domenica 15 gennaio 2017

I magnifici sette (The Magnificent Seven)

anno: 2016   
regia: FUQUA, ANTOINE
genere: western
con Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D'Onofrio, Lee Byung-hun, Manuel Garcia-Rulfo, Martin Sensmeier, Haley Bennett, Matt Bomer, Peter Sarsgaard, Jody Mullins, Emil Beheshti, Dodge Prince, Dylan Langlois, Alix Angelis, Cedric Jones, Walker Babington, Dylan Kenin, Jonathan Joss, William Lee Scott, Luke Grimes, Clint James, Sean Bridgers, Kevin Wayne, Ritchie Montgomery, Griff Furst, David Kallaway    
location: Usa
voto: 6

Gli abitanti della cittadina di Rose Creek sono ripetutamente vessati dalle scorrerie di Bartholomew Bogue (sarsgaard), che con la sua banda di briganti li tiene in scacco portando via loro il poco che hanno. La speranza di cambiamento viene riposta in Sam Chisolm (Washington), che assolda altri sei specialisti del grilletto per far fronte, insieme ai contadini addestrati all'uso delle armi, al sanguinario lestofante. Sarà una carneficina.
Remake del film del 1960 di John Sturges, a sua volta adattamento in chiave western de I sette samurai di Kurosawa, il film di Fuqua mette al centro della scena il suo attore-feticcio Denzel Washington (già con lui in Training day e The equalizer), soffiando forte sulle scene d'azione ma sgualcendo la trama, che ha più di un buco di sceneggiatura. L'ottimo cast, la cura delle scenografie e dei costumi e l'elisione della sottotrama rosa permettono comunque di non fare rimpiangere l'originale.    

sabato 14 gennaio 2017

Silence

anno: 2016       
regia: SCORSESE, MARTIN
genere: drammatico
con Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano, Ciarán Hinds, Issei Ogata, Shinya Tsukamoto, Yoshi Oida, Yôsuke Kubozuka, Ryô Kase, Nana Komatsu    
location: Giappone, Portogallo
voto: 7

Nel XVII secolo, padre Rodrigues (Garfield) e padre Garupe (Driver) decidono di partire dal Portogallo alla volta del Giappone per fare luce sulla scomparsa di un loro mentore, padre Ferreira (Neeson), che la Chiesa portoghese ritiene essersi macchiato di apostasia. Giunti nel continente asiatico, i due giovani religiosi entrano in contatto con comunità cristiane che vivono clandestinamente, perseguitate dall'inquisizione giapponese che risponde col pugno di ferro ai tentativi di colonialismo culturale degli occidentali. L'accanimento degli inquisitori divarica le strade dei due giovani protagonisti: di padre Garupe si perdono a lungo le tracce, mentre padre Rodrigues prosegue la sua marcia alla ricerca di padre Ferreira, con un'inamovibile fede in Dio, pur sollevando dubbi angosciati sul suo silenzio: perché tanto accanimento sui cristiani? Perché infliggere loro tante pene e torture? Perché non dare un segno? Vietatissimo lo spoiler per il sottofinale, nel quale la vicenda inanella un paio di colpi di scena.
A tre anni da The wolf of Wall Street, Scorsese torna dietro la macchina da presa con un film monumentale, fortissimamente voluto per quasi trent'anni, prodotto a più tasche (tra le tante, quella di Vittorio Cecchi Gori) su un tema a lui caro come quello religioso, già toccato esplicitamente in Kundun e L'ultima tentazione di Cristo e implicitamente in Taxi driver. Si tratta, stavolta, di un affresco grandioso, di maestosa potenza visiva, fluviale nella durata (160 minuti), tra scenari da inferno dantesco e ambientazioni brumose, sorretto dalle scenografie e dai costumi di Dante Ferretti e da un cast di prim'ordine, straordinariamente diretto. Mai didascalico né manicheo, Silence mette in scena il travaglio interiore di un religioso (l'ex Spiderman Andrew Garfield) in costante oscillazione tra fede ed evidenza empirica, su uno sfondo che mostra in maniera efficacissima il tema del contrasto tra culture. Eppure il film tratto da un romanzo scritto negli anni '60 da Shusaku Endo suscita più rispetto che vera emozione: tanto ci si appassiona alle dispute teologiche, tanto si rimane distaccati dai personaggi, asserviti a dialoghi che a tratti sembrano essere fuori controllo.    

mercoledì 11 gennaio 2017

Paterson

anno: 2016       
regia: JARMUSCH, JIM
genere: grottesco
con Adam Driver, Golshifteh Farahani, Kara Hayward, Sterling Jerins, Jared Gilman, Luis Da Silva Jr, Frank Harts, Rizwan Manji, Jorge Vega    
location: Usa
voto: 5

A Paterson, nel New Jersey, Paterson (Driver) fa l'autista di autobus, scrive poesie, vive con la sua compagna piena di velleità (Farahani) e il bull-dog dispettosissimo di costei. I giorni della settimana sembrano passare quasi tutti uguali, tra una chiacchiera al bar, una passeggiata col quadrupede, l'ispirazione per una nuova poesia, l'incontro con coppie di gemelli.
Sempre meno prolifico (appena 12 film in 35 anni di carriera da regista), Jarmusch firma la sua opera più stralunata e bizzarra, una favola intimista e naïf che sottolinea una volta di più lo spirito indie del suo autore. Non perdendo il gusto del grottesco e del non-sense mostrato ampiamente in film come Daunbailò, Ghost dog e Broken flowers, il regista dell'Ohio arricchisce la sua cineteca con un grosso carico di elementi simbolici, a cominciare dal tema del doppio: doppi sono il nome della cittadina e del protagonista, doppi sono i gemelli, l'anziano gestore del bar che gioca contro sé stesso, i quaderni dove Paterson annota le sue liriche. Il tutto è contornato da riferimenti alla cittadina di Paterson, che ha dato i natali a Lou Costello (il Pinotto della coppia comica Gianni e Pinotto), ospitalità a Gaetano Bresci, l'anarchico che attentò alla vita di re Umberto I di Savoia, e che è stata teatro dell'accusa subita da Rubin Carter - l'Hurricane della canzone che Bob Dylan dedicò al celebre pugile afroamericano - di essere stato responsabile di un triplice omicidio non commesso nonché per essere stata riferimento intellettuale per poeti come William Carlos Williams e Allan Ginsberg. Il registro è straniato, il ritmo lentissimo, la recitazione ridotta al minimo, ma sull'intero film aleggia un clima lieve, che sembra essere l'elegia del non-senso (o del senso?) del quotidiano.    

domenica 8 gennaio 2017

The Idol (Ya Tayr El Tayer)

anno: 2015       
regia: ABU-HASSAD, HANY  
genere: drammatico  
con Qais Atallah, Hiba Atallah, Ahmed Qassim, Abd-Elkarim Abu-Barakeh, Tawfeek Barhom, Dima Awawdeh, Ahmed Al-Rokh, Saber Shreim, Nadine Labaki    
location: Egitto, Libano, Palestina
voto: 5,5  

L'incredibile storia vera di Muhammad Assaf (Atallah), fuggito dalla striscia di Gaza all'inseguimento, fin da piccolo, di un unico obiettivo: quello di poter partecipare al concorso per cantanti pop che si tiene ogni anni al Cairo: quell'Arab Idol che è l'equivalente dell'American Idol.
Polpettone con sottolineature buoniste a gogò, The idol intreccia lo spirito di The millionaire con il film d'avventura, il romanzo di formazione, le riflessioni sull'oscenità del conflitto israeliano-palestinese e il buddy-movie. Tanta carne al fuoco, con molti momenti emotivamente ricattatori nei confronti dello spettatore (a cominciare dalla sottotrama che coinvolge la volitiva sorellina del protagonista, morta dopo aver perso la funzionalità di un rene), sposta il pendolo della qualità artistica del film ora dalla parte del prodotto nazionalpopolare, ora da quella del cinema d'essai, senza mai trovare un adeguato punto d'equilibrio. Un vero peccato, perché la vicenda straordinaria di questo caparbio 22enne che nel 2013 divenne una sorta di idolo nazionale, ridando speranza al popolo palestinese (ritratto in incredibili immagini di repertorio nella sequenza finale), avrebbe meritato una scrittura meno oleografica.    

venerdì 6 gennaio 2017

Il ministro

anno: 2016   
regia: AMATO, GIORGIO   
genere: commedia   
con Gian Marco Tognazzi, Alessia Barela, Fortunato Cerlino, Edoardo Pesce, Jun Ichikawa (II), Ira Fronten    
location: Italia
voto: 6,5   

Un imprenditore in difficoltà (Tognazzi) sta cercando di giocarsi in una sola serata la sua ultima carta: corrompere, tra vini costosissimi, escort e mazzette, l'uomo di potere di turno invitato a cena (interpretato da Fortunato Cerlino, il Pietro Savastano della serie-TV Gomorra), il ministro del titolo. La speranza di giocarsi in questo modo l'appalto si gioca all'interno di una lussuosissima casa nel quartiere residenziale dell'Eur, a Roma, dove sono presenti la moglie (Barela) e il cognato dell'imprenditore (Pesce), una linguacciuta ballerina cinese che studia filosofia (Jun Ichikawa, che in realtà è giapponese), ingaggiata come possibile escort all'ultimo momento e la domestica di colore (Fronten). Le cose andranno ben diversamente dal previsto.
Al suo esordio dietro la macchina da presa, Giorgio Amato attinge a piene mani dal malaffare della politica romana, con echi che richiamano il caso Tarantini-Berlusconi e un registro a cavaliere tra thriller e commedia con brusche virate sul grottesco, soprattutto nella scena iniziale e in quella finale del film. Il quale riesce a tenere sempre alta la tensione, nonostante qualche cedimento a un eccesso di una scrittura alla continua ricerca dell'apoftegma fulminante.    

mercoledì 4 gennaio 2017

Domani

anno: 2015   
regia: DION, CYRIL * LAURENT, MELANIE 
genere: documentario 
con Cyril Dion, Mélanie Laurent, Anthony Barnosky, Elizabeth Hadly, Vandana Shiva, Charles Hervé-Gruyer, Perrine Hervé-Gruyer, Olivier de Schutter, Thierry Salomon, Robert Reed (II), Jan Gehl, Rob Hopkins, Emmanuel Dron, Bernard Lietaer, David Van Reybrouck, Elango Rangaswamy, Barack Obama, Angela Merkel    
location: Danimarca, Finlandia, Francia, India, Islanda, Regno Unito, Usa
voto: 6 

Quando ha rivolto il suo sguardo sul futuro, il cinema ci ha abituati, attraverso la fantascienza, a terribili distopie. Cyril Dion e Melanie Laurent (l'attrice-regista già protagonista di film come Bastardi senza gloria e Treno di notte per Lisbona), registi del film, provano a invertire il percorso, andando in giro per il mondo per cercare di capire chi stia facendo cosa nel tentativo di rendere migliore la vita su questo pianeta. Dall'alimentazione all'energia, passando per economia e democrazia, fino all'educazione, Domani è un viaggio alla scoperta di realtà che sono concrete già oggi. Gli orti urbani di Detroit, città che ha perso il suo blasone di metropoli industriale, le pale eoliche dell'Islanda, le biciclette della Danimarca (dove appena un quarto della popolazione usa l'automobile), la reinvenzione del denaro in diversi paesi del mondo, la lotta al sistema di caste in India e la meraviglia dell'istruzione in Finlandia (capitolo che da solo vale l'intero film, tanto è sorprendente ciò che accade nelle scuole a quelle latitudini, con mensa e libri gratuiti per l'intera durata della scuola dell'obbligo) sono solo alcuni dei casi inventariati dagli autori in quasi due ore di un documentario alquanto convenzionale nell'impaginazione, servito da immancabili interventi di specialisti dei vari settori (su tutti, domina la perspicacia del solito Rifkin) ma appesantito da qualche inserto di troppo sul vagabondaggio della troupe intorno al mondo.
Comunque da vedere; in Francia, ha portato al cinema un milione di spettatori: un risultato eccezionale per un documentario.