mercoledì 11 ottobre 2017

L'inganno (The Beguiled)

anno: 2017       
regia: COPPOLA, SOFIA  
genere: drammatico  
con Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning, Emma Howard, Oona Laurence, Angourie Rice, Addison Riecke    
location: Usa
voto: 6  

Virginia, 1864. Manca un anno alla fine della guerra di secessione. Una ragazzina trova il moribondo caporale McBurney (Farrell), un soldato nordista, in mezzo al bosco. Avverte la direttrice (Kidman) del collegio femminile della confederazione alla quale appartiene, la quale decide di curare il soldato per poi lasciarlo al suo destino. Nel gineceo l'arrivo del nuovo oggetto del desiderio scatena un gioco di passioni e rivalità tra donne, portando lo scompiglio nella quiete fittizia della scuola.
Tratto dal romanzo del 1966 di Thomas Cullinan, da cui Don Siegel aveva ricavato un capolavoro come La notte brava del soldato Jonathan, con Clint Eastwood nel ruolo di protagonista, il film di Sofia Coppola richiama inevitabili confronti con la realizzazione del maestro americano. Nonostante il premio alla regia ricevuto a Cannes, il paragone è schiacciante a suo sfavore: alle atmosfere cariche di eros del film di Siegel, peraltro curatissime nelle scene madri, L'inganno risponde con un copione impaginato con indubbia eleganza, ma trafelato, algido, estetizzante, spogliato quasi completamente dal palpito che animava ogni sequenza del suo antesignano, arrivando ad essere addirittura censorio. E se nel film di Siegel il carisma e l'ambiguità del personaggio di Eastwood garantivano l'equidistanza dello spettatore dalle capacità manipolatorie di McBurney e dalla crudeltà delle collegiali, in quello della Coppola assistiamo a una parabola femminista paradossalmente carica di misoginia, tanto la bilancia drammaturgica viene spostata  sulla seduzione di una sbiaditissima figura maschile come unica strategia possibile di sopravvivenza, a fronte dei prudori di femmine disposte al massacro.    

mercoledì 4 ottobre 2017

Il contagio

anno: 2017       
regia: BOTRUGNO, MATTEO * COLUCCINI, DANIELE 
genere: drammatico 
con Vinicio Marchioni, Anna Foglietta, Maurizio Tesei, Giulia Bevilacqua, Vincenzo Salemme, Daniele Parisi, Michele Botrugno, Alessandra Costanzo, Lucianna De Falco, Carmen Giardina, Fabio Gomiero, Florian Khodeli, Nuccio Siano    
location: Italia
voto: 3

Aleggia lo spirito, sbiaditissimo, di Pasolini su questa opera seconda di un binomio registico che aveva fatto sperare benissimo dopo la magnifica prova d'esordio, Et in terra pax. Siamo ancora nella borgate romane (stavolta, sul copione, al Laurentino 38, ma nella realtà al Quarticciolo) e il tutt'altro che mascherato richiamo alla figura di PPP proviene dal romanzo omonimo di Walter Siti. È un assemblaggio di storie disgraziate, tra gente abituata all'arte di arrangiarsi e costantemente sul crinale del crimine, tra cocainomani, spacciatori e qualcuno che tenta il grande salto nella Roma bene, quella che da decenni detta legge nella città eterna, quella della criminalità organizzata, di Suburra e di Mafia Capitale. Al centro della scena ci sono Marcello (Marchioni), sposato ma disposto a concedere le sue palestratissime grazie a un scrittore omosessuale decisamente più agée (Salemme), e un suo amico (Tesei), in combutta con un boss partenopeo (Siano) che non si fa alcuno scrupolo di sfruttare i finanziamenti pubblici per gli aiuti ai rifugiati pur di rastrellare quattrini sporchi. Se sullo schermo (e sul libro) il contagio del titolo fa riferimento alla facilità con cui si diffonde il virus del crimine, in sala l'unico contagio possibile è quello dello sbadiglio: tra una fastidiosissima voce off che scandisce i passaggi più magniloquenti dello scrittore modenese e dialoghi scritti in maniera meno che pedestre, il film arranca alla ricerca di una cifra stilistica che paga dazio alla serialità televisiva di Suburra e Gomorra e che viene sottolineata con troppa enfasi da esagerati movimenti di macchina, dalla colonna sonora di Paolo Vivaldi, invadente forse in ragione del cognome tropo importante del suo autore, e da una recitazione che nemmeno per un attimo riesce a celare un irritante senso di finzione, inevitabile per un insieme di attori tutti ben al di sotto del minimo sindacale, compreso un Vincenzo Salemme dall'aria continuamente disorientata.    

sabato 30 settembre 2017

L'incredibile vita di Norman (Norman: The Moderate Rise and Tragic Fall of a New York Fixer)

anno: 2016       
regia: CEDAR, JOSEPH   
genere: grottesco   
con Richard Gere, Lior Ashkenazi, Michael Sheen, Steve Buscemi, Charlotte Gainsbourg, Dan Stevens, Hank Azaria, Harris Yulin, Josh Charles, Yehuda Almagor, Neta Riskin, Tali Sharon, Isaach de Bankolé, Dov Glickman (Doval'e Glickman), Jay Patterson, Jonathan Avigdori, Caitlin O'Connell, Andrew Polk, Jorge Pupo, Maryann Urbano, Ann Dowd, Amelie McKendry, Scott Shepherd, Yuval Boim, Davide Borella, D.C. Anderson, Hannah Yun, Miranda Bailey    
location: Israele, Usa
voto: 8,5   

Norman Oppenheimer (Gere) vive tra le strade innevate e i centri commerciali della Grande Mela, gli auricolari perennemente incolati alle orecchie, il cappotto cammello, la coppola e una borsa a tracolla. La sua grande ambizione è quella di entrare in contatto con la gente che conta. Non gli importa il potere né gli interessano i soldi. Con un misto di condiscendenza e ostinazione, si avvicina alle persone ripetendo quasi sempre la stessa frase: "Mi dica di cosa ha bisogno". Grazie a delle costosissime scarpe, riesce a entrare nell'orbita del primo ministro israeliano (Ashkenazi), ma anche sotto l'occhio vigile di un'ispettrice governativa di quel paese (Gainsbourg) che vuole capire chi sia davvero Norman.
Nonostante lo spoiler contenuto nel sottotitolo del film - La moderata ascesa e la tragica caduta di un faccendiere newyorkese - L'incredibile vita di Norman è l'esempio per antonomasia di cinema intelligente, innovativo, assai creativo sotto il profilo del linguaggio delle immagini (imperdibili gli split screen che ricreano in un'unica inquadratura ambienti radicalmente diversi). Diviso in quattro atti, il film di Joseph Cedar è il racconto favolistico di un bonario impostore ossessionato dal jet set, capace di intrecci impossibili pur di rendersi utile alle persone che contano, servito da un Richard Gere in stato di grazia.    

mercoledì 27 settembre 2017

L'equilibrio

anno: 2017       
regia: MARRA, VINCENZO 
genere: drammatico 
con Mimmo Borrelli, Roberto Del Gaudio, Giuseppe D'Ambrosio, Autilia Ranieri, Lucio Giannetti, Francesca Zazzera, Astrid Meloni, Paolo Sassanelli    
location: Italia
voto: 7 

A seguito di una crisi di vocazione e con sulle spalle un'intensa esperienza in Africa, don Giuseppe (Borrelli) chiede di essere trasferito in una diocesi dalle parti del suo paese d'origine, nel napoletano. Qui il parroco va a sostituire don Antonio (Del Gaudio), un sacerdote rudemente pragmatista, che si danna l'anima per il numero enorme di morti imputabili alle scorie presenti nella terra dei fuochi, ma che da tempo è venuto a patti con quel mondo, fatto di piccoli e grandi criminali e di una diffusissima omertà. Don Giuseppe tenterà di cambiare le cose, prendendo a cuore soprattutto il caso di una ragazzina abusata sessualmente, ma andrà incontro alla rivolta della cittadinanza.
Vincenzo Marra (Vento di terra, L'ora di punta) prosegue il suo intensissimo percorso nel cinema di impegno civile a marcata caratura verista, firmando in questa occasione la sua opera migliore. Nato da un tentativo fallito di raccontare in chiave documentaristica quegli stessi eventi, L'equilibrio ha avuto una gestazione peculiare, finendo col diventare un film di finzione che mette in campo il dilemma etico di un uomo di chiesa con una forte vocazione per il sociale, refrattario a ogni tentativo di mediazione tra i suoi ideali e la cruda realtà che gli sta intorno. Riuscitissimo sul piano narrativo e nel ritratto degli ambienti, il film pecca nella scelta di un protagonista dalla fisionomia imponente, ma assai legnoso e non sufficientemente carismatico per il ruolo che è chiamato a ricoprire e rispetto al quale l'overacting trova momenti quasi imbarazzanti, soprattutto in alcune scene madri.    

lunedì 25 settembre 2017

La fratellanza (Shot Caller)

anno: 2017       
regia: WAUGH, RIC ROMAN   
genere: gangster   
con Nikolaj Coster-Waldau, Lake Bell, Jon Bernthal, Jeffrey Donovan, Max Greenfield, Omari Hardwick, Benjamin Bratt, Evan Jones (II), Jessy Schram, Holt McCallany, Emory Cohen, Michael Landes, Juan Pablo Raba, Sarah Minnich, Chris Browning, Matt Gerald, Keith Jardine, Monique Candelaria, Mark Sivertsen, Jonathon McClendon, David House, Cru Ennis, Andrew Batchelor, Bobby Lee Osborn, Derek Dinniene, Diego Joaquin Lopez, Frankie Lester, Justin Webb    
location: Usa
voto: 6   

Un attimo di distrazione, un incidente che manda al Creatore il tuo migliore amico e perdi tutto: il lavoro da manager, la tua famiglia, gli affetti. Potresti cavartela guardando il sole a scacchi per soli 16 mesi, ma se finisci in quella scuola di avviamento al male che è il carcere può capitarti di trasformarti fisicamente e anche psicologicamente. È quanto accade a Jacob (Coster-Waldau), che - pur di sopravvivere in quella gabbia - macchia la sua fedina penale con reati ben più gravi, si fa rispettare, fiancheggia quelli che contano e dà una scalata ai vertici di una gang neonazista chiamata la fratellanza. Quando finalmente arriva il momento della libertà vigilata per buona condotta, un poliziotto cerca di incastrarlo, avendo fiutato che Jacob si trova implicato in una vicenda di traffico di armi.
Ennesimo film di ambientazione carceraria con inevitabili luoghi comuni (detenuti sodomizzati, risse, muscoli ipertrofici, bande rivali, tradimenti, razzismo) che ha come cifra principale - peraltro tutt'altro che nuova - il contrasto tra la vita prima e dopo il carcere, quella dell'uomo che transita da un'esistenza onesta e stabile a una disonesta e piena d'incertezze. Nelle due ore di durata il regista Ric Roman Waugh, che all'attivo ha Snitch - L'infiltrato, non lesina colpi bassi allo spettatore, con più di una concessione allo splatter, ma tiene costantemente alto il tasso adrenalinico del racconto, nonostante più di un buco d sceneggiatura.    

domenica 24 settembre 2017

47 metri (47 Meters Down)

anno: 2016   
regia: ROBERTS, JOHANNES   
genere: horror   
con Mandy Moore, Claire Holt, Matthew Modine, Santiago Segura, Yani Gellman, Chris J. Johnson, Axel Mansilla    
location: Messico
voto: 6,5   

Una ragazza americana sulla trentina (Moore) è stata lasciata dal fidanzato perché quest'ultimo "con lei si annoia". Allora ella pensa bene di andare con la sorella (Holt), che sommata a lei non riesce a mettere insieme la materia grigia di Flavia Vento, in vacanza in Messico. Le due decidono di provare il brivido di vedere gli squali stando immerse dentro una gabbia in mezzo al mare. La carrucola che tiene in sospensione la gabbia cede improvvisamente e le due finiscono sul fondale, circondate dai predatori molto affamati e avendo poco ossigeno nelle bombole. Riusciranno a salvarsi?
Con pochissimi elementi e qualche effetto speciale, il regista Johannes Roberts riesce a confezionare un thriller orrorifico ad altissimo tasso di suspense, avendo l'accortezza di far recitare per gran parte del film le due attricette di stampo bovino con una maschera in faccia e tenendo elevata la tensione per l'intera ora e mezza di durata. Come sempre in questi casi, qualche elemento implausibile e alcuni svolazzamenti onirici tolgono credibilità a un lavoro che altrimenti, nel suo genere, non può che dirsi riuscito.