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martedì 7 maggio 2019

Un uomo tranquillo (Cold Pursuit)

anno: 2019       
regia: MOLAND, HANS PETTER    
genere: gangster    
con Liam Neeson, Laura Dern, Micheál Richardson, Michael Eklund, Bradley Stryker, Wesley MacInnes, Tom Bateman, Domenick Lombardozzi    
location: USA
voto: 6,5    

Nell'obitorio il poliziotto è lapidario: "oggi tanti ragazzi si drogano senza che i genitori se ne accorgano". Ma Nels Coxman (Neeson), da poco insignito dell'onorificenza di cittadino dell'anno, non ci sta. Non crede affatto che suo figlio sia morto per overdose. Scopre infatti che lo hanno eliminato soltanto perché aveva visto e saputo troppo rispetto a un carico di droga passato per la mani di un suo amico e sparito misteriosamente. Coxman decide allora di risalire la filiera che, dall'esecutore materiale del delitto, porta su su fino al vertice, rappresentato da un crudelissimo narcotrafficante vegano ossessionato dall'educazione del figlio (Bateman) e dal suo rivale indiano. In mezzo una galleria di personaggi bislacchi destinati a morire uno dopo l'altro.
Dopo l'enorme successo riportato in patria e all'estero con In ordine di sparizione, Hans Petter Moland viene reclutato per un remake in carta carbone dell'originale, ammaliato dalle sirene di Hollywood che sono riuscite ad attrarre persino un indipendente come Haneke. E anche stavolta il risultato - comunque convincente - è inferiore all'originale e fa pagare pegno a Liam Neeson, sempre più prigioniero di un type casting da vendicatore solitario. Se si guadagna in effetti speciali e location, si perde decisamente quella venatura grottesca - con smisurato ridimensionamento della porzione assegnata alla sottotrama che coinvolge i due killer gay - che aveva reso grande l'originale, e che qui è ridotta a rango di scialba imitazione. Rimane comunque un incontro piuttosto riuscito tra la violenza grottesca dei Coen e Tarantino e un plot narrativo che sta tra Un borghese piccolo piccolo e Il giustiziere della notte.    

domenica 3 marzo 2019

Toro

anno: 2016       
regia: MAILLO, KIKE    
genere: gangster    
con Mario Casas, Luis Tosar, Ingrid García Jonsson, José Sacristan, Claudia Vega, José Manuel Poga, Nya de la Rubia, Manuel Salas    
location: Spagna
voto: 1    

Dopo una rapina in occasione della quale uno dei suoi due fratelli è morto, Toro (Casas) decide di rifarsi una vita rigando dritto e affrancandosi dal boss per il quale ha operato fino al giorno in cui è finito in galera. Ma il passato ritorna sotto le spoglie del secondo fratello, Lopez (Tosar), che ha sottratto un considerevole malloppo proprio all'ex capo di Toro. Il ragazzo sarà costretto a tornare in pista per salvare togliere il fratello dai guai e ritrovare la nipote, che è stata rapita per vendetta.
Ancora una volta quelli di FilmTv mi ci hanno fregato: sul cartaceo scrivono che "il film ha tutto quello che un action deve avere: facce giuste, donne sensuali e sacrificabili e un paio di inseguimenti adrenalinici". È evidente che hanno visto un altro film perché al museo delle cere mi è capitato di osservare facce molto più espressive di quelle che compaiono in questo lavoro, la donna più sensuale del film è una maestrina che si veste come la mia professoressa di matematica l'anno prima che andasse in pensione e gli inseguimenti adrenalinici li avrebbe girati meglio un tetraplegico con un telefonino Nokia di vent'anni fa. Però gli amici della rivista più snob della piazza (la compro da 27 anni, lasciatemelo dire…) dimenticano di fare riferimento ai dialoghi, che probabilmente sono stati scritti estraendo a sorte le lettere dello Scarabeo.    

mercoledì 27 febbraio 2019

Il sacrificio del cervo sacro (The Killing of a Sacred Deer)

anno: 2017   
regia: LANTHIMOS, YORGOS    
genere: drammatico    
con Colin Farrell, Nicole Kidman, Barry Keoghan, Raffey Cassidy, Sunny Suljic, Bill Camp, Denise Dal Vera, Alicia Silverstone    
location: Regno Unito, Usa
voto: 6    

Un cardiochirurgo con un passato da semi-alcolizzato (Farrell) si ritrova nel mirino vendicativo di un sedicenne psicopatico (Keoghan) convinto che suo padre sia morto sotto i ferri del medico. Il ragazzo dapprima entra nella sfera di benevolenza dell'uomo, dettata dai sensi di colpa, per poi farsi artefice di una vendetta che fa ammalare i figli del dottore, il quale si troverà costretto a sacrificare uno di loro.
Come già nel precedente The lobster, il greco Lanthimos punta tutto sul racconto distopico dallo stile straniato, algido, nel quale i sentimenti vengono espressi rigidamente, il sesso consumato attraverso lo sguardo posato su corpi inerti, l'ipocrisia serpeggia in ogni ambiente e il grande ospedale dove è ambientata la vicenda sembra una replica spetrale dell'Overlook Hotel di kubrickiana memoria. Lanthimos è abilissimo nel tenere alta la tensione per le due ore di film, facendosi aiutare dal ruolo centralissimo di una colonna sonora che procede a colpi di dissonanze e puntando tutto su un'estetica raggelata che è il suo marchio di fabbrica. Ma anche stavolta l'esito del racconto - che per gran parte sembra quasi seguire una pista gialla - naufraga miseramente in un finale ridicolo.    

domenica 3 febbraio 2019

Shooter

anno: 2007   
regia: FUQUA, ANTOINE    
genere: thriller    
con Mark Wahlberg, Michael Pena, Danny Glover, Kate Mara, Elias Koates, Rhona Mitra, Rade Sherbedgia, Levon Helm, Ned Beatty, Tate Donovan, Justin Louis    
location: Etiopia, Usa
voto: 8    

Un tiratore scelto in congedo dell'esercito americano (Wahlberg) viene reclutato dai servizi segreti affinché scopra da dove potrebbe avvenire un prossimo attentato al presidente degli Stati Uniti. Si tratta in realtà di una trappola per uccidere l'arcivescovo etiope, invitato a fare un comizio al fianco della più alta carica dello Stato, nonché lo stesso ex militare, entrambi testimoni scomodissimi di un genocidio perpetrato dall'amministrazione americana in terra d'Africa per loschi interessi affaristici. Costretto a una difficilissima fuga, l'uomo dovrà fare leva su tutte le risorse per poter sopravvivere e vendicarsi di chi lo ha messo in quel pasticcio uccidendogli il cane.
Antonine Fuqua, il regista più muscoloso di Hollywood, ha uno smisurato talento per l'action movie (Bait, Training Day). Con Shooter squaderna davanti all'occhio dello spettatore tutte le sue doti di regia (non si contano i topoi di genere, dagli inseguimenti, fino alle sparatorie e alle esplosioni, con abbondantissimo uso di effetti speciali), curando al tempo stesso una trama con molte sorprese e un ammiccamento a Rambo. Cosa chiedere di più a un thriller, se non molta azione, un plot ben congegnato e un'abbondante spruzzata polemica nei confronti degli abusi del governo a stelle e strisce (ricordiamoci che l'apertissima polemica nei confronti del governo americano avviene nel penultimo anno della presidenza di Bush Jr.), a servizio di uno dei film più politici del regista di Pittsburgh?    

domenica 14 ottobre 2018

Il codice del babbuino

anno: 2018       
regia: ALFONSI, DAVIDE * MALAGNINO, DENIS    
genere: noir    
con Denis Malagnino, Tiberio Suma, Stefano Miconi Proietti, Marco Pocetta, Fabio Sperandio, Alessandra Ronzoni, Cristina Morar, Lionello Pocetta, Daniele Guerrini    
location: Italia
voto: 5    

Una ragazza viene stuprata, abbandonata nei pressi di un campo rom e quindi portata in ospedale. Il suo compagno (Suma) è certo che i responsabili siano stati "quegli zingari de' mmerda" e cerca vendetta. L'unico argine alla sua rabbia sembra essere l'amico Denis (Malagnino), coscienzioso padre di famiglia con grossi problemi economici, costretto persino a scantonare dal binario della legalità per arrivare alla fine del mese. La ricerca dei colpevoli nella zona di Guidonia, periferia estrema e difficilissima di Roma, va avanti per tutta la notte. I due amici commettono l'errore di affidarsi a un losco boss locale che si fa chiamare "er tibetano" (Miconi Proietti), che renderà la situazione ancora più difficile.
Interprete e anche regista, Denis Malagnino firma con Davide Alfonsi un noir atipico ispirato a una storia vera, girato con pochissimi spiccioli e sempre in notturna, con i protagonisti ripresi quasi sempre con l'occhio della cinepresa incollato addosso, quasi da cinema espressionista. Unità di tempo, di luogo e di azione fanno da architrave a questa storia di amicizia sui generis, sempre esposta al tradimento, in un deserto di valori che condurrà a un finale paradossale e spiazzante.    

venerdì 21 settembre 2018

The Equalizer 2 - Senza perdono

anno: 2018       
regia: FUQUA, ANTOINE    
genere: thriller    
con Denzel Washington, Pedro Pascal, Bill Pullman, Melissa Leo, Jonathan Scarfe, Ashton Sanders, Mickey Gilmore, Abigail Marlowe, Alexa Giuffre, Kayla Caulfield    
location: Belgio, Turchia, Usa
voto: 7    

Dopo 4 anni Denzel Washington torna più in forma che mai per mettere un po' d'ordine a Boston, ma all'occorrenza va anche in trasferta, per esempio in Turchia. E per fare piazza pulita di rapitori, sicari, bulletti di quartiere, figli di papà e killer professionisti non esita a ricorrere ad armi bianche come carte di credito o teiere, quando non arriva a veri e propri lavoretti da alta macelleria, con squartamenti chirurgici. Il due volte premio Oscar impersona un ex agente della CIA che lavora come tassista per una compagnia tipo Uber, un vedovo al quale viene uccisa l'unica amica (Leo) che gli è rimasta. Rimessosi in pista per vendicare l'omicidio, il nostro va alla ricerca dei responsabili, professionisti che hanno simulato una rapina per uccidere la donna, ma che invece sono dei fuoriusciti dalla stessa CIA. Nel frattempo, questo giustiziere della notte 2.0 ha un bel da fare per evitare che anche un giovane disegnatore che abita nel suo condominio (Sanders) venga assoldato dalla malavita.
Antoine Fuqua dimostra ancora una volta di essere uno dei migliori registi di film d'azione di Hollywood: ritmo tesissimo, intreccio ben congegnato e un bel po' di effetti speciali per simulare l'arrivo di un tornado nel lungo sottofinale si combinano con il tratteggio intimista e tutto in chiaroscuri di questo eroe appartato, che legge Proust e si muove col passo felpato di chi vorrebbe sempre stare nell'ombra. Washington lo interpreta anche senza muovere un solo muscolo facciale che non sia quello degli occhi, mettendo la firma su un'ennesima prova maiuscola. Sicché il secondo capitolo di The equalizer - tratto da una serie tv degli anni '80 - è uno di quei che non fanno affatto rimpiangere il precedente, salvo esplicitare forse un po' troppo quegli aspetti misteriosi del personaggio così finemente lasciati in ombra nell'opera precedente.    

sabato 8 settembre 2018

Revenge

anno: 2017       
regia: FARGEAT, CORALIE    
genere: thriller    
con Matilda Anna Ingrid Lutz, Kevin Janssens, Vincent Colombe, Guillaume Bouchède    
location: Usa
voto: 3    

Pare che Quentin Tarantino stia progettando un remake dei volumi 1 e 2 di Kill Bill dopo avere visto il film della francese Coralie Fargeat: amici italiani gli hanno riferito che il critico cinematografico de L'Osservatore Romano, dopo avere assistito alla prima di questo Revenge, abbia parlato del suo dittico come di un film "per educande". In effetti, se lì dominava il giallo ocra, qui è il rosso a prendersi gran parte del film: rosso che arriva nell'occhio dello spettatore in forma di sangue fino a farsi involontaria arte pittorica nell'ultima scena. L'operina, girata con occhio di donna, è un filmetto di fantascienza inverosimile fin dalla prima scena, allorquando una ragazzina informe (interpretata da Matilda Anna Ingrid Lutz Serbelloni Mazzanti Bellotti Bom Alberti Casellati Pacini Battaglia Baget Bozzo Degli Atti di Sarno, vista dalle nostre parti ne L'ultima ruota del carro, Mi chiamo Maya, L'universale e L'estate addosso) passa una notte brava nella lussuosa villa del suo amante (Kevin Janssens, molto espressivo se ripreso da dietro con la macchina da presa posizionata a un metro da terra, meno se inquadrato su quello scarabocchio che madre natura gli ha dato al posto del viso) in mezzo al deserto e in compagnia di due amici balordi dell'uomo. Il giorno dopo, uno di questi la stupra ("se l'è cercata", come disse Andreotti in occasione della morte di Giorgio Ambrosoli). Lei minaccia di rivelare tutto alla moglie dell'amante. Quest'ultimo, per tutta risposta, la getta giù da una rupe. La ragazza sopravvive e si mette alla ricerca dei tre per vendicarsi (urge aggiornamento immediato del Manuale delle giovani marmotte lo stratagemma per togliersi un palo di legno dalla milza).
Con Revenge siamo in pieno B movie (ma anche Z) a costo zero: la location è il deserto, gli attori sembrano presi in prestito dal set pubblicitario di Starbucks e l'unica voce davvero consistente nel finanziamento del film è il pomodoro. Al vuoto pneumatico dei contenuti corrisponde una forma altrettanto esangue ma con tanto sangue: lo sguardo femminile è più belluino di quello maschile, la sceneggiatura con più buchi delle orecchie di Young Signorino e lo splatter l'unico vero oggetto d'interesse della regia. Se cercate qualcosa di paragonabile, con risultati del tutto diversi, andatevi a vedere Desierto.    

lunedì 13 agosto 2018

Città violenta

anno: 1970       
regia: SOLLIMA, SERGIO    
genere: thriller    
con Charles Bronson, Jill Ireland, Michel Constantin, Telly Savalas, Umberto Orsini, Ray Saunders, Benjamin Lev, Peter Dane    
location: Usa
voto: 3,5    

Appena uscito dal carcere, un killer professionista (Bronson) dapprima si vendica dell'uomo che lo ha tradito, quindi si mette sulle tracce del boss locale (Savalas) che gli ha soffiato la donna (in realtà, una doppiogiochista irredimibile), la quale sta tramando con un avvocato (Orsini) che punta al vertice del racket.
Gangster movie di serie B che vorrebbe rifare il verso ai polizieschi hollywoodiani, riuscendo soltanto a ricavarne un'involontaria parodia. Si comincia con dieci minuti di inseguimento (girati male) in strade strettissime di un villaggio caraibico, passando per dialoghi interminabili e una serie di morti ammazzati ampiamente annunciati. Alla sceneggiatura ha preso parte anche Lina Wetmüller.    

mercoledì 11 luglio 2018

L'albero del vicino (Undir Trénu)

anno: 2017       
regia: SIGUROSSON, HAFSTEINN GUNNAR    
genere: drammatico    
con Steinþór Hróar Steinþórsson, Edda Björgvinsdóttir, Sigurður Sigurjónsson, Þorsteinn Bachmann, Selma Björnsdóttir, Lára Jóhanna Jónsdóttir, Dóra Jóhannsdóttir, Sigrídur Sigurpálsdóttir Scheving    
location: Islanda
voto: 7    

Pizzicato dalla moglie Agnes (Jónsdóttir) mentre si trastulla guardando un video girato con una sua ex, il quarantenne Atli (Steinþór Hróar Steinþórsson) viene mandato via da casa e si trova costretto a rientrare in quella dei genitori. I quali sono ai ferri cortissimi con i propri vicini a causa di un albero che produce un'ombra eccessiva nel giardino di questi ultimi. Il taglio delle gomme dell'auto e la sparizione del gatto dell'anziana coppia - fatti solo presumibilmente imputabili ai più giovani vicini - dà luogo a un'escalation di reciproche rappresaglie che arriverà al parossismo.
Il cinema islandese fa occasionalmente incursione dalle nostre parti e stavolta lo fa con l'opera terza di un regista che non disdegna il registro grottesco né si sottrae a un finale splatter. Il suo è un film con due trame parallele sul tema dell'incomunicabilità e del pregiudizio (spariscono prove, animali e persone, vedi la vicenda del figlio dell'anziana coppia morto suicida chissà per quale motivo) che sbocca in esiti contrapposti, popolato da personaggi perennemente accigliati, contornati da suoni e rumori stranianti, a sottolineare il contrasto tra l'apparente sobrietà e pulizia delle casette a schiera della civilissima Islanda e gli umori malmostosi che serpeggiano tra gli abitanti che le abitano, pronti a darsi guerra per un'inezia. Sull'insieme, aleggia l'ombra di Kaurismäki, con quella tipica miscela di bizzarro ed effetto straniante.    

sabato 7 luglio 2018

Carl Mørck - 87 minuti per non morire (Kvinden i buret)

anno: 2013       
regia: NORGAARD, MIKKEL    
genere: poliziesco    
con Nikolaj Lie Kaas, Fares Fares, Mikkel Boe Følsgaard, Sonja Richter, Patricia Schumann, Troels Lyby, Søren Pilmark, Marijana Jankovic    
location: Danimarca
voto: 2    

Si può realizzare un poliziesco talmente brutto e inverosimile? Se sì, evidentemente merita lo spoiler. E quindi cominciamo a pochi minuti dalla fine: Uffe (Mikkel Boe Følsgaard) e Merete (Sonja Richter) sono due ragazzini a bordo delle auto guidate dai rispettivi padri. Uno scherzo di lei causa un tragico incidente. Anni dopo Merete viene sequestrata da quel bambino che nel frattempo è cresciuto in un orfanotrofio (il padre è morto, la madre ha perso l'uso degli arti inferiori), è stato abusato e non ha altro desiderio che quello di vendicarsi. Per questo seduce la donna, se la porta a letto e la tiene per anni in una camera iperbarica, in totale isolamento. Un poliziotto dai modi bruschi (Nikolaj Lie Kaas), affiancato da un collega di origini libanesi (Fares Fares) è convinto che il caso della sparizione della donna, archiviato come suicidio, nasconda dell'altro. Si intestardisce e scopre la verità. Salvo prendersi una pallottola in testa non si sa da chi né quando né perché nella scena iniziale del film.
Coprodotto alla tv di stato danese, tratto dal romanzo La donna in gabbia di Jussi Adler-Olsen e interpretato da un attore feticcio di Susanne Bier, Nikolaj Lie Kaas, qui alla sua prova peggiore, Carl Mørck è criptico fin dal sottotitolo italiano (perché i minuti siamo 87 non è dato sapere: non si poteva lasciare la traduzione del titolo originale, La donna nella gabbia, appunto?) a dimostrazione di quanta approssimazione ci sia in tutto il copione.    

domenica 20 maggio 2018

Dogman

anno: 2018       
regia: GARRONE, MATTEO    
genere: drammatico    
con Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli, Alida Calabria, Gianluca Gobbi    
location: Italia
voto: 8,5    

Parte da un macabro fatto di cronaca accaduto a Roma alla fine degli anni Ottanta questo Dogman di Matteo Garrone, ennesima prova di un talento registico straordinario. La vicenda alla quale si ispira il film è quella che coinvolse Pietro De Negri, il cosiddetto "canaro della Magliana", l'uomo che - vessato per anni dall'amico Giancarlo Ricci, pugile dilettante - lo fece a pezzi nel suo negozio di toelettatura per cani. Nella finzione, lo scenario si sposta dalla capitale al Villaggio Coppola, zona Castel Volturno, esempio icastico di abusivismo edilizio e degrado ambientale. Qui Marcello (Fonte), padre separato ma amorevole di una bambina che adora, vive un'esistenza relativamente tranquilla, ama moltissimo i cani, ha amicizie consolidate - tra pranzi di gruppo e partite a calcetto - e arrotonda con qualche traffico illecito di cocaina, con la quale, all'occorrenza, si incipria il naso. La vera iattura della sua vita è Simoncino (Pesce), essere rude e violentissimo, inviso all'intera comunità locale, ma che tuttavia tiene Marcello sotto una pressione continua, epitomizzata da un contrasto corporeo e muscolare evidentissimo. A causa di Simone, Marcello finirà anche in galera, per poi meditare un'atroce vendetta.
Garrone ci regala l'ennesimo gioiello con questo film meditato a lungo (una dozzina d'anni, racconta il regista), un'opera nerissima, cupa, che ci riporta a quel cinema dei corpi (Primo amore, L'imbalsamatore, Gomorra, ma anche Il racconto dei racconti) che è la cifra stilistica primaria del cineasta romano: un corpo - quello di Marcello Fonte, un passato remoto da baraccato e un passato prossimo da custode di uno stabile, faccia pasoliniana e corporatura minuta - capace di esprimere quel desiderio di stare al mondo con mitezza, sbarcando il lunario come può, ma sui binari di una costante bontà d'animo, che tocca il suo apice espressivo nella scena in cui si adopera per salvare un chihuahua finito in freezer. Se Fonte - insignito a Cannes della Palma d'oro come miglior interprete - "è" il film tout court, il suo comprimario Edoardo Pesce (già straordinario in Tommaso, Il ministro e Fortunata) si ritaglia uno spazio potente, devastante, che non risparmia allo spettatore momenti crudissimi anche quando la violenza rimane fuori campo. Entrambi attori straordinari a servizio di un'opera che si inscrive in quel realismo delle periferie che fin dagli esordi (Terra di mezzo, Ospiti, L'imbalsamatore, ambientato anch'esso a Castel Volturno) è un topos frequentissimo del cinema di Garrone, tra i pochi registi italiani capaci di respiro internazionale, con le sue storie che - pur guardando a una realtà locale - sanno essere universali.    

martedì 1 maggio 2018

Christine. La macchina infernale (Christine)

anno: 1983       
regia: CARPENTER, JOHN    
genere: horror    
con Keith Gordon, John Stockwell, Alexandra Paul, Robert Prosky, Harry Dean Stanton, Christine Belford, Roberts Blossom, Malcolm Danare, Stuart Charno, Marc Poppel, David Spielberg, Kelly Preston, Steven Tash, William Ostrander    
location: Usa
voto: 6    

Una vecchia Cadillac rossa degli anni Cinquanta diventa l'oggetto del desiderio di un diciassettenne (Gordon) piuttosto nerd, bullizzato dai compagni di scuola e speranzoso di trovare finalmente una ragazza con cui stare. Diventato il proprietario di quella vecchia auto che, come ci racconta l'antefatto del film, ha prima stritolato un braccio a un operaio e quindi mandato al creatore un addetto alla sicurezza, il giovane convoglia nelle quattro ruote tutta la sua voglia di rivincita e vendetta, al punto che la macchina si trasforma in una pericolosissima arma, un'araba fenice capace di rinascere anche dopo che qualche male intenzionato l'ha presa a martellate.
Tratto da un romanzo di Stephen King, Christine coniuga il simbolo per eccellenza della società dromologica con il romanzo di formazione di un adolescente carico di pulsioni negative e capace anche di tradire una sincera amicizia. Visto a distanza di decenni, il film conserva intatti ritmo ed effetti speciali (per realizzare il film sono state necessarie ben 14 automobili), mentre la dimensione metaforica oggi (come allora?) appare piuttosto scontata.    

mercoledì 28 marzo 2018

Oltre la notte (Aus dem Nichts)

anno: 2017       
regia: AKIN, FATIH
genere: drammatico
con Diane Kruger, Denis Moschitto, Johannes Krisch, Numan Acar, Samia Muriel Chancrin, Johannes Krisch, Ulrich Tukur, Ulrich Brandhoff, Hanna Hilsdorf    
location: Germania, Grecia
voto: 8

Nuri (Acar) è un cittadino di Amburgo di origini curde con qualche precedente per spaccio e un po' di galera alle spalle, ma ormai integrato nella società tedesca. Un giorno, mentre si trova col figlio piccolo al lavoro, una bomba li uccide entrambi. La moglie (Kruger) è convinta che si tratti di un'azione a sfondo razzista, dietro la quale si celano i neonazisti, mentre la polizia rovista nel passato non sempre cristallino del marito. Fine del primo atto. Si va a processo. La moglie non sbagliava: sul banco degli imputati c'è una coppia di giovani fanatici di Hitler. Il primo grado dà ragione a loro. Terzo atto: la vedova si trova in Grecia, sulle tracce di un sostenitore di Alba Dorata - il gruppo dell'ultradestra locale - per poter sbrogliare la matassa. Vietato lo spoiler.
Ci deve essere una qualche forma di idiosincrasia latente dei titolisti italiani nei confronti del regista turco-tedesco se ancora una volta l'epigrafe di un suo film - come era già accaduto con il notevolssimo Ai confini del paradiso - viene tradotto con tanta banalità (quello originale corrisponderebbe a "Dal nulla", che non è il massimo che si possa chiedere a un copywriter, ma è già qualcosa…). Ed è un vero peccato, perché Akin ha già dimostrato di avere talento, originalità da vendere (Soul kitchen) e grande sensibilità verso le tematiche sociali (La sposa turca) e non andrebbe zavorrato da titoli tanto improbabili. I tre atti di Oltre la notte sono la dimostrazione di una capacità narrativa indiscutibile, oltre che dell'attitudine a scrivere copioni impeccabili e senza sbavature. Se poi al tema di fondo, spinto dall'urgenza di raccontare le azioni omicide delle formazioni neonaziste tedesche (il film si ispira a fatti reali messi in pratica dal gruppo neo-nazista NSU - National Socialist Underground - a partire dal 2000), ci unisci una prova d'attrice magistrale come quella sfornata da Diane Kruger, giustissimamente premiata a Cannes per la migliore interpretazione femminile, ecco che non può sorprenderti nemmeno il Golden Globe 2018 come miglior film in lingua straniera.    

mercoledì 14 marzo 2018

Il giustiziere della notte (Death Wish)

anno: 2018       
regia: ROTH, ELI  
genere: poliziesco  
con Bruce Willis, Elisabeth Shue, Vincent D'Onofrio, Dean Norris, Jack Kesy, Len Cariou, Kirby Bliss Blanton, Mike Epps, Beau Knapp, Kimberly Elise    
location: Usa
voto: 4  

Il dottor Kersey (Willis) è uno stimato chirurgo che vive a Chicago con la moglie (Morrone) e la figlia adolescente (Shue). Alcuni malviventi fanno a pezzi l'idillio familiare irrompendo nella sua casa proprio nel giorno in cui lui viene chiamato d'urgenza in ospedale. La moglie finisce al creatore, la figlia va in coma. Lui si rivolge alla polizia che, come da protocollo, brancola nel buio e allora - con l'aiuto di qualche tutorial preso da YouTube e un po' di rabbia in corpo - l'uomo si trasforma in un tristo mietitore che gira semincappucciato per le strade della città allo scopo di ripulirla da qualche criminale e di arrivare agli uomini che lo hanno reso vedovo prima del tempo.
Operazione rischiosissima quella di proporre il remake de Il giustiziere della notte di Michael Winner, con Charles Bronson nei panni del protagonista. Un po' perché quelli erano altri tempi e il senso di film dichiaratamente di destra non si scontrava come adesso con il politically correct; ma ancora di più perché con la politica di Trump in materia di armi si rischia soltanto di mettere benzina sul fuoco di una questione già incandescente. Al di là dei contenuti discutibilissimi, dunque, sul piano squisitamente cinematografico Eli Roth, che viene dal cinema horror, non poteva che spingere sul pedale del grand guignol, consegnando ai cattivoni di turno una fine telefonatissima e quanto mai cruenta. Il tentativo di incipriare il film con qualche spruzzata di umorismo e l'aggiornamento ai tempi che corrono (il tam tam sui social, la pervasività dei mezzi elettronici, eccetera) non conferisce all'opera alcuna memorabile peculiarità e le quasi due ore di film - con un prologo stremante - se ne vanno in puro divertimento acefalo.    

martedì 27 febbraio 2018

La legge della notte (Live by Night)

anno: 2017       
regia: AFFLECK, BEN  
genere: gangster  
con Ben Affleck, Elle Fanning, Brendan Gleeson, Chris Messina, Sienna Miller, Zoe Saldana, Chris Cooper, Scott Eastwood, Titus Welliver, Anthony Michael Hall, Derek Mears, Max Casella, Robert Glenister, Chris Sullivan, J.D. Evermore, Bruno Amato, Matthew Maher, Benny Ciaramello, Michael Mantell, Zak Lee, Anthony Palermo, Sam Towers, Massi Furlan, Peter Arpesella, Rene Napoli, Gabriel L. Silva, Peter Sabri, Giuseppe Losavio    
location: Usa
voto: 5  

A Boston, durante il Proibizionismo degli anni Venti, Joe Coughlin (Affleck) - figlio di un poliziotto (Gleeson) che avrebbe voluto dargli ben altra educazione - si trasforma in uno scaltro rapinatore, un battitore libero che non vuole alcuna affiliazione con i clan mafiosi. La sua strada si incrocia però con quella di un boss della mala, al quale cerca di soffiare la donna. La morte (almeno presunta) di quest'ultima lo fa spostare a Tampa, da dove inizia un colossale traffico di alcol che sta alla base della sua strategia di vendetta, finalizzata a regolare i conti con chi ha cercato di ucciderlo e gli ha assassinato l'amata.
Alla sua quarta regia Ben Affleck - qui, se possibile, più inespressivo del normale - prende spunto dal romanzo di Dennis Lehane per girare un gangster movie prolisso e a tratti piuttosto farraginoso, nel quale tuttavia vengono esaltate le ambientazioni sfarzose e i costumi d'epoca. Tra inseguimenti in auto, sparatorie, esplosioni, femmes fatales doppiogiochiste, personaggi trucidi e ambienti lussuosissimi, c'è tutto il repertorio del genere, messo a servizio di un film dal buon ritmo, ma che non aggiunge assolutamente nulla al cinema di genere e rimane ben lontano dagli eccellenti risultati di critica e di pubblico ottenuti con Argo.    

martedì 20 febbraio 2018

Nemesi (The Assignment)

anno: 2016       
regia: HILL, WALTER   
genere: gangster   
con Michelle Rodriguez, Sigourney Weaver, Tony Shalhoub, Anthony LaPaglia, Caitlin Gerard, Terry Chen, Ken Kirzinger, Paul McGillion, Hugo Ateo, Adrian Hough, Zak Santiago, Darryl Quon, Caroline Chan, Chad Riley, Eltie Pearce    
location: Usa
voto: 5   

A San Francisco, una donna che opera come chirurgo a beneficio di poveracci e diseredati (Weaver) che non possono permettersi un'assistenza sanitaria decente decide di vendicarsi del killer (Williams) che le ha ucciso il fratello. Mai rivalsa fu più crudele: la donna riesce a sequestrare il killer e lo opera, cambiandogli i connotati sessuali. Quest'ultimo perde la virilità alla quale teneva assai ma non la crudeltà belluina che lo caratterizzava altrettanto bene: sotto queste nuove spoglie, si metterà alla ricerca del medico che l'ha ridotta così.
A 75 anni e con un'attività registica ormai ridotta, Walter Hill propone - alla stregua di Jimmy Bobo  - un altro film tratto da un fumetto, del quale rimangono tracce evidenti nei fermi immagine che costellano la storia. Costato pochissimo e girato a tempo di record, il film va menzionato per l'impressionante numero di cambi di titolo che ha fatto registrare prima di arrivare in sala, l'ultimo dei quali è anche filologicamente inadeguato (avrebbe dovuto chiamarsi, semmai, contrappasso). Difficoltà produttive e tempi di lavorazione che si vedono tutti in questo revenge movie che ha fatto storcere il naso alla comunità LGBT e che risente di una protagonista nient'affatto convincente e di passaggi assai frettolosi in sede di sceneggiatura.    

venerdì 2 febbraio 2018

Desconocido - Resa dei conti (El desconocido)

anno: 2015       
regia: DE LA TORRE, DANI 
genere: thriller 
con Luis Tosar, Javier Gutiérrez, Goya Toledo, Elvira Mínguez, Paula del Río, Fernando Cayo, Marco Sanz, Ricardo de Barreiro, Antonio Mourelos, Luis Zahera, María Mera    
location: Spagna
voto: 6,5   

A La Curuna, Carlos (interpretato da Luis Tosar, che ricordiamo ne I lunedì al sole e, soprattutto, in Cella 211), direttore di banca, sta portando le figlie a scuola quando gli arriva la chiamata da uno sconosciuto che lo avvisa che nell'auto che sta guidando c'è una bomba pronta ad esplodere nel caso in cui egli non depositi sul conto che gli è stato indicato una somma ingentissima. Carlos ce la mette tutta per risolvere la situazione e mettere in salvo i figli, ma gli eventi si complicano maledettamente dopo l'intervento della polizia e degli artificieri.
Al suo esordio dietro la macchina da presa, il galiziano Dani De La Torre firma - su copione dell'italiano Alberto Marini - un film claustrofobico con risvolti non banali sugli effetti provocati dalle truffe finanziarie. Girato in gran parte all'interno dell'abitacolo della macchina, Desconocido mantiene costantemente un tensione altissima, sfruttando al massimo le potenzialità della macchina da presa, anche a rischio di qualche virtuosismo di troppo. Il brivido scorre inalterato nel racconto per un'ora e quaranta, ma gli elementi implausibili annacquano l'impatto del film.    

mercoledì 17 gennaio 2018

Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)

anno: 2017       
regia: McDONAGH, MARTIN  
genere: drammatico  
con Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Abbie Cornish, Lucas Hedges, Zeljko Ivanek, Caleb Landry Jones, Clarke Peters, Samara Weaving, Peter Dinklage, John Hawkes, Amanda Warren, Kerry Condon, Michael Aaron Milligan, Lawrence Turner, Jerry Winsett, Malaya Rivera Drew, Darrell Britt-Gibson, Nick Searcy, Sandy Martin, Kathryn Newton    
location: Usa
voto: 7,5  

Una ragazzina è morta dopo essere stata stuprata ma a Ebbing, nel Missouri, sembra che l'attività preferita della polizia locale sia quella di prendere a bastonate le persone di colore, anziché cercare l'assassino. Così Mildred (McDormand), la madre della ragazza, prende a noleggio tre enormi spazi pubblicitari collocati sulla strada che porta alla cittadina, e su di essi fa mettere le scritte: "stuprata mentre stava morendo", "ancora nessun arresto?", "come mai, capitano Willouhby?". Il capo della polizia chiamato in causa (Harrelson) è assai ben visto in città e per di più ha un tumore che lo sta portando anzitempo a miglior vita. Bastano queste due ragioni perché Mildred diventi invisa a gran parte dei suoi concittadini e perché arrivino ritorsioni contro i suoi pochi amici. Improvvisi colpi di scena cambiano le carte in tavola.
Martin McDonagh si conferma regista eccentrico e spiazzante, con un film ancora una volta imperniato sul senso di colpa, nel quale non mancano brusche sterzate sul grottesco (vedi In Bruges) e riflessioni tutt'altro che banali su delitto e castigo. A una trama ben congegnata e supportata da sapidi dialoghi si aggiunge l'ennesima prova da standing ovation di Frances McDormand e un disegno dei personaggi a tutto tondo, dei quali ci vengono mostrate contraddizioni, debolezze ma anche qualche virtù.    

domenica 14 gennaio 2018

Remember

anno: 2015   
regia: EGOYAN, ATOM   
genere: drammatico   
con Christopher Plummer, Martin Landau, Dean Norris, Bruno Ganz, Jürgen Prochnow, Heinz Lieven, Henry Czerny, Sofia Wells, Peter DaCunha, Kim Roberts, Janet Porter, Stefani Kimber, Duane Murray, Amanda Smith    
location: Canada, Germania
voto: 6   

Rimasto da poco tempo vedovo e ormai in pianta stabile in una casa di riposo per anziani, Zev (Plummer) - sotto la guida solerte dell'amico Max (Landau) - vuole mantenere a tutti i costi fede alla promessa che fece prima di perdere la memoria: uccidere il nazista che sterminò la sua famiglia. L'uomo lascia così l'istituto per mettersi alla caccia della sua vittima, di cui conosce soltanto il nome. Il suo itinerario si trasforma in un'angosciante e scrupolosa ricerca di questo fantasma del passato.
Ennesimo film sulla questione ebraica per l'armeno canadese Atom Egoyan, che qui imbastisce un racconto in forma di road movie con qualche sbavatura (vicende e personaggi non sempre plausibili), ma con indubbia tecnica nel costruire un climax efficacissimo, che tocca l'acme nello spiazzante finale, forse eccessivo.    

giovedì 4 gennaio 2018

The Accountant

anno: 2016   
regia: O’CONNOR, GAVIN  
genere: noir  
con Ben Affleck, Anna Kendrick, J.K. Simmons, Jon Bernthal, Jeffrey Tambor, John Lithgow, Jean Smart, Cynthia Addai-Robinson, Alison Wright, Gary Basaraba, Kelly Lintz (Kelly Collins Lintz), Fernando F. Chien, Alex Collins, Andy Umberger, Greg Sproles, Kevin Glen Kavanaugh, Jason MacDonald, David Anthony Buglione, Susan Williams, Boualem Hassaine, Ron Prather, Seth Lee, Mary Kraft, Jake Presley, Izzy Fenech, Robert C. Treveiler    
location: Svizzera, Usa
voto: 7  

Christian Wolf (Affleck) è un quarantenne autistico col pallino dei numeri, che fa il contabile freelance per conto di organizzazioni criminali. Su di lui comincia a indagare un agente del Dipartimento del Tesoro (Simmons) proprio nel momento in cui Wolf si mette a servizio del presidente di una società di robotica (Lithgow) nella quale cominciano a verificarsi strane morti.
Ben Affleck, campione di inespressività, è perfetto nel ruolo dell'autistico incapace di emozioni ma abile nel trasformarsi all'occorrenza in un killer implacabile e dalle molte risorse. Peccato che la storia di cui è protagonista assoluto - una sorta di Will Hunting / Rain man in salsa noir - sia intricatissima: in essa si mescolano flashback, varie sottotrame, revenge movie, una vicenda embrionale a tinte rosa e rimandi edipici che fanno facilmente perdere il bandolo della matassa. Ma la confezione è accurata e l'azione non manca.