domenica 13 ottobre 2013

Il cacciatore di donne (The frozen ground)

anno: 2013       
regia: WALKER, SCOTT 
genere: poliziesco 
con Nicolas Cage, Vanessa Hudgens, John Cusack, Dean Norris, Gia Mantegna, Robert Forgit, Brad William Henke, Michael McGrady, Katherine LaNasa, Ryan O'Nan, Kevin Dunn, Connor Rockom, Radha Mitchell, Matt Gerald, Jodi Lyn O'Keefe, 50 Cent, Olga Valentina, Jason Collins, Kurt Fuller, Craig Blair, Hillarie Putnam, Ron Holmstrom, Leo Grinberg, Katie Wallack, Jeff Bell, Brett Baker, Mark Robokoff, Clara Danielle Engstrom, Leonardo Walker, Jill Bess, Teresa Koop, Tim Lacatena, Jonathan Minton, A.J. Seims, Tom Skore, Princess Lucaj, Julie Hasquet, Lauren Maxwell, Sunny Alexander, Christopher Murray, Danielle Lyons Gonzales, Shilo K. Thorp, Savanah Graham, Lydia Hull, Seneca Paris, Amy Litson, Bostin Christopher, Joshua Ball, Kiki Warren, Mark Rhino Smith, Jekka Rodriguez, Taylor Ann Tracy, Lucy, Kili, Kaya 
location: Usa
voto: 4

Tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, in Alaska Robert Hansen (Cusack), all'apparenza buon padre di famiglia, aveva trovato un divertente passatempo: adescava prostitute, poi le segregava per periodi a suo piacimento, dopo di che le liberava nei boschi per dare loro la caccia come fossero animali. Dopo decine di omicidi arriva finalmente quella che riesce a scappare (Hudgens). Siccome però tra droghe e prostituzione la ragazza non ha esattamente la fedina penale immacolata, rischia di perdere l'unica chance di salvezza che avrebbe: quella di affidarsi alle cure del premuroso poliziotto Jack Halcombe (Cage), tanto più che il serial killer continua a darle la caccia. Ad Halcombe interessa soprattutto che la donna testimoni in tribunale, nella speranza di interrompere la serie di omicidi.
Poliziesco senza suspense, con brusche virate narrative che non accompagnano mai lo spettatore in quella tensione che ti aspetteresti da un thriller. È questa la cifra meno consonante di un film diretto con sufficiente mestiere dall'esordiente Scott Walker, ma nel quale lo svolgimento della trama è talmente prevedibile da lasciare indovinare con larghissimo anticipo l'esito finale. Cage e Cusack rovesciano i ruoli che avevano avuto in Con Air.    

giovedì 10 ottobre 2013

Mood Indigo - La schiuma dei giorni (L'écume des jours)

anno: 2013       
regia: GONDRY, MICHEL
genere: fantastico
con Romain Duris, Audrey Tautou, Gad Elmaleh, Omar Sy, Aïssa Mäiga, Charlotte Le Bon, Sacha Bourdo, Philippe Torreton, Vincent Rottiers, Laurent Lafitte, Natacha Régnier, Zinedine Soualem, Alain Chabat, Frédéric Saurel, Wilfred Benaïche, Tilly Scott Pedersen
location: Francia
voto: 4

Il jazz, la scrittura debordante, l'ossessione per la tecnologia, la follia allucinata: c'è tutto Boris Vian, scrittore, trombettista jazz e critico musicale (in Italia qualcuno lo ricorderà anche per lo splendido adattamento che Ivano Fossati ha fatto di una sua canzone, Il disertore), portato sul grande schermo da un regista che, quanto a visionarietà, gli tiene perfettamente il passo, quel Michel Gondry che aveva già mostrato la sua vocazione a cimentarsi con opere impossibili come in Se mi lasci ti cancello, il film che, insieme a La tigre e il dragone, più di ogni altro è riuscito a farmi vivere la sala cinematografica come penitenziario e luogo di espiazione dal quale non vedevo l'ora di fuggire.
Il miracolo si è ripetuto con questo Mood indigo (il titolo riprende una celeberrima composizione di Duke Ellington). È la storia di Colin (Duris), giovane ultrabenestante con tanto di valletto a servizio, che si innamora di Chloe (quella Audrey Tautou che da Il favoloso mondo di Amèlie ha sempre la stessa espressione). Quando nel polmone di quest'ultima, durante la luna di miele, penetra una ninfea, la ragazza si ammala, la casa dei due comincia a diventare sempre più piccola, la vita perde letteralmente colore (con viraggio della pellicola sul bianco e nero) e i loro amici iniziano ad accumulare disgrazie e tutto andare.
A chi, come chi scrive, ha sempre anteposto il realismo dei Lumiere alla potenza immaginativa di Melies, La schiuma dei giorni pare un guazzabuglio di trovate che stanno tra il demenziale e il grottesco, un bric-à-brac di stampo tecnologico, un racconto che sembra partorito da un Terry Gilliam dopo una massiccia ingestione di LSD. Le invenzioni visive sono straordinarie dal primo all'ultimo fotogramma, ma alla lunga stancano e sembrano fini a esse stesse e il racconto non riesce a emozionare neppure per un attimo. Così, a noi poveracci che la fantasia non sappiamo neppure dove sia di casa, il film non lascia che la sensazione di un florilegio di virtuosismi della messa in scena, acrobazie con la macchina da presa, effetti speciali a gogo che tuttavia tradiscono anche una massiccia dose di manierismo.    

mercoledì 9 ottobre 2013

Le radici e le ali

anno: 2010       
regia: CAMARCA, CLAUDIO * PARSI, MARIA RITA
genere: documentario
voto:3,5

Parte subito male il documentario di Claudio Camarca e Maria Rita Parsi. Il primo si presenta con un curriculum di fiction non proprio di livello: suoi due mediocri lungometraggi come Quattro bravi ragazzi e Rumori di fondo, entrambi già portatori di uno spiccato interesse nei riguardi della condizione giovanile. La Parsi, psicologa e assidua frequentatrice dei salotti televisivi, attacca dal canto suo con un pistolotto di diversi minuti in cui riesce a produrre un florilegio di luoghi comuni che avrebbe suscitato l'invidia del Massimo Catalano più in forma, pace al'anima sua.
Il tema è quello della condizione giovanile, esaminata secondo i canoni delle radici (le origini, le certezze, la famiglia, gli amici) e le ali, cioè le aspettative, i sogni. Scandito dai temi della moda, dell'anoressia, della droga, della scuola, delle amicizie, della famiglia, della politica e dell'impegno sociale, il documentario - che si mantiene su un registro cinematografico elementare - lascia la parola agli stessi ragazzi, ai quali vengono rivolte domande marzulliane dalle quali scaturiscono risposte ancora più insignificanti e disarmanti. Chiusura con Don Ciotti che straparla.
Se lo scopo del documentario era quello di introdurci nell'universo giovanile, allora poveri ragazzi: fossero davvero tutti così ci sarebbe di che averne paura. E se le radici e le ali di una generazione sono queste, tra abbuffate di televisione, concorsi di bellezza, ossessioni estetiche e droghe, questa generazione non avrebbe veramente un futuro, a dispetto delle sciocchezze che la Parsi spiattella spacciandole per relativismo culturale.    

domenica 6 ottobre 2013

Cognome e nome: Lacombe Lucien

anno: 1974       
regia: MALLE, LOUIS  
genere: drammatico  
con Pierre Blaise, Aurore Clément, Holger Löwenadler, Therese Giehse, Stéphane Bouy, Loumi Iacobesco, René Bouloc, Pierre Decazes, Jean Rougerie, Cécile Ricard, Jacqueline Staup, Ave Ninchi, Pierre Saintons, Gilberte Rivet, Jacques Rispal, Jean Bousquet, Franz Rudnick, Jean-Louis Blum, Claude Marcan, Jean Maurat, Gabriel Cabessut, Mimi Juskiewenski, Albert Tillet, René Thauran  
location: Francia
voto: 4

Chiariamolo subito: questo film di Louis Malle è considerato un capolavoro, "una della sue prove migliori" (Maltin), "uno dei migliori risultati di Malle" (Morandini), "il film più magistrale, più perfetto e senza dubbio più importante di tutta l'odierna produzione" (Le Monde). A chi scrive pare che invece il film di Malle abbia molti difetti. La vicenda raccontata - che in un clima surriscaldato come quello post-sessantottino non mancò di sollevare polemiche - è quella di un giovane contadinotto rozzo (come suggerisce anche il fatto stesso di presentarsi prima per cognome e poi per nome, tipico delle classi sociali più incolte), un tonto di mamma al quale piace uccidere gli animali da cacciagione e tirare il collo alle galline, che, nella Francia del 1944 occupata dai nazisti, vorrebbe arruolarsi nella Resistenza. Rifiutato, si trasforma in un collaborazionista. Invaghitosi della coetanea France (Clement), figlia di un sarto ebreo, cercherà di metterla in salvo.
Lo spunto più interessante, seppur discutibile, del film, sta nel mostrare l'appartenenza ideologica come impulso dalle origini più diverse. Ma al di là dei contenuti, la vicenda viene tirata troppo per le lunghe, gli attori - a partire dal protagonista Pierre Blaise, del quale non si sentirà più parlare - inadeguati e, come ha scritto Kezich, se il regista "voleva farci versare una lacrima sulla fucilazione di Lucien ha proprio sbagliato indirizzo".    

sabato 5 ottobre 2013

Redemption – Identità Nascoste

anno: 2013       
regia: KNIGHT, STEVENS 
genere: gangster 
con Jason Statham, Agata Buzek, Vicky McClure, Benedict Wong, Ger Ryan, Youssef Kerkour, Anthony Morris, Victoria Bewick, Christian Brassington, Danny Webb, Sang Lui, Bruce Wang, David Bradley, Siobhan Hewlett, Steven Beard, John Killoran, Lillie Buttery, Adam Skeats, Macey Chipping, Jason Wong, Emaa Hussen, Ed Gaughan, Ian Pirie, Sheng-Chien Tsai, Josef Altin, Christopher Logan, Jeff Mirza, Emily Lue Fong, Michelle Lee, Joseph Long, Joe Kallis, Anna Maria Everett, Cesare Taurasi, Rosemary Annabella, Andrew Ellis, James Bye, Chris Streeks, Bahaa Nasser, Aklima Begum, Tony Hoy 
location: Afghanistan, Regno Unito
voto: 4

Lui (Statham) è un ex combattente in Afghanistan con qualche cicatrice sulla coscienza. Lei (Buzek) è una suora di origini polacche che avrebbe voluto continuare a studiare danza classica e che invece sfama i drop outs come lui, gente costretta non solo a vivere in strada, ma anche a subire le angherie di qualche sgherro. Finché un giorno lui, con una generosissima quanto implausibile mano data dal caso, non inizia a rifarsi una vita come uomo di fiducia di un capomafia cinese. E a mettersi alla ricerca dell'assassino della sua amica clochard, trasformandosi nell'ennesima reinvenzione de Il giustiziere della notte.
Thriller completamente inverosimile che inanella cliché sulla redenzione a tutto spiano: dalla suorina quattrocchi e inguardabile al reduce vittima dei complessi di colpa per la malefatte in trasferta. Se ci si accontenta di qualche scazzottata, una manciata di scene a suon di arti marziali e un paio di inseguimenti a piedi lo si può anche vedere, ricordandosi però che la regia (stiamo parlando di un esordio) è quasi inesistente e che chiamare "attore" il protagonista è un'offesa a tutta la categoria.    

mercoledì 2 ottobre 2013

In trance

anno: 2013       
regia: BOYLE, DANNY  
genere: giallo  
con James McAvoy, Vincent Cassel, Rosario Dawson, Danny Sapani, Matt Cross, Wahab Sheikh, Mark Poltimore, Tuppence Middleton, Simon Kunz, Michael Shaeffer, Tony Jayawardena, Vincent Montuel, Jai Rajani, Spencer Wilding, Gursharan Chaggar, Edward Rising  
location: Regno Unito
voto: 5,5

Durante una battuta d'asta londinese, un commando superorganizzato ruba un quadro di Goya dal valore di 25 milioni di sterline. O, almeno, crede di rubarlo, visto che, una volta aperta la refurtiva, il capo dell'organizzazione (Cassel) si accorge che la cornice è vuota e la tela sparita. La colpa ricade subito sul battitore d'asta (James McAvoy, che ricordiamo come coprotagonista de L'ultimo re di Scozia) che era d'accordo con i fuorilegge: l'uomo ha però ricevuto un colpo alla testa e non ricorda dove ha nascosto l'opera d'arte. La soluzione è quella di andare da una ipnotista (Dawson) che lo metta nelle condizioni di ricordare. Ma nella mente dell'uomo le cose sono ben più ingarbugliate del previsto e la terapia del ricordo lascia affiorare ben altre vicende.
Nonostante si confermi un film maker di prim'ordine, capacissimo di qualsiasi virtuosismo con la macchina da presa così come nell'assemblaggio delle sue opere, stavolta Danny Boyle scivola su un copione troppo "scritto", che alla mezz'ora iniziale fa seguire una trama molto cerebrale che abbandona la traccia dell'action movie per seguire quella del thriller psicologico. Alla lunga i 100 minuti di film sembrano interminabili, nonostante i numerosi cambi di rotta in sottofinale, e la trama stagna a lungo nella zona mediana del film, con una sovrapposizione dello schema seduta/abreazione a suon di flashback che risulta noioso e confuso. Con Millions, il film finora meno riuscito di questo grande regista.