mercoledì 30 dicembre 2015

Misterioso omicidio a Manhattan (Manhattan murder mistery)

anno: 1993   
regia: ALLEN, WOODY   
genere: giallo   
con Woody Allen, Diane Keaton, Jerry Adler, Lynn Cohen, Ron Rifkin, William Addy, Alan Alda, Joy Behar, Zach Braff, Al Cerullo, John Costelloe, John Doumanian, Anjelica Huston, Gloria Irizarry, Sylvia Kauders, Ruth Last, Philip Levy, George Manos, Melanie Norris, Frank Pellegrino, Wendell Pierce, Suzanne Raffaelli, Steven Randazzo, Marge Redmond, Yanny Sfinias, Linda Taylor, Aida Turturro, Ira Wheeler    
location: Usa
voto: 7,5   

In una Manhattan ripresa con una fotografia insolitamente sporca da Carlo Di Palma, Larry (Allen) e Carol (Keaton) cominciano a frequentare i loro vicini di casa, gli House. Quando la signora House (Cohen) muore, apparentemente di infarto, Carol inizia a sospettare, dagli incongrui comportamenti del vedovo (Adler), che ci sia qualcosa di losco e che si tratti di uxoricidio. Guidata da un'irrefrenabile curiosità e sostenuta da un amico che le fa morbidamente la corte (Alda), si mette alla ricerca di indizi che svelino il mistero.
Ritmo, suspense, ma soprattutto una girandola senza sosta di battute caustiche (esasperato da una moglie che si sta calando esageratamente nei panni del detective, Larry le dice: "ma non potresti conservarti un po' di pazzia per la menopausa?") sono la cifra di questa commedia nera che si chiude tra citazioni cinematografiche (Hitchcock, ma anche l'Orson Welles de La signora di Shangai), un efficacissimo giochi di specchi tanto fisico quanto metaforico e una riflessione insolitamente ottimimistica sulla coppia.

martedì 29 dicembre 2015

A proposito di Roma

anno: 1987   
regia: ERONICO, EGIDIO  
genere: documentario  
con Renato Nicolini, Carlo Aymonino, Victor Cavallo, Eugenio Cornacchia, Ninetto Davoli, Enrico Ghezzi, Franco Pierluisi, Ludovico Quaroni, Remo Remotti, Patrizia Sacchi, Mario Scaccia    
location: Italia
voto: 6,5  

"Oggi a Roma si parcheggia persino sui marciapiedi". Lo diceva Renato Nicolini, assessore illuminatissimo delle giunte di sinistra nel periodo tra il 1976 e il 1985, che legò il suo nome a espressioni come effimero ed estate romana. Architetto, docente universitario, esperto d'arte, Nicolini ci conduce in giro per Roma, tra Prati, San Pietro, Laurentino 80, Corviale, la Garbatella, Tiburtino fino alle mura della città e Ostia, alla ricerca degli elementi di espansione della città, della sua metamorfosi, delle sue contraddizioni, del fascino respingente che essa continua a esercitare sia sui forestieri che sui suoi abitanti. A dar voce ai moltissimi contrasti della città, oltre a Nicolini ci sono architetti di rango come Carlo Aymonino (il nipote di Piacentini) e Ludovico Quaroni, ma anche attori come Victor Cavallo, Ninetto Davoli, Remo Remotti e Mario Scaccia. Visto a distanza di anni, il film conserva del tutto intatta la sua funzione di documento storico, tra riflessioni argute e un modello di messa in scena scanzonato e fortemente autoironico, con il protagonista che conclude le sue riflessioni nel letto di casa, prima di andare a dormire. Più effimero di così…    

Dio esiste e vive a Bruxelles (Le Tout Nouveau Testament)

anno: 2015       
regia: VAN DORMAEL, JACO  
genere: commedia fantastica  
con Pili Groyne, Benoît Poelvoorde, Catherine Deneuve, François Damiens, Yolande Moreau, Laura Verlinden, Serge Larivière, Didier de Neck, Romain Gelin, Marco Lorenzini    
location: Belgio, Uzbekistan
voto: 7  

La piccola Ea (Groyne), ormai insofferente alle continue cattiverie che suo padre, Dio (Poelvoorde), perpetra nei confronti degli umani dal suo bunker a Bruxelles, decide di compiere un atto di sabotaggio per poi fuggire da casa. Invia così la data di morte a ciascuno degli umani e, dopo avere salutato la madre (Moreau) e suo fratello Gesù, trova l'uomo che dovrà scrivere il nuovo Nuovo Testamento e si mette alla ricerca dei sei apostoli che le sono necessari per riscrivere le regole del mondo.
Con appena 4 film nell'arco di quasi un quarto di secolo, il belga Jaco Van Dormael non può certo dirsi un registra prolifico. Questo Dio esiste e vive a Bruxelles arriva nelle sale italiane arriva a quasi 20 anni di distanza dal precedente L'ottavo giorno. È un film che non disdegna la scelta iconoclasta di mostrare Dio come un essere capace di ogni infamia, ma lo fa con un registro grottesco che sta tra il cinema di Jeunet e quello di Gondry, leggero e soprattutto carico di un'immaginazione visiva che è al tempo stesso pregio e difetto del film. Se da un lato, infatti, incantano molte trovate visive (su tutte, l'uomo che attraversa lo specchio abbracciando se stesso), dall'altro esse, nella seconda parte del film, sembrano essere il fine stesso di un'opera che concede non poco a un sentimentalismo che stride con l'incipit al vetriolo. Sicché il film, nel seguire le vicende dei sei apostoli tutti con la loro musica interiore, finisce col girare un po' su sé stesso.    

domenica 27 dicembre 2015

Il ponte delle spie (Bridge of Spies)

anno: 2015   
regia: SPIELBERG, STEVEN
genere: drammatico
con Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan, Sebastian Koch, Alan Alda, Scott Shepherd, Austin Stowell, Mikhail Gorevoy, Will Rogers (II), Billy Magnussen, Eve Hewson, Domenick Lombardozzi, Michael Gaston, Peter McRobbie, Edward James Hyland, Joshua Harto, Noah Schnapp, Stephen Kunken, Greg Nutcher, Jon Donahue, Jillian Lebling, Victor Verhaeghe, Nadja Bobyleva, Joe Forbrich, Rebekah Brockman, Jesse Plemons, John Rue, Dakin Matthews, Michael Schenk, Burghart Klaussner, Luce Dreznin, Steve Cirbus, Petra Marie Cammin, Jon Curry, Le Clanché du Rand, Steven Boyer, David Wilson Barnes    
location: Germania, Pakistan, Russia, Usa
voto: 7

Nel 1957 Rudolf Abel (Rylance), una spia sovietica, viene catturato dall'FBI e affidato a Jim Donovan (Hanks), un avvocato del ramo assicurativo, in vista di un processo-farsa. Ma Donovan si dimostra uomo tutto d'un pezzo e lungimirante, resiste agli sguardi accigliati di chi lo vede come un traditore della patria, più preoccupato dello zelo professionale che di mandare sulla sedia elettrica una spia, e si trova a dover far fronte persino allo scetticismo della moglie (Ryan). Ma quando in un primo tempo una spia americana (Stowell) viene catturata in territorio sovietico e poi uno studente universitario (Rogers) viene rinchiuso nelle celle di Berlino Est perché lo si crede interessato a rivelare segreti della DDR, le intuizioni di Donovan tornano utilissime in vista di uno scambio. La CIA è interessata soltanto al militare, ma l'indomito Donovan è determinato a trattare tanto con i russi quanto con i tedeschi dell'Est, per ottenere il rilascio di entrambi gli ostaggi. Dai titoli di coda di questo film, inspirato a una storia vera, apprendiamo che nel 1962 Donovan fu tra i negoziatori principali dopo l'enorme incidente diplomatico della Baia dei Porci.
La premiata ditta Spielberg-Hanks fa centro ancora una volta dopo i riusciti Salvate il soldato Ryan, Prova a prendermi e The terminal. Il regista statunitense torna a leggere la storia americana del XX secolo aggiungendo un nuovo capitolo che idealmente da War horse (gli anni '10), Il colore viola (gli anni '30), Salvate il soldato Ryan, Schindler's list (gli anni '40) arriva a Münich (gli anni '70). Ancora una volta si affida a un eroe defilato, saldamente ancorato ai principi della costituzione (in questa prospettiva, Lincoln rimane la massima espressione della weltanschauung spielberghiana), portatore di ideali incrollabili che tuttavia non sono mai immuni, nella prospettiva del regista, da una patina di retorica. Al notevole risultato hanno contribuito la splendida fotografia serotina di Janusz Kaminski, la sceneggiatura scritta dai fratelli Coen con Matt Charman - che alterna efficacemente i poli narrativi sui due fronti logistici - e la solita, superba interpretazione per sottrazione di Tom Hanks, nel cui sguardo c'è tutto l'abissale sconcerto dell'uomo che vede la stessa generazione di ragazzi saltare un muro: che se a Brooklyn è solo un gioco, a Berlino è l'appuntamento con la morte.    

venerdì 25 dicembre 2015

XXX – I più grandi film per adulti di tutti i tempi (X-Rated: The Greatest Adult Movies of All Time)

anno: 2015       
regia: PRYOR, BRYN  
genere: documentario  
con Chanel Preston, Nina Hartley, Skin Diamond, Herschel Savage, David Bertolino, Steven St. Croix, Marilyn Chambers, Johnnie Keyes, Georgina Spelvin, Casey Calvert, Constance Money, Jacky St. James, Gloria Leonard, Sharon Mitchell, Kay Parker, Eric Edwards, Riley Reid, Bonnie Rotten, Kelly Nichols, Veronica Hart, Cass Paley, Christy Canyon, Stoya, Ron Jeremy, Ash Hollywood, Richard Pacheco, Mitch Spinelli, Julia Ann, Janine Lindemulder, Andrew Blake, Paul Thomas, Raven Touchstone, Mike Horner, Sunset Thomas, Brad Armstrong, Jenna Jameson, Nic Cramer, Shanna McCullough, Tom Elliot, Alexandra Silk, Nic Andrews, Evan Stone, John Stagliano, Manuel Ferrara, Savanna Samson, Nick Manning, Kimberly Kane, Ana Foxx, Jesse Jane, Kylie Ireland, James Deen, Eva Angelina, Jessica Drake, Kayden Kross, Axel Braun, Allie Haze, Capri Cavanni, Lily Labeau, Sarah Shevon, Penny Pax    
location: Usa
voto: 4  

Come si è trasformata l'industria del porno? Prova a raccontarcelo questo documentario che assembla 32 film a luci rosse prodotti tra il 1972 e il 2012 (prevedibilmente bombardati da dosi massicce di pixel giganti), trattando l'hard come se fosse un qualsiasi genere cinematografico. A ben vedere, molti dei film porno di successo dei 40 anni sui quali fa perno il documentario (ma il porno ebbe inizio non appena si capirono le potenzialità della pellicola, senza tuttavia avere un mercato) erano dei "veri" film con del sesso esplicito all'interno, come sentenzia Ron Jeremy, uno dei divi del cinema per adulti. Se fino agli anni '80 il pubblico si accontentava di vedere gente che praticava del sesso convenzionale, la privatizzazione del consumo dell'hard attraverso le videocassette avrebbe successivamente spinto il genere verso lidi più osé, contribuendo alla segmentazione del mercato in una ridda di sottogeneri. Ne sarebbero scaturiti remake, parodie, persino film ad altissimo budget e con pretese artistiche, per quanto serviti da attori che lontani dal materasso risultavano del tutto inespressivi.
Il documentario raduna brani dei film ritenuti più significativi (tutti prodotti americani), alternandoli con interviste quasi sempre soltanto rievocative dei protagonisti (tristemente irriconoscibili le donne) e con qualche commento della pornostar Chanel Preston, alla quale manca completamente uno sguardo sociologico che in casi come questo si fa irrinunciabile.    

martedì 22 dicembre 2015

Zanetti Story (Javier Zanetti capitano da Buenos Aires)

anno: 2015   
regia: SCAFIDI, SIMONE * SIGON, CARLO A.   
genere: documentario   
con Javier Zanetti, Albino Guaròn, Rodolfo Zanetti, Francisco Salinger, Sergio Zanetti, Paula De La Fuente, Hugo Daniel Donato, Norberto D'Angelo, Andres De La Fuente, Omar Alberto Lauria, Oscar Lopez, Jorge Luis Burruchaga, Massimo Moratti, Alessandro Mazzola, Gad Eitan Lerner, Michele Serra, Beppe Severgnini, Rosario Fiorello, José Mourinho, Beppe Bergomi, Lionel Messi, Roberto Baggio, Esteban Cambiasso, Ivan Ramiro Cordoba    
location: Argentina, Italia
voto: 6,5   

Biopic di Javier Zanetti, il calciatore argentino che per 20 anni (dal 1995 al 2014) ha vestito la maglia dell'Inter e detiene una serie incredibile di record: maggior numero di presenze con la maglia nerazzurra e con quella della nazionale argentina, giocatore più vincente nella storia con sedici trofei: cinque scudetti, quattro Coppe Italia, quattro Supercoppe italiane, una Coppa UEFA, una Champions League e una Coppa del mondo per club FIFA. La mitologia di una delle ultime bandiere di un calcio mondiale è affidata allo sguardo cieco di Albino Guaron, scrittore di fama internazionale che ne mette in luce gli aspetti umani e atletici che hanno fatto di Zanetti un leader silenzioso, una persona defilata, impegnata nel sociale (la Fondazione Pupi), sempre perfettamente sobrio, in campo quanto nella vita privata, nella quale si accompagna da sempre con la stessa donna (Paula De La Fuente). Ai racconti epici di Guaron si sommano quelli dei celebri tifosi interisti (Gad Lerner, Michele Serra, Beppe Severgnini, Fiorello), di chi lo ha conosciuto sul campo come avversario o come compagno (Burruchaga, Messi, Baggio, Cambiasso, Cordoba) o di chi ha avuto il privilegio di accoglierlo nella propria corte, dove arrivò quasi per caso (Massimo Moratti, Sandro Mazzola, Mourinho, Beppe Bergomi). Ne esce il ritratto di un calciatore pulito, quello che tutti vorremmo eleggere a rappresentante di uno sport infangato da scandali e interessi economici giganteschi e che ha trovato in "Pupi" Zanetti una diga potente come quella con cui affrontava gli avversari a centrocampo, con quel 4 sulla schiena che l'Inter ha deciso di ritirare dalle proprie maglie.    

domenica 20 dicembre 2015

La prima volta (di mia figlia)

anno: 2015       
regia: ROSSI, RICCARDO
genere: commedia
con Riccardo Rossi, Anna Foglietta, Fabrizia Sacchi, Stefano Fresi, Benedetta Gargari, Giampiero Mancini, Roberta Fiorentini, Gianluca Bazzoli, Bettina Giovannini    
location: Italia
voto: 3

Quando si decide di mettere il cervello in naftalina ci deve essere una buona ragione: bisogno d'evasione, decompressione dopo una lite col dirimpettaio, necessità di compiacere una nuova conquista svampita con gusti cinematografici discutibili ma con così tante curve da aver bisogno di una segnaletica, eccetera. Oppure una recensione convincente utile a guerreggiare contro i propri pregiudizi nei confronti delle commedie di bassa lega. Lo stimolo per vedere l'opera prima di Riccardo Rossi, doppiatore aggressivo e attore mediocre con malriposti debiti nei confronti dell'Albertone nazionale (nel film, la casa di riposo per anziani dove lavora il medico protagonista è intitolata a Silvio Magnozzi, come il personaggio di Una vita difficile; lui si chiama Alberto; a cena tra amici si cita esplicitamente Sordi) viene da quest'ultima ragione. Pedro Armocida, al quale andrebbe rivolta la domanda sui problemi di coscienza che Moretti poneva in Caro diario al critico che aveva esaltato Henry pioggia di sangue, ha scritto queste parole: "Una scelta intelligente della sceneggiatura (scritta dallo stesso regista insieme a Chiara Barzini e Luca Infascelli) e allo stesso tempo un po' sadica, perché costringe lo spettatore a tornare indietro con la memoria e a confrontarsi direttamente, volente o nolente, con le proprie esperienze. Interrogandolo in maniera molto più profonda e universale rispetto all'ipotesi del titolo del film, limitato solo al discorso della prima volta di una figlia".
Dove Armocida abbia trovato nel film "intelligenza", "profondità" e "universalismo" rimane un mistero, a meno che non si sia trattato di un eccesso di sostanze lisergiche. La storiellina è a portata di minus habens: un padre ossessivo-compulsivo, in carestia sessuale da una decina d'anni (Rossi), legge sul diario della figlia quindicenne (Gargari) che quest'ultima è prossima a perdere la verginità. Così ingaggia una amica (Sacchi) con passato da scout e il marito di questa (Fresi) per improvvisare una cena in cui la donna dovrebbe svolgere un compito dissuasorio nei confronti della ragazzina. La serata si trasforma in un amarcord delle gesta compiute la prima volta sotto le lenzuola.
Tolto l'incipit - con la vestizione del protagonista a ritmo di musica - e le inquadrature sui titoli di coda - in cui i caratteristi del film raccontano la loro prima volta - la prima volta da regista di Riccardo Rossi è una prova di un'idiozia sconcertante, con attori che, con la sola eccezione di Fresi, sono tutti sotto il livello di guardia.    

mercoledì 16 dicembre 2015

La rosa purpurea del Cairo (The Purple Rose Of Cairo)

anno: 1985   
regia: ALLEN, WOODY  
genere: commedia  
con Mia Farrow, Jeff Daniels, Danny Aiello, Irving Metzman, Stephanie Farrow, John Wood, Dianne Wiest, Deborah Rush, Milo O'Shea, David Kieserman, Van Johnson, Zoe Caldwell    
location: Usa
voto: 8  

Durante la Grande Depressione l'unica consolazione di Cecilia (Farrow) - cameriera precaria in una tavola calda con marito perdigiorno, disoccupato e manesco a carico (Aiello) - è il cinema. La sua vita sembra finalmente cambiare quando uno degli interpreti (Daniels) della pellicola alla quale sta assistendo per la quinta volta, La rosa purpurea del Cairo, non abbandona lo schermo per andare via con lei in giro per la città vestito da esploratore con tanto di casco coloniale. L'episodio getta lo scompiglio tra il resto della troupe, il produttore del film e l'attore che interpreta quel personaggio e che si vede costretto a precipitarsi sul posto per gestire la difficile situazione. Quando anche lui sembra invaghirsi di Cecilia, a quest'ultima non rimane che una scelta tra l'amore con il personaggio immaginario e quello per l'attore concreto…
Uno dei capolavori indiscussi di Woody Allen, un omaggio con sfumature oniriche in perfetto stile d'epoca al cinema dei padri, una fucina di invenzioni che restituisce appieno il valore del cinema come appannaggio anche delle classi meno abbienti come il romanzo lo era stato per l'upper class nell'Ottocento. Interpretato magnificamente da una Mia Farrow che dona al suo personaggio una gamma intensissima di sfumature emotive, La rosa purpurea del Cairo è un film destinato a imperitura memoria, inossidabile all'azione del tempo. Insieme a Un'altra donna, si tratta certamemente del migliore dei 13 film che la coppia Farrow-Allen ha girato tra il 1982 al 1992 in oltre dieci anni di matrimonio artistico e nella vita reale.

Manhattan

anno: 1979   
regia: ALLEN, WOODY   
genere: commedia   
con Woody Allen, Diane Keaton, Mariel Hemingway, Michael Murphy, Meryl Streep, Anne Byrne, Michael O'Donoghue, Karen Ludwig, Helen Hanft, Bella Abzug, Raymond Serra, John Doumanian, Bill Anthony, Frances Conroy, Mark Linn-Baker, Wallace Shawn, Damion Sheller, David Rasche, Karen Allen, Charles Levin, Kenny Vance, Gary Weis, Tisa Farrow, Victor Truro    
location: Usa
voto: 7,5   

Isaac Davis (Allen) scrive per la televisione, vorrebbe firmare un romanzo ma per il momento è soltanto il personaggio dell'autobiografia rancorosa della sua ex-moglie (Streep), che lo ha lasciato per un'altra mettendone alla berlina i disastri coniugali. Lui ha 42 anni, un figlio piccolo che vede di tanto in tanto e la sua ragazza (Hemingway) è una minorenne che va ancora a scuola. Decide di rompere con lei quando conosce Mary (Keaton), intellettuale sciroccata che è l'amante di Yale (Murphy), il suo migliore amico. Quando questi ultimi due si lasciano, Isaac e Mary si mettono insieme, salvo nuova separazione finché i giochi non ricominciano daccapo.
La Rapsodia in blu di Gershwin, il jazz, le stilettate al vetriolo contro gli intellettuali, l'omaggio neppure troppo velato a Bergman ma soprattutto il tributo, sentitissimo, alla città di New York fanno di Manhattan uno dei film più autobiografici del regista americano. "Uno spleen metropolitano passato alla scuola di Flaubert", come ha scritto Tullio Kezich, serotino ma al tempo stesso inzeppato di battute e stilisticamente perfetto anche grazie allo splendido bianco e nero di Gordon Willis. Eppure il film scritto da Allen con Marshall Brickman, pur essendo passato alla storia del cinema come una pietra miliare del regista ebreo-newyorchese, non ebbe neppure una candidatura agli Oscar.

lunedì 14 dicembre 2015

Irrational man

anno: 2015       
regia: ALLEN, WOODY 
genere: noir 
con Joaquin Phoenix, Emma Stone, Parker Posey, Jamie Blackley, Etsy Aidem, Ethan Phillips, Geoff Schuppert, Nancy Villone, Ben Rosenfield, Gary Wilmes, Sophie von Haselberg, Susan Pourfar, Kate Flanagan, Alex Dunn, David Aaron Baker, Michael Goldsmith, Meredith Hagner, Kate McGonigle, Brigette Lundy-Paine, Tamara Hickey, Robert Petkoff    
location: Usa
voto: 7    

Abe Lucas (Phoenix), professore di filosofia carismatico, anticonformista, nichilista e autodistruttivo, sembra avere perso completamente il gusto di vivere. Lo ritrova accidentalmente quando decide di uccidere un giudice che sta perseguitando una povera ragazza madre, della quale ha origliato casualmente una conversazione in una tavola calda. Tra lui e la vittima non c'è alcun legame, né tanto meno esiste un movente. Soltanto così, nella convinzione di poter realizzare il delitto perfetto, il professor Lucas ritroverà il gusto di vivere.
Allen, che torna al suo meglio dai tempi di Basta che funzioni, propone nuovamente un tema a lui caro, quello del fondamento della morale, portandolo alle estreme conseguenze come già aveva fatto in Crimini e misfatti e, soprattutto, Match point. Muovendosi tra Nietzsche, Kierkgaard e la sbandierata infondatezza dell'etica kantiana più volte richiamata dal protagonista nel film, Allen firma un'opera a metà strada tra noir e commedia nera, tenendo saldo il riferimento alla dialettica tra delitto e castigo, al ruolo del caso nelle nostre esistenze, all'irrazionalità dell'essere umano nell'assurdità teleologica dell'esistenza e alla vacuità dei principi etici.     

domenica 13 dicembre 2015

La isla mínima

anno: 2014       
regia: RODRIGUEZ, ALBERTO   
genere: giallo
con Javier Gutiérrez, Raúl Arévalo, María Varod, Perico Cervantes, Jesús Ortiz, Jesús Carroza, Salva Reina, Antonio de la Torre, Nerea Barros, Ana Tomeno, Paula Palacios, Claudia Ubreva, Lucía Arias, Chelo Castro, Jesús Castro, Lola Páez, Paco Inestrosa, Ángela Vega, Julián Candón, Jorge Amat, Laura López, Cyntia Suano, Juan Carlos Villanueva, Josemi Rodríguez, Manolo Solo, Miguel Ángel Díaz, Adelfa Calvo, Francisco García, Javier Berger, Pedro Lanzas, Beatriz Cotobal, Mercedes León, Juan Carlos Montilla, Abel Mora, Gonzalo Trujillo, Nacho Fortes, Antonio Álvarez, Manuel Rodríguez, Álex Peña, Alberto González, Manuel Salas    
location: Spagna
voto: 5    

Nella Spagna post-franchista del 1980, in un paese della provincia andalusa, due ragazze vengono trovate morte dopo essere state seviziate. Due poliziotti di diverso orientamento politico indagano sul caso, tra sospetti a tutto campo, l'omertà degli autoctoni e gli scheletri nell'armadio nascosti anche da chi è colpito affettivamente dalla vicenda.
Vincitore di ben 10 premi Goya (gli oscar spagnoli) in patria, La isla minima è un giallo farraginoso, cupo, avvitato sulla ricerca affannosa del (o dei) colpevoli ma che ha il merito di utilizzare il cinema di genere per mettere in scena i residui del terrore seminato dalla dittatura franchista: poliziotti dal passato oscuro, giovani timorosi di nuove repressioni, goffe sfide al potere.    

venerdì 11 dicembre 2015

Perfect Day (A Perfect Day)

anno: 2015       
regia: DE ARANOA, FERNANDO LEÒN
genere: grottesco
con Benicio Del Toro, Tim Robbins, Melanie Thierry, Olga Kurylenko, Fedja Stukan, Frank Feys, Antonio Franic, Eldar Residovic, Sergi López    
location: Bosnia
voto: 7,5

1995, da qualche parte nei Balcani (come recita la didascalia). Nelle 24 ore in cui si articola il racconto, gli operatori umanitari di una ONG chiamata Aid across borders ha il compito di estrarre un cadavere pesantissimo da un pozzo che rappresenta l'unica risorsa idrica di una popolazione bosniaca già stremata da una guerra fratricida. All'uopo serve una corda e quella che sembra un'operazione ordinaria si tramuta in un'impresa irta di difficoltà, tra strade minate, l'ottusità dei casci blu dell'ONU, la diffidenza degli autoctoni, gli attriti tra popolazioni confinanti, gli imprevisti e le scaramucce interne al quintetto protagonista: un operatore pragmatico e sottaniere (Del Toro, strepitoso), un altro dotato di un enorme talento comico (Robbins), un interprete (Stukan), una scienziata novellina (Thierry) e una con compiti direttivi (Kurylenko, presenza puramente decorativa).
Terzo film giunto in Italia di Fernando León de Aranoa (il suo primo in lingua inglese), Perfect day è anche il suo lavoro migliore. In esso il regista madrileno conferma la sua vocazione nei confronti di un cinema impegnato capace di guardare con ironia alle grandi tragedie umane e sociali: la disoccupazione (I lunedì al sole), la prostituzione (Princesas) e, in questa occasione, la guerra. Siamo in un dramedy dalle parti di Essere o non essere, M.A.S.H., Train de vie, Amore e guerra, La grande guerra o La vita è un miracolo, con un insuperabile mix di toni drammatici alternati a battute fulminanti che sembrano voler esorcizzare la paura e divagazioni ai limiti del grottesco. Certamente il miglior film sul conflitto che ha insanguinato la ex-Jugoslavia (tra gli altri, vanno ricordati Il carniere, The peacemaker, Venuto al mondo), capace di stilettate di assoluta pertinenza all'indirizzo dell'indomabile idiozia dei militari e della burocrazia internazionale, tutta protocolli e cavilli da leguleio.    

giovedì 10 dicembre 2015

Celebrity

anno: 1998   
regia: ALLEN, WOODY   
genere: commedia   
con Kenneth Branagh, Judy Davis, Hank Azaria, Joe Mantegna, Winona Ryder, Charlize Theron, Leonardo DiCaprio, Melanie Griffith, Famke Janssen, Michael Lerner, Bebe Neuwirth, Dylan Baker, Kate Burton, Patti D'Abranville, Karen Duffy, Ned Eisenberg, Monique Fowler, Andre Gregory, Allison Janney. Debra Messing, Isaac MIzhray, Gretchen Moll, Greg Mottola, Larry Pine, Steven Randazzo, Sam Rockwell, Aida Turturro, Celia Weston, Jeffrey Wright    
location: Usa
voto: 6,5   

Un giornalista sottaniere (Branagh) che bazzica il jet set della televisione, della moda e del cinema pianta in asso sua moglie (Davis) - che nel frattempo ingaggia una relazione con un produttore televisivo (Mantegna) - per addentrarsi in avventure accidentatissime con una modella da sturbo (Theron) e un paio d'attrici in ascesa. Nel frattempo, l'uomo sta faticosamente tentando di concludere il suo nuovo romanzo.
Sembra un film di Altman con frecciate al curaro nei confronti del mondo delle celebrità. E ce n'è per tutti: i giornalisti, i media, la religione, le rockstar, i chirurghi plastici e, ovviamente, gli intellettuali. Fotografato col il raffinato bianco e nero di Sven Nykvist, si tratta di uno dei film più affollati, veloci e tachilalici di Allen, il quale consegna a Kenneth Branagh il suo alter ego di imbranato opportunista in un mondo popolato da squali, nevrotici (insuperabile il siparietto di un giovane DiCaprio), depressi, tossici. Ma è anche il film più sensuale del regista newyorchese, con un paio di scene ad alto tasso erotico che trovano Charlize Theron e Melanie Griffith come protagoniste. Ma il pezzo migliore spetta a Judy Davis, docente abbandonata e poi diventata una star del giornalismo televisivo. Quando va a lezioni di fellatio con l'intento di fare felice il suo nuovo compagno, la sua insegnante le domanda, preliminarmente: "A cosa pensi quando lo fai?". E lei: "Alla crocifissione".    

mercoledì 9 dicembre 2015

Mon Roi - Il mio re

anno: 2015       
regia: LE BESCO, MAIWEEN  
genere: sentimentale  
con Vincent Cassel, Emmanuelle Bercot, Louis Garrel, Ludovic Berthillot, Camille Cottin, Félix Bossuet  
location: Francia
voto: 8  

Lui (Cassel) è vitale, divertente, creativo, egocentrico, ha un sacco di amici e altrettanti debiti, è prepotente, fa uso di droghe e ha collezionato molte donne. Insomma, è "il re degli stronzi", come afferma con malcelata autoironia. Lei (Emmanuelle Bercot, premio per la miglior interpretazione femminile a Cannes, ex-aequo con Rooney Mara) è una avvocatessa di discreto successo, ha i piedi per terra e frequenta soltanto suo fratello (Garrel) e la cognata. Da subito, lui precipita le cose: già dalla prima notte d'amore le dichiara il suo amore, poi le chiede di sposarla e, infine, di dargli un figlio, dopo aver inanellato una serie di trovate sorprendenti fin dall'inizio. Ridono molto, insieme. Poi qualcosa vacilla. Lui ha molte attenzioni per una sua vecchia fiamma, una donna instabile che ha tentato il suicidio. Lei non tollera quella presenza. In un dialogo chiave di una delle molte scene madri di questo film pulsante, diretto benissimo e interpretato alla perfezione lui le domanda: "Ma perché vuoi che io sia come vuoi tu, quando sei venuta da me perché sono esattamente come sono?". Il racconto è costruito alternando flashback e flashforward, con la protagonista che, dopo aver subito un gravissimo infortunio al ginocchio (con tanto di discutibile divagazione in chiave psicologica, connessa alla composizione di jenou, ginocchio, tra "je" e "nous", parola che la psicologa la invita a scomporre e che in italiano funziona malissimo e fa perdere il senso: chissà come avranno fatto gli inglesi con la parola knee…), si trova in un grande centro di riabilitazione per le cure del caso, ripercorrendo le stagioni di quell'amour fou così tormentato.
Maiween Le Besco, qui al secondo film dopo il riuscito Polisse, tocca da una prospettiva femminile il nervo scoperto di molte relazioni uomo-donna, con una versione spiazzante che - in non pochi casi - le è costata un attacco da parte della critica e accuse di filo-maschilismo per le concessioni eccessive al personaggio di Vincent Cassel. Eppure tanto i protagonisti quanto gli altri sono personaggi a tutto tondo, tratteggiati con cura per quanto ultraborghesi,  e il film sembra tutt'altro che un'opera a tesi, bensì il racconto travolgente di un amore impossibile, con tutto il suo carico di separazioni, divorzi, ritorni, il figlio che cresce, gli accessi di follia, con Cupido che continua imperterrito a lanciare le sue frecce.    

martedì 8 dicembre 2015

Schneider vs. Bax

anno: 2015   
regia: VAN WARMERDAM, ALEX  
genere: giallo  
con Tom Dewispelaere, Alex van Warmerdam, Maria Kraakman, Gene Bervoets, Annet Malherbe, Pierre Bokma, Henri Garcin, Loes Haverkort, Eva van de Wijdeven, Ali Zijlstra, Mike Reus, Bart Harder    
location: Olanda
voto: 8,5  

Nel giorno del suo compleanno Schneider (Dewispelaere), killer professionista, riceve l'incarico di uccidere lo scrittore Bax (van Warmerdam), che vive in una zona lagunare e acquitrinosa del tipico paesaggio olandese. Nella casa di Bax si presentano però all'improvviso vari personaggi, tra i quali la figlia depressa dell'uomo (Kraakman). Tanto Schneider quanto Bax vengono manovrati con informazioni e depistaggi dall'uomo (Bervoets) che ha assoldato entrambi per una inconsapevole resa dei conti.
Dopo lo strabiliante Il vestito, uno dei film più spiazzanti e innovativi degli anni '90, continua a rimanere un mistero l'ostracismo perpetrato nei confronti di questo originalissimo regista olandese, del quale in Italia viene perpetrato un inspiegabile oscurantismo nei confronti di quasi tutta la sua produzione. Gli elementi del suo cinema - la disgregazione di una comunità nella quale tutti guerreggiano contro tutti, il sesso come arma di conflitto, le perversioni, la droga, il caso e l'errore umano, accenti grotteschi, una visione nichilistica dell'umanità - ci sono ancora una volta tutti in questo giallo ad altissima tensione, diretto con uno stile sobrio senza tuttavia rinunciare alla ricercatezza di alcuni dettagli dell'azione (per esempio, le contromisure che l'astuto Schneider prende per evitare sorprese).    

lunedì 7 dicembre 2015

Ant-Man

anno: 2015       
regia: REED, PEYTON   
genere: fantascienza   
con Paul Rudd, Michael Douglas, Evangeline Lilly, Corey Stoll, Bobby Cannavale, Anthony Mackie, Judy Greer, Abby Ryder Fortson, Michael Peña, David Dastmalchian, T.I., Hayley Atwell, Wood Harris, John Slattery, Martin Donovan, Garrett Morris, Gregg Turkington, Rod Hallett, Joe Chrest, Joe Bucaro III, Jean Louisa Kelly, Dax Griffin, Hayley Lovitt, Norma Alvarez, Darcie Isabella Cottrell, Teddy Williams, Carol Anne Watts, Chuck David Willis, Diana Chiritescu, Neko Parham, Onira Tares, Kylen Davis, Zamani Wilder, Jim R. Coleman, Desmond Phillips, Aaron Saxton, Michael A. Cook, Ricki Lander, Rus Blackwell, Johnny Pemberton, Nicholas Barrera, Carlos Aviles, Lyndsi LaRose, Robert Crayton, Ajani Perkins, Jessejames Locorriere, Zack Duhame, Kevin Lacz, Michael Trisler, Daniel Stevens, Alex Chansky, Clay Donahue Fontenot, Michael Jamorski, Casey Pieretti, Antal Kalik, Adam Hart, Reuben Langdon, Todd Schneider, Kevin Buttimer, Anna Akana, Danny Vasquez, Stan Lee, Tom Kenny, Rick Avery, Erik Betts    
location: Usa
voto: 3   

Scott Lang (Rudd), una sorta di Robin Hood informatico, deve aiutare Hank Pym (Douglas), l'inventore di una tuta formidabile, capace di rimpicciolire un uomo alle dimensioni di una formica e al tempo stesso di aumentarne la forza, a evitare che il progetto di Pym venga utilizzato dal suo ex delfino (Stoll) a scopi bellici. Con l'aiuto di formiche che rispondono al richiamo e quello di una banda sgangherata, cercherà di raggiungere l'obiettivo, in attesa di un ulteriore capitolo…
Una delle pagine peggiori dei supereroi Marvel portate al cinema, un film dalla trama scontatissima e con personaggi monodimensionali interpretati da attori inguardabili (anche Michael Douglas ci fa una figura mediocre), al servizio di un fumettone caciarone che scomoda per l'ennesima volta la più vieta e stucchevole retorica sulla famiglia. Con l'unico merito di affondare sul pedale del registro comico, ma comunque inguardabile.    

domenica 6 dicembre 2015

Bisturi, la mafia bianca

anno: 1973   
regia: ZAMPA, LUIGI
genere: drammatico
con Gabriele Ferzetti, Enrico Maria Salerno, Senta Berger, Claudio Gora, Claudio Nicastro, Tina Lattanzi, Enzo Garinei, Gino Pernice, Antonella Steni, Luciano Salce, Sandro Dori, Ernesto Colli, Ezio Sancrotti, Luciano Rossi, Fausto Tommei, Roberto Bisacco, Tom Felleghy, Giancarlo Cortesi, Carlo Foschi, Pier Luigi Modesti, Gabriella Boccardo, Piera Degli Esposti, Francesco D'Adda, Aldo Vasco, Emilio Marchesini, Giuliana Rivera, Giorgio Sammartino, Federico Scrobogna, Sergio Fiorentini, Bruno Bertocci, Fernando Cerulli, Mario Del Vago, Jimmy il Fenomeno, Gino Pagnani, Imma Piro, Franca Scagnetti    
location: Italia
voto: 8

Appena 3 anni dopo avere diretto Il medico della mutua, pamphlet contro il marcio della sanità in chiave di commedia, Luigi Zampa torna sullo stesso tema con un film sulfureo, durissimo, un atto d'accusa implacabile contro l'immoralità e l'avidità che si nascondono sotto i camici bianchi (non tutti, ovviamente, come tiene a precisare la didascalia finale che chiama in causa il dottor Schweitzer). Campione dell'opportunismo a due facce, una da filantropo disinteressato impegnato nel servizio pubblico, l'altra da bieco calcolatore di parcelle milionarie a carico di pazienti che necessitano di operazioni urgenti da effettuarsi presso la sua clinica privata romana, il professor Daniele Vallotti (Ferzetti) specula sulla salute dei malati fino alla morte (loro), è al soldo dell'industria farmaceutica e si circonda di uno stuolo di lacchè incapaci e adoranti finché serve. Fa eccezione il solo dottor Giordani (Salerno), medico all'apparenza cinico con l'attitudine ad alzare il gomito, ma che annota scrupolosamente tutte le magagne covate in quell'ambiente. È su di lui che si indirizzeranno i sospetti del professor Vallotti in merito alle lettere anonime che ne minano sempre di più la serenità.
Uno dei capolavori di Zampa (insieme a Ladro lui, ladra lei e Anni ruggenti), che regge benissimo l'usura del tempo (era un'epoca talmente lontana che i medici fumavano persino in sala operatoria e le infermiere in abito da suora erano tutte bellissime, unico neo di credibilità del film congiuntamente alla breve divagazione da fotoromanzo nella casta scena d'amore tra Senta Berger ed Enrico Maria Salerno, straordinario come sempre), ci mostra l'efferatezza di comportamenti perpetrati al solo scopo di lucro: pazienti operati come fossero alla catena di montaggio, uccisi per reciproche rivalse, affossati economicamente da richieste insostenibili. Un film da vedere e rivedere, alla luce del fatto che, all'epoca, uno stato sociale quanto meno esisteva…

sabato 5 dicembre 2015

Heart of the sea - Le origini di Moby Dick (In the Heart of the Sea)

anno: 2015       
regia: HOWARD, RON
genere: avventura
con Chris Hemsworth, Benjamin Walker, Cillian Murphy, Tom Holland (II), Ben Whishaw, Brendan Gleeson, Michelle Fairley, Charlotte Riley, Paul Anderson, Edward Ashley, Gary Beadle, Sam Keeley, Osy Ikhile, Joseph Mawle, Frank Dillane, Jordi Mollà, Martin Wilde, Andy Wareham, Jamie Sives, Donald Sumpter, Morgan Chetcuti, Brooke Dimmock, Luca Tosi, Nick Tabone, Sarah Counsell, Frans Huber    
location: Ecuador, Perù, Usa
voto: 7

Dopo avere saccheggiato per decenni l'idea del sequel allo scopo di ribadire i successi al botteghino, dal cilindro dei produttori - a partire dalla fine degli anni '90 - è uscita l'idea del prequel: da quelli horror come Non aprite quella porta - L'inizio, Alien e Insidious 3 - L'inizio, al genere fantastico (Il signore degli anelli, Batman begins, L'alba del pianeta delle scimmie) o avventuroso (Robin Hood). Heart of sea appartiene a quest'ultimo genere ed è anche uno dei più riusciti. Partendo dal romanzo di Nathaniel Philbrick, Ron Howard mette in scena la genesi del racconto autobiografico che, a metà ottocento, l'unico superstite della baleniera Essex (Gleeson) mette a disposizione, non senza recalcitranza, a un giovane Herman Melville (Whishaw), che da lì a breve avrebbe dato alle stampe Mody Dick, il suo capolavoro. È la storia di un capitano di alto lignaggio (Walker), arrogante e alle prime armi, e del suo primo ufficiale (Hemsworth), ambizioso ed esperto uomo di mare di umili natali. Le schermaglie tra i due generano comportamenti imprudenti sicché, passato Capo Horn e lasciato alle spalle l'Atlantico, in pieno Pacifico l'equipaggio viene attaccato da una gigantesco capodoglio bianco, che fa a pezzi la nave e disperde il poco olio di balena raccolto fino a quel momento. Il resto è la storia tragica di un naufragio durato mesi e segnato da ogni difficoltà e dall'abomino del cannibalismo.
Portentosa messa in scena, effetti speciali iperrealisti e altamente spettacolari (peccato che i naufraghi non perdano un solo etto di peso), uso forse eccessivamente spinto del grandangolo a servizio del massimo potenziamento possibile del 3D costituiscono la cifra con la quale Ron Howard licenzia un film d'avventura che risalta i toni dell'epica moderna e getta un occhio alle follie alle quali l'uomo occidentale era disposto pur di assicurarsi profitto e comodità: un contenuto che costituisce il vero valore aggiunto di un blockbuster da brivido, anche se con qualche lungaggine di troppo (specialmente nella prima parte), comunque superiore a opere simili come Master & Commander o L'albatross.
Da ricordare i due precedenti tratti dal celeberrimo rimanzo di Melville: Moby Dick la balena bianca, del 1956, diretto da John Huston e Moby Dick, di Frank Roddam, del 1998: entrambi con la presenza di Gregory Peck.    

venerdì 4 dicembre 2015

Woody (Woody Allen: A Documentary)

anno: 2011   
regia: WEIDE, ROBERT B.  
genere: documentario  
con Woody Allen, Letty Aronson, Marshall Brickman, Josh Brolin, Dick Cavett, Penélope Cruz, John Cusack, Larry David, F.X. Feeney, Robert Greenhut, Mariel Hemingway, Charles H. Joffe, Scarlett Johansson, Julie Kavner, Diane Keaton, Nettie Konigsberg, Martin Landau, Louise Lasser, Robert Lauder, Eric Lax, Leonard Maltin, Douglas McGrath, Sean Penn, Tony Roberts, Chris Rock, Jack Rollins, Richard Schickel, Martin Scorsese, Mira Sorvino, Stephen Tenenbaum, Naomi Watts, Fred Weintraub, Dianne Wiest, Gordon Willis, Owen Wilson, Tom Brokaw, Sid Caesar, John Daly, David Frost, Ruth Gordon, Bryant Gumbel, Gina Lollobrigida, Derek Nimmo, Soon-Yi Previn    
location: Usa
voto: 7  

Lui è un ometto piccolo e anche piuttosto timido, con gli occhiali e un indomabile senso dell'ironia. Ma è anche uno dei registi più significativi e prolifici d'America, amatissimo in Europa e ambito da attori di mezzo mondo che farebbero carte false per avere una parte con lui. All'anagrafe fa Allan Stewart Königsberg, ma Woody Allen è il nome d'arte che gli venne suggerito nei primi tempi della sua attività di umorista, quando dalle quinte dei palcoscenici, e dopo avere iniziato giovanissimo, quindici-sedicenne, a scrivere battute per periodici e comici, passò - non senza enormi esitazioni - sulla ribalta. Finché, dopo avere divorato migliaia di film e avere odiato la scuola, non decise di mettersi anche dietro la macchina da presa. Il documentario di Robert Weide è già il secondo dedicato al grande regista ebreo-newyorchese (il primo, diretto da Richard Schickel, si intitola Woody Allen: a life in film e risale al 2002) ed è un prodotto che non ha alcuna pretesa peculiare se non quella di offrire uno spaccato davvero completo dell'arte di Woody Allen. E lo fa ricorrendo al corredo consueto di interviste realizzate con chi ha lavorato con lui (manca Mia Farrow, ma non è una sorpresa), moltissimo materiale dai suoi film, citati quasi tutti, che chiarisce le relazioni tra creazione artistica e psicologia del suo inventore, con ampi e dichiarati debiti nei confronti di Bergman e Fellini. Da questo florilegio completissimo, benché didascalico, grazie al quale chiunque - dal neofita all'esperto alleniano - può farsi un'idea nitida della sua produzione cinematografica, emergono aneddoti, annotazioni dalla sua vita privata, memorie, riflessioni filosofiche. L'uomo che dal principio ha utilizzato sempre la stessa macchina da scrivere per i 40 film realizzati fino all'uscita di questo documentario, ha avuto muse insuperabili in Diane Keaton e Mia Farrow, un'alleata fedele come l'inseparabile sorella, momenti terribili come quello in cui il matrimonio con quest'ultima andò in pezzi dopo che la donna scoprì la relazione con la sua figliastra Soon Yi Previn durante le riprese, curiosa coincidenza, di Mariti e mogli ma anche gratificazioni enormi, premi Oscar, successi planetari come Manhattan e Midnight in Paris, cadute rovinose come in occasione di Stardust memories, passioni inarginabili come quella del clarinettista in una jazz band. Ma è rimasto sempre in piedi, infaticabile, a girare un film dopo l'altro, nella convinzione che, alla lunga, la quantità premi.    

mercoledì 2 dicembre 2015

Il segreto dei suoi occhi (Secret in Their Eyes)

anno: 2015       
regia: RAY, BILLY
genere: giallo
con Chiwetel Ejiofor, Julia Roberts, Nicole Kidman, Dean Norris, Lyndon Smith, Michael Kelly, Joe Cole, Zoe Graham, Mark Famiglietti, Don Harvey, Ross Partridge, Patrick Davis, Alessandro Cuomo, Kim Yarbrough, Eileen Fogarty, Amir Malaklou    
location: Usa
voto: 6

Nella Los Angeles impaurita del dopo 11 settembre viene trovata una ragazza che è la figlia di una agente di polizia (una Julia Roberts mai tanto brutta e invecchiata). Il responsabile dell'omicidio è un ragazzo (Cole) infiltrato da un funzionario della Polizia (Kelly) in una moschea, e ritenuto per questo intoccabile. Un amico della madre della vittima (Ejiofor), dopo avere tentato ogni via legale, tredici anni più tardi crede di poter riaprire il caso giudiziario avendo trovato negli schedari crackati della polizia penitenziaria il nuovo profilo dell'assassino. Ma i poteri forti governativi, il doppiogiochismo di una giudice (Kidman) e le omissioni della madre della vittima gli renderanno assai difficile il compito, che avrà un esito inaspettato.
Remake, a soli cinque anni dall'originale, del film premio Oscar diretto dall'Argentino Campanella. L'azione si sposta di tempo e di luogo, il titolo perde completamente di senso, la quota di violenza cresce e il tasso di recitazione diminuisce in maniera abissale, con la Kidman imprigionata nell'immobilismo del botulino e la Roberts monodimensionale. Tirata per le lunghe, con nessi poco credibili e buchi di sceneggiatura, l'opera terza diretta da Billy Ray - che all'attivo aveva due buone prove di genere, L'inventore di favole e Breach - si dimostra superflua e fa rimpiangere l'originale.    

domenica 29 novembre 2015

Agente 007 - Spectre

anno: 2015       
regia: MENDES, SAM 
genere: spionaggio 
con Daniel Craig, Christoph Waltz, Léa Seydoux, Ralph Fiennes, Monica Bellucci, Rory Kinnear, Andrew Scott, Ben Whishaw, Naomie Harris, Dave Bautista    
location: Austria, Giappone, Italia, Marocco, Messico, Regno Unito
voto: 5 

Un piano sequenza acrobatico, una messa in scena portentosa nel giorno in cui a Città del Messico si celebrano i morti e una gigantesca esplosione con James Bond (Craig, alla sua quarta interpretazione del ruolo) che scivola sui piani inclinati di un palazzo che frana sotto i suoi piedi sono le credenziali con cui si presenta il venticinquestimo episodio della serie dedicata alla superspia britannica partorita (almeno in parte) dalla fantasia di Ian Fleming. Passato questo folgorante quarto d'ora iniziale, portatevi il cuscino: ne avrete bisogno perché sarete sommersi da una valanga di dialoghi letargici, da uno script aggrovigliatissimo e alo stesso tempo banale e da una regia che si mantiene nella più vieta ordinarietà della serie.
La trama è delle più risapute: il solito cattivone straricco (Waltz), a capo di una organizzazione criminale chiamata Spectre, orchestra stragi in giro per il mondo con lo scopo di radunare sotto il suo potere le agenzie per la sicurezza che dovrebbero fungere da antivirus a questi massacri. Nel frattempo, un funzionario doppiogiochista dei piani alti dell'intelligence britannica (Scott) sta lavorando per estinguere il programma degli agenti doppio zero, come, appunto, 007. Che, tra un amplesso e l'altro, inseguimenti in aeroplano e scazzottate sul treno, troverà anche il tempo per sbrogliare la matassa. Per Sam Mendes, sopravvalutato regista di film come American beauty e Revolutionary road, un'occasione sprecata, tanto più se si sfrutta in maniera tanto banale una città come Roma (con inseguimenti nel rione Monti e sulla riva del Tevere) e si fa recitare una come Monica Bellucci, per la quale diventa sempre più difficile adoperare la parola "attrice".    

sabato 28 novembre 2015

The Transporter Legacy

anno: 2015       
regia: DELAMARE, CAMILLE   
genere: gangster   
con Ed Skrein, Ray Stevenson, Loan Chabanol, Gabriella Wright, Tatiana Pajkovic, Wenxia Yu, Rasha Bukvic, Lenn Kudrjawizki, Anatole Taubman, Noemie Lenoir    
location: Cina, Francia, Montecarlo
voto: 2,5   

A Montecarlo, quattro donne costrette alla prostituzione assoldano un gangster che si fa chiamare "il trasportatore" (interpretato dal pessimo Ed Skrein) per compiere la loro vendetta. Le regole che l'uomo ha dettato vengono però violate e nella partita a scacchi tra papponi e creature immacolate con malcelate intenzioni plutofile entra in gioco anche il padre dell'uomo, ambiguo e sottaniere (Stevenson).
Da un'idea di Luc Besson, un gangster movie becero, realizzato malissimo, fracassone, con effetti speciali risibili e inseguimenti stravisti, plot scombinato e attori del tutto indegni di questo nome.    

Ronaldo (Ronaldo World Premiere Live)

anno: 2015   
regia: WONKE, ANTHONY   
genere: documentario   
con Cristiano Ronaldo, Dolores Aveiro, Lionel Messi, Jorge Mendes   
location: Portogallo, Spagna, Regno Unito, Usa
voto: 6   

Per tre volte (2008, 2013, 2014) è stato il calciatore più forte del mondo. Ha lasciato la famiglia a 11 anni, facendosi le ossa nello Sporting Lisbona per poi passare al Manchester United, vincere tutto il vincibile e approdare a una delle squadre più blasonate del pianeta, il Real Madrid. Lui si chiama Cristiano Ronaldo, è un marcantonio vanitoso e pieno di sé, vive con un figlio la cui maternità è avvolta dal mistero (un caso di genitorialità per procura?) in una reggia che è una gabbia dorata a tutti gli effetti. Intorno a lui pochissimi amici fidati, l'onnipresente procuratore Jorge Mendes, la madre e il fratello maggiore, ex alcolista alla stregua di un padre perso precocemente. Dai creatori di due biopic di successo - Senna e Amy - ecco arrivare il secondo documentario del 2015 dedicato all'attaccante portoghese (l'altro è Ronaldo: il mondo ai suoi piedi): un film che, sacrificando in larga parte le gesta pedatorie della punta madrilista, si affida moltissimo al disvelamento della vita privata del calciatore, mettendone a nudo la solitudine, mostrando le folle che impazziscono per un suo autografo e intarsiando l'opera con un riferimento all'ossessione costante del protagonista: Lionel Messi.    

Dobbiamo parlare

anno: 2015       
regia: RUBINI, SERGIO
genere: commedia
con Fabrizio Bentivoglio, Maria Pia Calzone, Isabella Ragonese, Sergio Rubini
location: Italia
voto: 6

In un attico pieno di magagne al centro di Roma vivono Vanni (Rubini) e Linda (Ragonese), lui scrittore dalla penna inaridita, lei ghostwriter che aspira alla propria autonomia. Nel bel mezzo dei preparativi per un'uscita con amici, piomba a casa loro un'amica (Calzone) sconvolta dalla scoperta del tradimento del marito, un celebre cardiochirurgo (Bentivoglio). Poco più tardi arriva anche lui e la serata si trasforma in una carneficina durante la quale ciascuno disseppellisce le asce di guerra per scaraventare sugli altri rancori sopiti, patologie di coppia e frustrazioni mai digerite, in un gioco al massacro di tutti contro tutti.
Al suo dodicesimo film, Rubini gira un Carnage all'amatriciana di chiaro impianto teatrale, a tratti assai divertente (con Bentivoglio che, se possibile, si supera nella parte del medico trucido che a ogni frase tira fuori una battuta comica) ma derivativo (Ferie d'Agosto, Cena tra amici), zeppo di stereotipi (la destra, la sinistra…), elementi superflui (il pesce dell'acquario che osserva la serata con la voce di Antonio Albanese), clamorosi difetti di casting (Maria Pia Calzone, adeguata nella serie televisiva Gomorra, qui è improponibile nel confronto con gli altri del quartetto protagonista né il gli etti di botulino non aiutano la già precaria articolazione mimica) e il finale pacificatorio che è esattamente quello che ti aspetti.    

sabato 21 novembre 2015

Loro chi?

anno: 2015       
regia: BONIFACCI, FABIO * MICCICHE', FRANCESCO
genere: commedia
con Marco Giallini, Edoardo Leo, Maurizio Casagrande, Ivano Marescotti, Catrinel Marlon, Lisa Bor, Vincenzo Paci, Antonio Catania, Susy Laude, Patrizia Loreti, Ginepro Bagnoli, Judica Rigozzi, Don Ferrante, Lorusso Gerardo, Alice Torriani
location: Italia
voto: 3,5

Le battute sono del genere: "Dottor Pisello! Lei ha un problema con la lunghezza!". Gli attori, quando va bene, sono reclutati sul web (Uccio De Santis); quando va male, presumibilmente dalle liste di disoccupazione di lungo corso. La sceneggiatura è un groviera del tutto incurante di raccordare anche solo minimante i nessi logici del racconto. Che è questo: Davide (Leo), trentaseienne in ascesa in un'azienda che ha un brevetto che potrebbe sbaragliare la concorrenza, perde tutti i suoi soldi, la fidanzata e il lavoro dopo essere stato addormentato da un Fregoli della truffa (Giallini). Il malcapitato si mette alla ricerca dell'uomo che gli ha rovinato la vita e lo trova ma, incurante dell'ammonimento secondo il quale "il truffato deve supplicare di essere truffato", irretito dalla vita frenetica e divertente proposta dal suo mentore, finisce per diventarne complice, quindi per trovarsi nel ruolo della vittima una seconda volta. Con modestissima sorpresa finale.
Dopo Buongiorno papà e Tutta colpa di Freud, Giallini e Leo tornano a calcare lo stesso set per la terza volta con un film che vorrebbe fare il verso a La stangata ma che si dimostra incapace di sfruttare le potenzialità quasi garantite dell'hoax movie. Gli esordienti Bonifacci e Miccichè (quest'ultimo figlio del critico Lino) cuciono una commedia strampalata, con Leo che interpreta per la miliardesima volta il ruolo del bravo ragazzo piagnucoloso e Giallini costantemente sopra le righe e con le sopracciglia in trazione permanente. Per converso, i due neoregisti dimostrano di avere appreso immediatamente le sordide regole del product placement, con un'intera scena regalata a Gianluca Mech, quello che si è arricchito con l'impostura di Tisanoreica.    

venerdì 20 novembre 2015

Cane e padrone (One Nation Under Dog)

anno: 2012   
regia: CARCHMAN, JENNY * GOOSENBERG KENT, ELLEN * MICHELI, AMANDA   
genere: documentario   
location: Usa
voto: 5   

Paura, perdita, tradimento. Tre capitoli diretti da altrettante registe per raccontare, nella prospettiva del tutto peculiare delle stramberie della società americana, il rapporto tra i cani e i loro padroni. Dalle controversie legali innescate da cani troppo aggressivi, che per questo devono essere abbattuti, alla clonazione di un cane per cifre astronomiche allo scopo di prolungare ad libitum l'affetto verso l'animale, il documentario, pur nella sua discontinuità tra le tre parti e nell'irrisorietà dell'aspetto squisitamente filmico, è un campionario di assurdità e ridicolaggine umana. Cani sepolti con cerimonie faraoniche, cani che ereditano fortune e altre trovate fantasiose del mondo dei bipedi costituiscono il capitolo centrale. La bordata in pieno ventre arriva verso il quarantesimo minuto, con il capitolo intitolato "tradimento": cani rinchiusi in lager in condizioni inammissibili, gassati brutalmente e scaricati come fossero cumuli di immondizia e altre amenità ci mettono davanti alla faccia più cruda delle conseguenze dell'abbandono. Chiusura rigenerante con una breve rassegna dei tanti volontari che negli Stati Uniti hanno aperto ricoveri per cani abbandonati. Quasi a misura di umani.    

giovedì 19 novembre 2015

Elles (Sponsoring)

anno: 2011       
regia: SZUMOWSKA, MALGORZATA 
genere: drammatico 
con Juliette Binoche, Anaïs Demoustier, Joanna Kulig, Krystyna Janda, Louis-Do de Lencquesaing, Andrzej Chyra, Ali Marhyar, Jean-Marie Binoche, François Civil, Pablo Beugnet    
location: Francia
voto: 5 

Anne (Binoche) è una giornalista parigina che scrive per il periodico Elles, impegnata in un articolo sulle escort. Incontrando per l'inchiesta due baby studentesse che mercificano il loro corpo, la giornalista, che vive nell'androceo domestico come una donna di sessant'anni prima, si troverà a fare i conti con la sua sessualità sopita e repressa, la sua infelicità e con la sua solitudine.
Difficile dire, dal punto di vista maschile, quanto la regista polacca Malgorzata Szumowska abbia centrato il bersaglio nel raccontare fantasie, illusioni, timori e prudori dell'eros puntando su personaggi tanto polarizzati. L'incedere della storia dà l'impressione che questo film - pretenzioso, ambiguo e patinato - non decolli mai veramente e quel finale così statico sembra lasciar intendere che, alla fine, tutto quel cataclisma interiore sia passato senza lasciare traccia.
Sul genere, molto meglio andarsi a vedre Nymphomaniac o Giovane e bella.    

mercoledì 18 novembre 2015

Gli ultimi saranno ultimi

anno: 2015       
regia: BRUNO, MASSIMILIANO 
genere: commedia 
con Paola Cortellesi, Alessandro Gassman, Fabrizio Bentivoglio, Stefano Fresi, Ilaria Spada, Federico Torre, Irma Carolina di Monte, Silvia Salvatori, Giorgio Caputo, Emanuela Fanelli, Marco Giuliani, Maria Di Biase, Augusto Fornari, Diego Ribon, Francesco Acquaroli, Marco Falaguasta, Alessandra Costanzo, Raffaele Vannoli    
location: Italia
voto: 5,5 

Luciana (Cortellesi) e Stefano (Gassman) si amano, vivono a Nepi, una paesino del viterbese, hanno molti amici e poche necessità. Lei tira avanti la carretta in un'azienda che produce parrucche; lui è un Peter Pan continuamente alla ricerca dell'affare per svoltare, fifa sfegatatamente Lazio e pensa che Polentes - terzino di riserva della squadra biancoceleste che vinse lo scudetto - fosse un pippone. Le loro vite si incrociano drammaticamente con quelle di Antonio (Bentivoglio), poliziotto veneto esiliato laggiù e mobbizzato sul posto. Dopo non essersi vista rinnovare il contratto a causa della sopraggiunta gravidanza, infatti, Luciana cerca di venire a patti con le cattive con i suoi superiori, costringendo Antonio a un intervento fuori programma.
Al suo quarto film da regista, lo sceneggiatore e attore Massimiliano Bruno si conferma autore per un pubblico di esigenze elementari, al quale ancora una volta scodella la sua ricettina di temi socialmente rilevanti, buoni sentimenti e luoghi comuni. Se in Confusi e felici l'amalgama aveva fruttato una pietanza indigesta, stavolta - in questo dramedy tratto dall'omonima piece teatrale del regista - qualcosa si salva, dal ritmo alle trovate comiche. Ma il prezzo del biglietto, in un film sovraccarico di temi e sottotrame (dallo stigma verso il diverso al tradimento), lo vale l'ennesima, titanica interpretazione di Fabrizio Bentivoglio, ormai in perenne stato di grazia.    

lunedì 16 novembre 2015

Leviathan

anno: 2014       
regia: ZVYAGINTSEV, ANDREY 
genere: drammatico 
con Aleksey Serebryakov, Elena Lyadova, Vladimir Vdovichenkov, Roman Madyanov, Anna Ukolova, Sergey Pokhodaev, Aleksey Rozin, Kristina Pakarina, Igor Sergeev, Dmitriy Bykovskiy-Romashov, Valeriy Grishko, Sergey Bachurskiy, Igor Savochkin, Platon Kamenev, Lesya Kudryashova, Sergey Borisov, Sergey Murzin, Natalya Garustovich, Olga Lapshina, Anna Pereleshina, Alla Emintseva, Margarita Shubina, Irina Ryndina, Irina Gavra, Andrey Kostyuk, Vyacheslav Gonchar, Irina Vilkova, Alim Bidnenko, Tatyana Afanaseva, Mariya Skornitskaya, Elena Ivitskaya, Vladimir Lupanov, Ruslan Khabibullov, Larisa Krupina, Pavel Kolmakov-Lebedev, Artyom Kobzev, Dmitriy Kuryanov, Konstantin Telegin, Aleksey Dolgushin, Aleksey Pavlov, Igor Litovkin, Grigory Baranov, Dmitriy Tolkachyov, Viktor Ryabov, Sergey Grab, Evgeniy Ryabov, Evgeniy Yakunin, Nikita Yashin, Andrey Kolyadov, Ulyana Artemenko, Aleksandr Shabalin, Aleksey Karabanov, Andrey Belozerov, Sergey Zhivotov, Valeriy Devyatykh, Dmitriy Kovalenko    
location: Russia
voto: 6 

In Italia non lo si vedeva dal 2003, quando vinse il Leone d'oro con Il ritorno, storia di una paternità difficile. Poi, ogni film almeno un premio: quello per la migliore interpretazione maschile (Izgnanie) e il gran premio della giuria (Elena), entrambi a Cannes, ambedue invisibili da noi. Poi arriva questo Leviathan, premio per la miglior sceneggiatura ancora a Cannes nonché Golden Globe 2015 come miglior film straniero. Ancora una volta Andrey Zvyagintsev mostra una totale padronanza espressiva del mezzo filmico, scaraventando sulle nostre retine immagini magnifiche fin dalla prima inquadratura e procedendo nuovamente con un racconto ellittico e sospeso ai limiti del mistero, algido e metafisico, nel quale trova ancora cittadinanza, anche se sulle quinte del copione, il tema della paternità. La vicenda raccontata è quella di Kolya (Serebryakov), meccanico assai scontroso spesso attaccato alla bottiglia, che vive col figlio adolescente e la seconda moglie in una casa collocata in una zona che fa gola al sindaco locale (Madyanov). Il potere devastante e laviatanico del politico corrotto gliela vuole demolire a suon di carte bollate e intrighi legali. Per difendersi, Kolya non ha altro che un principe del foro giunto appositamente da Mosca (Vdovichenkov), che ha con sé un dossier scottante riguardante il sindaco. L'avvocato sembra avere preso molto seriamente il suo impegno (ma perché? Chi è? Da dove viene?) ma poi le cose precipitano e Kolya si troverà solo a combattere una battaglia impossibile.
L'amicizia, il tradimento, la paternità, l'adolescenza, la mostruosità del potere sono le pietre angolari sulle quali poggia un racconto dai tempi dilatatissimi (sarà per questo che Zvyagintsev piace così tanto ai francesi?), giocato per sottrazione, popolato da personaggi meschini e ruvidi che compongono il mosaico di un'umanità sfatta e corrotta, emblema della Russia di Putin forse peggiore di quella zarista, che offre al titolo del film una duplice lettura: oltre a quella biblica, tratta dal libro di Giobbe, quella hobbesiana del Leviatano, l'espressione massima della mostruosità del potere di fronte all'impotenza dell'individuo.
Orecchio alle musiche: le ha firmate Philip Glass.    

domenica 15 novembre 2015

Ma papà ti manda sola? (What's up, doc?)

anno: 1972       
regia: BOGDANOVICH, PETER  
genere: commedia  
con Barbra Streisand, Ryan O'Neal, Kenneth Mars, Austin Pendleton, Sorrell Booke, Stefan Gierasch, Mabel Albertson, Michael Murphy, Graham Jarvis, Madeline Kahn, Liam Dunn, Phil Roth, John Hillerman, George Morfogen, Randy Quaid, M. Emmet Walsh, Eleanor Zee, Kevin O'Neal    
location: Usa
voto: 6,5  

In un albergo di San Francisco, dove si tiene un congresso di studiosi di musica, alcuni ladri hanno messo gli occhi su una valigia contenete dei preziosi di altissimo valore. Ma una valigia identica a quella che fa gola ai ladri la possiedano in tanti. Tra questi, Howard (O'Neal), che viene irretito da una sciroccata dalla formidabile parlantina (Streisand), la quale riesce persino a portarlo via alla fidanzata (Kahn).
Commedia spumeggiante, che all'epoca fu un enorme successo, con qualche debito nei confronti di Susanna di Howard Hawks e firmata dall'ex critico cinematografico Peter Bogdanovich, qui ancora in tandem con l'idolo delle ragazzine Ryan O'Neal (reduce dal successo planetario di Love story). A distanza, qualche situazione da slapstick fa quasi tenerezza per quanto è ingenua, ma l'intreccio tiene, il ritmo è serrato e i dialoghi non hanno perso smalto.
Sette anni più tardi, la coppia protagonista sarebbe tornata insieme per girare il mediocre Ma che sei tutta matta? sotto la regia si Howard Zieff.

venerdì 13 novembre 2015

Il pasticciere

anno: 2012       
regia: SARDIELLO, LUIGI
genere: noir
con Antonio Catania, Rosaria Russo, Ennio Fantastichini, Sara D'Amario, Antonio Stornaiolo, Ivan Zerbinati, Emilio Solfrizzi, Luca Cirasola
location: Croazia, Italia
voto: 3

Il vero enigma di questo atipico noir all'italiana, così urgente da doverlo anteporre alla trama è: ma chi è Rosaria Russo? Perché nei titoli di testa il suo nome compare accanto a quello del protagonista assoluto, Antonio Catania, pur avendo una parte decisamente minore? Per quali imperscrutabili congiunture astrali la fanno recitare? Risulta che la ragazzotta ha lavorato un paio di volte con Giulio Manfredonia (Si può fare e La nostra terra) e ha già una precedente esperienza con Luigi Sardiello nel dimenticabilissimo Piede di Dio. Qui la nostra eroina siciliana impersona una escort alle brutali dipendenze di un boss (Fantastichini) che ricicla denaro sporco e si fa chiamare "l'avvocato". Per una serie di circostanze sfortunate, da quest'ultimo, in Croazia, capita un pasticciere italiano (Catania) coinvolto suo malgrado in un omicidio. Procedendo a colpi di "mio padre diceva sempre…", non si capisce se l'uomo ci sia o ci faccia. Fatto sta che si macchia di una serie di delitti forse fortuiti, mantenendo il suo personaggio su un crinale di costante ambiguità.
L'opera seconda di Luigi Sardiello parte come una commedia in salsa noir, memore della lezione di Arsenico e vecchi merletti, per poi virare su un intreccio con voragini nella sceneggiatura che rendono incomprensibili molti eventi, per di più complicati da una inutile sottotrama rosa. Alla pessima Rosaria Russo (ci si domanda se la scena della fellatio sia metonimica delle modalità della sua affermazione come attrice) si affianca un attore stralunato come Antonio Catania (discreto caratterista, ma incapace di portare un film sulle sue spalle e comunque qui a una delle sue peggiori interpretazioni) e un cast di contorno per il quale, con l'eccezione di un Fantastichini comunque svogliato, è impossibile usare il sostantivo "attore".    

mercoledì 11 novembre 2015

Mary and Max

anno: 2009   
regia: ELLIOT, ADAM 
genere: animazione 
con le voci di Toni Collette, Philip Seymour Hoffman, Barry Humpries, Eric Bana 
location: Australia, Usa
voto: 9,5 

La lunga amicizia epistolare, durata oltre 3 lustri e cominciata nel 1976, tra Mary, una bambina australiana di 8 anni, e Max, un 44enne americano affetto dalla sindrome di Asperger. È la storia di due solitudini accomunate dalla passione per il cioccolato e per alcuni pupazzetti chiamati Noblets. Max è un ebreo ateo obeso, frequenta il gruppo di autoaiuto dei Mangioni Anonimi, vive in una New York in bianco e nero, ama parole come unguento, bomboape, Vladivostok, banana e testicolo e ne ha inventate di nuove come conflesso (quando uno è confuso e perplesso allo stesso tempo) nevango (quando la neve si mescola con il fango della strada ) e splattelle, che sarebbero i cibi schiacciati che trovi in fondo  al sacchetto (da applausi il lavoro compiuto dai traduttori). Mary vive in una cittadina polverosa dalla netta dominante ocra, con una madre alcolizzata e repressiva e un padre che divide il suo tempo tra la catena di montaggio dove attacca i fili alle bustine da tè e il passatempo come tassidermista. È invaghita di un vicino di casa balbuziente e ha l'attitudine a porsi domande eterodosse degne di Salinger ("alle oche viene la pelle d'oca?" o "se un taxi va all'indietro, l'autista ti deve dei soldi?"). Nelle buste e nei plichi che circolano tra i due continenti, Mary e Max si scambiano di tutto, dalla bottiglietta con le lacrime (che Max, per quanto si possa sforzare, non riesce a produrre) alle fette di torta al cioccolato.
Al suo primo lungometraggio dopo alcuni corti pluripremiati, l'australiano Adam Elliot firma tutto da solo un film d'animazione in stop motion (potrebbe sembrare lo spunto narrativo di 84 Charing Cross road girato come se fosse Wallace & Gromit) che è un capolavoro di grazia, poesia, intuizioni acutissime. In esso trovano cittadinanza riflessioni sulla malattia, la solitudine, il linguaggio, l'ecologia, il bullismo e altro ancora in una sceneggiatura che riesce ad essere perfettamente armonica senza dare il minimo sentore di forzatura. Alla potenza dei contenuti corrispondono le scelte felicissime della forma (con la sostanziale eliminazione del colore dai mondi dei due personaggi), una cura encomiabile per i personaggi di contorno (dal dirimpettaio agorafobico di Mary al gatto di Max col l'alitosi), in un tripudio di invenzioni ad altissimo tasso lirico. Come se non bastasse, a ornare il tutto c'è la musica della Penguin Cafe Orchestra e la voce davvero straordinaria di Philip Seymour Hoffman, che ci ricorda quale grandissimo interprete abbiamo perso anche sotto il profilo vocale.    

domenica 8 novembre 2015

Alaska

anno: 2015       
regia: CUPELLINI, CLAUDIO  
genere: sentimentale  
con Elio Germano, Astrid Berges-Frisbey, Valerio Binasco, Elena Radonicich, Antoine Oppenheim, Paolo Pierobon, Pino Colizzi, Marco d'Amore, Roschdy Zem, Anastasia Vinogradova, Xavier Lemaître, Eric Caruso, Fred Epaud, Maria Sole Mansutti, Riccardo Floris, Stefano Fregni, Nadia Aldridge, Rossana Mortara, Anna Zelthonosova, Florence Villain, Hazel Morillo, Édouard Giard, Gharbi Anis, Dov Maman, Orietta Notari, Roberta Rovelli, Nicola Sisti Ajmone, Gianni Bissaca, Désirée Giorgetti, Elena Vettori, Davide Artico   
location: Francia, Italia
voto: 8  

Lui (Germano) fa il cameriere in un hotel parigino a 5 stelle, lei (Berges-Frisbey) è un'aspirante fotomodella poco convinta. Si incontrano per caso nella terrazza di quello stesso albergo, fanno una bravata e la vicenda finisce male. Da lì il carcere (per lui) e il successo professionale (per lei), l'inizio di una storia d'amore che li porterà a Milano, contrappesi di una bilancia esistenziale che quando pende da una parte si impenna dall'altra, e viceversa.
Alaska, terzo film di Claudio Cupellini esclusivamente a sua firma, arriva nelle sale a cinque anni di distanza da Una vita tranquilla, proponendo ancora una volta il racconto di un'esistenza apolide. Su una trama fittissima e in qualche passaggio ai limiti del verosimile, nella quale assistiamo al saliscendi continuo dei protagonisti sull'ascensore della mobilità sociale, si innesta una gamma ricchissima di chiaroscuri emozionali che rendono pulsante e tangibilissimo il travaglio sentimentale dei due protagonisti, serviti da una coppia di attori che giganteggiano e aiutati da alcune sottotrame dalle quali emergono soprattutto a tutto tondo i ritratti dell'amicizia virile.    

sabato 7 novembre 2015

Hitman: Agent 47

anno: 2015       
regia: BACH, ALEKSANDER
genere: gangster
con Rupert Friend, Hannah Ware, Zachary Quinto, Ciarán Hinds, Thomas Kretschmann, Angelababy, Dan Bakkedahl, Emilio Rivera, Rolf Kanies, Michaela Caspar    
location: Austria, Germania, Singapore, Usa
voto: 3

Dopo avere modificato il dna di uomini preposti a diventare dei killer senza emozioni né sensi di colpa, lo scienziato che ha creato questi mostri (Hinds) sparisce dalla circolazione. Lo cercano sia una non meglio definita associazione criminale, che vorrebbe usare l'invenzione per costruire un esercito invincibile, sia un agente (Friend) che di quel progetto è uno dei primi prototipi. Per arrivare al novello dottor Frankestein si cerca sua figlia (Ware), una ragazza alla quale lo scienziato ha aggiunto dei poteri sensitivi speciali. Dopo avere girato mezzo mondo, inseguitori e inseguita si troveranno a giocare la partita decisiva a Singapore.
Tratto da un videogioco del genere "sparatutto", questo fantathriller ne conserva integralmente la sostanziale imbecillità che spiega perché legioni di ragazzi cresciuti con la playstation in mano siano sostanzialmente acefali. La regia miescela effetti speciali ai limiti del ridicolo con una interminabile trafila di citazioni dal cinema di genere (Matrix, The Bourne identity, Terminator), scazzottate, arti marziali e sparatorie a gogò. Disturbante nella sua assoluta pochezza, il secondo episodio tratto dall'omonimo videogioco si fa disprezzare anche per il sottotesto fascistoide che veicola e per il totale dilettantismo dell'intero cast.    

giovedì 5 novembre 2015

La santa

anno: 2013   
regia: ALEMA', COSIMO
genere: noir
con Massimiliano Gallo, Gianluca Di Gennaro, Francesco Siciliano, Michael Schermi, Lidia Vitale, Marianna Di Martino, Renato Marchetti, Elena Cantarone, Anna Celeste Cuppone, Ludovica Tarsia, Emanuela Gabrieli, Ippolito Chiarello, Bianca Nappi    
location: Italia
voto: 6,5

Proprio nei giorni in cui si tiene la processione in onore della Santa Patrona, quattro balordi si recano in un paese del Salento, decisi a rubare la statua che la rappresenta. Non sanno due cose: che su quella statua hanno messo gli occhi anche altre persone e che gli autoctoni sono disposti a brandire fucili e bastoni pur di evitare quel gesto sacrilego.
Lo spunto che cerca di coniugare noir e commedia calandoli in un contesto da medioevo, straniato e feroce, ci porta dalle parti di quel cinema indipendente italiano in salsa provinciale che trova ne La ragazza del lago, Sulla strada di casa, Henry e Anime nere i suoi pezzi migliori, con la scena della processione che richiama alla mente quella de La terra. Qui però, nonostante la coraggiosa indole antireligiosa e la potenza di alcune scene, il meccanismo si inceppa tanto su alcune deviazioni proclamatorie (la giaculatoria di Massimiliano Gallo diretta ad alcune adolescenti all'interno di una chiesa), quanto su alcuni eccessi nel disegno della psicologia dei personaggi femminili (tra il ninfomane e il depravato) che sulla rappresentazione di un contesto provinciale in totale anomia, che rende il film un western postmoderno.    

mercoledì 4 novembre 2015

Francesco Guccini e i Nomadi: un incontro

anno. 1980   
regia: AGOSTI, SILVANO   
genere: musicale   
con Francesco Guccini, i Nomadi, Augusto Daolio, Beppe Carletti, Chris Dennis, Jimmy Villotti, Juan Carlos Flaco Biondini, Paolo Lancellotti, Umbi Maggi
location: Italia
voto: 7   

Nel 1979 Francesco Guccini e i Nomadi tornarono insieme sul palco. Il loro sodalizio era cominciato nel decennio precedente, quando il cantautore modenese "prestò" al gruppo guidato da Augusto Daolio canzoni come Noi non ci saremo, Primavera di Praga, Dio è morto e Auschwitz. Quell'incontro venne suggellato prima da un album dal vivo (Album concerto) e immediatamente dopo da questo documentario diretto da Silvano Agosti, cineasta indipendente ed esercente stralunato che gestisce un piccolo cinema nel quartiere romano Prati, l'Azzurro Scipioni. Circolato già all'epoca in maniera semiclandestina anche per via della brevissima durata (poco più di mezz'ora), quel concerto, registrato al Kiwi di Modena, rimane soprattutto come documento di un'epoca e come emblema dell'impegno della canzone d'autore di quegli anni. Paragonato all'iperprofessionismo odierno e ai concerti che possiamo vedere su Sky o su ArteLiveWeb, certi piani strettissimi sui volti o l'indugio della macchina da presa su alcuni spettatori colpisce per l'ingenuità della sintassi, che però nulla toglie al piacere della visione.