venerdì 31 ottobre 2014

Locke

anno: 2013       
regia: KNIGHT, STEVEN
genere: drammatico
con Tom Hardy
location: Regno Unito
voto: 6

Un solo attore sulla scena, un'automobile che viaggia in autostrada a velocità di crociera, il dispositivo del vivavoce in cabina auto perpetuamente acceso, l'azione che si svolge in un'ora e venti, in tempo reale. Ivan Locke (interpretato da un Tom Hardy diversissimo da quello che abbiamo visto in Bronson e ne Il cavaliere oscuro - Il ritorno) ha commesso un errore: durante una notte in cui alzò un po' il gomito mise incinta una donna che adesso sta per partorire il frutto di quella scappatella. Lui ha deciso di mettere riparo a quell'errore, si sta recando verso l'ospedale rinunciando a seguire i lavori da capo cantiere per il basamento di un enorme palazzo in costruzione che attende l'arrivo di più di duecento camion carichi di calcestruzzo. Nel frattempo racconta tutto alla moglie.
A brevissima distanza dal mediocre Redemption il regista Steven Knight si produce in un kammerspiel a bassissimo costo, estremo, in unità di luogo, tempo e azione, sulla falsariga de I prigionieri dell'Oceano, 127 ore e Buried. La suspense non manca ma il senso complessivo del racconto, ancora una volta sul tema della redenzione portata al suo estremo, è del tutto inverosimile.    

giovedì 30 ottobre 2014

Confusi e felici

anno: 2014       
regia: BRUNO, MASSIMILIANO
genere: commedia
con Claudio Bisio, Massimiliano Bruno, Anna Foglietta, Marco Giallini, Caterina Guzzanti, Paola Minaccioni, Rocco Papaleo, Pietro Sermonti, Kelly Palacios, Gioele Dix, Liliana Fiorelli, Federica Cifola, Max Gazzè, Daniele Silvestri, Niccolò Fabi
location: Italia
voto: 2,5

Dopo avere scoperto di avere una forma di maculopatia degenerativa assai grave a causa della quale è destinato alla cecità, Marcello (Bisio), che esercita come psichiatra nella capitale, decide di mollare di colpo tutti i suoi pazienti, i quali faranno l'impossibile per mantenere un legame con lui e supportarlo in questo momento difficile.
Alla sua terza regia in mezzo a un numero consistentissimo di sceneggiature più o meno riuscite (dall'inguardabile Notte prima degli esami all'ottimo Tutti contro tutti), Massimiliano Bruno si conferma autore di basso profilo e ispirazione nazionalpopolare per prodotti alla portata del volgo. Colpisce la quantità di luoghi comuni persino quando il copione va in cerca della battuta attraverso la citazione colta, facendola del tutto a sproposito con Le città invisibili di Calvino, per fare un solo esempio. A dare corpo alla sequela di cliché e al plot di infima consistenza  e con tanto di sottotrama rosa c'è una ridda di personaggi a dir poco caricaturali, dal mammone (lo stesso Bruno) alla ninfomane (Minaccioni), interpretati in maniera concitata e ipermacchiettistica senza mai riuscire a suscitare la risata, con la sola eccezione di Marco Giallini. Cammeo per Max Gazzè, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi in gita domenicale sul set (uno dei pochi momenti riusciti del film), presenza probabilmente funzionale alla promozione dell'inascoltabile album pubblicato nello stesso periodo.    

mercoledì 29 ottobre 2014

Boyhood

anno: 2014       
regia: LINKLATER, RICHARD 
genere: drammatico 
con Ellar Coltrane, Patricia Arquette, Elijah Smith, Lorelei Linklater, Steven Chester Prince, Bonnie Cross, Sydney Orta, Libby Villari, Ethan Hawke, Marco Perella, Jamie Howard, Andrew Villarreal, Shane Graham, Tess Allen, Ryan Power, Sharee Fowler, Mark Finn, Charlie Sexton, Byron Jenkins, Holly Moore, David Blackwell, Barbara Chisholm, Matthew Martinez-Arndt, Cassidy Johnson, Cambell Westmoreland, Jennifer Griffin, Garry Peters, Merrilee McCommas, Tamara Jolaine, Jordan Howard, Andrew Bunten, Tyler Strother, Evie Thompson, Brad Hawkins, Savannah Welch, Mika Odom, Sinjin Venegas, Nick Krause, Derek Chase Hickey, Angela Rawna, Megan Devine, Jenni Tooley, Landon Collier, Roland Ruiz, Richard Andrew Jones, Karen Jones, Gordon Friday, Tom McTigue, Sam Dillon, Martel Summers, David Clark, Zoe Graham, Jessie Tilton, Richard Robichaux, Will Harris, Indica Shaw, Bruce Salmon, Wayne Sutton, Joe Sundell, Sean Tracey, Ben Hodges, Daniel Zeh, Chris Doubek, Andrea Chen, Mona Lee Fultz, Bill Wise, Alina Linklater, Charlotte Linklater, Genevieve Kinney, Elijah Ford, Kyle Crusham, Conrad Choucroun, Maximillian McNamara, Taylor Weaver, Jessi Mechler 
location: Usa
voto: 6,5 

L'idea è geniale, innovativa, coraggiosa: raccontare la storia di Mason (Coltrane), di sua sorella (Linklater) e della madre (Arquette) che li sta crescendo da soli, nell'arco di dodici anni. Dodici anni veri, però: quelli durante i quali, dai 6 ai 18, vediamo crescere Mason un po' alla volta, sua madre imbolsire, suo padre (Hawke) fare qualche comparsata giocherellona, il tutto girato nell'arco di soli 39 giorni spalmati in tutto quell'arco di tempo. Se prescindiamo da come Truffaut ha seguito per due decenni Jean Pierre Lèaud (da I 400 colpi a L'amore fugge), dall'epica di Heimat e dalla trilogia che lo stesso Linklater ha costruito con la stessa coppia di attori (Ethan Hawke e Julie Dephy) nell'arco di un ventennio (Prima dell'alba, Prima del tramonto e Prima di mezzanotte), al cinema non si era mai visto nulla del genere, nessuno prima di lui aveva finora scommesso su un progetto che qualsiasi accidenti avrebbe potuto fatalmente interrompere. Siamo alla versione più radicale del racconto di formazione, quella in cui i riti di passaggio, i continui traslochi, i cambi di città, i mariti della madre (entrambi alcolizzati) che vanno e vengono, le amicizie a scuola, i primi amori, fino al college e all'ingresso in una vita che porterà Mason fuori da casa sono raccontati come tappe archetipiche, necessarie, alle quali siamo chiamati come testimoni di un'esistenza che sembra essere (quasi) quella di tutti. Fin qui tutto bene. Peccato che il film che si è aggiudicato l'Orso d'argento al festival di Berlino finisca col sembrare una qualsiasi antologia di vissuto comune, dal taglio quasi documentaristico e intimista, con la Storia lasciata quasi sempre sul retroscena (c'è giusto il riferimento a Obama e pochissimo altro, mentre un ruolo più funzionale lo svolge la trasformazione della tecnologia). Un'occasione in parte persa, dunque, in nome di un racconto quasi asettico, privo di sussulti, di un cinema dei corpi che gioca sostanzialmente sulla sola trasformazione fisica, affidando al racconto di formazione vero e proprio un ruolo del tutto sussidiario.    

martedì 28 ottobre 2014

Perez.

anno: 2014       
regia: DE ANGELIS, EDOARDO 
genere: noir 
con Luca Zingaretti, Marco D'Amore, Massimiliano Gallo, Simona Tabasco, Gianpaolo Fabrizio, Salvatore Cantalupo, Loredana Simioli 
location: Italia
voto: 6,5 

In una Napoli irriconoscibile e straniata, quella del Centro direzionale creato dall'archistar giapponese Kenzo Tange, Demetrio Perez (Zingaretti, qui anche in veste di produttore) è l'ultimo degli avvocati. A lui si rivolgono malfattori di ogni genere, quelli che vengono rifiutati persino dagli avvocati d'ufficio. Quando arriva il turno di un ex camorrista (Gallo), collaboratore di giustizia, per Perez cominciano i guai seri: pur di ottenere l'allontanamento di sua figlia (Tabasco) da un pericoloso camorrista (D'Amore) del quale la ragazza si è invaghita, l'avvocato è disposto a recuperare un enorme quantitativo di diamanti nascosti nel ventre di un toro.
Impeccabile sul piano della direzione degli attori e della messa in scena, con scenografie urbane e domestiche che sono un autentico valore aggiunto del film, questo noir che più cupo non si porrebbe si perde un po' in qualche manierismo da cinema d'essai (le continue camminate del nostro antieroe cupo e solitario) e nella definizione dei personaggi: la figura del protagonista, avvocaticchio sbevazzone, disposto a tutto per una figlia considerata una semidea a partire dalla scelta del nome (Tea), ci riporta con la memoria a I trafficanti della notte, un vecchio film di Jules Dassin del 1950, e a La notte e la città, con De Niro invischiato, alla stregua di Perez, in una vicenda più grande di lui. E così alcuni personaggi di contorno, caratterizzati da una napoletanità che sembra essere stata pensata per bilanciare il senso di straniamento generato dalle location ipermoderniste del Centro direzionale.    

lunedì 27 ottobre 2014

L'assassino abita al 21

anno: 1942   
regia: CLOUZOT, HENRI GEORGES   
genere: commedia gialla   
con Pierre Fresnay, Suzy Delair, Jean Tissier, Pierre Larquey, Noël Roquevert, René Génin, Jean Despeaux, Marc Natol, Huguette Vivier, Odette Talazac, Maximilienne, Sylvette Saugé, Louis Florencie, André Gabriello, Raymond Bussières   
location: Francia
voto: 6,5   

A Parigi un fantomatico Monsieur Durand commette omicidi seriali, firmando regolarmente la scena del delitto. Infiltratosi sotto le mentite spoglie di un pastore protestante in un alberghetto sito al 21 di Avenue Junot, a Montmartre, l'ispettore Wens (Fresnay) è convinto che tra i tanti stravaganti pensionanti si nasconda il serial killer. Ma il nodo da sciogliere è più intricato del previsto.
Giallo in chiave di commedia, il film tratto dal romanzo di Stanislas-André  Steeman offre una galleria di personaggi un po' macchiettistici, ma funzionali al racconto, tra sorrisi e colpi di scena, lasciando intravedere, nell'opera di esordio di Clouzot, la doppiezza umana che avrebbe ispirato molti dei film successivi.    

sabato 25 ottobre 2014

Il sale della terra (The Salt of the Earth)

anno: 2014       
regia: SALGADO, JULIANO RIBEIRO * WENDERS, WIM  
genere: documentario  
con Sebastiao Salgado, Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado  
location: Brasile, Francia
voto: 7,5  

Sono gli uomini il sale della terra. Gli uomini con le loro sofferenze, la loro miseria, la loro ineguagliabile crudeltà. È a loro che si rivolge lo sguardo di uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi, Sebastião Salgado, al quale il figlio Juliano e un Wim Wenders che - alla stregua di Herzog e della generazione di grandi cineasti tedeschi dei '70, sembra avere scelto la strada del documentario (Pina) - hanno dedicato questo film capace di mettere la macchina da presa un passo indietro, a costante vantaggio di un bianco e nero fotografico di devastante potenza emotiva. Il film procede attraverso il racconto del suo autore che, rimbalzando tra note autobiografiche e considerazioni sul mondo visto attraverso il suo sguardo, avanza ordinatamente per epoca: dagli anni degli studio di economia alla scoperta, quasi casuale, del piacere della fotografia (grazie anche a una delle tante felice intuizioni della sua compagna di sempre). Ne emerge il ritratto di un viaggiatore instancabile, testimone di situazioni estreme: la ricerca dell'oro in Brasile, il genocidio in Ruanda, il conflitto etnico fratricida in Europa, nella ex-Yugoslavia, i corpi devastati dalla carestia nel Sahel, i pozzi di petrolio che bruciano in Kuwait. E poi i continui ritorni in Brasile, fino alla riconciliazione con la natura, arrivata grazie al reportage faunistico di Genesi, figlio di un progetto di rigenerazione ambientale al quale Salgado sta lavorando da anni e che ha consentito alla natura di risorgere nella fazenda avita dopo che siccità e devastazioni la avevano distrutta.
Se le fotografie sono capolavori indiscutibili, è più difficile dare un parere sul documentario come opera cinematografica che vada al di là del suo senso altissimamente morale, della sua finezza antropologica: la paradossale fotogenia della sofferenza è talmente penetrante, estrema, accusatoria nei confronti di tutta l'umanità da costringere a sospendere qualsiasi altro giudizio. In ogni caso, si tratta di un'opera imperdibile.    

venerdì 24 ottobre 2014

13 - Se perdi muori

anno: 2009       
regia: BABLUANI, GELA 
genere: noir 
con Sam Riley, Ray Winstone, Curtis Jackson, Mickey Rourke, Jason Statham, Michael Shannon, Ben Gazzara, Emmanuelle Chriqui, David Zayas, Alex Skarsgard, Ronald Guttman, John Bedford Lloyd, Alan Davidson, Gaby Hoffman, Michael Berry Jr. 
location: Usa
voto: 4 

Bisogna guardarlo questo film, dopo aver visto l'originale dal quale è tratto (firmato dallo stessa regista Gela Babluani) per farsi un'idea di come Hollywood sia capace di corrompere e banalizzare quasi tutto e di quanto superficiale possa essere il cinema americano da blockbuster rispetto a certe raffinatezze del cinema europeo. 13 Tzameti fu il sorprendente film d'esordio di Babluani, nel 2005. Si aggiudicò diversi premi (tra i quali quelli di Venezia e del Sundance) al punto che il regista georgiano venne chiamato a Hollywood per girarne un remake. Che parte malissimo fin dal titolo: il 13 georgiano (Tzameti) viene cambiato nel programmatico "se perdi muori". Al gusto ineffabile per il rischio si sostituiscono le ragioni quasi encomiabili dell'interprete principale: il padre malato, la madre sotto sfratto, i soldi che non bastano. Così il giovane elettricista protagonista del film finisce, un po' per caso un po' per azzardo, in una sorta di lotteria per stramiliardari annoiati dove ci si spara giocando a una specie di roulette russa di gruppo. La polizia lo pedina senza fortuna, sapendo del losco giro di dollari che sta dietro alla faccenda e uno dei "manager" dei giocatori (Statham) vuole a tutti i costi i soldi della vincita.
Affidato al volto insignificante e inespressivo di Sam Riley (già protagonista di Control), a un doppiaggio imbarazzante e a una realizzazione da sceneggiato televisivo, supportata dalla recitazione svogliata di un nugolo di attori bolliti come Jason Statham, Mickey Rourke, Michael Shannon e Ben Gazzara, paragonato all'originale questo remake è un gialletto da seconda serata televisiva su Rete Capri. Così si spiega anche perché in Italia nessun distributore lo abbia voluto mettere in cartellone, sicché il film è circolato direttamente in dvd.    

giovedì 23 ottobre 2014

Buoni a nulla

anno: 2014       
regia: DI GREGORIO, GIANNI 
genere: commedia 
con Gianni Di Gregorio, Marco Marzocca, Valentina Lodovini, Daniela Giordano, Gianfelice Imparato, Marco Messeri, Camilla Filippi, Anna Bonaiuto, Ugo Gregoretti, Eugenia Tempesta, Valentina Gebbia, Giovanna Cau
location: Italia
voto: 5 

Gianni (Di Gregorio) è a un passo dalla pensione ma proprio quando sta per arrivare alla meta gli viene comunicato non solo che deve prolungare l'attività per altri tre anni (grazie, Fornero!), ma anche che dal centralissimo ufficio pubblico romano dove è impiegato deve trasferirsi oltre il Raccordo Anulare. Stufo dei soprusi dei superiori, dei colleghi, dei figli parassiti e della moglie, per non rimetterci le arterie Gianni decide che è ora di reagire, invitando il collega Marco (Marzocca) a fare altrettanto.
Alla sua terza commedia da regista dopo i riusciti Pranzo di ferragosto e Gianni e le donne, Gianni Di Gregorio conserva intatta la sua poetica intimista e garbata, venata da un registro surreale che deve moltissimo alla lezione di Jacques Tati, facendone un personaggio mite e lunare. Ma stavolta lo spunto della sua favola urbana è flebile, le situazioni comiche telefonate e lo stereotipo dell'impiegato statale scansafatiche eccessivamente calcato.    

martedì 21 ottobre 2014

Soap opera

anno: 2014       
regia: GENOVESI, ALESSANDRO  
genere: commedia  
con Fabio De Luigi, Diego Abatantuono, Cristiana Capotondi, Chiara Francini, Ricky Memphis, Elisa Sednaoui, Ale, Franz, Caterina Guzzanti  
location: Italia
voto: 1  

La soap opera è il kitsch del trash, lo sfrido pecoreccio da dare in pasto alle masse ruminanti. Nacque per imbonire il pubblico femminile (quello che stava a casa a lavare e stirare, ecco il perché del riferimento al sapone) attraverso raccontini di infimo livello che partirono dalla radio e poi transitarono in televisione. Approdata al cinema, nelle mani di Alessandro Genovesi, già ignobile regista del dittico Il peggior Natale della mia vita e La peggior settimana della mia vita, diventa, se possibile, ancora più miserrima e indefinibile nella sua totale pochezza.
La "trama" è questa: in un condominio vivono e si ritrovano, in occasione della vigilia di capodanno, due fratelli legati da un incidente stradale (uno costretto a fare da badante all'altro), un quarantenne (De Luigi) che vorrebbe tornare con la sua ex (Capotondi), il suo migliore amico (Memphis) in attesa di un figlio ma con forti dubbi sul suo orientamento sessuale e un'attrice di soap opera (Francini) che ha un debole per gli uomini in divisa, come il maresciallo dei carabinieri (Abatantuono) che sta indagando sul suicidio di un altro condomino, la cui fidanzata (la pessima Elisa Sednaoui) si trova nello stesso stabile proprio quel giorno.
Non una sola idea, non una sola battuta, non un minimo guizzo neppure da attori come Abatantuono e De Luigi che in altre circostanze un sorriso l'hanno saputo strappare. Tutto procede con una monotonia intollerabile, tra indecenti siparietti da vaudeville e trovate corrive da teatrino parrocchiale in una cornice artificiale e fiabesca.
Pensare che questo sia stato proposto come film d'apertura del festival del cinema di Roma la dice lunga su come Marco Müller abbia inabissato la manifestazione capitolina a livelli inimmaginabili.    

domenica 19 ottobre 2014

Me ne frego! Il fascismo e la lingua italiana

anno: 2014   
regia: GANDOLFO, VANNI   
genere: documentario   
location: Italia
voto: 6,5   

Nella ridda di pagliacciate a fini propagandistici di cui fu capace, il fascismo non trascurò neppure un intervento protezionista sulla lingua italiana con il dichiarato intento di controllare le masse. La linguista Valeria Della Valle ha rispolverato un tema tutt'altro che nuovo trasformandolo però in un documentario che non si limita alla semplice compilazione dei materiali dell'archivio storico dell'Istituto L.U.C.E. (impressionante la magniloquenza delle parate militari e dei bailla), ma che aggiunge animazioni assai creative e una buona dose d'ironia. D'altronde, con quale altro piglio prendere la tonitruante propaganda penetrata attraverso stampa, radio, cinema, scuola e sport? Ecco allora passare in rassegna tutte le ridicolaggini frutto dell'onda lunga dannunziana che si snodarono attraverso la lotta senza quartiere ai dialetti, la repressione delle minoranze linguistiche, l'abolizione del lei da sostituire con il voi (con le assurde vicende della rivista "Lei" dedicata al pubblico femminile e costretta per ovvi motivi a inventarsi un altro nome, "Annabella" e della rampognata subita da Totò durante uno spettacolo da parte di un gerarca fascista che non gradì l'ironia di "Galileo Galivoi"), la sostituzione a tavolino di parole e locuzioni straniere come mannequin, bar, cocktail o "avere un flirt", quest'ultima rimpiazzata da "fiorellare". E così via ridicoleggiando fino ad arrivare a quella che avrebbe dovuto essere l'apoteosi della lingua di regime, il dizionario fascistissimo nel quale gli esempi tratti dalla letteratura - Ariosto, Dante, Petrarca, solo per citarne alcuni - venivano affiancati alle frasi famose del duce. Del quale, peraltro, oltre ai toni perennemente concitati e sopra le righe, da autentico pazzo esaltato qual era (tristemente esilarante il montaggio di spezzoni dei suoi discorsi al popolino), ci rimane ben poco sotto il profilo linguistico: "i colli fatali", "spezzare le reni", "colpo di spugna" e bagnasciuga.    

sabato 18 ottobre 2014

Il giovane favoloso

anno: 2014       
regia: MARTONE, MARIO   
genere: biografico   
con Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Isabella Ragonese, Valerio Binasco, Iaia Forte, Federica De Cola, Edoardo Natoli, Paolo Graziosi, Sandro Lombardi, Raffaella Giordano, Andrea Renzi, Giorgia Salari, Giovanni Ludeno, Renato Carpentieri, Salvatore Cantalupo   
location: Italia
voto: 5,5   

Costretto per anni alla rigida erudizione coltivata nella prigione della gigantesca biblioteca del padre Monaldo (Popolizio), a Recanati, il giovane Giacomo Leopardi (Germano) coltiva desideri dì evasione, non vuole saperne di una possibile carriera da prelato e scalpita per fare esperienza del mondo, vellicato anche dal suo mentore-ammiratore Pietro Giordani (Binasco). Quando finalmente l'occasione arriva, lo troviamo con l'amico Antonio Ranieri (Riondino) sempre al suo fianco prima a Firenze, poi a Roma e infine a Napoli, dove morirà nel 1837 a 39 anni progressivamente piegato, letteralmente, dalla tubercolosi ossea.
La biopic che Mario Martone ha dedicato a uno dei più illuminati poeti italiani, quelli che tutti conosciamo grazie alle Operette morali, allo Zibaldone, e soprattutto per merito di poesie come L'infinito, La ginestra e Alla luna, è l'ennesimo tassello di una filmografia in buona parte in costume (Morte di un matematico napoletano, Teatro di guerra, Noi credevamo) viziata sempre dallo stesso stile algido, calligrafico e con attori che sembrano appartenere a una setta (Andrea Renzi, Iaia Forte, Salvatore Cantalupo, Renato Carpentieri, Michele Riondino). Nonostante la difficile prova di Elio Germano, costretto a stare sotto l'occhio della cinepresa per quasi due ore e mezza, mantenendosi costantemente a un passo dalla caricatura del giovane gracile e sfortunato, la complessità della figura del poeta ne esce ridotta a pochi tratti grossolani: la visione della natura come madre matrigna, il pessimismo, gli amori impossibili, la tentazione dell'ateismo. Se da un lato è encomiabile il tentativo di una ricostruzione tutta interiore di questo eretico e malinconico coltivatore del dubbio, dall'altra l'operazione sembra collocarsi all'interno di una cornice oleografica, spesso stucchevole, con divagazioni semioniriche assai dubbie (il golem di sabbia), scelte di casting discutibili e una colonna sonora che pesca tra epoche e stili diversissimi, creando un effetto di costante dissonanza.    

venerdì 17 ottobre 2014

Medianeras - Innamorarsi a Buenos Aires

anno: 2011   
regia: TARETTO, GUSTAVO   
genere: commedia   
con Javier Drolas, Pilar López de Ayala, Inés Efron, Adrián Navarro, Rafael Ferro, Carla Peterson, Jorge Lanata, Alan Pauls, Romina Paula   
location: Argentina
voto: 7   

Le medianeras sono le fiancate dei palazzoni lasciate lì a sancire l'estraneità della vita metropolitana, per lo più destinate a trasformarsi in enormi spazi pubblicitari nei quali qualcuno, ogni tanto, squarcia un muro per fare entrare un raggio di luce. Nel totale disordine urbanistico di Buenos Aires, carico di irregolarità etiche ed estetiche, le esistenze umane sono costrette a quell'atteggiamento blasè magnificamente commentato da Simmel a proposito dell'alienazione metropolitana. Tra gli oltre tre milioni di persone che vivono in quella città ci sono anche Martin (Drolas), progettista di siti web, capace di vivere in simbiosi con la sua poltrona e lo schermo del pc, e la vetrinista claustrofobica Mariana (López de Ayala), che nel mosaico umano del suo libro "Dov'è Wally?", sta ancora cercando la figurina di un ragazzo con la maglietta a righe in quell'enorme formicaio di bipedi. Dopo averlo sfiorato più volte, tra amori fugaci, nuotate in piscina e serate mandate a monte, lo troverà in mezzo al caos cittadino.
Il film d'esordio dell'argentino Gustavo Taretto, giunto nelle sale italiane con tre anni di ritardo, è una miscela assai intelligente di intuizioni originalissime (le incredibili sequenze di piante cresciute negli interstizi più impossibili della città; le metonimie dei gusti della protagonista; le antologie di finestre che rompono la regolarità delle medianeras), improvvisi scarti narrativi e qualche momento eccessivamente sospeso, che fanno di questo film di ispirazione alleniana un'opera discontinua, ma anche coraggiosa, innovativa e promettente.    

mercoledì 15 ottobre 2014

Lucy

anno: 2014       
regia: BESSON, LUC
gfenere: fantascienza
con Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Analeigh Tipton, Min-sik Choi, Amr Waked, Pilou Asbæk, Mason Lee, Claire Tran, Frédéric Chau, Jan Oliver Schroeder, Renaud Cestre, Yvonne Gradelet, Paul Chan
location: Francia, Germania, Italia, Taiwan
voto: 8

Lucy (Johansson) come la prima donna dell'umanità, ma anche come l'ultima, quella che attraverso il suo sacrificio dona all'umanità un sapere infinito. È lei la protagonista di un film che ci riporta Besson al suo meglio, tra le intuizioni sprecate de Il quinto elemento e l'adrenalina di Leon. La sua ennesima eronia (dopo la Anne Parillaud  di Nikita, la Nathalie Portman di Leon e la Milla Jovovich  di Giovanna d'Arco) è una ragazza che per disgrazia capita nelle mani di alcuni trafficanti che hanno sintetizzato una droga potentissima. Costretta a fare da "mulo" con un sacchetto infilato nella pancia, la ragazza si ritrova ad assumerne involontariamente un quantitativo spropositato, che porta le sua capacità mentali ben oltre quel 10% che, si dice, siamo capaci di usare. Volando da Taiwan e Parigi, Lucy si mette in contatto con uno scienziato (Freeman) che sta studiando le possibilità evolutive delle facoltà umane.
L'ottimo film di Bresson ricalca in parte lo spunto di Limitless, coniugandolo con un paio di idee geniali: quella che il sapere possa espandersi attraverso gli stessi processi della moltiplicazione cellulare e quella heideggeriana che il crinale tra essere e non essere passi attraverso il tempo. Immagini semidocumentaristiche montate in maniera esemplare si miscelano con un dosaggio accorto e impeccabile degli effetti speciali, tutto a servizio di un thriller fantascientifico che per una volta, oltre a divertire, stimola diverse riflessioni.    

lunedì 13 ottobre 2014

Voi siete qui

anno: 2011   
regia: MATERA, FRANCESCO
genere: documentario
con Alberto Crespi, Angelina Chavez, Furio Scarpelli, Giuseppe Rotunno, Giuliano Montaldo, Luciano Vincenzoni, Maurizio Ponzi, Ettore Scola, Vito Annichiarico, Carlo Lizzani, Mario Monicelli, Gianni Amelio, Vincenzo Cerami, Nanni Moretti, Paolo Ferrari, Paolo Virzì, Sabrina Ferilli, Carlo Verdone, Ferzan Özpetek, Marco Bellocchio, Gigi Proietti, Claudio Mancini, Armando Trovajoli
location: Italia
voto: 7,5

Dai tempi gloriosi di Cinecittà a quelli odierni che raccontano (anche) le periferie, Roma è stata teatro di innumerevoli film che hanno fatto la storia del cinema. Il critico Alberto Crespi, accompagnato dalla fotografa Angelina Chavez, torna sui set "naturalistici" di alcune delle pellicole seminali che hanno raccontato la città eterna, affidandosi alle testimonianze di attori, registi, direttori della fotografia e sceneggiatori che furono protagonisti di quelle imprese. E così sotto i nostri occhi scorrono le immagini del Tuscolano e Portonaccio (set de I soliti ignoti), quelle del complesso Federici al Nomentano (Una giornata particolare), la zona del Prenestino (Roma città aperta) e dell'attiguo Pigneto (che ai tempi del pasoliniano Accattone era ben lontano dalla gentrificazione odierna). E poi ancora il quartiere Ostiense (zona prediletta da Ozpetek, che vi ha girato Le fate ignoranti e Saturno contro), Tor Bella Monaca, Quarticciolo e i ponti del Laurentino 38, non-luoghi prestati al cinema di Gianni Amelio per film ambientati altrove come Colpire al cuore, Tor di Quinto e Spinaceto, dove l'orgogliosamente romano Nanni Moretti ha ambientato rispettivamente Ecce Bombo e Caro diario, lo spazio della nuova Fiera di Roma (set di Tutta la vita davanti), ma anche le zone centralissime del lungotevere (Bianco rosso e Verdone), di Piazza Venezia (palcoscenico di alcune scene de L'ora di religione e di molti ciak di Febbre da cavallo) e del rione Campitelli (Nell'anno del signore, Il marchese del Grillo). In un gioco di sovrapposizioni continue tra la Roma immortalata su pellicola e la città attuale, la vista e i ricordi della capitale evocano un inevitabile effetto nostalgia, nutrito dalle tante testimonianze raccolte, tra le quali si distinguono per humour e aneddotica quelle di Proietti e Verdone. Documentario impagabile per chi quel tessuto urbano lo ha attraversato in ogni sua piega, tra le meraviglie del centro e il degrado, ma anche le piccole e piacevoli sorprese, di molte periferie.    

sabato 11 ottobre 2014

I due volti di gennaio (The Two Faces of January)

anno: 2013       
regia: AMINI, HOSSEIN
genere: thriller
con Viggo Mortensen, Kirsten Dunst, Oscar Isaac, David Warshofsky, Daisy Bevan, Aleifer Prometheus
location: Grecia, Turchia
voto: 6

1962. Lui (Mortensen, gigantesco come sempre) è un truffatore che si trova in Grecia per sfuggire ai suoi creditori. Lei (Dunst) la moglie inconsapevole ma non troppo. L'altro (Isaac) è una guida turistica americana dal passato fosco, anch'egli di stanza in Grecia. Sono questi i vertici di un triangolo amoroso dalle prossimità imprevedibili, costretti a una fuga senza sosta dopo l'uccisione accidentale di un detective inviato dai creditori. Tra rivalità a colpi di testosterone, sospetti reciproci, convivenze coatte e tentazioni di lucro, la loro fuga si trasforma in braccaggio.
Tratto da un romanzo di Patricia Highsmith (che anche qui, come già ne L'amico americano e ne Il talento di Mr. Ripley ci presenta personaggi doppi e carismatici), il film diretto dall'iraniano Hossein Amini, qui alla prima regia dopo avere sceneggiato film come 47 Ronin e Drive, si avvale di una buona prova d'attori e di una regia molto classica ma efficace. Ma l'espediente narrativo della fuga alla lunga mostra la corda.    

giovedì 9 ottobre 2014

Class Enemy (Razredni Sovražnik)

anno: 2013       
regia: BICEK, ROK   
genere: drammatico   
con Igor Samobor, Nataša Barbara Gracner, Tjaša Železnik, Maša Derganc, Robert Prebil, Voranc Boh, Jan Zupancic, Daša Cupevski   
location: Slovenia
voto: 6   

Quando la professoressa di tedesco va in congedo per la maternità, la quarta classe di un liceo sloveno si trova davanti a un docente dai metodi retroguardisti, austeri e sprezzanti. Gli studenti sono insofferenti nei confronti dei suoi modi che definiscono "da nazista" e quando una loro compagna si suicida, il professore diventa il loro capro epiatorio.
Non si capisce bene cosa voglia raccontarci il film del non anocra trentenne esordiente sloveno Rok Bicek, a parte il mai sopito odio etnico che oggi si rivolge verso i "mangiariso" ("sloveni: se non uccidete voi stessi, uccidete gli altri", afferma lapidario l'unico studente cinese della classe). Il professore tetragono (interpretato impeccabilmente da Igor Samobor per la gioia del pubblico femminile) non riesce certamente a guadagnarsi la simpatia del pubblico eppure, in questa gara tra antipatici, parrebbe che i suoi metodi passatisti alla fine ne escano vincenti. Colpa dell'autopoiesi del sistema? Colpa dei ragazzi che sono diventati peggio dei professori? "Prima loro temevano noi; adesso siamo noi a temere loro", sentenzia la preside della scuola, raccogliendo in una sola frase un epocale passaggio generazionale. Così il film - che ingloba un surplus di materiale (famiglie disfunzionali, attitudine alle droghe, rapporti di opportunismo tra colleghi) - sembra limitarsi a una fotografia dello sfascio di un'istituzione, rivelandoci che lì, come in Italia, il sapere è l'ultimo degli interessi di una torma di studenti sempre più arroganti. Peccato però averli tratteggiati tutti in maniera così schematica e priva di sfumature, sfumature che costituiscono invece l'aspetto più profondo della riflessione sul tema del suicidio. "La morte di un uomo - diceva Thomas Mann - è meno affar suo che di chi gli sopravvive".
Premio Fedeora come miglior film della 28. settimana della critica (Venezia, 2013).    

mercoledì 8 ottobre 2014

La trattativa

anno: 2014       
regia: GUZZANTI, SABINA
genere: storico
con Enzo Lombardo, Sabina Guzzanti, Sabino Civilleri, Filippo Luna, Franz Cantalupo, Michele Franco, Nicola Pannelli, Claudio Castrogiovanni, Sergio Pierattini, Maurizio Bologna, Ninni Bruschetta
location: Italia
voto: 9

Tra il 1992 e il 1993 l'Italia fu teatro di un periodo difficilissimo: da un lato lo smantellamento del vecchio sistema politico (di fatto poi rimasto vivo e vegeto) sotto i colpi di mannaia della giustizia; dall'altro, l'attacco della mafia allo Stato, ai suoi vertici, ai suoi rappresentanti, al suo patrimonio culturale. Ci furono molti cadaveri eccellenti in quella stagione, ma le morti che sono rimaste impresse nella memoria di tutti sono quelle di Falcone e Borsellino. Poi, dopo altri attentati dinamitardi e la fallita strage allo stadio Olimpico di Roma tutto, di colpo, si fermò. Come mai? Sabina Guzzanti, che già con Viva Zapatero, Le ragioni dell'aragosta e Draquila, in un crescendo continuo, aveva dimostrato di avere assimilato a meraviglia la lezione documentaristica di Michael Moore, firma stavolta un film (del quale ha scritto soggetto e sceneggiatura) che è un autentico capolavoro: non solo per i meriti morali, altissimi (la visione dovrebbe essere resa obbligatoria nella scuole), ma anche per quelli squisitamente cinematografici. Coadiuvata da un nugolo di "lavoratori dello spettacolo", da un ispiratissimo Nicola Piovani alle musiche e da un Daniele Ciprì alla fotografia che più creativo non avrebbe potuto essere, la Guzzanti palesa il gioco della docufiction - un po' sulla scorta di Blu notte di Lucarelli, con molta professionalità ma anche qualche cedimento al macchiettismo - miscelando senza soluzione di continuità materiale di repertorio ed efficacissime ricostruzioni di finzione. Attenutasi rigorosamente agli atti processuali grazie al lavoro preventivo di uno stuolo di avvocati che hanno scongiurato qualsiasi possibilità di denuncia (dentro ci sono i mammasantissima come Napolitano, Mancino e Berlusconi), la Guzzanti aggiorna la lezione di Petri e Rosi costruendo un pamphlet ironico, dal ritmo serratissimo, eppure di esemplare chiarezza: ne emerge il quadro desolante, ben noto a chi, nell'ultimo ventennio, non è rimasto a dormire sotto l'influsso dell'incantamento catodico. Quello di un paese che, in occasione di quella drammatica transizione, attraverso una trattativa scellerata portò - grazie alla complicità di massoneria, destra eversiva e servizi segreti - la mafia direttamente nei palazzi del potere, innescando il ventennio berlusconiano che fu possibile solo grazie all'irresistibile ascesa di un partito fondato in fretta e furia da un gangster brianzolo mezzo palazzinaro e mezzo comunicatore e da un mafioso tout court come Dell'Utri. Quel partito, che ancora oggi esiste ancora, si chiama Forza Italia.    

lunedì 6 ottobre 2014

Synecdoche, New York

anno: 2008       
regia: KAUFMAN, CHARLIE
genere: drammatico
con Philip Seymour Hoffman, Catherine Keener, Sadie Goldstein, Tom Noonan, Peter Friedman, Charles Techman, Josh Pais, Daniel London, Robert Seay, Michelle Williams, Stephen Adly Guirgis, Samantha Morton, Hope Davis, Frank Girardeau, Jennifer Jason Leigh, Amy Wright, Paul Sparks, Jerry Adler, Lynn Cohen, Deirdre O'Connell, Kat Peters, John Rothman, Amanda R. Phillips, Frank Wood, Deanna Storey, Elizabeth Marvel, Laura Odeh, Mark Lotito, Daisy Tahan, Erica Fae, Raymond Angelic Sr., Cliff Carpenter, Timothy Doyle, Amy Spanger, Nicholas Wyman, Portia, Dan Ziskie, Chris McGinn, Robin Weigert, Gerald Emerick, Alvin Epstein, Rosemary Murphy, Emily Watson, Tim Guinee, Kristen Bush, Greg McFadden, Barbara Haas, William Ryall, Dianne Wiest, Joe Lisi, Alice Drummond, Michael Higgins, Stanley Krajewski, Tom Greer, Christopher Evan Welch, Michael Medeiros
location: Usa
voto: 3

"Borges e Bioy Casares su pellicola, penso sia un film enorme. Diffidi dalle accuse di solipsismo/onanismo cerebrale", mi scrive un ragazzo il cui quoziente intellettivo è inversamente proporzionale alla sua capacità empatica. Decido così di vedere questo film "sospetto", giunto nelle sale con 6 anni di ritardo a seguito di un'astuta operazione commerciale che ha saputo sfruttare la commozione suscitata dalla prematura scomparsa del protagonista, Philip Seymour Hoffman.
In cabina di regia c'è Charlie Kaufman, qui alla sua prima esperienza dietro la mdp: una garanzia per chi ama i contorsionismi cerebrali spogliati da qualsiasi forma di pathos. Non a caso, le sceneggiature di film da orchite come Essere John Malkovich, Confessioni di una mente pericolosa, Il ladro di orchidee e Se mi lasci ti cancello sono sue. La pretesa è sempre la stessa: quella di creare un cortocircuito che strapazzi la logica, scardini il flusso temporale e proponga un'estetica cubista imperniata sul rapporto tra realtà e finzione. Anche il meccanismo funzionale è sempre lo stesso: mettere le mani su un prodotto della mente. Ecco perché nei film di Kaufman c'è sempre qualche scrittore, sceneggiatore, imbonitore televisivo, cancellatore di ricordi. In Synecdoche è la volta di un regista teatrale ipocondriaco che chiede ai suoi attori di simulare le loro vite sul palcoscenico. In questa dialettica tesissima tra realtà e finzione, la vita prende forma dalla scrittura della sceneggiatura e viceversa nel perimetro di un gioco funereo costruito a scatole cinesi che sta tra Il curioso caso di Benjamin Button e il cinema di Jonze e Gondry. Nulla che, in questo delirio di onanismo cerebrale (mi perdoni il ragazzo geniale dell'incipit, ma proprio di questo si tratta), ricordi neppure lontanamente le grandi lezioni del passato fornite da Wilder (Viale del tramonto), Fellini (8 e ½), Bergman (Persona), Cronenberg (M.Butterfly), Lynch (Mulholland drive) e Jareki (Una storia americana). sul medesimo tema Qui la voluta confusione dei piani temporali, la rappresentazione dei falsi movimenti della vita, lo sperimentalismo onirico che trasuda boria sembrano essere le uniche preoccupazioni di una regia sciatta, monocorde, il cui scopo dichiarato pare essere quello di spiazzare lo spettatore, finendo invece, dopo avere esaurito le cartucce migliori al trascorrere della prima mezz'ora, con l'avvitarsi su se stesso.    

domenica 5 ottobre 2014

Sin City - Una donna per cui uccidere (Sin City: A Dame to Kill For)

anno: 2014       
regia: MILLER, FRANK * RODRIGUEZ, ROBERT
genere: fantastico
con Mickey Rourke, Jessica Alba, Josh Brolin, Joseph Gordon-Levitt, Rosario Dawson, Bruce Willis, Eva Green, Powers Boothe, Dennis Haysbert, Ray Liotta, Stacy Keach, Jaime King, Christopher Lloyd, Jamie Chung, Jeremy Piven, Christopher Meloni, Devon Aoki, Alexa PenaVega, Juno Temple, Marton Csokas, Lady Gaga
location: Usa
voto: 5

A (Ba)sin City si intrecciano le vite turbolente di un giocatore d'azzardo (Gordon-Levitt), di una spogliarellista (Alba), di un debosciato dalla forza smisurata (Rourke) e di un detective (Brolin). La donna per cui uccidere del titolo del secondo episodio di Sin City, tratto dal fumetto di Frank Miller (ancora una volta co-regista con Robert Rodriguez) è una femme fatale (Green) che adesca chiunque le faccia comodo per arrivare a uccidere il ricchissimo marito e godersi l'eredità.
Tanto curato, innovativo, impeccabile nella forma (bianchi e neri contrastatissimi, rossi carminei e bianchi flueorscenti), tanto insulso nei contenuti: un mix di dialoghi scritti sfogliando il dizionario dei luoghi comuni e scene degne di Matrix, con amazzoni capaci di colpire con sciabole e balestre e uomini inclini a qualsiasi forma di sadismo. L'apologia dello splatter in chiave hard boiled, il tutto servito con una confezione patinatissima.    

venerdì 3 ottobre 2014

Be Kind Rewind - Gli Acchiappafilm

anno: 2008       
regia: GONDRY, MICHEL 
genere: commedia fantastica
con Jack Black, Mos Def, Danny Glover, Mia Farrow, Melonie Diaz, Paul Dinello, Sigourney Weaver, Irv Gooch, Chandler Parker, Arjay Smith, Quinton Aaron, Gio Perez, Basia Rosas, Tomasz Soltys, Matt Walsh, Francisco Fabian, McKinley Page, Allie Woods Jr., Karolina Wydra, Heather Lawless, Frank Heins, David Slotkoff, Kishu Chand, P.J. Byrne, Frank Girardeau 
location: Usa
voto: 3 

Durante un tentativo di sabotaggio alla rete elettrica di Passaic, New Jersey, Jerry (Black) si magnetizza. Entrato nel negozio che noleggia videocassette, momentaneamente lasciato in consegna a un suo amico (Def), Jerry inavvertitamente smagnetizza tutti i nastri. I due, per evitare figuracce irreparabili con il gestore del negozio (Glover) che nel frattempo sta meditando sul da farsi essendo stato messo sotto sfratto, decidono allora di girare loro stessi, in maniera totalmente amatoriale, i film che non si vedono più (da Ghostbusters a A spasso con Daisy). Inaspettatamente, l'iniziativa si trasforma in un enorme successo, portando i due e tanta altra gente del quartiere a girare un film sulla vita del jazzista Fats Waller, loro illustre concittadino.
Ineccepibilmente geniale come sempre, Gondry si perde nel suo cinema degli eccessi: questo demenziale elogio della pirateria è troppo strillato, stravagante, smielato, a tratti persino magniloquente e con un attore insopportabilmente e sempre, senza eccezioni (valga School of rock per tutti), sopra le righe come Jack Black.