anno: 2026
regia: SIMONE MANETTI
genere: documentario
con Paola e Claudio Regeni
nazionalità: Italia
voto: 7,5
regia: SIMONE MANETTI
genere: documentario
con Paola e Claudio Regeni
nazionalità: Italia
voto: 7,5
Chiunque abbia indossato un braccialetto giallo con su scritto "verità per Giulio Regeni" o abbia seguito un telegiornale conosce questa storia. Che è quella, atroce, di Giulio Regeni, partito da Cambridge per compiere una ricerca sui venditori ambulanti egiziani, sparito al Cairo il 26 gennaio 2016. Scambiato, in malafede, per una spia (erano passati appena cinque anni dalla rivolta di piazza Tahrir e c'era in giro un'aria paranoica), il ragazzo viene torturato in una maniera che fa male solo a sentirla nei racconti, roba che nemmeno Torquemada, per poi essere ucciso. Il film di Simone Manetti - una predilezione per i documentari biografici: vedi alla voce Pippa Bacca - ricostruisce quella vicenda, rimettendo in fila i fatti e le parole, servendosi di materiali di risulta, compreso il video girato di nascosto dal sindacalista che lo aveva segnalato, ma anche delle udienze in aula di quel processo infinito (e di interessi economici italiani), osteggiato da al-Sisi, al punto da costringere l'allora presidente del consiglio Renzi a compiere quello che forse è stato l'unico atto responsabile della sua carriera politica: richiamare l'ambasciatore italiano al Cairo (ci penserà quel democristiano di Gentiloni, bontà sua, a far tornare tutto come prima). Tra depistaggi, messinscene, false testimonianze, connivenza da parte della televisione araba e controaccuse, il giovane friulano non ha trovato pace nemmeno da morto. Ma il fatto che qualcuno si sia preso la briga di dedicargli un film e che tanta parte della società civile continui a combattere affinché la verità venga a galla è un segno positivo per i familiari di Regeni, per l'avvocata Alessandra Ballerini che li sostiene e per il cinema.
