giovedì 15 giugno 2017

La memoria dell'acqua (El botón de nácar)

anno: 2015       
regia: GUZMAN, PATRICIO   
genere: documentario   
location: Francia, Cile, Spagna
voto: 4   

I mammasantissima del cinema, quelli sempre bene informati, dicono che il settantaquattrenne cileno Patricio Guzman, una vita passata in esilio dal "suo" Cile dopo il colpo di stato di Pinochet, è uno dei migliori documentaristi al mondo. Sarà… La memoria dell'acqua è appena il suo quinto film e prende spunto dal ritrovamento di un bottone (quello del titolo originale) in fondo all'oceano per raccontare la storia di Jemmy Button, l'indigeno che - nell'Ottocento - fu portato dalla Patagonia all'Inghilterra con l'intento di civilizzarlo, salvo poi rispedirlo indietro. Al rientro, l'uomo perse la sua identità dopo avere accettato le avance degli inglesi in cambio di quel famoso bottone di madreperla che gli diede anche il nome. Oggetto che fa da epitome anche alla dittatura di Pinochet, artefice dell'inasprimento della difficile convivenza tra etnie diverse, fustigate dalla dittatura e già in precedenza vittime di forme feroci di colonialismo.
Tutto molto poetico e ispirato, ma terribilmente demodé, con l'appiglio pretestuoso a una metafora corriva come quella della memoria dell'acqua che diventa la matefora di un popolo che non ha dimenticato il suo passato, le difficoltà e i torti subiti. Ritmo lentissimo, voce off soporifera da documentario televisivo anni '50, macchina fissa sugli intervistati alternata a immagini dello spazio da National Geographic rendono questo film appetibile solo a palati raffinatissimi. Il mio non lo è.    

mercoledì 14 giugno 2017

Maria per Roma

anno: 2016       
regia: DI PORTO, KAREN 
genere: grottesco
con Karen Di Porto, Andrea Planamente, Cyro Rossi, Diego Buongiorno, Nicola Mancini, Lorenzo Adorni, Massimiliano Padovan Di Benedetto, Paolo Samoggia, Boris Giulivi, Paola Venturi, Bruno Pavoncello, Mia Benedetta, Marianna Costantini, Daniela Virgilio    
location: Italia
voto: 3 

Nanni Moretti è come Frank Zappa: per quanto uno possa sforzarsi di imitarlo, non riuscirà mai neppure a lambire vagamente l'originale. A questa ferrea regola non sfugge neppure l'esordiente Karen Di Porto, che perennemente in sella alla sua Vespa firma un esordio con pretese da Caro diarietto in doppio cromosoma XX, profilandosi come l'ultima epigona di una serie di registi destinati ad apparizioni più o meno effimere come Fulvio Ottaviano, Giacomo Ciarrapico, Nina Di Majo e Alessandro Aronadio. Capello fluente e occhioni bistrati, la ragazza si prende estremamente sul serio e per un ora e mezza rimane fissa sulla scena per raccontare una qualsiasi giornata, dall'alba al tramonto passato sotto i ponti cittadini, di Maria - vocazione da attrice ma key holder per necessità - che in 24 ore, sempre con la cagnetta cardiopatica Bea al seguito (decisamente la migliore interprete del film), si arrabatta per mostrare le case vacanze a clienti spesso pretenziosi e rompiscatole, trova il tempo per le prove a teatro, quello per un set cinematografico e per andare a far visita alla madre con cui è in perenne conflitto, per poi terminare la sua giornata a una festa organizzata alla Casa del cinema, dove un regista le ha fatto sperare in una parte per un film.
Tra fotografie da cartolina della città eterna e una ridda di stereotipi (il produttore cinematografico bavoso, la sarda seccatrice, l'amico gay effemminato, eccetera), il film della Di Porto si dipana senza un'idea minima di sceneggiatura, assemblando alla rinfusa una serie di scene più o meno grottesche che, pur trovando qualche momento comico, vengono raggelate dal contrasto con l'assenza totale di qualsiasi forma di ironia della protagonista.
Sul genere, tra teatro off e situazioni beckettiane, molto meglio andarsi a rivedere il gustoso Estate romana di Matteo Garrone, degno allievo di Moretti ma senza ambizioni di clonazione.    

martedì 13 giugno 2017

Io danzerò (La Danseuse)

anno: 2016       
regia: DI GIUSTO, STEPHANIE   
genere. biografico   
con Soko, Gaspard Ulliel, Mélanie Thierry, Lily-Rose Melody Depp, François Damiens, Louis-Do de Lencquesaing, Amanda Plummer, Denis Ménochet, Louis Garrel, William Houston, Charlie Morgan, James Flynn    
location: Francia, Usa
voto: 4   

Nel 1887, alla morte del padre, la venticinquenne Marie Louise (Soko) salpa dagli Stati Uniti per cercare fortuna come attrice in Francia. Qui la ragazza, omosessuale dichiarata che nel frattempo ha assunto il nome d'arte di Loïe Fuller, pur non sapendo ballare rivoluzionerà il concetto stesso di danza, esibendosi dapprima alle Folies Bergères e quindi addirittura all'Opera di Parigi.
La esordiente Stéfanie De Giusto, spocchia tutta francese e piglio intollerabilmente magniloquente, firma un biopic che comincia come un film western e di dipana in una narrazione piatta con ambizioni autoriali, ricercatezze gratuite e una pensosità diffusa che mette in secondo piano l'unica cosa buona del film: la ricostruzione dello spettacolare gioco di luci e forme con cui la Fuller, utilizzando semplicemente dei bastoni e dei lunghissimi veli, riuscì a mandare in visibilio il pubblico della Belle Époque grazie alla sua "danza serpentina". Il film tratto da un libro di Giovanni Lista si concentra invece sul rapporto con un nobiluomo depresso (Garrel) e con la stella nascente di Isadora Duncan (l'insipida Lily-Rose Melody Depp, figlia di Johnny Depp), una vera ballerina, affidandosi all'inespressività di Soko, la cantante di origine polacca che fece fortuna su MySpace grazie a un video girato col cellulare…    

lunedì 12 giugno 2017

Una doppia verità (The Whole Truth)

anno: 2016       
regia: HUNT, COURTNEY  
genere: giallo  
con Keanu Reeves, Renée Zellweger, Gugu Mbatha-Raw, Gabriel Basso, Jim Belushi (James Belushi), Jim Klock, Ritchie Montgomery, Christopher Berry, Nicole Barré, Lyndsay Kimball, Jason Kirkpatrick, Sean Bridgers, Jackie Tuttle, Mattie Liptak, Ryan Grego, Mac Alsfeld    
location: Usa
voto: 5  

Il diciassettenne Mike Lassiter (Basso) è l'ammutolito rampollo di una ricchissima famiglia della Louisiana che deve essere processato per parricidio. Tutto lascerebbe pensare a un processo rapido, visto che l'imputato ha ammesso la sua colpa. Il suo avvocato (Reeves), che è anche un amico di famiglia, propende per una strada che tenti di dimostrare che l'omicidio compiuto dal ragazzo sia stato innescato dai soprusi paterni a danno della madre (Zellweger).
Su sceneggiatura fiacchissima di Rarafel Jackson , la 53enne Courtney Hunt - già regista del noir Frozen river - dirige un legal thriller alquanto convenzionale, quasi interamente girato all'interno dell'aula di tribunale nella quale si svolge il processo e condito con qualche flashback. La regia è pulita ma defilata, la narrazione si lascia seguire fluidamente, ma l'intero plot sembra puntare sul doppio colpo di scena finale, segnato da un'evidente falla nella sceneggiatura.
Alla fine, il motivo maggiore di interesse di questo saldo estivo è il confronto tra i due protagonisti - Keanu Reeves e Renée Zellweger - a colpi di botox.    

martedì 6 giugno 2017

Mea Culpa

anno: 2014       
regia: CAVAYÉ, FRED 
genere: poliziesco
con Vincent Lindon, Gilles Lellouche, Nadine Labaki, Max Baissette de Maglaive, Gilles Cohen    
location: Francia
voto: 6 

Simon (Lindon) è stato espulso dalla polizia a seguito di un incidente d'auto che ha provocato la morte di tre persone. Il matrimonio di sfascia e l'unico a rimanere al suo fianco è un collega (Lellouche) che si farebbe in quattro per lui e che dimostra davvero di saperlo fare quando Simon si trova a fronteggiare una banda di sanguinari malviventi che vorrebbero uccidere suo figlio, inconsapevole testimone di un delitto che non avrebbe dovuto vedere.
Il francese Fred Cavayé dirige due dei suoi attori feticcio - Vincent Lindon (Pour elle) e Gilles Lellouche (Gli infedeli) - in un polar travestito da buddy-movie con tanto di abreazione finale. La narrazione zoppica e la gang dei cattivoni è disegnata a grana grossa, ma il film - nonostante l'inverosimiglianza di molte situazioni - ha ritmo, azione e qualche buona trovata di regia.    

domenica 4 giugno 2017

John Wick - Capitolo 2 (John Wick: Chapter 2)

anno: 2017       
regia: STAHELSKI, CHAD  
genere: gangster  
con Keanu Reeves, Riccardo Scamarcio, Laurence Fishburne, Common, Ruby Rose, Ian McShane, John Leguizamo, Claudia Gerini, Lance Reddick, Peter Stormare, Bridget Moynahan, Peter Serafinowicz, Thomas Sadoski, David Patrick Kelly, Tobias Segal, Nico Toffoli, Perry Yung, Vadim Kroll, Franco Nero, Luca Mosca    
location: Italia, Usa
voto: 1  

John Wick (Reeves, qui più imbalsamato del solito) vorrebbe starsene tranquillo con il suo cane e godersi la sua bella casa. Ma un suo ex socio (un inguardabile e soprattutto inascoltabile Riccardo Scamarcio) lo costringe a tornare sulla scena per eliminare, a Roma, la sorella (Claudia Gerini, che qui offre una presenza più ornamentale delle precedenti). Sarà una carneficina.
Avete presenti quei videogames del genere sparatutto? Ecco, qui siamo alla loro degenerazione più letale: in nome del cinema più bolso e fracassone, qui dialoghi e plot vengono azzerati, qualsiasi raccordo narrativo viene lasciato al caso, la recitazione è ben sotto il livello di guardia, Roma fa rimpiangere le fotografie dei negozi di souvenir e l'unica cosa che ci si aspetta da action movies come questo è, appunto, l'azione. Che qui invece viene spesso sacrificata a vantaggio di interminabili intermezzi parlati dai quali allo spettatore - a differenza del protagonista che schiva, invulnerabile, qualsiasi raffica di pallottole - viene stroncato l'ultimo neurone residuo.   
Improponile il confronto con il primo capitolo.