venerdì 6 settembre 2013

Infanzia clandestina (Infancia clandestina)

anno: 2011       
regia: AVILA, BENJAMIN
genere: drammatico
con Natalia Oreiro, Ernesto Alterio, César Troncoso, Cristina Banegas, Teo Gutiérrez Moreno, Mayana Neiva, Douglas Simon, Violeta Palukas, Candelaria Irigoyen, Lucas García, Lucas Zenone, Dylan Ezequiel Rodríguez, Rodrigo Romero Odriozola, Florencia Camila Pagliaroli, Catalina Schneider, Joel Sebastián Serrano, Franco Defeliche, Pilar Vega, Paula Ransenberg, Elvira Onetto, Pablo Sznitowski, Darío Valenzuela, Benjamín Ávila, Luis Ricardo Asensio, Luciano Ricio, Ariel Matías Morosín, Marcelo Mininno, Luciana Dulizky, Pablo Cura, Pedro Onetto, Sebastián Carballido, Luis Solanas, Julia Martínez Rubio, Luciano Cazaux, Luis Alí, Hernán Zabala, Romina Michelizzi
location: Argentina, Cuba
voto: 6

Immaginiamo che uno spettatore non sappia nulla degli anni orribili che il popolo argentino visse sotto la dittatura militare di Videla, quelli tra il 1976 e il 1981. Quale idea potrebbe farsi delle forze rivoluzionarie che cercarono per anni di organizzare la resistenza, mentre il numero di desaparecidos aumentava fino a toccare quota 30.000? È questa la domanda che mi sono posto alla fine del film. Già, perché pur arrivando nelle nostre sale con due anni di ritardo (sarà stata la coincidenza con la morte del tiranno Videla, avvenuta proprio nel 2013?), Infanzia clandestina segue il solco di film come Garage Olimpo, Hijos, Cronaca di una fuga e Complici del silenzio che si sono sforzati di riportare la memoria a quegli anni tragici. Il lungometraggio di Benjamin Avila, pur scegliendo un punto di vista inusuale (quello di un dodicenne figlio di due rivoluzionari del Movimento Peronista Montonero, tutti costretti a vivere sotto falso nome) e nonostante la dedica finale proprio alle vittime di quell'eccidio, finisce col laciare quasi completamente sulle quinte la Storia, concentrandosi su un dramma familiare che fa sembrare i militanti clandestini dei semplici fanatici. La trama racconta l'esistenza di Juan (Gutiérrez Romero), costretto in molti momenti a guardare il mondo dalle feritoie del nascondiglio dove è obbligato a riparare di tanto in tanto, il suo essere non allineato, la difficoltà nell'integrarsi a scuola, la prima cotta, l'indottrinamento e il controindottrinamento. Così il film scivola via tra momenti di vera poesia, tavole di fumetti che restituiscono la visione "dal basso" del piccolo protagonista e fasi di stanca, mancando di quella coerenza stilistica che avrebbe dato ulteriore fascino a un'opera comunque coraggiosa.    

giovedì 5 settembre 2013

Carlo!

anno: 2012   
regia: FERZETTI, FABIO * GIAGNI, GIANFRANCO  
genere: documentario  
con Carlo Verdone, Novilia Bernini, Margherita Buy, Inti Carboni, Gianfranco Di Silvestri, Pierfrancesco Favino, Alice Filippi, Ernesto Fioretti, Goffredo Fofi, Claudia Gerini, Marco Giallini, Eleonora Giorgi, Marco Giusti, Filippo La Porta, Francesca Marciano, Laura Morante, Pasquale Plastino, Micaela Ramazzotti, Toni Servillo, Giulia Verdone, Luca Verdone, Paolo Verdone  
location: Italia
voto: 7

Carlo Verdone non è mai stato un gran regista: dai film a sketch degli esordi (Un sacco bello; Bianco, rosso e Verdone), passando per le cadute degli anni '90 (Perdiamoci di vista; Sono pazzo di Iris Blond; Gallo cedrone; C'era un cinese in coma) fino alle ripetizioni di film come Io, loro e Lara, Verdone ha sempre espresso un cinema piuttosto elementare, dove a comandare era lo script. È tuttavia innegabile il talento che ha saputo manifestare con continuità nell'intercettare cliché, caratteri, vezzi e vizi degli italiani, proponendosi come ideale prosecutore di quella galleria di caratteri che, prima di lui, è stata la cifra interpretativa del suo idolo Alberto Sordi.
Nonostante l'evidenza di alcuni suoi limiti, a Carlo!, confidenzialmente, viene tributato questo documentario ideato e diretto dal critico cinematografico Fabio Ferzetti e da Gianfranco Giagni, documentarista e fratello di Riccardo. Grazie a un'abile opera di montaggio e alle testimonianze dei tanti che hanno conosciuto o lavorato con Verdone (ma quelle veramente imperdibili - in mezzo a una ridda di gente spocchiosa e impostata, Morante e Servillo su tutti, e al tono sempre un po' piagnucoloso dello stesso Verdone - sono di Gianfranco Di Silvestri, detto "il professore" e del suo assistente personale) e al puntuale rintocco con spezzoni dei suoi film, il documentario permette di entrare pienamente nel fenomenologia cinematografica del regista romano. Ciò che emerge più di ogni altra cosa è la capacità di "rubare" dalla realtà, la versatilità nell'imitazione, il talento nell'affabulazione, il tutto, va aggiunto, messo a servizio di sceneggiature spesso fragili e bozzettistiche. Il documentario, pur nella sua medietas priva di guizzi, è un saggio di valore, che consente allo spettatore di farsi un'idea compiuta del cinema verdoniano.    

2001 odissea nello spazio (2001 A space odissey)

anno: 1968   
regia: KUBRICK, STANLEY  
genere: fantascienza  
con Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Daniel Richter, Leonard Rossiter, Margaret Tyzack, Robert Beatty, Sean Sullivan, Douglas Rain, Ed Bishop, Alan Gifford, Vivian Kubrick, Penny Brahams, Simon Davis, John Ashley, Terry Duggan, Heather Downham, Bill Weston, Jonathan Daw, Ann Gillis, David Charkham, Scott MacKee, Edwina Carroll, James Bell, Glenn Beck, Peter Delman, David Fleetwood, Laurence Marchant, Dany Grover, Mike Lowell, John Jordan, Tony Jackson, David Hines, Brian Hawley  
location: Usa
voto: 9,5

Quando l'uomo era ancora uno scimmione che si spidocchiava, un grosso monolito nero comparso sul pianeta sembra innescare una forma di intelligenza che avrebbe portato quelle scimmie a farsi la guerra e a usare le ossa delle carogne come armi. Quattro milioni di anni più tardi, nel 2001, quello stesso monolito è l'oggetto di una spedizione che gli americani decidono di compiere su Giove. A bordo della navicella ci sono 5 astronauti, tre dei quali ibernati, guidati dall'intelligenza artificiale infallibile di Hal-9000 (la sigla non è altro che l'anticipazione di un posto nell'alfabeto dell'acronimo IBM). Ma il computer non accetta gli ordini che gli vengono impartiti dall'uomo, al punto da costringere l'unico sopravvissuto (Dullea) a smontare il "cervello" del calcolatore per poi proseguire il viaggio finendo in una sorta di quarta dimensione dove, dopo aver attraversato grappoli di stelle e nuvole gassose, si ritrova davanti a sé stesso invecchiato.
Concepito in cinque movimenti distinti (l'alba dell'uomo; la preparazione della missione; il viaggio con Hal; la perdita nel cosmo; l'epilogo in una stanza arredata in stile Luigi XVI), 2001 odissea nello spazio segna uno spartiacque nella storia della fantascienza. Uscito dalla penna di Arthur Clarke, che scrisse la sceneggiatura con Kubrick, 2001 è un favola apocalittica sulla ribellione della macchina all'uomo, carico di allegorie e di una tensione costante. Se qualche pur minima perplessità può essere espressa rispetto alle scelte più radicali di regia (dalla durata, due ore e mezza, ai ripetuti e lunghi frammenti di schermo nero), è innegabile che Kubrick sia riuscito nell'impresa di portare un pezzo avanti la sperimentazione cinematografica. Movimenti impossibili con la macchina da presa, la perfetta sensazione dei corpi che si muovono nel vuoto, le parole che arrivano solo dopo 24 minuti di film, le scenografie di strabiliante fantasia e l'uso determinante della musiche (Sul bel Danubio blu, di Johann Strauss jr, Così parlò Zarathustra di Richard Strauss e diversi brani di György Ligeti) sono addendi di una somma cinematografica che rimane insuperata e profetica (nel 1968 vengono anticipati la webcam e il riconoscimento vocale e l'uomo avrebbe messo piede sulla Luna l'anno successivo all'uscita del film). Una pietra miliare che ha il solo neo di avere spinto forse eccessivamente sul pedale dello sperimentalismo.

mercoledì 4 settembre 2013

La variabile umana

anno: 2013       
regia: OLIVIERO, BRUNO
genere: noir
con Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Sandra Ceccarelli, Alice Raffaelli, Renato Sarti, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Dafne Masin, Mao Wen, Davide Tinelli, Caterina Luciani, Luca Cerri (II), Silvano Piccardi, Paolo Grossi, Gabriele Dino Albanese, Francesco Palamini, Roberta Paparella
location: Italia
voto: 3

A Milano, un commissario di Polizia vedovo (Orlando) è chiamato a indagare sull'omicidio di un uomo assai in vista, abituale frequentatore di escort, trovato morto nel suo appartamento. I sospetti inizialmente convergono sulla reticente moglie dell'uomo (Ceccarelli). Nella stessa notte la figlia del commissario (Raffaelli) viene fermata con una pistola in mano…
Indeciso tra noir, poliziesco e melò, l'esordiente Bruno Oliviero pasticcia tra i generi, realizzando un film tanto ambizioso quanto velleitario. Fin dalle prime inquadrature si scorge il tentativo di squadernare davanti agli occhi dello spettatore capacità autoriali, tra lunghi indugi della macchina da presa, sfocature d'immagine e grandangoli spinti. L'impressione è invece quella di chi non sa come maneggiare i mezzi che ha a disposizione. I limiti del film non sono solo figurativi: il copione è esilissimo, gli attori impacciati o sottoutilizzati (la mimica di Silvio Orlando viene qui impiegata al minimo delle sue potenzialità; Battiston è poco più che una comparsa e ha pochissime battute; la Ceccarelli non ha mai cambiato espressione da quando comparve per la prima volta in Segreti segreti e l'esordiente Alice Raffaelli, sguardo torvo dalla prima all'ultima inquadratura, è improponibile come attrice, tanto più che è penalizzata dalla cadenza in stampatello che la induce a parlare come un'albanese), le indagini vengono condotte in una maniera talmente approssimativa che non c'è bisogno di avere seguito intere annate di CSI per rendersene conto e il ritmo è inesistente. Con i tioli di coda arriva la mazzata finale: un'inascoltabile canzoncina di Gianna Nannini.    

martedì 3 settembre 2013

Foxfire - Ragazze cattive

anno: 2013       
regia: CANTET, LAURENT
genere: drammatico
con Raven Adamson, Katie Coseni, Madeleine Bisson, Claire Mazerolle, Paige Moyles, Rachael Nyhuus, Lindsay Rolland-Mills, Alexandria Ferguson, Ali Liebert, Joris Jarsky, Jordan Boden, Brenley Charkow, Jesse Marcellus Connors, Faith Curnew, Matthew Deslippe, Victoria DiGiovanni, Catherine Disher, Mark Fisher, Briony Glassco, Mark Grandmont, David Patrick Green, Chelsee Livingston Hennebury, Tamara Hope, Joey Iachetta, Jean-Michel Le Gal, Christian Lloyd, Chris Luppe, Zack Martin, Claudio Masciulli, Ian Matthews, Kent Nolan, Michelle Nolden, Alexandra Parker, Trish Rainone, John Stead, Matt Taylor, Allie White, Zahra Bentham
location: Usa
voto: 7

Tra il 1955 e il 1956 un gruppetto di 15enni americane proletarie, inizialmente cinque, poi sempre di più, formano una gang femminile (le Foxfire, appunto), con l'intento di vendicare i continui torti che subiscono dai maschi. La loro rabbia si estende in seguito ai ricchi e il gioco, alla lunga, sfugge loro di mano.
Il più sociologo tra i registi in circolazione (Risorse umane, A tempo pieno, Verso sud, La classe) prende spunto dal romanzo di Joyce Carol Oates per concentrarsi sulle dinamiche interne a un gruppo carismatico di adolescenti, osservando i meccanismi di partecipazione e coesione, l'accoglienza di nuovi membri, i processi di disgregazione di queste amiche per la pelle dalle fisionomie e dai caratteri perfettamente distinti (interpretate da attrici da applauso), impigliate in un continuo rito di passaggio che arriva al suo acme con il rapimento di un uomo facoltoso. Romanzo di formazione sul tema della misandria che sfocia prima in un ribellismo cieco e poi in un vero e proprio innesco rivoluzionario, il notevole film di Cantet, sul quale aleggia un'atmosfera saffica, ha il solo neo di qualche lungaggine di troppo (nessuna tra le sue opere è mai stata sotto le due ore di durata: qui siamo a 143 minuti): dagli inserti con il vecchio rivoluzionario (francamente scoordinati col resto del film) alle didascalie sul bravo padre di famiglia ultrabigotto.    

domenica 1 settembre 2013

Cavalli

anno: 2011       
regia: RHO, MICHELE 
genere: drammatico 
con Vinicio Marchioni, Michele Alhaique, Giulia Michelini, Duccio Camerini, Antonella Attili, Fausto Maria Sciarappa, Pippo Delbono, Marco Iermanò, Andrea Occhipinti, Luigi Fedele, Asia Argento, Francesco Fedele, Cesare Apolito, Massimiliano Ubaldi 
location: Italia
voto: 2

Tratto da un racconto di Pietro Grossi contenuto in un'opera intitolata Pugni, il film d'esordio di Michele Rho ritrae, nell'Appennino di fine ottocento (ma la ricostruzione cronologica è a dir poco ellittica), la traiettoria esistenziale di due fratelli - Vinicio Marchioni e Michele Alhaique - legatissimi tra loro, rimasti orfani di madre fin da piccoli e cresciuti da un padre rigido e anaffettivo (Apolito). Caratterialmente opposti, i due trovano una qualche strada grazie ai cavalli che il padre ha affidato a ciascuno di loro.
Dalla messa in scena pauperistica e approssimativa, passando per la recitazione assolutamente sotto il livello di guardia per arrivare ai profili dei due protagonisti tagliati con l'accetta, il film di Rho è una sorta di westen tanto anomalo quanto inconsistente e velleitario.