martedì 3 aprile 2007

Frank Gehry - Creatore di sogni (Sketches of Frank Gehry)

anno: 2007   
regia: POLLACK, SYDNEY
genere: documentario
con Frank O. Gehry, Sydney Pollack, Michael Eisner, Bob Geldof, Dennis Hopper, Philip Johnson, Eddie Ruscha, Julian Schnabel
location: Usa
voto: 8

Quando negli anni '90 Frank Gehry, l'architetto americano tra i più famosi e premiati al mondo, chiese al suo amico Sydney Pollack di girare un documentario su di lui, il regista di Corvo Rosso, I tre giorni del condor  Tootsie e altri monumenti del cinema a stelle e strisce rispose:  "Ma se non so nulla né di documentari né di architettura!". "Appunto lo chiedo a te!", fu la replica di Gehry. Comincia così questo documentario su un personaggio che può essere considerato come il trattino d'unione tra l'arte scultorica e l'architettura. Con l'aiuto di due semplici videocamere digitali (la pellicola è utilizzata soltanto per le riprese degli edifici), Pollack racconta la parabola straordinaria di questo architetto visionario, anticonformista, incline alle linee curve, una sorta di cubista prestato all'architettura, refrattario alle regole di una disciplina tetragona. Il documentario ha una struttura classica che alterna testimonianze, aneddoti, riprese durante il lavoro e vedute delle opere. Potrà far storcere il naso a qualcuno questo ebreo che si sentiva tanto minacciato dalla sua appartenenza confessionale da cambiare il nome da Goldenberg a Gehry (e infatti Pollack dà voce anche ai suoi detrattori), ma non si può non restare affascinati dall'uso inimitabile che l'architetto di origine canadese ha saputo fare della luce, delle forme, dei materiali, anche a rischio di far sembrare le sue "creature" come delle astronavi atterrate in territori alieni (e Pollack è bravissimo a mostrare gli scorci di Bilbao in cui il contrasto tra il Museo Guggenheim e il resto del paesaggio urbano è fortissimo). Diventato una archistar, o forse addirittura un vero e proprio marchio a dispetto di quelle insicurezze di fondo che - attraverso la testimonianza del suo analista - ne mettono a nudo l'umanità, Gehry ha avuto l'indiscutibile capacità di dare una forma con grazia fanciullesca a quel suo talento che è un malessere allo stato liquido. È una frase riportata nel film, alla quale si accompagna una miriade di altri aneddoti. Vale la pena di ricordarne due: quando un critico gli domandò da dove prendesse la sua ispirazione, lui rispose: "guarda nel secchio dell'immondizia. Vedi quante forme possono scaturirne?". Ma la migliore è quando una mattina, facendosi la barba, si accorse che nel bagno di casa sua non entrava abbastanza luce. Allora prese un martello e creò un'asola nel muro. Questo è Frank Gehry. Imperdibile.    

Maradona - La mano de Dios

anno: 2007       
regia: RISI, MARCO 
genere: biografico 
con Marco Leonardi, Julieta Diaz, Pietro Taricone, Gonzalo Alarcon, Abel Ayala, Juan Leyrado, Eliana González, Norma Argentina, Rolly Serrano, Emiliano Kaczka, Fabián Arenillas, Lucas Escariz, Luis Machín, Giovanni Mauriello 
location: Italia
voto: 3

Biopic di Diego Armando Maradona (Leonardi), il più grande e fantasioso calciatore di tutti i tempi. Correndo su e giù sulla scala del tempo, il regista Marco Risi ne racconta la parabola umana prima ancora di quella sportiva. Ed è qui che il film zoppica vistosamente: sorretto da una regia di impronta televisiva, con attori (tutti argentini, con l'eccezione di Leopardi e dell'ex grande fratello Pietro Taricone) che sfigurerebbero anche in una recita parrocchiale, La mano de dios indulge con ostentato prudore sugli aspetti meno edificanti del fenomeno di Villa Fiorito. Cocaina, ospedali, psicologi di sostegno, bordelli, alcol, la camorra del periodo napoletano, le sbruffonate, gli incontenibili aumenti di peso e ogni altro tipo di eccesso sono le tappe sulle quali il film, con un voyeurismo che asseconda questi tempi di pettegolezzo compulsivo, punta a ricostruire il personaggio. Il quale non solo - incarnato da un Marco Leonardi pressoché (giustamente) dimenticato dal cinema italiano dai tempi de Le buttane - non trasmette neppure la radice cubica del carisma dell'originale, ma di cui, nonostante gli effetti speciali usati con il pallone, vengono dimenticati aspetti importantissimi. Quello sportivo, innanzitutto, limitato a pochi riferimenti didascalici ai tempi di Villa Fiorito, Barcellona, Napoli e la nazionale argentina che negli anni '80 fecero di Maradona la stella irripetibile del calcio mondiale, regalando all'Argentina la coppa del mondo nel 1986 grazie alle sue imprese. Ma ancor di più quello anticonformista, che nel film di Risi si fa caricatura. Le sparate contro i potenti del calcio sono limitate a una specie di vaniloquio durante il matrimonio e la complicità con Fidel Castro e Chavez, l'intero periodo cubano, completamente dimenticato. Nonostante il cognome blasonato e la fitta documentazione raccolta, Risi dirige un'operina rozza incapace di emozionare, mostrando di essere ormai sideralmente lontano dal regista impegnato del periodo 1987-1994, quello di film come Mery per sempre e Il muro di gomma, e sembra irrimediabilmente tornato a quei non luoghi del cinema che caratterizzarono le sue orini di regista al servizio di Jerry Calà. Come già per Best, il calcio al cinema funziona poco e male.    

sabato 31 marzo 2007

Sexy beast - L'ultimo colpo della bestia

anno: 2000   
regia: GLAZER, JONATHAN 
genere: gangster 
con Ray Winstone, Ben Kingsley, Ian McShane, Amanda Redman, Cavan Kendall, Julianne White, Alvaro Monje, James Fox, Robert Atiko 
location: Regno Unito
voto: 5 

Gary Dove (Winstone) si è ritirato da tempo dal mondo della malavita. Insieme alla moglie Teddy si gode il sole della Spagna nella villa lussuosa che si è potuto permettere con il denaro sporco guadagnato in passato. Ma il passato, prima o poi, ritorna. Nel caso di Gary, lo fa sotto le spoglie dell'efferato Don (Kingsley), che vuole coinvolgerlo per un presunto ultimo colpo, una rapina subacquea alle cassette di sicurezza di un caveau blindatissimo. Al rifiuto di Gary, Don lo incalza ma finisce impallinato dal fucile di Teddy. Per non insospettire nessuno, Gary partecipa al colpo e ne esce miracolosamente vivo.
Nulla di nuovo in questa ora e mezza scarsa di gangster-movie di marca inglese, molto vicino a un B-movie: il passato che ritorna è un tema ricorrente del genere (A history of violence per tutti). Il film del regista con pedigree televisivo Jonathan Glazer - da un copione di Louis Mellis, Andrew Michael Jolley e David Scinto (gli autori di Gangster N° 1) - miscela una dose massiccia di cinismo a un'asciuttezza narrativa che gioca di sponda sulle diverse ellissi del racconto e su una fisicità quasi carnale. Audio ottimo Video che si arresta spesso. Rippato davvero male    

lunedì 26 marzo 2007

Pollock

anno: 2003   
regia: HARRIS, ED   
genere: biografico   
con Ed Harris, Marcia gay Harden, Amy Madigan, Jennifer Connelly, Jeffrey Tambor, Bud Cort, John Heard, Val Kilmer, Stephanie Seymour, Tom Bower, Robert Knott, Matthew Sussman, Sada Thompson, Norbert Weisser, Sally Murphy, Molly Regan, Stephen Beach, Claire Beckman, Barbara Garrick, Annabelle Gurwitch, Sondra Jablonski, Jill Jackson, David Leary, Eduardo Machado, Donna Mitchell, Everett Quinton, Moss Roberts, Julia anna Rose, John Rothman, Kenny Scharf, Kyle Smith, Isabelle Townsend, Katherine Wallach, Frank Wood   
location: Usa
voto: 5,5   

Cinebiografia di Jackson Pollock (Harris), pittore americano divenuto celeberrimo tra gli anni '30 e gli anni '50 del Novecento. Inizialmente influenzato dal surrealismo, Pollock divenne internazionalmente riconosciuto come il maestro dell'action painting e della tecnica "a sgocciolamento" nota come dripping. A Ed Harris - per la prima volta dietro la macchina da presa - ci sono voluti ben dieci anni di studi, ricerche e approfondimenti per poter incarnare il personaggio di Pollock. Il film ne racconta tanto la traiettoria artistica - passata sotto gli auspici di Peggy Guggenhim e Betty Parsons che sotto la lente di ingrandimento di Life - quanto quella umana. La vicenda matrimoniale, con una moglie-manager, anch'essa attrice affermata (Marcia Gay Harden, nella realtà moglie di Harris e premiata con l'Oscar quale migliore attrice non protagonista), i tradimenti, i problemi economici, quelli con i critici e l'alcol, che nel 1956 lo portò a sfracellarsi con la sua auto mentre era in compagnia di una delle sue amanti (Connelly). La grandezza di Harris sta nel restituire il senso di un tormento interiore dell'artista convogliato nella sua arte (Harris ha addirittura imparato a dipingere alla Pollock). Ma al tempo stesso la figura di Pollock risulta perfettamente a registro con l'iconografia consolidata dell'artista maudit, priva di sfumature, e il film dà la sensazione di girare spesso sulle stesse varianti.
Sullo scorrere dei titoli di coda si può ascoltare la magnifica The world keeps turning di Tom Waits.    

domenica 25 marzo 2007

La casa di sabbia e nebbia (House of sand and fog)

anno: 2004    regia: PERELMAN, VADIM  
genere: drammatico  
con Jennifer Connelly, Ben Kingsley, Ron Eldard, Shohreh Aghdashloo, Ashley Edner, Frances Fisher, Kia Jam, Navi Rawat, Samira Damavandi, Kim Dickens, Frank Gallegos, Carlos Gomez, Jonny Ahdout, Joe Howard, Marshall Maresh, Zoran Radanovich, Shani Rigsbee, Tom Reynolds, Namrata S. Gurjal-Cooper  
location: Usa
voto: 8,5

La casa di sabbia e nebbia del titolo - lezioso e pretenziosamente lirico, ma comunque tra i pochissimi nei del film - è poco più di un bungalow sito su una collina californiana. Per anni ci ha vissuto Kathy (una Connelly che, anche dimessa, riesce a essere di una bellezza quasi oltraggiosa), disadattata con un passato da alcolista e un presente grigio, che viene sfrattata per un errore burocratico sicché la sua abitazione viene messa all'asta. La acquista, ad un prezzo stracciato, un colonnello iraniano (Kingsley) immigrato in America insieme alla famiglia. L'uomo spera di far lievitare il prezzo della casa per poi rivenderla e guadagnarci qualcosa. Disperata, Kathy ricorre prima a un avvocato (Edner) quindi a un vicesceriffo (Eldard) che ci innamora di lei ma combina un pasticcio: a causa sua il figlio del colonnello viene ucciso e il colonnello, dopo avere salvato la stessa Kathy da un duplice tentativo di suicidio, commette lui stesso un omicidio-suicidio in cui coinvolge la moglie (Aghdashloo). Quella casa non andrà a nessuno.
Amarissimo apologo sulla fine del sogno americano, tratto dal best seller di Andre Dubus III, che mette a confronto due diverse forme di emarginazione. L'esordiente Perelman, di origini ucraino-canadesi, dirige con mano felicissima un film struggente, quasi mai retorico, a tratti ellittico (perché Kathy si è ridotta in quelle condizioni? Perché il colonnello ha per lungo tempo un tenore di vita superiore alle sue possibilità?) affidato a due attori di immensa bravura e a un nugolo di comprimari altrettanto capaci e ben diretti e in cui la casa è una metafora senza veli della ricerca di un posto nel mondo. Un'opera prima memorabile, a contenuti forti, contagiosa e toccante, con personaggi magnifici nella loro complessità.

mercoledì 21 marzo 2007

Il 7 e l'8

anno: 2007       
regia: AVELLINO, GIAMBATTISTA * FICARRA, SALVATORE * PICONE, VALENTINO 
genere: comico 
con Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Consuelo Lupo, Eleonora Abbagnato, Andrea Tidona, Lucia Sardo, Barbara Tabita, Tony Sperandeo, Remo Girone, Arnoldo Foà 
location: Italia
voto:5

Il 7 e l'8 sono i numeri di due culle della clinica palermitana dove nascono Tommaso (Ficarra) e Daniele (Picone) ma sono anche i numeri di serie dei biglietti della lotteria che sono costati la perdita di una fortuna immensa a un infermiere (Sperandeo), che così - siamo nel 1975 - decide di sostituirsi al fato e di scambiare i due nascituri. Trent'anni dopo i due si ritrovano per caso: Tommaso vive di espedienti, Daniele tenta fiaccamente di arrivare alla laurea in legge. Diversissimi e apparentemente inconciliabili, i due si trovano uniti dalla scoperta di quel remoto episodio che ha sconvolto le loro esistenze.
Cinque anni dopo il loro film d'esordio, Nati stanchi, la coppia comica della televisione si ripropone al cinema con una commedia degli equivoci basata su uno spunto - lo scambio nelle culle - che una quindicina d'anni prima Jaco Van Dormael aveva proposto in chiave melodrammatica con Toto le heros. Il registro adottato dai due comici siciliani è imperniato sul ruolo del caso e le parti migliori e più originali del film sono proprio nella cura di certi dettagli che guardano al folklore di Palermo con occhio beffardo. Implacabile esattore del destino, il caso moltiplica gli incidenti stradali (mentre spariscono i cartelli…) e dà luogo a ulteriori sorprese nella sorpresa persino nella scoperta delle due vite rovesciate. È cinema di puro divertimento, semplice e leggero, mai volgare, memore della lezione di Vianello e Tognazzi prima ancora che di quella di Totò e Peppino, giocato sull'uso marcato del dialetto e sul tormentone.