sabato 30 giugno 2018

Metti la nonna in freezer

anno: 2018       
regia: FONTANA, GIANCARLO * STASI, GIUSEPPE G.    
genere: comico    
con Fabio De Luigi, Miriam Leone, Lucia Ocone, Marina Rocco, Francesco Di Leva, Susy Laude, Carlo Luca De Ruggieri, Maurizio Lombardi, Eros Pagni, Barbara Bouchet, Giovanni Esposito, Paolo Bessegato, Nando Irene, Antonello Morelli, Salvatore Costa, Francesco Zenzola, Maria Fruci, Ugo Piva, Cristina Chinaglia    
location: Italia
voto: 4    

Una giovane restauratrice (Leone) è costretta ad appoggiarsi alla lauta pensione della nonna (Bouchet) per mandare avanti la ditta che gestisce con due sue amiche, perché lo Stato continua a essere insolvente. Quando l'anziana donna viene a mancare, le tre progettano di metterla nel surgelatore senza denunciarne la morte per continuare a percepire l'introito della defunta. I problemi nascono quando tra la giovane e un irreprensibile quanto stakanovista maresciallo della finanza (De Luigi) nasce una love story che rischia di smascherare il gioco.
Opera seconda della coppia di YouTubers formata da Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi (la prima era Amore Oggi), che spendono al meglio la carta della comicità bonaria e gentile di Fabio De Luigi, coniugandola con un tema d'attualità (la fatica dei giovani d'oggi ad inserirsi nel mercato del lavoro senza godere neppure delle minime tutele), mettendola al servizio di una narrazione in chiave di commedia nera banale e prevedibile, ma non per questo priva di guizzi, soprattutto quando vanno in scena i diabolici blitz dell'ineccepibile maresciallo. Fa tenerezza rivedere - dopo Easy - la ex sex symbol Barbara Bouchet che sembra avere ritrovato una seconda giovinezza cinematografica dopo una prolungata assenza dal set (nemmeno una pellicola girata tra il 1981 e il 2001), mentre la presenza sulla scena della ex miss Italia Miriam Leone è irritante tanto dimostra l'assurdità del casting nel far giocare un ruolo da comprimaria a una presunta attrice del tutto incapace.    

venerdì 29 giugno 2018

Therapy

anno: 2018   
regia: D'ANGELO, PETER * VALLE, FABIO    
genere: documentario    
location: Italia
voto: 7    

Fabio si è lasciato con la sua ragazza dopo 7 anni, ha fatto una miriade di lavori che non lo soddisfacevano ma vorrebbe darsi al giornalismo ed è tornato a vivere a casa dei genitori. Demotivato e sotto toon, decide così di fare una terapia cognitivo-comportamentale e di filmare le sedute dall'analista. Il risultato è questo documentario, frutto di un'operazione a mia conoscenza del tutto inedita, nel quale l'autore/attore assembla i momenti salienti della terapia, mostrandone il percorso di sviluppo e la progressiva conquista di un benessere maggiore. Se il contenuto è di indubbio interesse, presumibilmente anche per un pubblico di non specialisti, va detto che la forma non rimane indietro ma, anzi, è assai curata: le sedute sono inframmezzate da scorci di vita reale che aiutano a ricostruire l'esistenza del protagonista e integrate da soluzioni visive accattivanti. Un'opera intelligente e coraggiosa per mostrare la traiettoria di una psicoterapia.    

giovedì 28 giugno 2018

Tully

anno: 2018       
regia: REITMAN, JASON    
genere: drammatico    
con Charlize Theron, Mackenzie Davis, Mark Duplass, Ron Livingston, Emily Haine, Elaine Tan, Kitty Crystal, Elfina Luk, Marceline Hugot, Michael Patrick Lane, Colleen Wheeler, Katie Hayashida, Lia Frankland, Maddie Dixon-Poirier, Gameela Wright, Steven Roberts, Asher Miles Fallica, Joshua Pak, Candus Churchill, Shade Rupe, Stormy Ent, Bella Star Choy    
location: Usa
voto: 5    

Marlo (Theron) gira tutto il giorno come una trottola per stare appresso ai figli (uno dei quali ti fa venir voglia di menare le mani), ne aspetta un terzo, è ingrassata, stanca, ai limiti delle resistenza fisica, eppure mantiene i nervi saldi, mentre suo marito (Duplass) passa le ore a giocare con la playstation. Quando si profila la possibilità di prendere una tata notturna (Davis) che provveda allo svezzamento della neonata, Marlo dapprima nicchia, ma poi cede al bisogno. Un incidente automobilistico la riporterà alla realtà.
Se avete qualche dubbio circa la possibilità di avere figli o meno, guardatevi Rosemary's baby, L'innocenza del diavolo, ...E ora parliamo di Kevin e questo Tully, che nella prima mezz'ora ve la farà passare completamente. Jason Reitman - ancora una volta accompagnato da Diablo Cody - torna al tema della maternità che gli aveva regalato un successo planetario con Juno, dando a Charlize Theron - come in Young Adult - l'occasione per un'altra prova attoriale stoica e superlativa. Nonostante la presenza gigantesca (22 chili in più, un corpo sfatto come in Monster) della 42enne attrice di origini sudafricane, il film si attorciglia su un loop narrativo che, dall'ingresso della tata nella vita della protagonista, procedendo per piccolissimi passi evolutivi fino all'agnizione finale, risolta con un espediente metafisico. Un passo falso nella carriera dell'autore di gioielli come Men, women & children, che nel sommare una tata a personaggi epocali come Mary Poppins e Mrs. Doubfire non va oltre il compitino sul surplus lavorativo delle madri, senza aggiungere nulla di originale.    

martedì 26 giugno 2018

Noi siamo la marea (Wir sind die Flut)

anno: 2016       
regia: HILGER, SEBASTIAN    
genere: fantascienza    
con Max Mauff, Lana Cooper, Gro Swantje Kohlhof, Roland Koch, Max Herbrechter, Waldemar Hooge, Michael Epp, Ulrike Hübschmann, Mikke Emil Rasch, Hildegard Schroedter    
location: Germania
voto: 1    

Stupisce che sia arrivato nelle sale cinematografiche italiane soltanto con due anni di ritardo - e solo nei cinema off della penisola - l'opera d'esordio del tedesco Sebastian Hilger, un film che può aspirare a pieno titolo a candidarsi come uno dei più inguardabili e ignominiosi del decennio. In quell'interminabile ora e venticinque minuti vorresti essere ovunque, sottoporti a una retrospettiva dei film con Boldi & De Sica, andare da Ikea il sabato pomeriggio ma non vorresti essere imprigionato nella sala che lo proietta. Già, perché l'oggi 34enne regista di Adenau ci propina una favoletta a sfondo fantascientifico che ha la pretesa di mettere in campo il conflitto generazionale tra giovani e anziani con una metafora facile facile. Che è questa: nel paese costiero di Windholm, in Germania, nel 1994 improvvisamente scompaiono le maree e, con esse, i bambini del luogo (tranne una). Un giovane fisico (Mauff) che sta facendo un dottorato e la figlia (Cooper) del suo professore  falsano le carte per partire in missione verso quel luogo inospitale dove gli adulti sembrano essere tutti diffidenti e omertosi. Qui i due cercano di dare una risposta al mistero scientifico. E il film, che fino a quel momento aveva arrancato in un plot ora didascalico, ora ellittico, si sfibra in un paradosso temporale che risolve malissimo, palesando una sceneggiatura tracotante, piena di buchi, senza alcun pathos e dalle ambizioni eccessive. Certo che se le generazioni da salvare sono rappresentate da Hilger e dai suoi inguardabili attori, c'è di che preoccuparsi…
Pubblico torinese obnubilato da questa sciocchezzuola, al punto da conferire all'opera prima del crucco il premio come miglior film al 34esimo Torino Film Festival (2016).    

lunedì 25 giugno 2018

L'ultimo spettacolo di Pelé

anno: 2018   
regia: AUDISIO, EMANUELA * PATRONO, MATTEO    
genere: documentario    
con Edson Arantes do Nascimento (Pelé), Jimmy McAlister, Tarcisio Burgnich, Steve Hunt, Shep Messing, Darren Julien (Julien’s Auction), Werner Roth, Hunt, Walter Sabatini, Roberto Saviano, Peter Handke, Joe Barone, Rose Ganguzza, Kareem Abdul Jabbar, Bobby Smith, Richard Weisman, Charlie Martinelli, Giorgio Chinaglia, Franz Beckenbauer e con la voce narrante di Giuseppe Cederna    
location: Brasile, Usa
voto: 6    

Nel 1975, a 37 anni, Edson Arantes do Nascimento, il più noto calciatore del mondo meglio conosciuto come Pelé, indossò per la prima volta una casacca diversa da quelle carioca per chiudere la sua prestigiosissima carriera nei Cosmos di New York, la squadra nella quale l'anno successivo sarebbe arrivato anche il laziale Giorgio Chinaglia e più tardi Beckenbauer e Carlos Alberto. Si trattò di un'operazione commerciale che interessava tanto gli americani - determinatissimi a lanciare il soccer nel loro paese attraverso l'espediente del divismo (la personalizzazione delle maglie con il nome, a cui siamo abituati da tempo, è una loro invenzione) - quanto lo stesso Pelé, truffato dai suoi procuratori e ormai paradossalmente in bolletta (cose che capitano, come è accaduto a Leonard Cohen, costretto per lo stesso motivo a macinare dischi e concerti a settant'anni suonati). Fu così che il fuoriclasse brasiliano ricevette un ingaggio da favola: sei milioni di dollari per tre anni ai Cosmos. Una fortuna indicibile, considerando che O.J. Simpson - lo sportivo più pagato d'America - riceveva un cachet di 700.000 dollari all'anno e che l'allora presidente statunitense Gerald Ford incassava uno stipendio di 200.000 dollari. Fatto sta che l'operazione si rivelò redditizia, sebbene non subito. Il documentario firmato da Emanuela Audisio e Matteo Patrono racconta la breve stagione americana di Pelé con interviste che avrebbero un senso se tra esse non ci fosse l'onnipresente quanto insopportabile Roberto Saviano, chiamato a pontificare (a sproposito) su qualsiasi cosa. Tra un'animazione in bianco e nero che da sola vale la visione del doc e le magie sul campo dell'attempato giocoliere della pelota, scorrono cinquanta minuti ben assemblati.    

domenica 24 giugno 2018

Desierto

anno: 2015   
regia: CUARON, JONAS    
genere: thriller
con Gael García Bernal, Jeffrey Dean Morgan, Alondra Hidalgo, Diego Cataño, Marco Pérez, Oscar Flores Guerrero, David Peraltra Arreola, David Lorenzo    
location: Usa
voto: 7,5    

Mentre Donald, il tizio col parrucchino arancione, durante la sua campagna elettorale pare determinato a costruire muri ai confini tra la nazione che si accinge a governare e il Messico (il film è del 2015), tanti disperati continuano a varcare la frontiera tra i due paesi nella speranza di una vita migliore. È quanto ci racconta questo notevole film del 35enne messicano Jonas Cuaròn, figlio del più noto Alfonso, che esordisce nel lungometraggio con una storia che ha la struttura narrativa di film come Duel, The hitcher e Caccia selvaggia e contenuti che lo avvicinano a La gabbia dorata e Babel. Un torpedone di messicani rimane appiedato in mezzo al torrido deserto situato al confine tra il loro paese natale e gli Stati Uniti poiché il mezzo sul quale viaggiano è in avaria. Proseguono a piedi, ma entrano nel mirino del fucile di un cacciatore sadico (Morgan) con feroce cane al seguito (al confronto, il Cujo di Stephen King era una mammoletta). L'uomo ne impallina una mezza dozzina a colpo sicuro, per poi mettersi sulle tracce dei superstiti, con lo scopo di eliminarli tutti.
Film ad altissima tensione e budget ridotto all'osso, che mette in scena l'odio viscerale del tipico provinciale americano con pickup, cappello da cowboy e bottiglia di whiskey al seguito nei confronti di un nugolo di disperati. La sfida a distanza tra il più sveglio dei messicani (Gabriel Garcia Bernal, ancora in una ruolo impegnato) e il cacciatore si risolve in parte in una carneficina che è un autentico atto politico di denuncia contro la libera iniziativa di chi può girare indisturbato, armi in pugno, trasformandosi all'occorrenza in cecchino.