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lunedì 6 ottobre 2014

Synecdoche, New York

anno: 2008       
regia: KAUFMAN, CHARLIE
genere: drammatico
con Philip Seymour Hoffman, Catherine Keener, Sadie Goldstein, Tom Noonan, Peter Friedman, Charles Techman, Josh Pais, Daniel London, Robert Seay, Michelle Williams, Stephen Adly Guirgis, Samantha Morton, Hope Davis, Frank Girardeau, Jennifer Jason Leigh, Amy Wright, Paul Sparks, Jerry Adler, Lynn Cohen, Deirdre O'Connell, Kat Peters, John Rothman, Amanda R. Phillips, Frank Wood, Deanna Storey, Elizabeth Marvel, Laura Odeh, Mark Lotito, Daisy Tahan, Erica Fae, Raymond Angelic Sr., Cliff Carpenter, Timothy Doyle, Amy Spanger, Nicholas Wyman, Portia, Dan Ziskie, Chris McGinn, Robin Weigert, Gerald Emerick, Alvin Epstein, Rosemary Murphy, Emily Watson, Tim Guinee, Kristen Bush, Greg McFadden, Barbara Haas, William Ryall, Dianne Wiest, Joe Lisi, Alice Drummond, Michael Higgins, Stanley Krajewski, Tom Greer, Christopher Evan Welch, Michael Medeiros
location: Usa
voto: 3

"Borges e Bioy Casares su pellicola, penso sia un film enorme. Diffidi dalle accuse di solipsismo/onanismo cerebrale", mi scrive un ragazzo il cui quoziente intellettivo è inversamente proporzionale alla sua capacità empatica. Decido così di vedere questo film "sospetto", giunto nelle sale con 6 anni di ritardo a seguito di un'astuta operazione commerciale che ha saputo sfruttare la commozione suscitata dalla prematura scomparsa del protagonista, Philip Seymour Hoffman.
In cabina di regia c'è Charlie Kaufman, qui alla sua prima esperienza dietro la mdp: una garanzia per chi ama i contorsionismi cerebrali spogliati da qualsiasi forma di pathos. Non a caso, le sceneggiature di film da orchite come Essere John Malkovich, Confessioni di una mente pericolosa, Il ladro di orchidee e Se mi lasci ti cancello sono sue. La pretesa è sempre la stessa: quella di creare un cortocircuito che strapazzi la logica, scardini il flusso temporale e proponga un'estetica cubista imperniata sul rapporto tra realtà e finzione. Anche il meccanismo funzionale è sempre lo stesso: mettere le mani su un prodotto della mente. Ecco perché nei film di Kaufman c'è sempre qualche scrittore, sceneggiatore, imbonitore televisivo, cancellatore di ricordi. In Synecdoche è la volta di un regista teatrale ipocondriaco che chiede ai suoi attori di simulare le loro vite sul palcoscenico. In questa dialettica tesissima tra realtà e finzione, la vita prende forma dalla scrittura della sceneggiatura e viceversa nel perimetro di un gioco funereo costruito a scatole cinesi che sta tra Il curioso caso di Benjamin Button e il cinema di Jonze e Gondry. Nulla che, in questo delirio di onanismo cerebrale (mi perdoni il ragazzo geniale dell'incipit, ma proprio di questo si tratta), ricordi neppure lontanamente le grandi lezioni del passato fornite da Wilder (Viale del tramonto), Fellini (8 e ½), Bergman (Persona), Cronenberg (M.Butterfly), Lynch (Mulholland drive) e Jareki (Una storia americana). sul medesimo tema Qui la voluta confusione dei piani temporali, la rappresentazione dei falsi movimenti della vita, lo sperimentalismo onirico che trasuda boria sembrano essere le uniche preoccupazioni di una regia sciatta, monocorde, il cui scopo dichiarato pare essere quello di spiazzare lo spettatore, finendo invece, dopo avere esaurito le cartucce migliori al trascorrere della prima mezz'ora, con l'avvitarsi su se stesso.    

domenica 28 marzo 2010

Happy family

anno: 2010   
regia: SALVATORES, GABRIELE  
genere: commedia fantastica  
con Fabio De Luigi, Fabrizio Bentivoglio, Diego Abatantuono, Margherita Buy, Carla Signoris, Valeria Bilello, Corinna Agustoni, Gianmaria Biancuzzi, Alice Croci, Sandra Milo, Ugo Conti  
location: Italia
voto: 7

Due sedicenni milanesi hanno deciso di sposarsi. La famiglia ultraborghese di lui (Biancuzzi) organizza un pranzo per conoscere i familiari di lei (Croci), degli ex fricchettoni sui generis. Alla cena partecipa anche uno sceneggiatore (De Luigi) che ha investito la padrona di casa (Buy). Amore (quello che si conclude paradossalmente proprio con la cena ma anche quello tra lo sceneggiatore e la figlia di primo letto del padrone di casa) e morte (di quest'ultimo, che ha serenamente accettato la diagnosi di un tumore, "maligno, naturalmente") si intrecceranno in un clima che lascerà maturare nuove amicizie.
Uno dei migliori Salvatores di sempre - se non il migliore - imbastisce una commedia inusuale costruita come un metaracconto: in un impeto pirandelliano, lo sceneggiatore vede animarsi i personaggi dal suo computer, improvvisa finali aperti, si infiltra nella storia e fa parlare i protagonisti in macchina. Su tutto aleggia un'aria molto divertita e colorata (con un bell'omaggio a una Milano notturna su musiche di Chopin che danno il cambio a quelle di Simon e Garfunkel) e la vera Happy family sembra essere quella che il regista - a vent'anni di distanza da Marrakesh express e Turné - raccoglie intorno a sé, con un Abatantuono che manda a segno ogni battuta e un Bentivoglio strabiliante che recita in maniera sempre più scarnificata, quasi zen. Come divertire in maniera intelligente senza dire (quasi) nulla e strizzando un occhio al Woody Allen di Basta che funzioni e l'altro a Wes Anderson.    

sabato 17 dicembre 2005

Il male oscuro

anno: 1990   
regia: MONICELLI, MARIO   
genere: drammatico   
con Giancarlo Giannini, Stefania Sandrelli, Emmanuelle Seigner, Vittorio Caprioli, Chiara Argelli, Benito Artesi, Oriana Baghino, Santo Bellina   
location: Italia
voto: 4   

Giuseppe Marchi (Giannini) è uno sceneggiatore romano sulla cinquantina, mediocre quanto velleitario, nevrotico e segnato da un rapporto impossibile con un padre autoritario del quale mantiene un ricordo morboso. Abbandonato dalla compagna francese (Sandrelli), esausta per le sua mattane, Marchi si lascia andare a una relazione con una ragazzina dagli intenti parassitari (Seigner). Per lui comincerà una progressiva autodistruzione che passerà per un'esasperata ipocondria fino alla psicosi più palese.
Un Giannini perennemente sopra le righe esaspera il protagonista del soggetto ricavato dal romanzo - sostanzialmente dissimile - di Giuseppe Berto. Il film finisce col girare a vuoto sulle nevrosi del protagonista, cambiando nella sostanza soltanto i singoli episodi che tengono insieme un film sfilacciato, inspiegabilmente insignito con il premio Donatello per la miglior regia.    

sabato 2 agosto 2003

Il ladro di orchidee (Adaptation)

anno: 2003       
regia: JONZE, SPIKE  
genere: grottesco  
con Nicolas Cage, Meryl Streep, Chris Cooper, Tlda Swinton, Cara Seymour  
location: Usa
voto: 6  

Charlie Kaufman (Cage) è alle prese con la sceneggiatura di un libro impossibile, Il ladro di orchidee, nel quale una scrittrice di successo (Streep) parla della vera storia di un uomo (Cooper) la cui passione per le orchidee rappresenta un aspetto totalizzante del suo stile di vita. Impacciato, introverso, snervato dalla presenza in casa di un fratello gemello con poco sale in zucca e che vorrebbe emularlo come sceneggiatore, Charlie tenta qualsiasi strada per poter trasformare il libro in una sceneggiatura all'altezza, non disdegnando di chiedere aiuto persino all'inesperto fratello e di infilare sé stesso nella storia al punto da trovarsi coinvolto in una vicenda drammatica.
Dopo Essere John Malkovich, Spike Jonze dirige una seconda sceneggiatura acrobatica, ricorsiva, nella quale la realtà si confonde e si sovrappone ai contenuti della sceneggiatura (scitta da Charlie Kaufman...) e alla dimensione semi-onirica del film. Inseguendo i frattali della sceneggiatura, la coppia Kaufman-Jonze firma un film virtuosistico, a volte divertente e a volte profondo, con il programmatico intento di uscire dai canoni. Convincente per chi è alla ricerca dell'originalità a tutti i costi, eccessivamente rapsodico e criptico per chi detesta la narrazione in stile dadaista.    

domenica 9 settembre 2001

La dea del successo (The muse)

anno: 2000       
regia: BROOKS, ALBERT  
genere: commedia  
con Albert Brooks, Sharon Stone, Andie MacDowell, Jeff Bridges, Mark Feuerstein, Steven Wright, Bradley Whitford, Mario Opinato, Dakin Matthews, Concetta Tomei, Cybill Sheperd, Lorenzo Lamas, Jennifer Tilly, Rob Reiner, Wolfgang Puck, James Cameron, Martin Scorsese          
location: Usa
voto: 3

Trovandosi in un periodo di forte crisi creativa, lo sceneggiatore di successo Steven Philips (Brooks) si rivolge al suo amico Jack (Bridges) per sapere come farsi tornare qualche buona idea. Jack gli suggerisce l'adozione di una musa viziata e capricciosa (Stone) che prima accampa pretese che rischiano di strangolare finanziariamente Steve, quindi si piazza a casa di quest'ultimo. L'ispirazione evocata dalla musa toccherà l'arte pasticcera di Laura (MacDowell), la moglie di Jack, che potrà aprire una biscotteria. Ma si tratta solo di autosuggestione: in realtà, la musa non è che una mitomane fuggita da un nosocomio psichiatrico. Non è la prima volta che sceneggiatori e registi in calo creativo o sul viale del tramonto evochino i loro reali problemi di scrittura camuffandoli per sceneggiatura. È quanto avviene nel copione di Albert Brooks e Monica Johnsen, più banale e prevedibile di una soap opera, farsesco e totalmente privo di spunti comici. Jeff Bridges si limita ad un ruolo di contorno; la Stone, maldiretta, deborda. Cammei a rotta di collo.    

lunedì 29 settembre 1997

Pallottole su Broadway (Bullets over Broadway)

anno: 1994   
regia: ALLEN, WOODY  
genere: commedia  
con John Cusack, Jack Warden, Tony Sirico, Chazz Palminteri, Dianne Wiest, Harvey Fierstein, Tracey Ullman, Rob Reiner, Mary-Louise Parker, Joe Viterelli, Jennifer Tilly, Jim Broadbent  
location: Usa
voto: 7  

Durante gli anni '20, David Shayne (Cusack) un commediografo scalcinato, vorrebbe portare sulle scene God of our fathers, lavoro di stucchevole mediocrità. Alla ricerca di uno sponsor, non troverà di meglio che il boss mafioso Nick Vitali (Joe Vitarelli), che però pretende una parte per Olive (Jennifer Tilly), la sua amante starnazzante come un'oca ed assolutamente incapace di recitare. Olive è seguita come un'ombra dal suo gorilla, Cheech (Palminteri), che non lesina suggerimenti fondamentali per la commedia di David, fino ad aumentare a dismisura la propria ingerenza sul prodotto finito. Il successo, dopo l'unione di un cast approssimativo ed improbabile, arriva puntuale, così come l'assassinio per mano della sua stessa guardia del corpo della ragazza del boss, rea di recitare malissimo le battute di Cheech. Il quale ultimo sarà giustiziato dagli altri gangster della banda di Valenti.
L'arte può appartenere a tutti, sembra volerci suggerire Woody Allen, che ha scritto il copione con Douglas McGrath. Ed infatti è proprio un killer biscazziere (l'ottimo Chazz Palminteri, che tra l'altro è l'autore dell'opera prima di Robert De Niro come regista, Bronx) il vero deus-ex-machina del lavoro teatrale. Così, "in fondo a un'ironica commedia di costume ci ritroviamo a sorpresa con un apologo sull'arte" (Kezich). Situazioni comiche e divertenti, dialoghi spumeggianti, efficace fotografia dai toni ambra di Carlo Di Palma e cast davvero in forma sottolineano l'ennesima prova convincente del regista ebreo-newyorkese. Oscar a Diane Wiest come migliore attrice non protagonista.