lunedì 13 febbraio 2017

La verità sta in cielo

anno: 2016       
regia: FAENZA, ROBERTO
genere: storico
con Riccardo Scamarcio, Maya Sansa, Greta Scarano, Valentina Lodovini, Shel Shapiro, Tommaso Lazotti, Luciano Roffi, Anthony Souter, Elettra Orlandi, Alessandro Bertolucci, Giacomo Gonnella, Alberto Cracco, Paul Randall, Vincenzo Failla    
location: Italia
voto: 2,5

Roberto Faenza è un regista che - insieme a Florestano Vancini, Renzo Martinelli, Carlo Lizzani e Giuseppe Ferrara - appartiene a quella sparuta cerchia di cineasti che, nella loro carriera, si sono sempre sforzati di stare a un passo dalla cronaca (o dalla storia), con esiti spesso non proprio esaltanti. Dopo il ritratto di don Puglisi (Alla luce del sole) e l'assai meno riuscito film per la tv Il delitto di via Poma, l'ormai ultrasettantenne regista torinese tocca uno dei punti più bassi della sua carriera nel tentativo di ricostruire il dedalo di relazioni che, tra la fine degli anni '70 e l'inizio del decennio successivo, portò al rapimento della quindicenne Emanuela Orlandi, figlia di un messo pontificio, nel 1983. Si trattò di un groviglio intricatissimo nel quale furono coinvolti la banda della Magliana (e in particolare uno dei suoi uomini di punta, Enrico De Pedis, detto Renatino), lo IOR (cioè la banca vaticana) di Marcinkus, importanti uomini di stato oggetto di ricatti, l'uccisione di papa Luciani e la trattativa per la scarcerazione di Ali Agca, l'uomo che - se avesse frequentato un po' più spesso il pioligono di tiro - avrebbe sollevato l'umanità da parecchi dei crimini del suo bersaglio, Karol Woijtyla. Per raccontare ciò che è stato detto infinitamente meglio nel lavoro giornalistico di Carlo Lucarelli in Blu notte e comunque già raccontato da Ferrara ne I banchieri di Dio, accennato da Michele Placido in Un eroe Borghese, descritto pessimamente da Daniele Costantini in Fatti della banda della Magliana o magistralmente dallo stesso Placido in Romanzo criminale, Faenza imbocca la strada del bigino: stampa sulle bocche dei protagonisti la sceneggiatura, che viene semplicemente declamata, ricostruendo le scene d'azione con qualche ripresa di raccordo o con immagini di repertorio. Il tessuto connettivo tenta di legare le vicende di ieri (la tesi del film è che la Orlandi sarebbe stata rapita affinché il Vaticano restituisse alla Banda della Magliana il maltolto che era stato "lavato" nella banca di Calvi per andare a rimpinguare le casse dello Ior) con quelle di oggi (le rivelazioni di Massimo Carminati, epigono della stessa banda), sulle quali indaga una giornalista (interpretata con la consueta mutria da Maya Sansa, che sembra reduce da un trattamento di tassidermia) in tandem con un'altra giornalista (Lodovini) che ebbe un contatto con Sabrina Minardi (Scarano), la ex compagna di De Pedis (Scamarcio). Pasticciatissimo, recitato in maniera imbarazzante (al confronto, Penny avrebbe fatto un figurone), La verità sta in cielo è quanto di più distante possa esserci da un'idea di cinema-cinema.    

domenica 12 febbraio 2017

Smetto quando voglio - Masterclass

anno: 2017       
regia: SIBILIA, SYDNEY 
genere: commedia 
con Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Marco Bonini, Rosario Lisma, Giampaolo Morelli, Luigi Lo Cascio, Greta Scarano, Valeria Solarino, Neri Marcorè    
location: Italia, Nigeria, Thailandia
voto: 3,5 

Dopo lo strepitoso successo al box office ottenuto nel 2014, Sydney Sibilia tenta il bis - in attesa del terzo episodio - con un'operina esilissima, bigiotteria spacciata per articolo di lusso, uno spot interminabile in attesa del capitolo finale. Se nel primo episodio l'idea dei ricercatori universitari precari costretti a reinventarsi extra leges come narcotrafficanti di una smart drug fuori dai listini delle sostanze vietate sollevava in maniera ironica, pur nel suo cerchiobottismo, un problema reale, qui lo spunto viene ripreso in modo appena accennato, mentre la regia preferisce spingere sul pedale del ritmo. A questo giro, infatti, la banda di ricercatori, e con il capo Edoardo Leo costretto dietro le sbarre, deve collaborare con l'ispettore di Polizia Paola Coletti (una Greta Scarano totalmente fuori parte) per rintracciare tutte le droghe sintetiche non ancora illegalizzate che circolano nella capitale. In cambio, tutti i membri della banda si ritroveranno con la Fedi-na penale pulita.
In attesa di smettere quando vogliono (speriamo davvero non oltre il terzo episodio, dove si prevede l'arrivo di Luigi Lo Cascio, che qui concede un cameo), Sibilia cambia radicalmente la squadra di sceneggiatori per offrire al pubblico nient'altro che acqua di rose: effetti speciali (compresa uno spezzone in rotoscope e la devastazione delle terme di Villa Adriana), lunghe citazioni in stile Indiana Jones, siparietti didascalici per presentarci i nuovi innesti della banda - con l'ingegnere Giampaolo Morelli e l'esperto di anatomia Marco Bonini - in gag scult praticamente identiche e cartoline dalla Tailandia e dalla Nigeria. Un vuoto pneumatico di idee riscattato soltanto da qualche battuta azzeccata.    

giovedì 9 febbraio 2017

Inferno

anno: 2016       
regia: HOWARD, RON
genere: thriller
con Tom Hanks, Felicity Jones, Irrfan Khan, Omar Sy, Ben Foster, Sidse Babett Knudsen, Ana Ularu, Ida Darvish, Christian Stelluti, Jon Donahue, Xavier Laurent, Mehmet Ergen, Fausto Maria Sciarappa, Cesare Cremonini, Paolo Antonio Simioni, Fortunato Cerlino, Francesca Inaudi    
location: Italia, Turchia, Usa
voto: 3

L'happening tra il regista Ron Howard, l'attore Tom Hanks e lo scrittore Dan Brown arriva al terzo appuntamento da blockbuster, non meno fracassone dei due precedenti. Stavolta la caccia al tesoro non è organizzata né al Louvre, né al Vaticano né tanto meno dalle parti di via Petra.  Siamo invece a Firenze, città dove il protagonista in stato semiconfusionale deve sbrogliare l'intricatissima matassa che dall'Inferno dantesco porta fino a un virus che un tycoon della finanza (Foster) vorrebbe utilizzare per dare una sfoltita all'umanità prima che questa si estingua da sola a causa dei problemi creati dalla sovrappopolazione. Il giochetto è più complicato del previsto, il balordo Paperone va al creatore anzitempo ma alla minaccia virale rimangono interessati a vario titolo anche altri. Esito telefonatissimo in uno dei luoghi più suggestivi di Istanbul (ah, esserci stati…).
Gli ingredienti dei ponderosissimi tomi usati dal fortunato scrittore del New Hampshire sono sempre gli stessi: intreccio arzigogolatissimo, riferimenti "colti" (il virgolettato è d'obbligo) al Medioevo e al Rinascimento italiani, richiami all'arte, misteri da svelare che solo il super esperto professor Langdon (alias Tom Hanks) potrà risolvere.
Dopo Il Codice Da Vinci e Angeli & Demoni, il supertrio tocca tuttavia il suo punto più basso, nonostante la regia sempre molto professionale di Howard riesca a trovare più di una soluzione visiva originale: due ore di azione confusa, dialoghi involontariamente grotteschi (su tutti, il pistolotto sulle sorti dell'umanità nel momento di massima tensione del film), Firenze, Venezia e Istanbul riprese in un modo che più da cartolina non si potrebbe e un product placement insopportabilmente sfacciato.
   

domenica 5 febbraio 2017

Alla ricerca di Vivian Maier (Finding Vivian Maier)

anno: 2013   
regia: MALOOF, JOHN * SISKEL, CHARLIE  
genere: documentario  
con Vivian Maier, John Maloof, Mary Ellen Mark, Phil Donahue, Daniel Arnaud, Simon Amédé, Maren Baylaender, Eula Biss, Bindy Bitterman, Roger Carlson, Karen Frank, Dayanara Garcia, Howard Greenberg    
location: Usa
voto: 8  

Usava una Rolleiflex 6x6 - una di quelle fotocamere con il visore che puoi controllare dall'alto senza nascondertici dietro - Vivian Maier, la tata genio della fotografia destinata a gloria postuma, colei che in vita non pubblicò neppure uno dei suoi splendidi scatti. La Maier usava quella macchina fotografica con una padronanza, una creatività, un senso dell'inquadratura e una capacità di arrivare a ridosso delle persone davvero impressionanti. Un enorme talento naturale, il suo. A scoprire le centinaia di migliaia di scatti accumulati compulsivamente nel corso degli anni e rinchiusi in enormi quanto pesantissimi recipienti che - unitamente a una montagna di giornali - arrivarono a curvare il pavimento di una delle abitazioni dove visse è stato John Maloof, un giovane rigattiere americano frequentatore d'aste, che per una cifra contenuta ha scoperto un immenso tesoro. Il documentario che lui stesso ha girato a quattro mani con Charlie Siskel testimonia, con una struttura a puzzle, l'incredibile vicenda di questo personaggio di origini francesi e alquanto eterodosso, il lungo tragitto che dallo scanner di casa Maloof ha portato alle gallerie d'arte di mezzo mondo le foto di questa bambinaia misantropa, sessuofoba, altissima, scorbutica, senza amici, senza Musa (ne so qualcosa) ma con un muso sempre accigliato, ricordata con parole sgradevoli dai bambini ormai diventati adulti che le furono consegnati, determinata a non voler svelare a nessuno la sua opera titanica (lei stessa non vide mai moltissimi rullini, che rimasero da sviluppare dopo la sua morte, nel 2009). Il film ricostruisce, servendosi di moltissimi scatti della nanny più famosa della storia della fotografia, la sua avventura personale e quella del ritrovamento di questo scrigno dei tesori che ci restituisce un bel pezzo di storia sociale americana senza fronzoli ma con qualche trovata visiva magistrale (a partire dalle inquadrature dall'alto della miriade di oggetti inutili - biglietti del treno, ricevute, scontrini, rimborsi fiscali mai incassati - che la donna collezionava). Con Il sale della terra, uno dei migliori documentari che siano mai stati dedicati alla fotografia.    

sabato 4 febbraio 2017

The elephant man

anno: 1980   
regia: LYNCH, DAVID   
con John Hurt, Anthony Hopkins, John Gielgud, Freddie Jones, Anne Bancroft, John Standing, Michael Elphick, Hannah Gordon, Wendy Hiller, Helen Ryan, Lydia Lisle    
location: Regno Unito, Usa
voto: 8   

John Merrick (Hurt) è un ventunenne colpito da neurofibrosi multipla, una rarissima malattia che gli ha completamente deformato la faccia e il corpo. Viene sfruttato da un lurido ubriacone come fenomeno da baraccone, esposto brutalmente al pubblico e bastonato a dovere. A lui si interessa il dottor Treves (Hopkins), che trova il modo per sottrarlo dalle grinfie del suo sfruttatore presentandolo a una conferenza medica e facendolo ricoverare nella clinica dove lavora. Ma qui le traversie di Merrick non sono ancora finite: prima l'alta società della Londra vittoriana (siamo a metà ottocento), quindi un portantino della stessa clinica continuano a trattare lo sventurato ragazzo colmo di sentimenti e nobilissimo d'animo come un freak da esporre al pubblico ludibrio o, a seconda dei casi, da compatire.
Con The elephant man, a 35 anni David Lynch firma il suo capolavoro assoluto, un'opera imperniata sul contrasto tra il bene e il male, un apologo - tratto da una storia vera - sul diritto a una vita normale anche per gli ultimi. Girato in un bianco e nero che conferisce al film tinte gotiche, The elephant man riesce a rimanere sobriamente in equilibrio rispetto a qualsiasi tentazione buionista e a reggere egregiamente il peso degli anni, nonostante qualche allettamento didascalico sull brutalità del volgo, l'ipocrisia dell'aristocrazia londinese, la rettitudine degli esclusi e via sociologizzando.

lunedì 30 gennaio 2017

La notte del giudizio - Election Year (The Purge: Election Year)

anno: 2016       
regia: DeMONACO, JAMES 
genere: horror 
con Frank Grillo, Elizabeth Mitchell, Mykelti Williamson, Joseph Julian Soria, Betty Gabriel, Terry Serpico, Edwin Hodge, Kyle Secor, Liza Colón-Zayas, Ethan Phillips, David Aaron Baker, George Lee Miles, Johnnie Mae, Roman Blat, Naheem Garcia, Jared Kemp, Raymond J. Barry, Adam Cantor, Christopher James Baker    
location: Usa
voto: 5 

In un futuro distopico non così lontano, i "nuovi padri fondatori" a stelle e strisce hanno architettato un sistema per contenere la delinquenza: lasciare che, una volta all'anno, la popolazione si sfoghi, brandendo armi e avendo piena libertà di omicidio: 12 ore di legalità totalmente sospesa. Lo chiamano "lo sfogo" (ma nel titolo originale è The purge) e, in una società nella quale le disuguaglianze continuano inesorabilmente a crescere, i più ricchi sono anche quelli meglio attrezzati per asserragliarsi in casa e stare al sicuro. Stavolta - siamo al terzo episodio dopo La notte del giudizio e Anarchia - ci sono in ballo le elezioni alla presidenza degli Stati Uniti. A contendersi un posto alla Casa Bianca c'è una senatrice (Mitchell) che dieci anni prima, proprio nella notte dello sfogo, ha visto massacrare tutta la sua famiglia ed è decisissima a sospendere la macabra ritualità imposta dai padri fondatori, mentre dall'altra c'è un fanatico (Secor) colluso con militari e altri senatori intenzionati ad approfittare proprio della notte del giudizio per eliminare la candidata avversaria. La quale, insieme alla sua guardia del corpo (Grillo), al gestore di un dispaccio alimentare (Williamson) e a un suo aiutante dalla Fedi-na penale non proprio immacolata (Soria), sarà costretta a una fuga esasperante per non essere uccisa.
Fantapolitica in veste di western metropolitano, Election Year sembra sorvegliare con più attenzione il tasso splatter dei due film precedenti, per concentrarsi - con uno stile che richiama quello di John Carpenter - su come arrivare all'epilogo, telefonatissimo fin dall'inizio.