venerdì 25 gennaio 2013

Flight

anno: 2012       
regia: ZEMECKIS, ROBERT
genere: drammatico
con Denzel Washington, Don Cheadle, Kelly Reilly, John Goodman, Bruce Greenwood, Melissa Leo, Brian Geraghty, Tamara Tunie, Nadine Velazquez, James Badge Dale, Garcelle Beauvais, Boni Yanagisawa, Dane Davenport, E. Roger Mitchell, Ravi Kapoor, Tommy Kane, Peter Gerety, Tom Nowicki, Ron Caldwell, Bethany Anne Lind, Shannon Walshe, Justin Martin (II), Will Sherrod, Rhoda Griffis, Michael Beasley, Adam Tomei, Conor O'Neill
location: Usa
voto: 5

Con Flight, Zemeckis riparte da dove ci aveva lasciato col suo ultimo film "normale" (i tre precedenti - Polar express, La leggenda di Beowulf e A Christmas carol - erano stati tutti girati in motion capture), cioè da un disastro aereo. E da una grande solitudine. Là, in Cast away, Tom Hanks si ritrovava da solo in un'isola deserta. Qui, Denzel Washington, chiamato a un ruolo vicinissimo a quello che già ebbe in Unstoppable, è costretto a un corpo a corpo con i suoi fantasmi, una dipendenza dall'alcol che non lo abbandona. E già qui si dovrebbe capire quanto déjà vù ci sia in questo film, che recupera anche il tema della solidarietà tra disperati di Noi due sconosciuti e i paradossi dell'eroismo di Fearless. Già, perché Whip Whitaker (Washington), comandante del volo in rotta verso Atlanta, arriva in aereo ubriaco. La tempesta che si abbatte sul velivolo e l'usura del mezzo non sono dalla sua parte, ma nonostante ciò, con una manovra miracolosa, riesce a compiere un atterraggio di fortuna che limiterà enormemente le perdite umane. Salutato inizialmente come un eroe nazionale, nella battaglia legale che si scatena tra compagnie assicurative e aeree, Whip rischia comunque di fare la parte del capro espiatorio. La relazione a intermittenza con una tossicodipendente (Reilly) non lo aiuta a tirarsi fuori dai suoi problemi.
Il preludio e la prima mezz'ora, quella da disaster movie in cui si concretizza la sciagura, sono i tempi migliori di un film che passa dai toni intimisti della seconda parte alla retorica della redenzione del finale: sbrodolamenti eccessivi, patchwork tra diversi altri film che non dice nulla di nuovo e sottofinale con tanto di melodramma giudiziario non bilanciano il consueto mestiere del regista, che dopo Contact non aveva più sbagliato un film.    

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