione. Lo fa mettendo in scena - con una variazione continua di formati - una vicenda intimista e delicata, sulla scorta di Cosa voglio di più, tra due personaggi che non potrebbero essere più lontani. Con lui, a vent'anni esatti da Le acrobate, ci sono una straordinaria Valeria Golino (che qui recita con lenti opacizzate per calcare il verismo del personaggio) e un credibilissimo, per quanto calato nel ruolo di bugiardo incallito, Adriano Giannini. Al film non mancano né ritmo né tensione narrativa, ma qualche didascalismo di troppo a sottolineare l'origine psicologica del carattere di Teo controbilancia in negativo l'idea diffusa del rapporto tra apparenza e realtà, rinvenibile tanto nell'azione di un robottino per la pulizia domestica quanto negli occhi di una madre che segretamente scruta i movimenti della figlia (Adriani).    

mercoledì 6 settembre 2017

A Ciambra

anno: 2017       
regia: CARPIGNANO, JONATHAN   
genere: drammatico   
con Pio Amato, Koudous Seihon, Iolanda Amato, Damiano Amato, Cosimo Amato, Cosimino Amato, Francesco Papasergio    
location: Italia
voto: 7   

Pio (Amato) è un quindicenne eclettico: non si limita al furto e al borseggio nelle stazioni ferroviarie, ma è anche uno specialista delle ruberie di rame, di quelle di oggetti tecnologici e nella ricettazione. Fuma compulsivamente e guida automobili e motorini (rigorosamente senza casco). E lo fa per sbarcare il lunario, giacché suo padre e suo fratello maggiore, sui quali poggerebbe l'economia della numerosissima famiglia, fanno il pendolo con il carcere. Pio fa parte de A cambria, la comunità rom di origine albanese di stanza in Calabria. Questi zingari chiamano "marocchino" qualunque africano (e Pio ha un amico nero - interpretato da Koudous Seihon - che è più che un secondo padre) e "italiani" tutti gli altri, vivono di espedienti e in un'allerta continua. In un ritratto iperrealista che, stando alle note di regia, nasce comunque da un copione scritto - sebbene tutti i personaggi recitino loro stessi, quasi sempre lasciando inalterati persino i nomi -, l'oriundo americano Jonathan Carpignano firma un romanzo di formazione spiazzante, di assoluto verismo, sotto l'egida nientemeno che di Martin Scorsese, qui nelle vesti di produttore esecutivo. E lo fa senza mai giudicare i suoi personaggi, bensì lasciando che sia l'azione a parlare, raccontando una realtà fatta di una lingua quasi incomprensibile (una pidginizzazione del calabrese), di espedienti continui, di guerra tra poveri, di analfabetismo e di un'impressionante promiscuità. Cinema coraggioso, antinarrativo, ad altissimo tasso di interesse sociologico, uno spaccato che si colloca su un terreno liminare, in quello spazio che sta tra finzione e cinema-verità.    

domenica 3 settembre 2017

Land Of Mine - Sotto La Sabbia (Under Sandet)

anno: 2015   
regia: ZANDVLIET, MARTIN   
genere: guerra   
con Roland Møller, Mikkel Boe Følsgaard, Louis Hofmann, Joel Basman, Emil Buschow, Oskar Buschow, Laura Bro, Oskar Bökelmann, Emil Belton, Oskar Belton, Leon Seidel, Karl-Alexander Seidel, Maximilian Beck, August Carter, Tim Bülow, Alexander Rasch, Julius Kochinke    
location: Danimarca, Germania
voto: 8   

Nel 1945, immediatamente dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il territorio danese doveva essere bonificato dall'enorme quantità di mine antiuomo che i tedeschi avevano seppellito sotto la sabbia lungo tutta la costa, prefigurando un attacco alleato da quella parte. Quattordici soldati tedeschi prigionieri, tutti giovanissimi, vennero utilizzati a questo scopo, sotto le direttive di un sergente (Møller) che, dall'iniziale piglio severissimo, passò gradualmente a un ruolo quasi paterno. Soltanto quattro di loro riuscirono a salvarsi.
Tratto da una storia vera che mette in scena un capitolo infame e poco conosciuto del secondo conflitto Mondiale, il film del danese Martin Zandvliet è una magnifica pagina di cinema antimilitarista, girata con una fotografia superba in territori mozzafiato, carica di suspense e di colpi di scena. Film ad altissimo valore pedagogico e dal messaggio inequivocabile: di fronte agli orrori della guerra qualunque differenza di nazionalità o etnia si svuota completamente di significato e si può finire persino per provare compassione per questi imberbi soldatini nazisti che davanti a un'esplosione chiamano la mamma e sognano salsicce.
Candidato all'Oscar 2017 come miglior film straniero.    

sabato 2 settembre 2017

Dunkirk

anno: 2017     
regia: NOLAN, CHRISTOPHER
genere: guerra
con Fionn Whitehead, Tom Glynn-Carney, Jack Lowden, Harry Styles, Aneurin Barnard, James D'Arcy, Barry Keoghan, Kenneth Branagh, Cillian Murphy, Mark Rylance, Tom Hardy   
location: Francia, Regno Unito
voto: 9

 "Cosa vede?", domanda un gallonato militare della Marina Militare britannica al generale (Branagh) che sta scrutando l'orizzonte. "La patria", è la risposta di quest'ultimo. È in questo scambio che si condensa il decimo, sontuoso film di Christopher Nolan. Siamo a Dunquerque (inglesizzato in Dunkirk per l'occasione), nell'estremo nord della Francia. È il 1940 e gli eserciti inglese e francese stanno per capitolare, messi all'angolo dai feroci attacchi degli Stukas tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma "la patria" in arrivo, avvistata dal generale, altro non sono che le imbarcazioni private di migliaia di cittadini britannici, salpati dalle coste di Dover e dintorni per andare a salvare quei ragazzi che stanno combattendo una guerra assurda fuori dai confini nazionali. Tra inglesi e francesi, ne salveranno più di 300mila.
Nolan, che ha anche scritto il copione, si conferma uno dei maggiori talenti cinematografici al mondo. Con Dunkirk firma il suo primo film di guerra, sviluppandolo secondo tre spunti narrativi e temporali a cui corrispondono altrettanti personaggi. Una settimana a terra, vista con gli occhi di un giovanissimo barelliere britannico (Whitehead); un giorno per mare, in un'avventura che sembrava impossibile a bordo di uno yacht guidato da un uomo anziano (Rylance) con molti sensi di colpa rispetto a chi sta combattendo in nome del Regno Unito e, infine, un'ora in cielo, a bordo di uno Spitfire guidato da un Tom Hardy che per quasi tutto il film recita soltanto con gli occhi - la maschera da aviatore perennemente incollata davanti alla bocca - proprio come gli era capitato ne Il cavaliere oscuro, chiuso nell'abitacolo dell'areo da combattimento, in analogia con lo spazio ridottissimo che aveva in Locke.
Pochissime parole, moltissima azione, la musica imprescindibile e rumoristica di Hnas Zimmer, la tensione costante, i grandiosi movimenti di macchina in campo lunghissimo alternate a scene claustrofobiche all'interno delle imbarcazioni fanno precipitare lo spettatore nel pieno del caos della guerra, come era riuscito a fare finora soltanto Salvate il soldato Ryan, ma protraendo l'impatto sensoriale per l'intero film. Un'esperienza immersiva totalizzante con la quale, ancora una volta (come in Memento, Inception e Interstellar), Nolan torna a decostruire spazio e tempo, fino a fare di Dunkirk uno dei film bellici destinati a rimanere - con Stalag 17, Orizzonti di gloria, Apocalypse now, Full metal jacket, The hurt locker e American sniper - per sempre nella storia del cinema.   

venerdì 1 settembre 2017

L'ora legale

anno: 2017       
regia: FICARRA, SALVATORE * PICONE, VALENTINO  
genere: commedia  
con Valentino Picone, Salvo Ficarra, Valentino Picone, Leo Gullotta, Vincenzo Amato, Tony Sperandeo, Sergio Friscia, Antonio Catania, Eleonora De Luca, Ersilia Lombardo, Alessia D'Anna, Francesco Benigno, Alessandro Roja, Ersilia Bonanno, Marcello Mordino, Paride Benassai, Gaetano Bruno, Edoardo De Angelis    
location: Italia
voto: 2  

Nell'immaginario paese siciliano di Pietrammare (ma in realtà il film è stato girato tra Termini imerese e Palermo) alla vigilia delle elezioni si respira aria di cambiamento. Sono in molti a voler accantonare il sindaco uscente (Sperandeo), che ha costantemente caratterizzato il proprio mandato sulla base dell'affarismo e degli interessi personali, per dare i voti a un professore candidato con una lista civica (Vincenzo Amato: inguardabile e inascoltabile), che promette un cambio di rotta nella direzione della legalità. Tra questi, i due cognati del futuro sindaco (Ficarra e Picone), decisamente scettico l'uno e fortemente motivato l'altro. Quando però i propositi del neosindaco si concretizzano e la cittadinanza si vede sottratta la propria quota di interesse personale, saranno i suoi stessi sostenitori a metterlo nelle condizioni di doversi dimettere.
Siamo dalle parti della commedia populista più becera, scritta a uso e consumo di un pubblico abboccone disposto a ridere per niente. Come in Qualunquemente, ci ritroviamo di fronte al grado zero della scrittura cinematografica, dove tutto è cliché, banalità, gag risibili che non fanno ridere, il tutto condito con un ritmo incespicante, i tempi della battuta che non ci sono e una recitazione che genera imbarazzo.    

mercoledì 30 agosto 2017

Gli amori folli (Les Herbes Folles)

anno: 2010       
regia: RESNAIS, ALAIN 
genere: grottesco 
con Sabine Azéma, André Dussollier, Anne Consigny, Emmanuelle Devos, Mathieu Amalric, Michel Vuillermoz, Edouard Baer, Annie Cordy, Sara Forestier, Nicolas Duvauchelle, Vladimir Consigny, Dominique Rozan, Jean-Noël Brouté, Elric Covarel Garcia, Valéry Schatz, Stefan Godin, Grégory Perrin, Roger Pierre, Paul Crauchet, Jean-Michel Ribes, Nathalie Kanoui, Adeline Ishiomin, Lisbeth Mornet-Arazi, Françoise Gillard, Magaly Godenaire, Rosine Cadoret, Vincent Rivard, Dorothée Blanck, Antonin Minéo, Emilie Jeauffroy, Patrick Mimoun, Isabelle Des Courtils, Candice Charles    
location: Francia
voto: 3 

Un portafoglio rubato è all'origine della improvvisata e folle liason tra un sessantenne padre di famiglia (Dussollier) e una dentista dalle idee confuse (Azema, qui con una abbondante capigliatura rosso elettrico, moglie del regista). Lui la corteggia telefonicamente, la pedina fino a casa, le fora le ruote dell'automobile pur di poterla trattenere a sé, ma al momento di coronare il suo futile sogno la respinge.
Alla veneranda età di 87 anni, Alain Resnais licenzia una commedia leggerissima, tutta giocata sul filo dell'assurdo, con trovate registiche retrò e una levità più degna dei film di Rohmer che di opere come La mia notte con Maud. Esilissimo fino all'impalpabilità, con trovate tanto frivole quanto gratuite, personaggi fittizi e incastri improbabili che vorrebbero sottolineare l'egoismo dell'animo umano, Gli amori folli è ulteriormente appesantito da una continua e fastidiosa voce fuori campo.    

venerdì 25 agosto 2017

La grande partita (Pawn sacrifice)

anno: 2014   
regia: ZWICK, EDWARD
genere: biografico
con Tobey Maguire, Liev Schreiber, Peter Sarsgaard, Michael Stuhlbarg, Sophie Nélisse, Robin Weigert, Lily Rabe, Evelyne Brochu, Seamus Davey-Fitzpatrick, Andreas Apergis, Aiden Lovekamp, Conrad Pla, Katie Nolan, Brett Watson, John Maclaren, Alexandre Gorchkov, Vitali Makarov, Raphael Grosz-Harvey, Shawn Campbell
location: Islanda, Usa
voto: 7

La grande partita del titolo è quella che si giocò tra il campione del mondo di scacchi Boris Spassky (Schreiber) e lo sfidante americano Bobby Fischer (Maguire), asso tanto precoce quanto folle e imprevedibile. La partita fu anche, se non soprattutto, una metafora della guerra fredda, al punto che, davanti ai ripetuti capricci di Fischer in quel di Reykjavík, città che ospitò la partita, dovette mobilitarsi niente meno che il segretario di stato americano Henry Kissinger.
Il film di Edward Zwick (Blood diamond, Defiance) ricostruisce quell'evento di portata epocale forgiandolo come un biopic concentrato sulla figura eterodossa del campione americano. Ebreo antisemita, anticomunista fino al midollo, paranoico affetto da manie di persecuzione, misantropo e misogino, Fischer esordì malissimo in quella lunga sfida, cambiando successivamente le sorti del confronto e, metonimicamente, quella tra USA e URSS, a partire dalla sesta partita, ancora oggi ricordata come la più bella della storia degli scacchi. Tobey Maguire incarna il suo personaggio in maniera credibile, sottolineandone vezzi e assurdità. Liev Schreiber gli contrappone uno Spassky disorientato e ipertonico, poco vicino alla fisionomia dell'originale ma comunque tratteggiato con cura. Una regia sobria ed abile nel conferire dinamismo al nucleo centrale del film fanno il resto, per una delle non molte opere cinematografiche dedicate al gioco di alfieri, re e regine. Per gli appassionati del genere, è d'obbligo una ripassata al notevole documentario Bobby Fischer against the world.    

giovedì 17 agosto 2017

Taxi to the dark side

anno: 2008
regia: GIBNEY, ALEX 
genere: documentario 
con Alex Gibney, Brian Keith Allen, Moazzam Begg, Christopher Beiring, Willie Brand, George W. Bush, Jack Cafferty, Brian Cammack, William Cassara, Doug Cassel, Dick Cheney, Jack Cloonan, Damien Corsetti, Thomas Curtis, Greg D'Agostino, Lynndie England, Tommy Franks, Carlotta Gall, John Galligan, Frank Gibney, Tim Golden, Alberto Gonzales, Charles A. Graner, Gita Gutierrez, David Hayden, Donald O. Hebb, Scott Hennen, Jay Hood, Scott Horton, John Hutson, Maan Kaassamani, Anthony Lagouranis, Eric Lahammer, Carl Levin, Steven Loring, John McCain, Alfred W. McCoy, James McGarrah, Dan McNeill, Geoffrey D. Miller, Alberto J. Mora, Anthony Morden, Dan Mori, Richard Myers, Karyn Plonsky, Colin Powell, Jack Reed, Condoleezza Rice, Donald Rumsfeld, Selena Salcedo, Randall M. Schmidt, Clive Stafford Smith, Glendale Walls, Lawrence Wilkerson, Tom Wilner, Carolyn A. Wood, John Yoo, Tim Russert    
location: Usa
voto: 8 

Nel 2002 un tassista afgano viene catturato, rinchiuso nel carcere di Bagram, torturato e ucciso. Il caso è la prima spia di un'escalation che l'amministrazione Bush, attraverso le immonde prese di posizione di pazzi sanguinari come John Yoo, Dick Cheney e Donald Rumsfeld (gente al cui paragone Pol Pot potrebbe passare per un benefattore) raggiunse in termini di torture e sadismo, in barba alla Corte Suprema americana e alla convenzione di Ginevra. Da lì, il passo verso gli orrori di Abu Ghraib (in Iraq) e Guantanamo (a Cuba) fu breve: presunti terroristi sottoposti a vessazioni di ogni tipo, dalla musica sparata a tutto volume all'abbaiare incessante dei cani, fino al waterboarding, la privazione del sonno e quella sensoriale. Un abisso che Alex Gibney, uno dei migliori documentaristi in circolazione (suo Enron), ricostruisce attraverso le interviste ad alcuni dei protagonisti di quelle azioni tanto abiette (manca la peggiore di tutti, Carolyn Wood), che, stando alle dichiarazioni dell'amministrazione Bush, erano poche "mele marce", mentre i documenti raccolti dimostrano che gli ordini venivano impartiti dall'alto. Alle interviste si aggiungono le moltissime fotografie di repertorio totalmente sconcertanti, nonché un quadro puntuale e senza fronzoli che dimostra a quali livelli possa arrivare il sadismo degli uomini.
Oscar 2008 come miglior documentario lungometraggio.    

mercoledì 16 agosto 2017

Mr. Holmes - il mistero del caso irrisolto

anno: 2015       
regia: CONDON, BILL  
genere: giallo  
con Ian McKellen, Laura Linney, Hiroyuki Sanada, Hattie Morahan, Patrick Kennedy, Roger Allam, Frances de la Tour, Philip Davis, Milo Parker, Nicholas Rowe, Spike White, Siobhan McSweeney, John Sessions, Charles Maddox, Colin Starkey, Sarah Crowden, Takako Akashi, Zak Shukor    
location: Regno Unito
voto: 3,5  

Uno Sherlock Holmes ormai vecchio (McKellen), malandato e con qualche problema di memoria vive nella campagna inglese con una governante (Linney) e il piccolo figlio di quest'ultima, allevando api e cercando di portare a termine un romanzo. Scrittura e memoria si confondono in un fluido indistinguibile dal quale emerge la vicenda di una donna che non ha potuto coronare il suo sogno di maternità e le tante licenze poetiche che il dottor Watson si prese nell'allestire i cliché della figura di Holmes.
Dal regista premio oscar di Kinsey e The twilight saga, un film oleografico ed estetizzante  con pretese filosofiche (soprattutto sul rapporto tra verità e finzione) che si dipana in una miriade di rivoli narrativi sfilacciati ed ellittici, senza alcun senso del ritmo, stanco come il vecchio Ian McKellen che interpreta il protagonista.    

martedì 15 agosto 2017

Venere Nera (Venus Noire)

anno: 2011       
regia: KECHICHE, ABDELLATIF 
genere: drammatico 
con Yahima Torrès, André Jacobs, Olivier Gourmet, Elina Löwensohn, François Marthouret, Michel Gionti, Jean-Christophe Bouvet, Jonathan Pienaar, Gilles Matheron, Violaine Gillibert, Violaine de Carne, Philip Schurer, Christian Prat, Olivier Loustau    
location: Francia, Regno Unito
voto: 6 

All'inizio dell'800 una ragazza 25enne ottentotta di origine boscimana (Torrès) viene portata a Londra ed esibita come fenomeno da baraccone per via delle sue inusitate fattezze, in primis la dimensione delle natiche assolutamente fuori dall'ordinario. Una parte dell'opinione pubblica si interessa al suo caso e porta a processo il suo sfruttatore (Jacobs), accusato di vessare oltremodo la donna, costretta a un finto ruolo di selvaggia, sebbene non sia chiaro dove finisca il suo ruolo di vittima e dove cominci quello di complice. Vinto il processo ma con la stampa ormai schierata contro di lui, l'uomo porta il suo lugubre spettacolo a Parigi, in accordo con un domatore d'orsi (il dardelliano Gourmet) che peggiora le sorti della ragazza di colore, fino a indurla alla prostituzione. Nel frattempo, alcuni scienziati si stanno interessando al caso della donna, in barba a qualsiasi rispetto etico.
Giunto al suo quarto film, l'autore franco-algerino di Cous cous, Abdellatif Kechiche, colloca ancora una volta al centro della scena una donna, rivestendo il racconto di immancabili ricami antropologici. Prossimo al documentario, tanto puntuali sono le ricostruzioni della travagliata vicenda della protagonista, il film risente di una certa prolissità (quasi tre ore di durata), proponendoci una sociologia del corpo in ambientazioni dickensiane che fa larghissimo uso di obiettivi medi, sempre a ridosso dei personaggi, molto spesso in interni, ma che sembra voler rimanere ancorata a una dimensione asettica incapace di alzare lo sguardo oltre il mero racconto dei fatti, all'insegna del più esasperato voyeurismo e oscenità fino ai titoli di coda. Da questi apprendiamo che il corpo della donna, fatto letteralmente a pezzi dalla scienza (con i genitali conservati in formaldeide…) verrà restituito al Sudafrica soltanto nel 2002, quando trovò finalmente riposo.   

lunedì 14 agosto 2017

Kong: Skull Island

anno: 2017   
regia: VOGT-ROBERTS, JORDAN   
genere: horror   
con Tom Hiddleston, Samuel L. Jackson, John Goodman, Brie Larson, Jing Tian, Toby Kebbell, John Ortiz, Corey Hawkins, Jason Mitchell, Shea Whigham, Thomas Mann (II), Terry Notary, John C. Reilly, Eugene Cordero, Marc Evan Jackson, Will Brittain, Richard Jenkins, Allyn Rachel    
location: Usa
voto: 7   

Siamo nel 1973. Esploratori, militari, mercenari e una fotografa partono alla volta di una misteriosa isola del Pacifico, ciascuno con la propria motivazione. Non sanno che in quel posto King Kong, un gorilla gigantesco, è venerato come un dio e che non è proprio il caso di andare a stuzzicare dei lucertoloni giganti carnivori.
Tra il film d'esordio del 1933, i due di John Guillermin e quello di Peter Jackson, sono almeno 5 i film dedicati al titanico scimmione. Il capitolo diretto dal semiesordiente Jordan Vogt-Roberts si segnala per essere interamente girato all'insegna dell'oversize: dal budget astronomico da autentico blockbuster alla taglia di tutti gli animali che infestano l'isola (siamo dalle parti dello spielbeghiano Jurassic Park), fino al grande dispendio di figuranti e di effetti speciali, che qui sono il vero valore aggiunto del film. Nel suo genere, Skull island è una sorta di Apocalypse Now in chiave fantascientifica, particolarmente riuscito, col suo mix di scorrevolezza, ironia, tensione, azione, violenza e qualche colpa di scena ben assestato.    

domenica 13 agosto 2017

Wiener-Dog

anno: 2016   
regia: SOLONDZ, TODD
genere: grottesco
con Greta Gerwig, Julie Delpy, Kieran Culkin, Zosia Mamet, Danny DeVito, Ellen Burstyn, Tracy Letts, Samrat Chakrabarti, Keaton Nigel Cooke, Trey Gerrald, Connor Long, Bridget M. Brown, Clara Mamet, Michael James Shaw, Devin Druid, Jen Ponton, Andrew Pang, Rigoberto Garcia, Charlie Tahan, Kett Turton    
location: Usa
voto: 3

Un cane bassotto di sesso femminile fa da trait-d'union tra quattro episodi di un cinema ormai esangue, lontanissimo da Fuga dalla scuola media o Happiness, le opere migliori di Todd Solondz, regista eccentrico che ha da tempo ridotto la sua vena corrosiva a puro manierismo.
Nel primo episodio la bassottina diventa il premio per un bambino che ha appena vinto una malattia. La cagnetta vive segregata in una gabbia ma alla prima occasione il ragazzino la libera, compromettendone gravemente la salute. La stessa cagnetta, allontanata dalla famiglia, viene salvata da una veterinaria che aveva avuto l'incarico di sopprimerla. Nel terzo episodio, la bassotta è l'animale da compagnia di un professore di cinema (DeVito) inviso a colleghi e studenti: la userà come tremenda vendetta; nell'ultimo episodio, la quadrupede appartiene a un'anziana donna malata di cancro (Burstyn), che riceve una visita interessata dalla nipote.
Il cane bassotto del titolo originale è un pretesto per mostrare nefandezze ed egoismi dell'animo umano. Lo spirito è quello solito di Solondz, cinico e corrosivo. Ma il film non c'è nella sceneggiatura, nella lasca pretestuosità dello spunto di partenza, nella recitazione e nella pochezza dei dialoghi.    

Man in the Dark (Don't Breathe)

anno: 2016   
regia: ALVAREZ, FEDE   
genere: horror   
con Stephen Lang, Jane Levy, Dylan Minnette, Daniel Zovatto, Sergej Onopko, Jane Graves, Jon Donahue, Katia Bokor, Christian Zagia, Emma Bercovici    
location: Usa
voto: 6   

L'uruguaiano Fede Alvarez, classe 1978, dopo aver diretto La casa è stato accolto come una delle stelle nascenti dell'horror. Ci sarebbe da dar ragione ai critici nel vedere questo Man in the dark se ci si fermasse all'uso della macchina da presa, al montaggio e all'assemblaggio di un copione ricco di colpi di scena. Il problema è che la sceneggiatura è del tutto implausibile e ha più buchi di un groviera. La storia che racconta è quella di tre giovani dalle psicologie disegnate con l'accetta che decidono di andare a rubare qualche centinaio di migliaio di dollari a un uomo di mezza età (Lang), un cieco misantropo veterano della Guerra in Iraq. L'uomo, che ha perso la sua bambina in un incidente d'auto causato da una ragazza, sa però benissimo come difendersi, ha un rottweiler pronto all'attacco e segreti importanti nascosti in cantina.
Se si insegue l'effetto suspense un tanto al chilo, questo è il film perfetto. Ma se si vuole aderire alle tracce del cinema geometrico e impeccabile di Hitchcock, il maestro del brivido, allora è meglio scegliere altro, a dispetto del successone che questa piccola produzione ha ottenuto al box-office americano.    

sabato 12 agosto 2017

Mr. Nobody

anno: 2009   
regia: VAN DORMAEL, JACO
genere: fantastico
con Jared Leto, Sarah Polley, Diane Kruger, Linh-Dan Pham, Rhys Ifans, Natasha Little, Toby Regbo, Juno Temple, Clare Stone, Thomas Byrne, Audrey Giacomini, Laura Brumagne, Allan Corduner, Daniel Mays, Michael Riley, Harold Manning, Emily Tilson, Roline Skehan, Anders Morris, Pascal Duquenne, Noa De Costanzo, Chiara Caselli, Daniel Brochu, Ben Mansfield    
location: Belgio, Brasile, Canada, Francia
voto: 5

Jaco Van Dormael, uno dei registi europei più geniali e meno prolifici (addirittura un anno intero per montare questo film), appartiene a quella categoria di talenti superdotati che non sempre riescono a canalizzare proficuamente i loro spunti creativi. Alla stregua di Michel Gondry, Jean Pierre Jeunet e, in maniera inferiore e parzialmente diversa, Terrence Malick, il regista belga ha delle esplosioni immaginative incontenibili che rischiano di rasentare il guazzabuglio. È quanto accade con Mr.Nobody, dal punto fi vista visivo il più potente film di Van Dormael, ma anche il più ambizioso e meno riuscito. Sul tema della scelta, quella di Nemo (interpretato dallo scialbo Jared Leto), il regista di Toto le heros e L'ottavo giorno imbastisce una trama fittissima a sfondo fantascientifico. Agonizzante su un letto d'ospedale, nel 2092 Nemo - l'ultimo dei mortali - racconta a un giornalista la propria vita, tutta intessuta di scelte cruciali: quella se restare col padre in Inghilterra o seguire la madre negli States e quella tra tre possibli donne. Una sorta di Sliding doors esagerato e sfiancante, dilatato a 2 ore e 20 di durata, nel quale ciascuna storia ha un suo sviluppo e un suo epilogo possibile. Facile a raccontarsi a colpi di battute sulla tastiera, il film è quanto di più ingarbugliato possa esserci, al punto da destare il sospetto che le moltissime trovate di regia che fanno urlare al miracolo siano la vera base del film, che così pare un assemblaggio di virtuosismi registici. Un piacere per gli occhi, compensato malissimo da contenuti velleitari.    

domenica 6 agosto 2017

Deepwater - Inferno sull'Oceano (Deepwater Horizon)

anno: 2016   
regia: BERG, PETER   
genere: dramma catastrofico   
con Mark Wahlberg, Kurt Russell, John Malkovich, Gina Rodriguez, Dylan O'Brien, Kate Hudson, Douglas M. Griffin, James DuMont, Joe Chrest, Brad Leland, Dave Maldonado, J.D. Evermore, Ethan Suplee, Jason Pine, Jason Kirkpatrick, Robert Walker Branchaud, Jonathan Angel, Jeremy Sande, Stella Allen, Peter Berg, Juston Street, Anthony Centonze, Henry Frost, Terry Milam, Garrett Kruithof, Michael A. Howell, Ronald Weaver, Deneen Tyler, Garrett Hines    
location: Usa
voto: 6,5   

Nell'aprile 2010 una piattaforma petrolifera situata sul golfo del Messico si trasformò in un rogo colossale a causa della negligenza della British Petroleum, la compagnia multimiliardaria che rifiutò di fare i dovuti controlli sulla tenuta della struttura. In quell'inferno persero la vita alcuni dei 126 uomini che lavoravano sul posto.
Dopo Lone survivor, il regista Peter Berg e l'attore Mark Wahlberg tornano a fare coppia con un film tratto ancora una volta da una storia vera e strutturato alla maniera di moltissimi altri drammi catastrofici, come se ne facevano già negli anni '70: panoramica sulle vicende personali delle persone coinvolte, messa a fuoco dei "cattivi", culmine narrativo nella sciagura, atti d'eroismo e ricerca della salvezza, epilogo finale. L'assemblaggio del meccanismo narrativo è abbastanza prevedibile, la spiegazione degli aspetti tecnici obiettivamente complessa e un po' farraginosa, più di una situazione è telefonata ma il dispendio di effetti grafici, esplosivi e movimenti di macchina garantisce uno spettacolo ad alto coefficiente adrenalinico su quello che viene ricordato come il più grande disastro ambientale della storia americana.    

sabato 5 agosto 2017

Boston - Caccia all'Uomo (Patriots Day)

anno: 2016   
regia: BERG, PETER   
genere: poliziesco   
con Mark Wahlberg, Kevin Bacon, John Goodman, J.K. Simmons, Michelle Monaghan, Alex Wolff, Themo Melikidze, Jake Picking, Jimmy O. Yang, Rachel Brosnahan, Christopher O'Shea, Melissa Benoist, James Colby, Michael Beach, Dzohkar Tsarnaev, Vincent Curatola, Cliff Moylan, Rhet Kidd, Lana Condor, John Fiore, Dean Neistat, Dicky Eklund Jr., Adam Trese, Billy Smith, Hampton Fluker, Jay Giannone, Matt Kutcher, David De Beck, David Ortiz, Tereza Kacerova, Paige MacLean, Curtis J. Bellafiore, Daniel Whelton, Elijah Guo, Martine Assaf, Kelby Turner Akin, Dustin Tucker, James L. Leite    
location: Usa
voto: 7,5   

Nell'aprile 2013, durante la maratona di Boston, due ordigni esplosero nei pressi del traguardo, ferendo centinaia di persone e uccidendone tre. I responsabili furono due fratelli musulmani di origine cecena, che approfittarono della kermesse che richiama sulle strade della città una gran parte della popolazione locale per commettere una strage. Da quel momento ebbe inizio una caccia all'uomo che, grazie alla cooperazione tra polizia locale, servizi di intelligence ed F.B.I., portarono all'identificazione dei due colpevoli.
Dopo Lone Survivor e Deepwater, Peter Berg colloca ancora al centro della scena Mark Wahlberg, stavolta nei panni di un poliziotto claudicante e animato da forti valori collettivisti, firmando un film ad altissima tensione che, servendosi di molte immagini di repertorio, ricostruisce la dinamica di quel tragico evento. La prima mezz'ora procede in maniera prevedibile sul solco del più vieto disaster movie, ma dopo il film spicca il volo, garantendo un'altra ora e mezza di spettacolo adrenalinico, nel quale le operazioni di coordinamento e identificazione dei responsabili vengono ricostruite in maniera filologicamente mirabile.    

domenica 30 luglio 2017

Parola di Dio (Uchenik)

anno: 2016       
regia: SEREBRENNIKOV, KIRILL  
genere: drammatico  
con Petr Skvortsov, Aleksandr Gorchilin, Aleksandra Revenko, Viktoriya Isakova, Julia Aug, Svetlana Bragarnik, Anton Vasiliev, Irina Rudnitskaya    
location: Russia
voto: 5  

Il radicalismo cristiano si esprime attraverso la bocca di Veniamin (Skvortsov), adolescente inquieto e sociopatico che dà filo da torcere alla madre (Aug) e agli insegnanti. Convinto che nella Bibbia siano riportate le verità che devono guidare la condotta dell'uomo, Veniamin parla per versetti e citazioni, è omofobo, sessuofobo, xenofobo e antisemita, distrugge una stanza della casa e cerca di fare proseliti con la persona sbagliata, un ragazzo sciancato dalle chiare tendenze omosessuali (Gorchilin). A sfidarlo sul suo stesso terreno, a colpi di versetti biblici, c'è l'unico personaggio assennato del film, un'insegnante di biologia (Revenko) disposta a giocarsi una relazione e il posto di lavoro pur di far capire al giovane che si sta soltanto ingozzando di idiozie.
Da un'idea di partenza originale e molto "scritta" (un egregio lavoro in sede di sceneggiatura, concepito a partire dall'opera teatrale di Marius von Mayenburg, riesce a cucire tra loro i versetti biblici fino a farne oggetto di autentiche logomachie), si arriva a una realizzazione loffia, bozzettistica, con personaggi caricaturali se non monodimensionali che schiacciano la ragionevolissima tesi filmica (il radicalismo religioso è esiziale comunque lo si coniughi) su un registro involontariamente grottesco, scritto con superficialità da un regista che - a colpi di pianisequenza - dimostra una grande padronanza tecnica ma una capacità di scrittura infantile, a dispetto della mezza età raggiunta.    

mercoledì 26 luglio 2017

The War - Il pianeta delle scimmie (War for the Planet of the Apes)

anno: 2017       
regia: REEVES, MATT  
genere: fantascienza  
con Andy Serkis, Woody Harrelson, Steve Zahn, Terry Notary, Amiah Miller, Karin Konoval, Gabriel Chavarria, Judy Greer, Ty Olsson, Aleks Paunovic, Max Lloyd-Jones, Chad Rook, Michael Adamthwaite, Alessandro Juliani, Tim Webber, Devyn Dalton, Dean Redman, Mercedes de la Zerda, James Pizzinato, Toby Kebbell    
location: Usa
voto: 6  

Indiani contro cowboys, Davide contro Golia: come in questi due casi, giunta al terzo prequel, la saga del pianeta delle scimmie vede contrapposti i mammiferi pelosi e pacifici, guidati da Cesare (interpretato in motion capture da Andy Serkis), e il colonnello McCullough (Harrelson), un pazzo furioso che li vuole sterminare. Ma dal Nord del paese (siamo in territorio americano) stanno arrivando presunti rinforzi, che invece trasformeranno lo scontro tra scimmie e uomini in una lotta fratricida tra questi ultimi.
Diretto, come nel precedente Apes revolution, da Matt Reeves, questo reboot gioca su una simbologia alquanto semplice (il colonnello è un novello führer e le scimmie sono rinchiuse in autentici lager), allungando la trama con qualche personaggio di contorno inessenziale, ma finalizzato a conferire pennellate di originalità a questo lungo episodio (ben oltre le due ore di durata): una bambina orfana e muta (Miller) e una scimmia un po' folle (Zahn) che garantisce al film un tocco naïf. Ma in questa occasione, pur rimanendo nel novero di un cinema di genere comunque dignitosissimo, è la trama a difettare, puntando su una sorta di revenge movie (Cesare vorrebbe uccidere il colonnello che gli ha ammazzato moglie e figlio maggiore) con scorci onirici (il ricordo della scimmia rivale Koba), simbolismi palmari (quello biblico riferito a Mosè), citazioni cinefile (Apocalypse now) e inevitabili scene di inseguimento. Nell'attesa del quarto prequel, che - c'è da scommetterci - punterà sulla figura di Cornelius, il figlio di Cesare.    

martedì 25 luglio 2017

Frantz

anno: 2016       
regia: OZON, FRANÇOIS
genere: drammatico
con Pierre Niney, Paula Beer, Ernst Stötzner, Marie Gruber, Yohann von Bülow, Anton von Lucke, Cyrielle Clair, Alice de Lencquesaing    
location: Francia, Germania
voto: 5

Chi è stato a uccidere Frantz (von Lucke), ragazzo poco più che ventenne, sacrificato da padri miopi in una guerra assurda e fratricida come il primo conflitto mondiale? Se lo domanda insistentemente Hans Hoffmeister (Stötzner), genitore tedesco con enormi sensi di colpa, avverso a qualsiasi francese che potrebbe essere il potenziale assassino di suo figlio. Quando a casa sua arriva Adrien (Niney), ex militare francese, Hans lo accoglie malissimo, salvo poi ricostruire attraverso i racconti del ragazzo, che sembra fosse diventato molto amico di Frantz durante l'esperienza di quest'ultimo a Parigi, l'ultimo tratto di vita di suo figlio, promesso sposo di Anna (Paula Beer, premiata a Venezia come attrice emergente), una giovane orfana rimasta ad abitare con i futuri, possibili suoceri. La verità è un'altra e proprio Anna saprà custodirla caparbiamente fino all'ultimo.
Avrebbe potuto essere un riuscitissimo apologo sul tema del perdono il quindicesimo film di François Ozon, prolificisissmo regista transalpino, e invece il lavoro ispirato a un testo teatrale di Maurice Rostand - girato in un magnifico bianco e nero grazie alla fotografia di Pascal Marti, che alterna una iperdidascalica sintassi a colori soltanto nei momenti in cui vengono evocati i ricordi del passato - ha gli stessi difetti dei precedenti: parte da uno spunto interessante e carico di mistero, ma perde progressivamente il respiro del racconto, si ingarbuglia in un polpettone da romanzo ottocentesco dal ritmo lentissimo che suona falso e manierato, seguendo il filo dell'affannosa ricerca al contrario di Anna nei confronti di Adrien. Ancora una volta, come nell'esordio di Sitcom, troviamo una miscela di elementi come la dialettica tra realtà e finzione, il meccanismo narrativo dell'intruso già visto in Nella casa ma soprattutto un inizio promettente che svapora con l'incedere del racconto, fino a perdere l'aggancio con un tema che strizza l'occhio a Il nastro bianco di Haneke e l'altro a Jules & Jim di Truffaut.