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venerdì 13 novembre 2015

Il pasticciere

anno: 2012       
regia: SARDIELLO, LUIGI
genere: noir
con Antonio Catania, Rosaria Russo, Ennio Fantastichini, Sara D'Amario, Antonio Stornaiolo, Ivan Zerbinati, Emilio Solfrizzi, Luca Cirasola
location: Croazia, Italia
voto: 3

Il vero enigma di questo atipico noir all'italiana, così urgente da doverlo anteporre alla trama è: ma chi è Rosaria Russo? Perché nei titoli di testa il suo nome compare accanto a quello del protagonista assoluto, Antonio Catania, pur avendo una parte decisamente minore? Per quali imperscrutabili congiunture astrali la fanno recitare? Risulta che la ragazzotta ha lavorato un paio di volte con Giulio Manfredonia (Si può fare e La nostra terra) e ha già una precedente esperienza con Luigi Sardiello nel dimenticabilissimo Piede di Dio. Qui la nostra eroina siciliana impersona una escort alle brutali dipendenze di un boss (Fantastichini) che ricicla denaro sporco e si fa chiamare "l'avvocato". Per una serie di circostanze sfortunate, da quest'ultimo, in Croazia, capita un pasticciere italiano (Catania) coinvolto suo malgrado in un omicidio. Procedendo a colpi di "mio padre diceva sempre…", non si capisce se l'uomo ci sia o ci faccia. Fatto sta che si macchia di una serie di delitti forse fortuiti, mantenendo il suo personaggio su un crinale di costante ambiguità.
L'opera seconda di Luigi Sardiello parte come una commedia in salsa noir, memore della lezione di Arsenico e vecchi merletti, per poi virare su un intreccio con voragini nella sceneggiatura che rendono incomprensibili molti eventi, per di più complicati da una inutile sottotrama rosa. Alla pessima Rosaria Russo (ci si domanda se la scena della fellatio sia metonimica delle modalità della sua affermazione come attrice) si affianca un attore stralunato come Antonio Catania (discreto caratterista, ma incapace di portare un film sulle sue spalle e comunque qui a una delle sue peggiori interpretazioni) e un cast di contorno per il quale, con l'eccezione di un Fantastichini comunque svogliato, è impossibile usare il sostantivo "attore".    

sabato 13 agosto 2011

Once we were strangers

anno: 1997   
regia: CRIALESE, EMANUELE
genere: grottesco
con Vincenzo Amato, Lynn Cohen, Anjalee Deshpande, Susan Mitchell, Ajay Naidu, Lazaro Perez, Jessica Whitney Gould, Adrian Witzke
location: Usa
voto: 3

La partenza, fulminante, è illusoria: il cuoco di un ristorante italiano a New York (Amato) battibecca con un cliente che pretende la carbonara con l'aglio. L'alterco ha un esito inatteso, con la compagna del cliente (Cohen) che gira i tacchi per diventare, da lì a qualche giorno, l'oggetto della concupiscenza del cuoco. Ma quella partenza scintillante è un fuoco fatuo: l'opera d'esordio di Emanuele Crialese è una commedia sgangherata che deraglia spesso sul grottesco involontario, tra matrimoni combinati, ossessioni amorose, espedienti nel lavoro, esperimenti farmacologici, gag surreali. C'è di tutto in questo film che, fin dal titolo, sembra anticipare lo sguardo affettuoso e comprensivo che Crialese avrebbe gettato sugli emigranti italiani di inizio Novecento con Nuovomondo. Qui invece siamo alla ricerca della boutade a qualsiasi costo, con un protagonista (Amato) a farne da perno di un racconto scombinato che cerca di guardare alle difficoltà degli italiani all'estero con un registro tra il comico e il paternalistico.    

domenica 12 dicembre 2010

Ugo Tognazzi. Ritratto di mio padre

anno: 2010   
regia: TOGNAZZI, MARIA SOLE 
genere: documentario 
con Ugo Tognazzi, Pupi Avati, Bernardo Bertolucci, Sergio Cammariere, Valeria Golino, Carlo Lizzani, Mario Monicelli, Laura Morante, Michel Piccoli, Michele Placido, Ettore Scola, Gian Marco Tognazzi, Maria Sole Tognazzi, Ricky Tognazzi, Thomas Robsahm Tognazzi, Paolo Villaggio  
location: Italia       
voto: 5

A 20 dalla morte, Maria Sole Tognazzi, all'epoca 19enne, ricorda il padre Ugo con un ritratto affettuoso costruito attraverso immagini di repertorio, spezzoni di film, apparizioni televisive, riprese in super8 fatte in casa, testimonianze di amici e colleghi che molto amarono l'attore cremonese. Il quadro complessivo cerca di mettere a fuoco tanto la dimensione professionale - che dalle prime esperienze amatoriali è passata attraverso il successo televisivo con Raimondo Vianello, i film balneari, i grandi successi degli anni '70 e il ritorno a teatro a fine carriera - quanto quella privata e umana, dalla quale emerge la sfrenata passione per le donne (tre matrimoni, quattro figli di cui uno avuto con un'attrice norvegese), l'amore per la cucina e il tennis, l'incessante bisogno di circondarsi di amici, al punto da costruire, a Torvaianica, il "villaggio Tognazzi". In operazioni come questa - basterebbe andarsi a rivedere Mi ricordo, sì, io mi ricordo, che l'ultima compagna di Mastroianni, Anna Maria Tatò, ha dedicato al Marcello nazionale - ciò che conta è la capacità di maneggiare i materiali, di costruire un patchwork avvincente e appassionato. Operazione che alla più piccola delle figlie di Ugo riesce soltanto a metà: nel film c'è moltissima aneddotica ma anche troppa partecipazione personale e quel "ritratto di mio padre" portato nel titolo rispecchia fedelmente i contenuti, talmente personali da coinvolgere lo spettatore fino a un certo punto. Le musiche inascoltabili di Sergio Cammariere fanno il resto.   

martedì 23 ottobre 2007

Ratatouille

anno: 2007       
regia: BIRD, BRAD  
genere: animazione  
location: Usa
voto: 6,5

Il topo Remy, che vive nei sotterranei di Parigi insieme alla sua comunità di pantegane, ha un olfatto prodigioso che gli ha conferito un talento straordinario nell'assemblaggio dei sapori. Il caso vuole che finisca nella cucina di quello che una volta era il migliore ristorante di Francia, diretto dal compianto chef Auguste Gusteau. La voglia di sperimentare e di diventare a tutti i costi un cuoco lo conduce rocambolescamente a un accordo con lo sguattero del locale, un inetto - inviso al nuovo, crudelissimo chef - che però, grazie alle trovate gastronomiche di Remy, sta rilanciando il prestigio del locale. La consacrazione definitiva arriverà quando persino il critico gastronomico ultrasnob Anton Ego rimane incantato davanti a un "poverissimo" piatto di ratatouille (la pietanza del titolo che gioca sul richiamo all'intruglio di ratto).
Dal Topolino antropomorfo della Disney al ratto della Pixar, nata da una costola della stessa Disney, il cinema d'animazione ha compiuto passi da gigante: ciò che più colpisce nel film diretto da Brad Bird sono le stupefacenti tecniche di animazione, l'espressività iperrealista dei personaggi, la perfezione della messinscena, la cura dei dettagli, il registro da commedia che sarebbe piaciuto a Blake Edwards. Eppure, rispetto a capolavori come Il gigante di ferro e Toy story, Ratatouille compie un passo indietro: l'apologo sul diverso che va accolto e compreso sa di precotto, l'ennesima variazione sul sogno americano - qui espressa nel motto "tutti possono cucinare" - è stantia e non più credibile (chi non ne è convinto può sempre andarsi a leggere Il sogno europeo di Jeremy Rifkin), l'ironia scarseggia e il doppiaggio italiano è irritante. In questo festival del corrivo si infiltrano però due messaggi degni di nota: quello che in tutto il mondo sono quasi sempre le donne a stare ai fornelli, mentre la celebrità in quest'ambito sembra essere di esclusivo appannaggio degli uomini e quello per cui "C'è più dignità in un'opera d'arte mediocre che in una mia stroncatura, che pur è divertente da scrivere per me e da leggere per voi", come appunta sommessamente il critico draconiano Anton Ego.
Premio Oscar quale miglior film di animazione.    

mercoledì 18 marzo 1998

Lettere d'amore (Stanley & Iris)

anno: 1990   
regia: RITT, MARTIN    
genere: sentimentale    
con Robert De Niro, Jane Fonda, Martha Plimpton, Swoosie Kurtz, Harley Cross, Jamey Sheridan, Feodor Chaliapin Jr., Zohra Lampert, Loretta Devine, Julie Garfield, Karen Ludwig, Kathy Kinney, Fred J. Scollay, Eddie Jones, Stephen Root, Katherine Cortez, Mary Testa, Laurel Lyle    
location: Usa
voto: 8    

Storia proletaria ambientata nella provincia del New England, l'ultimo film girato dal sovversivo Martin Ritt è una favola zuccherosa ed improbabile affidata per intero a tutta la gamma di toni e semitoni di due attori di razza come De Niro e la Fonda. Stanley (De Niro) fa il cuoco nella fabbrica di dolciumi dove lavora Iris (Fonda). Dopo un primo contatto, i due avvicinano le loro solitudini con l'esitazione dettata dall'orgoglio. Lui è analfabeta, perde il posto e passa il tempo tra lavori di quart'ordine, le cure per il vecchio padre (Chaliapin) e invenzioni geniali. Lei è rimasta vedova da una manciata di mesi, a stento arriva alla fine del mese ed ha una famiglia da mandare avanti. Dopo molti indugi i due si lasceranno andare e a Stanley verrà dato anche un posto manageriale a Detroit dove è riuscito a vendere un brevetto avendo ormai imparato a leggere e scrivere.
Smaccatamente inverosimile, il film che Ritt ha tratto dal romanzo Union street di Pat Barker, si avvale della sceneggiatura tutt'altro che banale dei fidi Harriet Frank jr. e Irving Ravetch (che con Ritt avevano lavorato ai copioni di La lunga estate calda e Norma Rae) e del tocco partecipe dei due protagonisti che riesce a conferire una grazia struggente ad un film che è possibile fruire soltanto col cuore. Negli U.S.A. una persona su cinque è ancora analfabeta.