domenica 1 maggio 2016

Il campo (El campo)

anno: 2011       
regia: BELON, HERNAN   
genere: drammatico   
con Leonardo Sbaraglia, Dolores Fonzi, Matilda Manzano, Pochi Ducasse, Juan Villegas   
location: Argentina
voto: 4   

Santiago (Sbaraglia) si trasferisce con moglie (Fonzi) e figlia (Manzano) in una casa nella campagna argentina. L'idillio familiare sembra spezzarsi quando la donna mostra segnali di irrequietezza e disagio rispetto a un'abitazione che non le piace, con molti rumori sospetti e presenze inopportune e invadenti di strani vicini. La coppia rischia così di sfaldarsi.
Opera prima di Hernan Belon con una sola idea, quella di mostrare il subbuglio interiore della protagonista attraverso i fantasmatici rumori d'ambiente. Lo svolgimento è opaco e sibillino, la messa in scena povera e la pista horror accennata svogliatamente e del tutto irrisolta. A questo si aggiunge un doppiaggio italiano ai limiti del dilettantistico.    

venerdì 29 aprile 2016

Zona d'ombra - Una scomoda verità (Concussion)

anno: 2015       
regia: LANDESMAN, PETER   
genere: drammatico   
con Will Smith, Alec Baldwin, Gugu Mbatha-Raw, Arliss Howard, Paul Reiser, Luke Wilson, Adewale Akinnuoye-Agbaje, David Morse, Albert Brooks, Stephen Moyer, Eddie Marsan, Matthew J. Willig, Hill Harper, Richard T. Jones, Mike O'Malley, L. Scott Caldwell, Sara Lindsey, Britanni Johnson, Jason Davis, Dan Ziskie, Alison Moir, Eme Ikwuakor, Joni Bovill, Randy Kovitz, Robert McKay, Rocky Paterra    
location: Usa
voto: 7   

Nel 2002 un medico supertitolato di origini nigeriane, Bennet Omalu (Smith), facendo autopsie viene a contatto con il cadavere di Mike Webster (Morse), ex star del football americano finito in disgrazia e morto in totale solitudine nel peggiore dei modi. Esaminandone il cervello, Omalu riscontra delle gravissime anomalie che si ripresentano all'indomani di una seconda morte di un ex giocatore di football. Decide così di scrivere un articolo con un referenziatissimo neuropatologo (Marsan) e fa scoppiare il caso. La NFL, la lega del football americano, dapprima cerca di screditarlo, quindi passa alle minacce fisiche a lui e a sua moglie (Mbatha-Raw). Ma l'uomo non si dà per vinto e ottiene una seria riflessione sul caso, appoggiato soltanto dal suo superiore (Brooks) e da un ex medico sportivo pentito (Baldwin).
A partire da un articolo di Jeanne Marie Laskas, Peter Landesman porta sul grande schermo una storia vera, tipico apologo per celebrare le contraddizioni ma anche la grandezza dell'America, facendo leva sulla redditività ai botteghini di un divo come Will Smith, qui sommesso in maniera inedita. E azzecca la scommessa perché il regista di Parkland - pur con un impianto narrativo molto classico, qualche melensaggine, un pizzico di retorica di troppo nel finale ma con una regia sorvegliata e mai banale - esemplifica attraverso la vicenda straordinaria di Omalu la classica battaglia di Davide contro Golia. Alla quale è facile appassionarsi.    

sabato 23 aprile 2016

Codice 999 (Triple 9)

anno: 2016       
regia: HILLCOAT, JOHN 
genere: thriller 
con Casey Affleck, Chiwetel Ejiofor, Anthony Mackie, Aaron Paul, Clifton Collins Jr., Norman Reedus, Teresa Palmer, Michael K. Williams, Woody Harrelson, Kate Winslet, Gal Gadot, Michelle Ang, Luis Da Silva Jr., E. Roger Mitchell, Carlos Aviles, Mike Harding, Ian Casselberry, Terence Rosemore, Labrandon Shead, Karen Livers, Terri Abney, Anthony Belevtsov, Igor Komar, Ethan Coffey, Alexander Babara, Armando Alonzo, Blake McLennan, Christiana Simonds    
location: Usa
voto: 5,5 

Una squadra di rapinatori, composta per la metà da poliziotti corrotti, mette a segno una rapina spettacolare per conto della mafia ebreo-russa di stanza ad Atlanta e guidata da una zarina di indicibile crudeltà (Winslet, irriconoscibile). Quando quest'ultima decide di alzare la posta, chiedendo ai rapinatori di impossessarsi di alcuni file chiusi in un caveau super allarmato, ai ricattati non rimane che inscenare un codice 999, quello che si usa quando un poliziotto rimane a terra e che ineluttabilmente fa convergere sul posto tutte le squadre della mobile, creando il via libera alla fuga. Ma gli eventi vanno in maniera diversa dal previsto.
Dopo The road e Lawless, John Hillcoat torna sugli schermi italiani con un film ad alto budget, cast scintillante e plot fittissimo (la sceneggiatura arzigogolata è di Matt Cook). L'azione è garantita dalla prima all'ultima scena, con piena soddisfazione dei palati che non chiedono altro sapore che quello del film di genere per mandare il cervello in vacanza. Così in vacanza che i caratteri sono definiti con l'accetta: tutti, con la sola eccezione del poliziotto buono interpretato da Casey Affleck, ugualmente assetati di denaro, dalle gang ispano americane ai poliziotti.    

venerdì 22 aprile 2016

Le confessioni

anno: 2016       
regia: ANDÒ, ROBERTO
genere: drammatico
con Toni Servillo, Daniel Auteuil, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Marie-Josée Croze, Moritz Bleibtreu, Richard Sammel, Johan Heldenberg, Togo Igawa, Aleksei Guskov, Stéphane Freiss, Julian Oveden, John Keogh, Andy de la Tour, Giulia Andò, Ernesto D'Argenio, Lambert Wilson    
location: Germania
voto: 6

In Germania, un hotel extra lusso ospita un sinedrio di ministri dell'economia mondiale che, sotto la guida del presidente del fondo monetario internazionale (Auteuil), stanno per prendere una decisione epocale sulle sorti dei Paesi più svantaggiati del pianeta. Ospite d'eccezione un monaco certosino italiano (Servillo) che parla per apoftegmi e che, su richiesta, confessa il presidente nella stessa notte in cui quest'ultimo si suicida, provocando lo scompiglio tra le tante personalità presenti e coinvolgendo altri ospiti dell'albergo, tra i quali una scrittrice di libri per ragazzi (Nielsen) e un cantante (Heldenberg).
Contagiato anche lui dal morbo del sorrentinismo, Roberto Andò dopo la buona prova di Viva la libertà torna alla magniloquenza di Sotto falso nome con un film che si colloca al crocevia tra Todo modo (richiamato fin troppo esplicitamente) e Youth. Per quanto i movimenti di macchina di Maurizio Calvesi, i piani alternati, il montaggio e la colonna sonora di Nicola Piovani si facciano apprezzare, il film risente di un eccesso di scrittura, al punto che tutto - tra simbolismi semplicistici e brusche virate nel fantastico - appare finto, poco credibile, sentenzioso. Preoccupato moltissimo di levigare la forma secondo un incedere piuttosto statico e con atmosfere rarefatte, Andò riduce il tema centrale del film a teorema, facendone un bigino didascalico, banale e pretestuoso nel quale i burattinai dell'economia mondiale, osservati come fossero in un acquario, vengono investiti dalla scheggia impazzita del monaco, presenza aliena che con il suo silenzio e il segreto della confessione è, da solo, capace di ribaltare l'esito dell'incontro.    

mercoledì 20 aprile 2016

Franny (The Benefactor)

anno: 2015       
regia: RENZI, ANDREW  
genere: drammatico  
con Richard Gere, Theo James, Dakota Fanning, Clarke Peters, Maria Breyman, Erica Lynne Arden, Brian Anthony Wilson, Marko Caka, Erica Cho, Andrea Havens, Lyssa Roberts, Michele Everwine, Jennifer Butler, Rory Ogden, Roy James Wilson, Dennisha Pratt, Tibor Feldman, Lynn Golden, Barbara Edwards, Derrick T. Lewis, Matthew Daisher, Michael Daisher, Evan Fenster, Kelly Buterbaugh, Jayson Williams, Marc Bicking, Megan Rose, Ian Bonner, Michelle Santiago, Dennis Lauricella, Jaclyn McHugh, Kimberly Villanova, Mihir Pathak, Lavonne Nichols, Justin Goncalves, Nola Sanginiti, Yesenia Mercado, Amanda Wilson, Giovanna Labozzetta, Kayla Grasser, Deidre Washington, Gregory M. Brown, Shawn Gonzalez, Ryan Shank, Heather Soellner, Sean Zerbe    
location: Usa
voto: 4  

Miliardario e filantropo di Philadephia che stanzia fondi per costruire ospedali, Franny (Gere) è divorato dai sensi di colpa dopo la tragica morte dei due suoi migliori amici, causata da un incidente d'auto del quale è responsabile. Tra droghe e morfina, la sua esistenza si dipana in un'inconsolabile abulia fino a quando nella sua vita non fa ritorno Olivia (Fanning), la figlia della coppia rimasta uccisa. Per lei e per il suo compagno Luke (James), Franny si spende in ogni genere di follia finanziaria, entrando prepotentemente nella vita dei due e dando l'impressione di ritrovare un senso alla propria esistenza.
Ancora una volta coinvolto in una storia di incidenti stradali dai risvolti thriller (come ne La frode), Richard Gere offre il suo faccione da sessantenne tanto bello quanto inespressivo a un plot del tutto improbabile, artificioso, che si avvita su sé stesso, pieno di buchi di sceneggiatura (da dove arriva l'enorme ricchezza del protagonista? Perché quella fissazione con puzzole, puzzette e persino pelouche dall'aspetto di una puzzola? Perché Franny è sempre così invadente con tutti?). Film inutile, che ricalca lo spunto del "vicino di casa" scomodo, ma senza risvolti gialli minimamente appassionanti.    

lunedì 18 aprile 2016

Quo vado?

anno: 2015       
regia: NUNZIANTE, GENNARO   
genere: comico   
con Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Sonia Bergamasco, Maurizio Micheli, Ludovica Modugno, Ninni Bruschetta, Paolo Pierobon, Azzurra Martino, Lino Banfi, Massimiliano Montgomery, Angelica Napa, Adam Nour Marino, Fabio Casale    
location: Italia, Norvegia
voto: 1,5   

Il film che in poche settimane ha polverizzato ogni precedente record d'incassi dell'intera storia del cinema italiano rappresenta un'occasione troppo ghiotta per capire chi e cosa rappresenti l'ethos di un popolo (quello italiano, purtroppo). Fiero di non di non aver scucito neppure un centesimo al Checco nazionale, decido così - per pura vocazione professionale - di sorbirmi un'ora e venti di idiozia integrale, uno spettacolo pernicioso che, in mancanza degli anticorpi necessari, potrebbe arrecare danni inestimabili. Altro che cinepanettoni. La storia è quella di un quarantenne (Zalone/Medici) che fin da piccolo ha il pallino del posto fisso. Quando arriva l'ordine di smantellare la pubblica amministrazione lavativa e improduttiva, a Checco viene proposta una buonuscita. Lui rifiuta, peraltro tutelato da un politico affarista (il conterraneo Lino Banfi) che si prodiga in consigli per il mantenimento del posto fisso. La manager che ha in carico il caso del protagonista (Bergamasco) lo spedisce nelle postazioni più inaccettabili, ma Checco non si arrende nemmeno quando arriva il turno del circolo polare artico, in Norvegia. Dove, inevitabilmente, trova l'amore.
Raccontato come un lungo flashback davanti a un pubblico di zulù che vorrebbero metterlo allo spiedo, il film è l'espressione più monumentale dei più vieti stereotipi: l'inefficienza degli impiegati statali è un assist a gente come Brunetta, Fornero e Renzi; la civilissima Norvegia è un Paese di odiosi depressi senza cuore; le donne del nordeuropa sono tutte puttane, il sesso è promiscuo, gli omosessuali infestano case e strade, gli ambientalisti sono dei fanatici scocciatori, l'Africa nera è una carnevalata e la mamma è sempre la mamma. Come se non bastasse, la battuta a doppio senso è spesso in agguato, non mancano le raffinatissime arguzie sulle emorroidi né la masturbazione di un orso polare (a fini scientifici, è ovvio) e Magherita Hack fa rima con fuck (sic). Senza contare che in questo film-barzelletta che ha ribadito la stratosferica popolarità del comico pugliese è impossibile rintracciare una qualsiasi idea di cinema che non sia quella che pantografa le gag di derivazione televisiva. È il trionfo del buonismo un tanto al chilo, dei personaggi ridotti a scialbe maschere, del populismo demagogico e cerchiobottista che si richiama esplicitamente a Celentano nella canzone La prima Repubblica non si scorda mai. Risate: zero. Parafrasando Nanni Moretti: ve lo meritate Checco Zalone.