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sabato 21 aprile 2018

Molly's game

anno: 2017       
regia: SORKIN, AARON    
genere: biografico    
con Jessica Chastain, Idris Elba, Kevin Costner, Michael Cera, Jeremy Strong, Chris O'Dowd, Bill Camp, Brian d'Arcy James, J.C. MacKenzie, Graham Greene (II), Justin Kirk, Angela Gots, Natalie Krill, Stephanie Herfield, Madison McKinley, Michael Kostroff    
location: Usa
voto: 2,5    

La parte migliore del film è nei primi 5 minuti: la storia (vera) di una donna intellettualmente dotata, destinata a diventare una stella dello sci freestyle ma fermata da un assurdo incidente: montaggio serrato, riprese virtuosistiche, narrazione accattivante. Da lì in avanti, lo spettatore deve sorbirsi due ore e un quarto di noiosissime partite di poker (siamo lontanissimi sia da film come Regalo di Natale che da altri come 21), di voce fuori campo che si mangia quasi l'intero film, di situazioni reiterate all'infinito. Né la vicenda raccontata è granché originale: per voglia di rivalsa, Molly Bloom (Chastain) si sfila da suo ex datore di lavoro, biscazziere a tempo perso, per cominciare a gestire partite a poker tra giocatori d'azzardo ultrafacoltosi che si incontrano clandestinamente in alberghi esclusivi. Il gioco va avanti fino a quando le fiches non arrivano nelle mani della mafia russa. Federali e fisco cominciano a indagare, il capitale milionario della donna viene confiscato e a questa non rimane che affidarsi a un avvocato di colore (Alba) che dapprima nicchia ma poi fiuta l'affare.
Messo sulle spalle (ma ancor più sulle tette, vista la generosità con cui la protagonista esibisce le sue scollature, che peraltro sono la seconda parte migliore del film) di un'attrice miracolata come Jessica Chastain, Molly's game punta molto sull'ostentazione del montaggio e su un sonoro incalzante, antidoti del tutto inefficaci contro una noia incontrollabile. Rimane un mistero  insondabile come Jessica Chastain abbia potuto lavorare con registi di rango come la Bigelow, Guillermo Del Toro, Malick, Nolan e Ridley Scott.    

mercoledì 17 agosto 2016

Eddie the Eagle - Il coraggio della follia (Eddie the Eagle)

anno: 2016   
regia: FLETCHER, DEXTER  
genere: drammatico  
con Taron Egerton, Hugh Jackman, Christopher Walken, Keith Allen, Jim Broadbent, Tim McInnerny, Jo Hartley, Rune Temte, Edvin Endre, Daniel Ings, Ania Sowinski, Marc Benjamin, Mads Sjøgård Pettersen, Russell Balogh    
location: Regno Unito, Germania, Usa
voto: 6,5  

Fin da bambino Eddie (Egerton), nonostante il problema al ginocchio che lo affligge fin dalla primissima infanzia, ha un preciso sogno nel cassetto: quello di partecipare alle olimpiadi. La madre (Hartley) è dalla sua, il padre (Allen) lo avversa e vorrebbe insegnargli il mestiere di intonacatore. Caparbio come pochi, diventato ormai l'epigono di Forrest Gump in versione nerd che beve soltanto latte, Eddie si candida per essere l'unico rappresentante britannico alle olimpiadi invernali di salto con gli sci. Dalla sua, durante la preparazione in Germania portata a termine contro l'opposizione tetragona della federazione, Eddie trova Bronson Peary (Jackman), un ex campione di quello sport, finito in malora per la continua indisciplina. Nel giro di pochissimo tempo i due riusciranno a portare la rappresentanza inglese in Canada, alle Olimpiadi invernali, dove Eddie si piazzerà ultimo, conquistandosi però la totale simpatia della stampa e del pubblico.
Basato sulla vera storia di Eddie Edwards, il film di Dexter Fletcher è un biopic di ambientazione sportiva con una massiccia dose di ironia, qualche cedimento al sentimentalismo ma anche trovate registiche intelligenti e originali (su tutte, quella di Eddie bambino che colleziona occhiali rotti nel tentavo di affermarsi in qualche disciplina sportiva). Il più classico dei film formato-famiglia, tra umorismo e qualche situazione reiterata quasi allo spasimo.    

venerdì 8 maggio 2015

Forza maggiore (Force Majeure)

anno: 2014       
regia: OSTLUND, RUBEN   
genere: drammatico   
con Kristofer Hivju, Lisa Loven Kongsli, Johannes Kuhnke, Clara Wettergren, Vincent Wettergren   
location: Francia, Svezia
voto: 6   

Una valanga "controllata" sta per abbattersi su una famiglia svedese che sta passando la settimana bianca sulle Alpi francesi. Nessuna conseguenza fisica, mentre la vera slavina sono le conseguenze psicologiche. Il padre (Kuhnke) rivela tutta la sua codardia davanti all'evento (preferisce salvare la pelle piuttosto che la famiglia), ma è restio ad ammetterlo e una coppia di amici, chiamata casualmente a fare da arbitro tra marito e moglie, va in crisi anch'essa scoprendo incoerenze e vanità. Ci vorrà un altro evento che sfiora il dramma prima che la famiglia possa ritrovare un brandello di unità.
Nel film dello svedese Ruben Östlund, premio della giuria 'un Certain Regard' a Cannes, si scorgono alcuni tratti tipici di molto cinema scandinavo (il senso di straniamento, il gusto del grottesco e del paradosso), qui messi a servizio di un raggelante kammerspiel sul tema della vergogna, sottolineato da lunghe inquadrature con la macchina da presa immobile, sforamenti nel bianco, campi lunghissimi, tutte espressioni di una sintassi filmica mirata a enfatizzare lo scollamento emotivo di una famigliola, e del suo entourage, felice soltanto in apparenza.    

mercoledì 20 agosto 2014

Peak. Un mondo al limite

anno: 2011   
regia: LANG, HANNES  
genere: documentario  
location: Austria, Francia, Italia
voto: 4  

Mentre i ghiacciai si sciolgono e il bosco sale verso le vette delle montagne, mangiando il prato dove i pastori hanno fatto pascolare il bestiame per anni, qual è la preoccupazione di tecnici e ingegneri? Quello di inventare sistemi sempre più sofisticati per garantire ogni anno agli sciatori di Italia, Austria e Francia (e non solo, ovviamente, ma il documentario si ferma a questi tre paesi) di continuare a praticare la loro attività grazie alla neve artificiale. Sicché è tutto un dispiego di strutture enormi per creare bacini artificiali, teli ciclopici per ricoprire le vette e inondarle di neve fasulla. Il documentario di Hannes Lang mette sostanzialmente in scena il contrasto tra la montagna come necessità di sopravvivenza e la montagna come puro loisir. Gli sciatori, ai quali andrebbe sempre ricordato l'apoftegma di Gaber su Gli inutili ("Ci dev'essere uno strano godimento a sentirsi inutili, perché sono tutti più allegri, più ottimisti e tutti via a sciare e vela, windsurf, equitazione, golf… bello! Secondo me per essere bravi in quegli sport lì non è che bisogno essere proprio imbecilli, però aiuta!"), sono i beneficiari di un mondo che è l'apoteosi della finzione: alberghi all'ultimo grido desolati d'estate e brulicanti di persone d'inverno, piste innevate in mezzo alla terra nuda, turbine che gettano neve a tonnellate: il tutto per far divertire questo esercito di beoti che producono un'impronta antropica colossale ma che poi si purificano la coscienza iscrivendosi a Greenpeace o facendo le guide scout.    

venerdì 6 luglio 2012

Agente 007 - Al servizio segreto di sua maestà (On Her Majesty's Secret Service)

anno: 1969   
regia: HUNT, PETER R.  
genere: spionaggio  
con George Lazemby, Diana Rigg, Telly Savalas, Gabriele Ferzetti, Ilse Steppat, Lois Maxwell, George Baker, Bernard Lee, Bernard Horsfall, Desmond Llewelyn, Yuri Borienko, Virginia North, Catherine Schell, Angela Scoular  
location: Regno Unito, Russia, Svizzera
voto: 3

Partiamo dalla fine, tanto si sa che nei film di 007 la trama è solo un pretesto: James Bond (Lazemby) convola a nozze, dopo la solita, interminabile serie di sparatorie, scazzottate e inseguimenti. Sarebbe un punto di non ritorno nella saga della superspia partorita dalla fantasia di Ian Fleming, se non fosse che il matrimonio dura il tempo di un bacio, lasciando presagire un sequel che non sarebbe mai arrivato. È questo forse l'unico vero elemento di un film che peraltro ha fatto discutere, dal momento che, stando a quanto racconta Leonard Maltin, Al servizio segreto di sua maestà verrebbe considerato dai fan addirittura come uno dei migliori della serie, mentre notoriamente - ce lo ricorda anche Tullio Kezich - il romanzo dal quale il film prende spunto fu scritto da un Fleming ormai vecchio e stanco.
Il pretesto narrativo è il solito: c'è il solito plutocrate cattivo che vuole annientare il mondo. Questa volta ha il volto di Telly Savalas, che quattro anni più tardi sarebbe diventato famosissimo come tenente Koyak, il quale vuole scatenare una guerra batteriologica. L'unico che può fermarlo è il dotatissimo James Bond, alias 007, che lo insegue sulla alpi svizzere dopo essere passato per Inghilterra e Russia. Primo e ultimo film con l'australiano George Lazemby, che avrebbe restituito il testimone a Sean Connery per l'ultima volta nel successivo episodio: un interprete troppo opaco, poco carismatico, neanche troppo bello, messo a servizio di sua maestà ma anche di un film senza nerbo, che si fa ricordare soltanto per le insistite scene di inseguimento sugli sci e sul bob e per una rocambolesca fuga da una funivia, ma che regala pochissimo humour e nessun gadget tecnologico.