venerdì 31 ottobre 2014

Locke

anno: 2013       
regia: KNIGHT, STEVEN
genere: drammatico
con Tom Hardy
location: Regno Unito
voto: 6

Un solo attore sulla scena, un'automobile che viaggia in autostrada a velocità di crociera, il dispositivo del vivavoce in cabina auto perpetuamente acceso, l'azione che si svolge in un'ora e venti, in tempo reale. Ivan Locke (interpretato da un Tom Hardy diversissimo da quello che abbiamo visto in Bronson e ne Il cavaliere oscuro - Il ritorno) ha commesso un errore: durante una notte in cui alzò un po' il gomito mise incinta una donna che adesso sta per partorire il frutto di quella scappatella. Lui ha deciso di mettere riparo a quell'errore, si sta recando verso l'ospedale rinunciando a seguire i lavori da capo cantiere per il basamento di un enorme palazzo in costruzione che attende l'arrivo di più di duecento camion carichi di calcestruzzo. Nel frattempo racconta tutto alla moglie.
A brevissima distanza dal mediocre Redemption il regista Steven Knight si produce in un kammerspiel a bassissimo costo, estremo, in unità di luogo, tempo e azione, sulla falsariga de I prigionieri dell'Oceano, 127 ore e Buried. La suspense non manca ma il senso complessivo del racconto, ancora una volta sul tema della redenzione portata al suo estremo, è del tutto inverosimile.    

giovedì 30 ottobre 2014

Confusi e felici

anno: 2014       
regia: BRUNO, MASSIMILIANO
genere: commedia
con Claudio Bisio, Massimiliano Bruno, Anna Foglietta, Marco Giallini, Caterina Guzzanti, Paola Minaccioni, Rocco Papaleo, Pietro Sermonti, Kelly Palacios, Gioele Dix, Liliana Fiorelli, Federica Cifola, Max Gazzè, Daniele Silvestri, Niccolò Fabi
location: Italia
voto: 2,5

Dopo avere scoperto di avere una forma di maculopatia degenerativa assai grave a causa della quale è destinato alla cecità, Marcello (Bisio), che esercita come psichiatra nella capitale, decide di mollare di colpo tutti i suoi pazienti, i quali faranno l'impossibile per mantenere un legame con lui e supportarlo in questo momento difficile.
Alla sua terza regia in mezzo a un numero consistentissimo di sceneggiature più o meno riuscite (dall'inguardabile Notte prima degli esami all'ottimo Tutti contro tutti), Massimiliano Bruno si conferma autore di basso profilo e ispirazione nazionalpopolare per prodotti alla portata del volgo. Colpisce la quantità di luoghi comuni persino quando il copione va in cerca della battuta attraverso la citazione colta, facendola del tutto a sproposito con Le città invisibili di Calvino, per fare un solo esempio. A dare corpo alla sequela di cliché e al plot di infima consistenza  e con tanto di sottotrama rosa c'è una ridda di personaggi a dir poco caricaturali, dal mammone (lo stesso Bruno) alla ninfomane (Minaccioni), interpretati in maniera concitata e ipermacchiettistica senza mai riuscire a suscitare la risata, con la sola eccezione di Marco Giallini. Cammeo per Max Gazzè, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi in gita domenicale sul set (uno dei pochi momenti riusciti del film), presenza probabilmente funzionale alla promozione dell'inascoltabile album pubblicato nello stesso periodo.    

mercoledì 29 ottobre 2014

Boyhood

anno: 2014       
regia: LINKLATER, RICHARD 
genere: drammatico 
con Ellar Coltrane, Patricia Arquette, Elijah Smith, Lorelei Linklater, Steven Chester Prince, Bonnie Cross, Sydney Orta, Libby Villari, Ethan Hawke, Marco Perella, Jamie Howard, Andrew Villarreal, Shane Graham, Tess Allen, Ryan Power, Sharee Fowler, Mark Finn, Charlie Sexton, Byron Jenkins, Holly Moore, David Blackwell, Barbara Chisholm, Matthew Martinez-Arndt, Cassidy Johnson, Cambell Westmoreland, Jennifer Griffin, Garry Peters, Merrilee McCommas, Tamara Jolaine, Jordan Howard, Andrew Bunten, Tyler Strother, Evie Thompson, Brad Hawkins, Savannah Welch, Mika Odom, Sinjin Venegas, Nick Krause, Derek Chase Hickey, Angela Rawna, Megan Devine, Jenni Tooley, Landon Collier, Roland Ruiz, Richard Andrew Jones, Karen Jones, Gordon Friday, Tom McTigue, Sam Dillon, Martel Summers, David Clark, Zoe Graham, Jessie Tilton, Richard Robichaux, Will Harris, Indica Shaw, Bruce Salmon, Wayne Sutton, Joe Sundell, Sean Tracey, Ben Hodges, Daniel Zeh, Chris Doubek, Andrea Chen, Mona Lee Fultz, Bill Wise, Alina Linklater, Charlotte Linklater, Genevieve Kinney, Elijah Ford, Kyle Crusham, Conrad Choucroun, Maximillian McNamara, Taylor Weaver, Jessi Mechler 
location: Usa
voto: 6,5 

L'idea è geniale, innovativa, coraggiosa: raccontare la storia di Mason (Coltrane), di sua sorella (Linklater) e della madre (Arquette) che li sta crescendo da soli, nell'arco di dodici anni. Dodici anni veri, però: quelli durante i quali, dai 6 ai 18, vediamo crescere Mason un po' alla volta, sua madre imbolsire, suo padre (Hawke) fare qualche comparsata giocherellona, il tutto girato nell'arco di soli 39 giorni spalmati in tutto quell'arco di tempo. Se prescindiamo da come Truffaut ha seguito per due decenni Jean Pierre Lèaud (da I 400 colpi a L'amore fugge), dall'epica di Heimat e dalla trilogia che lo stesso Linklater ha costruito con la stessa coppia di attori (Ethan Hawke e Julie Dephy) nell'arco di un ventennio (Prima dell'alba, Prima del tramonto e Prima di mezzanotte), al cinema non si era mai visto nulla del genere, nessuno prima di lui aveva finora scommesso su un progetto che qualsiasi accidenti avrebbe potuto fatalmente interrompere. Siamo alla versione più radicale del racconto di formazione, quella in cui i riti di passaggio, i continui traslochi, i cambi di città, i mariti della madre (entrambi alcolizzati) che vanno e vengono, le amicizie a scuola, i primi amori, fino al college e all'ingresso in una vita che porterà Mason fuori da casa sono raccontati come tappe archetipiche, necessarie, alle quali siamo chiamati come testimoni di un'esistenza che sembra essere (quasi) quella di tutti. Fin qui tutto bene. Peccato che il film che si è aggiudicato l'Orso d'argento al festival di Berlino finisca col sembrare una qualsiasi antologia di vissuto comune, dal taglio quasi documentaristico e intimista, con la Storia lasciata quasi sempre sul retroscena (c'è giusto il riferimento a Obama e pochissimo altro, mentre un ruolo più funzionale lo svolge la trasformazione della tecnologia). Un'occasione in parte persa, dunque, in nome di un racconto quasi asettico, privo di sussulti, di un cinema dei corpi che gioca sostanzialmente sulla sola trasformazione fisica, affidando al racconto di formazione vero e proprio un ruolo del tutto sussidiario.    

martedì 28 ottobre 2014

Perez.

anno: 2014       
regia: DE ANGELIS, EDOARDO
genere: noir
con Luca Zingaretti, Marco D'Amore, Massimiliano Gallo, Simona Tabasco, Gianpaolo Fabrizio, Salvatore Cantalupo, Loredana Simioli 
location: Italia
voto: 6,5

In una Napoli irriconoscibile e straniata, quella del Centro direzionale creato dall'archistar giapponese Kenzo Tange, Demetrio Perez (Zingaretti, qui anche in veste di produttore) è l'ultimo degli avvocati. A lui si rivolgono malfattori di ogni genere, quelli che vengono rifiutati persino dagli avvocati d'ufficio. Quando arriva il turno di un ex camorrista (Gallo), collaboratore di giustizia, per Perez cominciano i guai seri: pur di ottenere l'allontanamento di sua figlia (Tabasco) da un pericoloso camorrista (D'Amore) del quale la ragazza si è invaghita, l'avvocato è disposto a recuperare un enorme quantitativo di diamanti nascosti nel ventre di un toro.
Impeccabile sul piano della direzione degli attori e della messa in scena, con scenografie urbane e domestiche che sono un autentico valore aggiunto del film, questo noir che più cupo non si porrebbe si perde un po' in qualche manierismo da cinema d'essai (le continue camminate del nostro antieroe cupo e solitario) e nella definizione dei personaggi: la figura del protagonista, avvocaticchio sbevazzone, disposto a tutto per una figlia considerata una semidea a partire dalla scelta del nome (Tea), ci riporta con la memoria a I trafficanti della notte, un vecchio film di Jules Dassin del 1950, e a La notte e la città, con De Niro invischiato, alla stregua di Perez, in una vicenda più grande di lui. E così alcuni personaggi di contorno, caratterizzati da una napoletanità che sembra essere stata pensata per bilanciare il senso di straniamento generato dalle location ipermoderniste del Centro direzionale.    

lunedì 27 ottobre 2014

L'assassino abita al 21

anno: 1942   
regia: CLOUZOT, HENRI GEORGES   
genere: commedia gialla   
con Pierre Fresnay, Suzy Delair, Jean Tissier, Pierre Larquey, Noël Roquevert, René Génin, Jean Despeaux, Marc Natol, Huguette Vivier, Odette Talazac, Maximilienne, Sylvette Saugé, Louis Florencie, André Gabriello, Raymond Bussières   
location: Francia
voto: 6,5   

A Parigi un fantomatico Monsieur Durand commette omicidi seriali, firmando regolarmente la scena del delitto. Infiltratosi sotto le mentite spoglie di un pastore protestante in un alberghetto sito al 21 di Avenue Junot, a Montmartre, l'ispettore Wens (Fresnay) è convinto che tra i tanti stravaganti pensionanti si nasconda il serial killer. Ma il nodo da sciogliere è più intricato del previsto.
Giallo in chiave di commedia, il film tratto dal romanzo di Stanislas-André  Steeman offre una galleria di personaggi un po' macchiettistici, ma funzionali al racconto, tra sorrisi e colpi di scena, lasciando intravedere, nell'opera di esordio di Clouzot, la doppiezza umana che avrebbe ispirato molti dei film successivi.    

sabato 25 ottobre 2014

Il sale della terra (The Salt of the Earth)

anno: 2014       
regia: SALGADO, JULIANO RIBEIRO * WENDERS, WIM  
genere: documentario  
con Sebastiao Salgado, Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado  
location: Brasile, Francia
voto: 7,5  

Sono gli uomini il sale della terra. Gli uomini con le loro sofferenze, la loro miseria, la loro ineguagliabile crudeltà. È a loro che si rivolge lo sguardo di uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi, Sebastião Salgado, al quale il figlio Juliano e un Wim Wenders che - alla stregua di Herzog e della generazione di grandi cineasti tedeschi dei '70, sembra avere scelto la strada del documentario (Pina) - hanno dedicato questo film capace di mettere la macchina da presa un passo indietro, a costante vantaggio di un bianco e nero fotografico di devastante potenza emotiva. Il film procede attraverso il racconto del suo autore che, rimbalzando tra note autobiografiche e considerazioni sul mondo visto attraverso il suo sguardo, avanza ordinatamente per epoca: dagli anni degli studio di economia alla scoperta, quasi casuale, del piacere della fotografia (grazie anche a una delle tante felice intuizioni della sua compagna di sempre). Ne emerge il ritratto di un viaggiatore instancabile, testimone di situazioni estreme: la ricerca dell'oro in Brasile, il genocidio in Ruanda, il conflitto etnico fratricida in Europa, nella ex-Yugoslavia, i corpi devastati dalla carestia nel Sahel, i pozzi di petrolio che bruciano in Kuwait. E poi i continui ritorni in Brasile, fino alla riconciliazione con la natura, arrivata grazie al reportage faunistico di Genesi, figlio di un progetto di rigenerazione ambientale al quale Salgado sta lavorando da anni e che ha consentito alla natura di risorgere nella fazenda avita dopo che siccità e devastazioni la avevano distrutta.
Se le fotografie sono capolavori indiscutibili, è più difficile dare un parere sul documentario come opera cinematografica che vada al di là del suo senso altissimamente morale, della sua finezza antropologica: la paradossale fotogenia della sofferenza è talmente penetrante, estrema, accusatoria nei confronti di tutta l'umanità da costringere a sospendere qualsiasi altro giudizio. In ogni caso, si tratta di un'opera imperdibile.