domenica 19 maggio 2013

No - I giorni dell'arcobaleno

anno: 2012   
regia: LARRAIN, PABLO 
genere: drammatico 
con Gael García Bernal, Alfredo Castro, Luis Gnecco, Néstor Cantillana, Antonia Zegers, Marcial Tagle, Pascal Montero, Jaime Vadell, Elsa Poblete, Diego Muñoz, Roberto Farías, Sergio Hernández, Manuela Oyarzún, Paloma Moreno, César Caillet, Pablo Krögh, Patricio Achurra, Amparo Noguera, Alejandro Goic, Carlos Cabezas, Claudia Cabezas, Paulo Brunetti, Iñigo Urrutia, Pedro Peirano, Patricio Aylwin, Eugenio Tironi, Juan Forch, Eugenio García, Juan Gabriel Valdés, Jaime de Aguirre, Florcita Motuda, Patricio Bañados, Osvaldo Silva, Carmen María Pascal, María Teresa Bacigalupe, Cecilia Echeñique, Tati Pena, Javiera Parra, Isabel Parra, Cristina Parra, Milena Rojas, Carlos Caszely, Gabriela Medina, Malucha Pinto, Maitén Montenegro, Jorge Yáñez, Claudio Narea, Marco Antonio de la Parra, Ana María Gazmuri, Marcela Medel, Reinaldo Vallejo, Claudio Guzmán, Consuelo Holzapfel, Maricarmen Arrigorriaga, Shlomit Baytelman, Delfina Guzmán, María Elena Duvauchelle, Julio Jung 
location: Cile
voto: 7,5

Dopo 15 anni di feroce dittatura, il regime di Pinochet, in Cile, era sempre più incalzato dall'opinione pubblica internazionale. Il generale che aveva scalzato Allende con un golpe l'11 settembre del 1973, tre lustri più tardi fu costretto a indire un referendum attraverso il quale il popolo era chiamato a esprimersi a favore (sì) o contro (no) il proseguimento del suo comando. I 15 minuti di televisione che, nel 1988, le due opposte fazioni avevano a disposizione per la durata della campagna, avrebbero dovuto essere sfruttati nel migliore dei modi. René Saavedra (Garcia Bernal), giovane pubblicitario di enorme talento ingaggiato dai comunisti sostenitori del no, ebbe così non poche difficoltà nel sostenere fino alla fine il principio di una campagna propagandistica incentrata sull'ottimismo anziché sulla barbarie del regime fascista che li aveva oppressi per quindici anni. La storia gli diede ovviamente ragione.
Il terzo lungometraggio di Pablo Larrain (dopo Tony Manero e Post mortem) è un'opera di taglio documentaristico (pellicola sgranata giallo ocra, macchina a spalla, controluce esplosivi) destinata a diventare uno di quei film paradigmatici per come riesce a raccontare, partendo da un episodio reale (seppur romanzato e figlio di una pièce di Antonio Skàrmeta), la prevalenza del marketing sull'ideologia, al punto che la dittatura venne battuta proprio sul suo stesso terreno: quello della propaganda e della seduzione delle masse. Sicché se i contenuti di quella campagna non possono che indispettire davanti all'evidenza che un ottimismo beota può avere ragione sull'espressione cruenta del realismo, è innegabile che il film di Lorrain andrebbe fatto vedere e rivedere da quella sinistra che in Italia ancora non ha capito quanto il suo elettorato sia stato imbarbarito dalla televisione e che a volte un jingle può funzionare assai meglio di cento comizi.
Doppio merito al regista per avere ricordato, grazie ai tanti spezzoni di documentari d'epoca, quanto quel dittatore sanguinario di Pinochet fu appoggiato da Karol Wojtyla, uno dei più spregiudicati e immondi uomini politici di tutto il Novecento.    

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