giovedì 9 giugno 2016

Now You See Me 2 - I maghi del crimine

anno: 2016       
regia: CHU, JON M.  
genere: thriller  
con Jesse Eisenberg, Mark Ruffalo, Woody Harrelson, Lizzy Caplan, Dave Franco, Morgan Freeman, Daniel Radcliffe, Jay Chou, Michael Caine, Sanaa Lathan, Tsai Chin, David Warshofsky, Henry Lloyd Hughes, Justine Wachsberger, Richard Laing, Martin Delaney, Brick Patrick, Zach Gregory, Jem Wilner, Ben Lamb, Michael Cooke    
location: Cina, Regno Unito, Usa
voto: 4,5  

Al suo secondo capitolo, la vicenda dei quattro maghi cavalieri tratti dalla fantasia di Boaz Yakin ed Edward Ricourt fa registrare un doppio avvicendamento: quello della protagonista femminile (esce Mélanie Laurent ed entra Lizzy Caplan) e quello in cabina di regia, con Jon M. Chu al posto di Louis Leterrier. In più, colloca nel ruolo del cattivissimo l'ex maghetto per antonomasia, quel Daniel Radcliffe già interprete di tanti Harry Potter. Il ragazzo, figliastro del magnate interpretato da Michael Caine, è convinto della superiorità della scienza sulla magia e vuole mettere le mani su un microchip capace di violare qualsiasi computer del pianeta. Per questo rapisce i quattro costringendo l'agente dell'FBI che li appoggia (Ruffalo) a cercarli fino a Macao.
Se l'episodio precedente funzionava anche per il doppio livello di lettura possibile (la dialettica tra apparenza e realtà ma anche la vendetta), questo sembra preoccuparsi unicamente di disseminare effetti speciali e colpi di scena a ripetizione, scordandosi di raccordarli in fase di sceneggiatura. Ne esce un film totalmente rapsodico, con una trama a groviera pretestuosa infarcita da passaggi inspiegabili e montaggio nevrastenico che dopo due ore stancherebbero anche il più fanatico ammiratore di fuochi d'artificio ed effetti speciali, curati dal notissimo mago David Copperfield.    

venerdì 3 giugno 2016

The 33 (Los 33)

anno: 2015       
regia: RIGGEN, PATRICIA
genere: dramma catastrofico
con Antonio Banderas, Juliette Binoche, Lou Diamond Phillips, Rodrigo Santoro, Gabriel Byrne, James Brolin, Tenoch Huerta, Jorge Diaz, Marco Treviño, Fernanda Ramírez, Angela Reyes, Trinidad González, Adriana Barraza, Alejandro Goic, Jacob Vargas, Oscar Nuñez, Juan Pablo Raba, Naomi Scott, Bob Gunton, Cote de Pablo, Kate del Castillo, Mario Casas, Tim Wilcox, Leonardo Farkas, Anderson Cooper, Mario Kreutzberger    
location: Cile
voto: 3,5

Nel 2010 33 minatori cileni rimasero intrappolati a più di 700 metri di profondità a seguito del crollo di una parete della montagna nella quale stavano lavorando per cercare oro e rame. A dispetto delle pressanti richieste dell'opinione pubblica e dei parenti, dapprima il governo - sulla scorta di precedenti evidenze statistiche (il prologo ci informa che ogni anno nel mondo muoiono in media 12000 minatori) - pensò che il loro destino fosse segnato. Ma il pervicace Ministro delle miniere fece arrivare esperti dal Canada e dagli Stati Uniti e i 33, dopo ben 69 giorni di resistenza, tornarono a vedere finalmente la luce del sole.
Disaster movie talmente appiccicaticcio e obsoleto che gli esercenti hanno deciso di non distribuirlo neppure nelle sale ma di passarlo direttamente in dvd, nonostante un cast di primo piano (Antonio Banderas, Juliette Binoche, Gabriel Byrne, James Brolin) con prestazioni sotto il livello di guardia e fisionomie lontanissime da quelle cilene. La struttura è infatti la solita: prologo che passa in rassegna i protagonisti e le loro più o meno felici vite private; catastrofe; inevitabili dissapori nella situazione estrema in cui i sopravvissuti sono costretti a vivere; happy end. Ce ne sarebbe abbastanza per aggiornare la Morfologia della fiaba di Propp, se non fosse che alla banalità del racconto e alla pochezza della messa in scena si aggiungono tutti i cliché di contorno: gli speculatori, gli affetti ritrovati, l'uso propagandistico della vicenda e persino la musica andina con tanto di flauto di pan. Come avevano già dimostrato San Adreas, Into the storm, Everest, Poseidon e World Trade Center, sembra che da una decina d'anni a questa parte il genere catastrofico sia veramente arrivato alla canna del gas.    

mercoledì 1 giugno 2016

S Is for Stanley - Trent'anni dietro al volante per Stanley Kubrick

anno: 2015       
regia: INFASCELLI, ALEX 
genere: documentario 
con Emilio D'Alessandro, Janette Woolmore, Alex Infascelli 
location: Italia, Regno Unito
voto: 5 

Contadino, poi tuttofare, infine pilota di automobili nella categoria Ford, in un terribile giorno di neve Emilio D'Alessandro, ingaggiato da una compagnia privata di taxi londinese, deve recapitare la scultura di un fallo gigante a casa di un regista folle e visionario. "Piacere, Stanley Kubrick". E lui: "Piacere, Emilio D'Alessandro". Ignaro della statura del personaggio che aveva davanti, D'Alessandro da quel giorno divenne l'autista personale di Kubrick e poi suo tuttofare per trent'anni, fino alla morte del regista, avvenuta poco prima che D'Alessandro decidesse di tornare a Cassino.
Il figlio d'arte Alex Infascelli torna dietro la macchina da presa a quasi 10 anni dal precedente H2odio e dopo thriller meno che mediocri come Almost blue e Il siero delle vanità con un film sull'amicizia tra due persone che non avrebbero potuto essere più diverse. Nel riscrivere in maniera inedita la dialettica tra servo e padrone, il documentario pende nettamente dalla parte del secondo mentre sul primo, al quale siamo decisamente più interessati, aggiunge poco, peraltro senza potersi servire di un solo fotogramma delle sue opere: l'ossessione per le regole, i "pizzini" lasciati continuamente con grandissimo garbo al suo tuttofare e contenenti gli ordini più diversi, l'amore per cani e gatti e la difesa indomita della propria vita privata. Opera a budget evidentemente ridottissimo, S is for Stanley si fa più accattivante quando, attraverso cimeli e memorabilia, ci mostra scorci di vita del grandissimo regista, ma è implacabilmente piatto e noioso nel racconto, quasi tutto in lingua inglese, offerto dal protagonista e dalla sua consorte. Nonostante ciò, Infascelli si è guadagnato il Davide di Donatello per il miglior documentario.    

martedì 31 maggio 2016

Fiore

anno: 2016       
regia: GIOVANNESI, CLAUDIO  
genere: drammatico  
con Daphne Scoccia, Josciua Algeri, Valerio Mastandrea, Gessica Giulianelli, Klea Marku, Laura Vasiliu, Aniello Arena, Francesca Riso    
location: Italia
voto: 6,5  

Comincia e finisce con un inseguimento (e si sentono i suggerimenti di Stefano Sollima, ringraziato sui titoli di coda) il quarto film di Claudio Giovannesi, ancora una volta ambientato a Roma e ancora una volta teso a raccontare una storia di integrazione difficile. Che in questa occasione è quella di Daphne (Scoccia), diciassettenne che vive di espedienti con un padre (Mastandrea) appena uscito di galera (il carcere come elemento ereditario?) e una madre invisibile. La ragazza finisce nel carcere minorile di Casal Del Marmo ed è lì che si invaghisce di Josciua (Algeri), internato anche lui nel braccio maschile della stessa casa circondariale. Lì, i due iniziano una difficile storia d'amore.
Giovannesi, che oltre al copione ha scritto anche la notevole colonna sonora del film, mostra ancora una volta grande sensibilità nel far penetrare lo spettatore nel marasma interiore della protagonista (interpretata da una Daphne Scoccia trovata per caso in un ristorante dove lavorava come cameriera e perfettamente intonata alla parte), al suo anelito di libertà, alla sua irrequietezza esistenziale e alla sua refrattarietà alle regole. Ma rispetto al precedente Alì ha gli occhi azzurri si tratta tuttavia di un piccolo passo indietro: il film - girato tra Ardea e Torvaianica oltre che nel carcere de L'Aquila, attualmente in disuso - soffre la quasi totale assenza di ritmo dell'intera parte centrale, alla quale soltanto le incursioni di un credibilissimo Mastandrea - unico attore professinista insieme alla rumena Laura Vasiliu; gran parte del cast è formato da ex detenuti - restituisce brio narrativo. A titolo di curiosità, un'occhiata va data ai nomi del cast, per notare le ricadute ingenue dell'esotismo sull'onomastica, con nomi come Josciua e Gessica.    

domenica 29 maggio 2016

La grande finale (The grand finale or The Official Film of the 2006 FIFA World Cup (TM))

anno: 2006   
regia: APTED, MICHAEL   
genere: documentario   
con Jens Lehmann, Didier Drogba, Fabio Cannavaro, Thierry Henry, Horacio Helizondo, Michael Ballack e con la voce di Luca Zingaretti    
location: Germania, Regno Unito
voto: 5   

La storia dei mondiali di calcio è costellata da furti clamorosi: basterebbe ricordare l'unica vittoria dell'Inghilterra nel 1966 o le due assurde sconfitte subite dall'Olanda di Cruijff in Germania e in Argentina contro le padrone di casa. Ma il furto più scandaloso di tutti è quello di Germania 2006, al quale il regista britannico Michael Apted - già autore di film come Gorky Park, Gorilla nella nebbia, Nell e persino di un episodio della serie che ha come protagonista 007 - dedica gli ultimi 25 minuti di questo documentario che in realtà altro non è che il filmato ufficiale della coppa del mondo 2006. L'Italia, tanto per cambiare, era coinvolta nello scandalo di Calciopoli, il figlio del CT Lippi era nel registro degli indagati e in campo si vedeva più brillantina che muscoli e polmoni. Quel mondiale fu vinto giocando bene complessivamente per un paio di minuti: quelli che misero ko la Germania in semifinale, ai supplementari, con gol di Grosso e Del Piero a retrovia tedesca sguarnita. Il titolo mondiale arrivò ai calci di rigore contro la Francia, con Materazzi e Zidane protagonisti nel bene (loro i gol nei tempi regolamentari) ma soprattutto nel male (offensivo e subdolo l'uno, manesco e poi espulso l'altro). Tra interviste ai protagonisti di allora (arbitro Helizondo compreso), statistiche e qualche flash su tutte le squadre del torneo, il film ricostruisce in forma strettamente antologica la vicenda di quel mondiale, con il minimo sforzo di regia: riprese a bordo campo e commenti di Luca Zingaretti, più parchi e flemmatici di quelli di Niccolò Carosio.    

martedì 24 maggio 2016

Julieta

anno: 2016       
regia: ALMODOVAR, PEDRO
genere: drammatico
con Emma Suárez, Adriana Ugarte, Daniel Grao, Inma Cuesta, Darío Grandinetti, Michelle Jenner, Rossy de Palma, Sara Jiménez, Priscilla Delgado, Blanca Parés, Sara Jiménez, Ramón Agirre, María Mera, Agustín Almodóvar, Jimena Solano, Pilar Castro, Joaquín Notario, Nathalie Poza, Susi Sánchez, Mariam Bachir    
location: Spagna
voto: 4

Una madre (Suárez) scrive una lunga lettera alla figlia, ormai adulta, che non vede da dodici anni. Le vuole raccontare come ha conosciuto il padre (Grao), un pescatore morto in una sciagura in mare durante una tempesta, e come lei ha vissuto la depressione che ne è seguita, a ruoli ribaltati, con la figlia che la accudiva.
C'era una volta l'ex enfant prodige del cinema iberico, il trasgressivo e iconoclasta Pedro Almodòvar. Del genio formale che fece scuola (da noi basterebbe ricordare Pappi Corsicato) è rimasto soltanto il colore rosso piazzato in qualsiasi inquadratura, fosse anche solo per mostrare i peperoni su una tela o un maglione del tutto inadeguato a una donna profondamente depressa. Il resto è l'ologramma triste di un regista ormai evanescente, del quale è rimasto vivo, chissà perché, solo il mito sconsiderato. Julieta, inopportunamente associato a Tutto su mia madre - l'ultimo lavoro riuscito del regista spagnolo - va ad allungare la serie di film inguardabili: da Parla con lei a Gli amanti passeggeri. Tratto da una trilogia di racconti di Alice Munro, premio Nobel per la letteratura, Julieta è l'ennesimo ritratto femminile di Almodòvar: un melò piatto come il peggior sceneggiato televisivo, dalle ambientazioni ultraborghesi dove risaltano quadri di Lucien Freud e orologi a forte impatto scenografico, accompagnato da musiche talmente eccessive che stonerebbero persino in Psycho e servito, nel ruolo della protagonista in due diverse età, da due attrici tanto belle quanto inespressive.