sabato 31 ottobre 2015

Tutto può accadere a Broadway (She's Funny That Way)

anno: 2014       
regia: BOGDANOVICH, PETER 
genere: commedia 
con Owen Wilson, Imogen Poots, Kathryn Hahn, Will Forte, Rhys Ifans, Lucy Punch, Joanna Lumley, Cybill Shepherd, Illeana Douglas, Richard Lewis, Austin Pendleton, George Morfogen, Ahna O'Reilly, Jake Hoffman, Tovah Feldshuh, Jennifer Aniston, Tatum O'Neal, John Robinson, Michael Shannon, Quentin Tarantino   
location: Usa
voto: 5 

A 76 anni, dopo un letargo dal grande schermo durato quasi 3 lustri (nel frattempo ha girato qualcosa per la televisione), Peter Bogdanovich - ex asso del cinema indipendente americano degli anni '70 - torna con una commedia degli equivoci che sta tra l'umorismo jewish à la Woody Allen e Neil Simon, la commedia sofisticata à la Lubitsch e il registro scanzonato di alcuni suoi film precedenti come Ma papà ti manda sola? e …E tutti risero.
Lo spunto è davvero minimo: un regista teatrale (Wilson), puttaniere ma anche filantropo seriale, si ritrova sul palco, a sostenere un provino, una delle escort che hanno fruito dei suoi lauti compensi (Poots). L'uomo tenta di dissimulare, sua moglie (Hahn) fiuta l'inganno e l'attore protagonista e narciso (Ifans) peggiora le cose. Il copione opta per un racconto in retrospettiva, che la excort-attrice rivela alla sua psicoterapeuta (Douglas), unica scelta fuori canone di una screwball comedy peraltro scoppiettante, con grande ritmo, ma identica a mille altre e con una miriade di personaggi monodimensionali limitati alla macchietta, quello di Jennifer Aniston su tutti. Camei per Michael Shannon e Quentin Tarantino (nella parte di sè stesso).

mercoledì 28 ottobre 2015

The Walk

anno: 2015       
regia: ZEMECKIS, ROBERT  
genere: avventura
con Joseph Gordon-Levitt, Charlotte Le Bon, Ben Kingsley, James Badge Dale, Ben Schwartz, Steve Valentine, Sergio Di Zio, Mark Camacho, Clément Sibony    
location: Francia, Usa
voto: 7  

Nel 1974 il funambolo francese Philippe Petit (Gordon-Levitt), provvisto di un enorme talento, grande sfrontatezza nonché dei preziosissimi consigli del suo mentore (Kingsley), decide - insieme a un gruppo di complici tra i quali un fotografo e la sua ragazza (Le Bon) - di tentare un'impresa impossibile: salire sul tetto di una delle due Twin Towers di New York e attraversare su un cavo agganciato all'altra torre gli oltre 40 metri che le separavano. Il film di Zemeckis racconta quell'impresa che si compì il 87 agosto di quell'anno sfruttando allo spasimo le potenzialità del 3D (lo si capisce benissimo dall'uso dei grandangoli e dei movimenti di macchina in orizzontale e in verticale), accentuando però il registro quasi grottesco di un'azione sovversiva ma ad altissimo potenziale spettacolare già raccontata nel documentario intitolato Man on wire e dedicato alle imprese di Petit.
Se da un lato Zemeckis ribadisce per l'ennesima volta di possedere un talento visivo straordinario, dall'altro opta per una sceneggiatura (scritta con Christopher Browne) che calca troppo sulla caricatura, fino a far sembrare Petit e i suoi complici un nugolo di sciroccati esaltati.    

sabato 24 ottobre 2015

Viva la sposa

anno: 2015       
regia: CELESTINI, ASCANIO
genere: grottesco
con Ascanio Celestini, Alba Rohrwacher, Salvatore Striano, Francesco De Miranda, Veronica Cruciani, Pietro Faiella, Mario Sgueglia, Gianni D'Addario, Corrado Invernizzi, Barbara Valmorin, Dora Romano, Mimmi Gunnarsson    
location: Italia
voto: 6,5

"Pensa che stai al bar […] pensa che il mio film non è un film, ma una storia che senti al bar. E soprattutto ricordati che questa storia la racconta un ubriaco". Queste parole, che potrebbero essere scambiate per note di regia, sono in realtà la presentazione sghemba che giusto uno spirito libero come Ascanio Celestini avrebbe potuto usare per promuovere il suo terzo film - il secondo di finzione - sui social network. Dopo avere cantato le nuove forme di schiavitù (i lavoratori dei call center di Parole sante) e la follia (La pecora nera), il poliedrico performer romano rivolge ancora una volta il suo sguardo agli ultimi, ai poveracci, ai diseredati, agli sfruttati, alla vita nelle periferie. Lo spunto narrativo è un puro pretesto: Nicola (lo stesso Celestini), artistoide costantemente attaccato alla bottiglia che si esibisce in spettacoli per bambini e gira con un ragazzino sulla quindicina al seguito (De Miranda), investe e uccide senza alcuna colpa un truffatore, padre di Sasà (Striano), un uomo che sta peggio di Nicola. Spinto dal suo cuore d'oro, Nicola si offre di aiutare Sasà, passando dalla piccole truffe a operazioni assai più pericolose che costeranno a Sasà il pestaggio in Questura.
Girato con l'occhio riconoscibilissimo di Luca Bigazzi nella periferia sud della capitale, su quella rotta della Tuscolana che dal Quadraro arriva fino a Cinecittà, Viva la sposa calca sul registro del grottesco con un racconto destrutturato e straniato, condito con una grazia leggera e uno sguardo benevolo ai suoi accattoni. Un piccolo film un po' sgangherato ma dal grande coraggio: non solo quello di dare voce ancora una volta agli ultimi, ma anche quello di raccontare senza troppi fronzoli la tragedia di Giuseppe Uva (pestato a morte in Questura e finito come Federico Aldrovandi e Stafano Cucchi), scelta che è costata al regista l'ostracismo da parte degli acefali sindacati di Polizia (sai che perdita…).    

giovedì 22 ottobre 2015

Radhe Radhe - Rites of Holi

anno: 2014   
regia: BHARGAVA, PRASHANT  
genere: documentario  
con Anna George  
location: India
voto: 6,5  

Commissionato dal Carolina Performing Arts in occasione del centesimo anniversario della Sagra della primavera di Stravinsky, Radhe Radhe suggella l'incontro tra la musica occidentale ispirata al grande compositore russo e la festa induista dei colori che si tiene ogni primavera in India. Sicché se le immagini raccontano il tripudio cromatico - nettamente dominato dal rosso e dell'arancione - che si consuma nelle strade di Mathura (città natale del regista Prashant Bhargava, scomparso nel 2015 a soli 42 anni per un attacco cardiaco), la musica - composta da Vijay Iyer e per alcuni versi vicina a Mutations, il lavoro cameristico che il pianista indiano ha inciso per la ECM, casa discografica produttrice anche di questo dvd - si tiene a debita distanza dalla tradizione dei raga, inanellando una serie di suggestioni diverse che dalla piena potenza orchestrale dell'International Contemporary Ensemble vira verso accoppiate tra flauto e ottoni, tromba e pianoforte o archi e percussioni, collocando il pentagramma in un perfetto punto di equilibrio tra oriente e occidente. Un vero e proprio assalto ai sensi dello spettatore, tra lanci di colori da ogni angolo, improvvise reazioni di intolleranza, calca metropolitana, animali, terra e bagni rituali nel Gange, il tutto avvolto da una musica suggestiva e piena di sfumature. Diviso in due capitoli (trascendenza e adorazione) per una durata complessiva di appena 35 minuti, Rites of holi potrebbe essere considerato un lontano parente di Powaqqatsi, il film che Godfrey Reggio girò nel 1988 accompagnato dalle musiche di Philip Glass.    

mercoledì 21 ottobre 2015

Dimmi che destino avrò

anno: 2012       
regia: MARCIAS, PETER   
genere: drammatico   
con Luli Bitri, Salvatore Cantalupo, Andrea Dianetti, Vesna Bajramovic, Davide Careddu, Pietrina Menneas, Nino Nonnis, Maria Francesca Lisci, Gianfranco Cudrano, Merfin Selimovic, Vinettu Sulejmanovic    
location: Francia, Italia
voto: 4   

Onore a Peter Marcias che nella sua Sardegna realizza un film difficile sul tema dell'integrazione del popolo rom, condividendone il punto di vista. Lo spunto narrativo è il (presunto) rapimento di una ragazza che con la sua anima gemella è andata chissà dove perché i genitori di lui non avevano abbastanza denaro per riscattare la futura nuora. In altri tempi e in altri luoghi l'avrebbero chiamata fuitina. Il magistrato che affida il caso a un bonario commissario di polizia (Catalupo) lo chiama invece rapimento e così per il graduato ha inizio un contatto ravvicinato con le persone che vivono nel campo nomadi e in particolare con la sorella del presunto rapitore (Bitri), una donna che si è integrata nel mondo cosiddetto civile e che spende buona parte della propria esistenza in Francia.
Marcias convoglia tutto il suo sforzo sul piano della rapprsentazione dei valori - quelli di giustizia e fratellanza tra i popoli e di avversione al pregiudizio - ma dimentica il film. La narrazione si incaglia in una serie di vuoti che ossimoricamente sembrano dover riempire le transizioni della sceneggiatura dalla fiction a un documentarismo che è di gran lunga la parte migliore di un film. Didascalica e prevedibile, l'opera terza di Marcias trasforma il protagonista - vedovo e con un figlio che fa la drag queen in un locale notturno, altra scelta inspiegabile - in una sorta di don Milani del pallone, disposto a dare un destino migliore agli adolescenti del campo nomadi.    

martedì 20 ottobre 2015

Big Hero 6

anno: 2014   
regia: HALL, DON * WILLIAMS, CHRIS   
genere: animazione   
location: Usa
voto: 6   

A San Fransokyo, Hero e suo fratello maggiore Tadashi sono due ragazzi orfani, genietti della cibernetica. Tadashi ha inventato un robot che sembra l'omino Michelin e funge da infermiere polivalente, mentre suo fratello, che aspira a entrare nella prestigiosa scuola per inventori, progetta nientemeno che un meccanismo complesso per il teletrasporto, un prodigio di microrobotica. Nel corso di una fiera di elettronica e robotica Tadashi perde la vita. Hero, trasformando i suoi amici in supereroi grazie al suo genio inventivo, si mette con loro alla caccia del responsabile di quello che a tutta prima sembra essere stato soltanto un incidente.
Big Hero 6 parte con un'idea indovinata per poi assestarsi sul più convenzionale dei racconti di formazione con tanto di risvolti sentimentali stucchevoli e di cattivo che da inseguitore si tramuta in inseguito. In casa Pixar hanno preferito spingere sul pedale della velocità e del ritmo piuttosto che su quello delle sfumature psicologiche del rapporto tra uomo e macchina. Un'occasione sprecata.