martedì 30 agosto 2011

Dolce far niente

anno: 1999   
regia: CARANFIL, NAE 
genere: biografico
con François Cluzet, Isabella Ferrari, Margherita Buy, Pierfrancesco Favino, Teresa Saponangelo, Giancarlo Giannini, Alessandra Costanzo, Francesco Dominedò, Sergio Fiorentini, Adolfo Lastretti, Marco Cavicchioli, Rolando Ravello 
location: Italia
voto: 2

Quando Stendhal (Cluzet) non era ancora Stendhal, bensì un viaggiatore francese che per un anno e mezzo si mosse su è giù per l'Italia. Il film di Nae Caranfil - ambientato tra Roma e Terracina - si concentra sul periodo dell'innamoramento dell'autore de Il rosso e il nero nei confronti di Josephine (Ferrari) (siamo nel 1816), sulle frequentazioni degli ambienti altolocati, i Borboni, Rossini. Pasticciato, noiosissimo, Dolce far niente tradisce già dal titolo l'inconsistenza del film, peraltro servito da un cast di grido che ha tutta l'aria di chiedersi cosa ci sta a fare dentro un'opera del genere.    

lunedì 29 agosto 2011

Cover boy - L'ultima rivoluzione

anno: 2008   
regia: AMOROSO, CARMINE
genere: drammatico
con Eduard Gabia, Luca Lionello, Chiara Caselli, Gabriel Spahiu, Francesco Dominedò, Razvan Cacoveanu, Luciana Littizzetto, Walter D'Errico, Susan Lay
location: Italia, Romania
voto: 7

Inizia e finisce con un lutto la storia di Ioan (Gabia), bella faccia pulita che ricorda quella di Jovanotti,  partito dalla Romania alla ricerca di un po' di fortuna in Italia. Arrivato nel Belpaese in quella congiuntura storica indecorosa e interminabile puntellata dalle voci off falsamente rassicuranti di Ratzinger e Berlusconi, il ragazzo passa tutta la trafila dell'immigrato indesiderato, stringe amicizia con un quarantenne romano (Lionello) che lo ospita e che sta messo male quanto lui ma alla fine sembra avere un colpo di fortuna come ragazzo immagine. Ed è proprio come quella sua bella faccia pulita, specchio dell'anima, che Ioan manterrà integra fino in fondo la sua dignità.
Tra il documentario e la finzione, Cover boy è un buddy movie girato in digitale che ci porta dall'universo dei paria della Stazione Termini al luccichio del mondo iperpatinato della Milano della moda e della pubblicità. Per quanto la regia riesca a evitare lo stridore tra le due ambientazioni, il film tradisce una certa discontinuità, a cominciare dal casting, con la Littizzetto che sembra perennemente negli studi di Che tempo che fa, e a proseguire con qualche scantonamento narrativo un po' glamour. Ma la forza del film - fratello maggiore de La ballata del lavavetri - sta nella messa in scena del disagio profondissimo di chi è straniero anche in patria, come capita al personaggio interpretato con sensibilità da Luca Lionello, che qui sfodera una prova memorabile.
Miglior film al Festival politico di Barcellona.    

domenica 28 agosto 2011

Come ammazzare il capo... e vivere felici (Horrible Bosses)

anno: 2011       
regia: GORDON, SETH
genere: commedia
con Jason Bateman, Charlie Day, Jason Sudeikis, Jennifer Aniston, Colin Farrell, Kevin Spacey, Donald Sutherland, Jamie Foxx, Steve Wiebe, Lindsay Sloane, Michael Albala, Meghan Markle, Celia Finkelstein, John Francis Daley, Scott Rosendall, P.J. Byrne, Julie Bowen, Reginald Ballard, Jennifer Hasty, George Back, Barry Livingston, Dave Sheridan, Brian George, Chad Coleman, Diana Toshiko, Carla Maria Cadotte, Peter Breitmayer, Isaiah Mustafa, Wendell Pierce, Ron White
location: Usa
voto: 6

Da Fantozzi a Il grande capo, il cinema si è ripetutamente fatto beffa di una di quelle figure archetipiche che incarnano nemico per eccellenza: quella del capo. Il film di Seth Gordon sfrutta a menadito lo spunto, rubacchia dove può (da Delitto per delitto a Getta la mamma dal treno, ma l'elenco potrebbe continuare) eppure confeziona un gioiellino di comicità senza grandi pretese di originalità ma godibile dal primo all'ultimo minuto. Nick (Bateman), Kent (Sudeikis) e Dale (Day) sono tre amici vessati sul lavoro dei rispettivi capi. Decidono così di uccidere ciascuno quello dell' altro. Nonostante i consigli di un killer mancato (Foxx), le cose vanno ovviamente in modo ben diverso dal previsto ma alla fine i tre riusciranno ad avere giustizia.
Situazioni comiche, intreccio brioso e battute godibilissime sono gli ingredienti di questa commedia gradevole e impertinente, con esilaranti titoli di coda.    

sabato 27 agosto 2011

L'uomo dal braccio d'oro (The man with the golden arm)

anno: 1955   
regia: PREMINGER, OTTO  
genere: drammatico  
con Frank Sinatra, Eleanor Parker, Kim Novak, Arnold Stang, Darren McGavin, Robert Strauss, John Conte, Doro Merande, George E. Stone, George Mathews, Leonid Kinskey, Emile Meyer, Martha Wentworth, Will Wright, Shorty Rogers, Ernest Raboff, Frank Marlowe, Shelly Manne, Ralph Neff, Harold 'Tommy' Hart, Paul E. Burns  
location: Usa
voto: 4

Il braccio d'oro è quello nel quale entra l'ago di una siringa, quello che con abilità sopraffina sa pescare le carte giuste in un mazzo, quello che serve a percuotere le pelli di una batteria nella speranza di poter finalmente avere una vita normale. È il braccio di Frank (Sinatra), che vorrebbe rifarsi una vita ma che viene risucchiato nel vortice delle cattive compagnie dalle quali non riesce a disfarsi e che per giunta ha una moglie (Parker) che si finge paraplegica e che non ne vuole sapere che lui si cerchi un lavoro onesto. Ma l'amore per una vecchia fiamma (Novak) potrà più di quanto non possano le brutte abitudini e a Frank alla fine quel braccio servirà per fare il gesto dell'ombrello alla moglie.
Il film di Preminger è stato uno dei primi ad affrontare il problema della droga in maniera tanto esplicita. Lo fa tirando insopportabilmente per le lunghe il racconto, innestando registri comici e innervature poliziesche ma mettendo a dura prova la credibilità della storia.    

venerdì 26 agosto 2011

La magnifica preda (River of no return)

anno: 1954   
regia: PREMINGER, OTTO  
genere: western  
con Robert Mitchum, Marilyn Monroe, Rory Calhoun, Tommy Rettig, Murvyn Vye, Douglas Spencer, Arthur Shields, Claire Andre, Hal Baylor, Jack Mather, Jarma Lewis, John Doucette, Will Wright  
location: Usa
voto: 5

Metti l'icona sexy di Hollywood (Marilyn Monroe), paesaggi montani da National Geographic valorizzati dall'uso del cinemascope, un genere di sicuro successo come il western e un regista di grido. Poi infilaci anche un ragazzino orfano di madre, giusto per tenere alto il tasso glicemico a beneficio del pubblico femminile ed ecco che hai fatto il film. È su questi ingredienti essenziali che si basa La magnifica preda, film passato alla storia più per essere stato uno dei set frequentati da Marilyn Monroe - alla quale vengono dati in dote ampi quanto tediosissimi siparietti musicali - nonché per essere stato l'unico western girato da Preminger che per i suoi meriti intrinseci. La trama è ben poca cosa: un baro (Calhoun) si è assicurato un giacimento d'oro per il quale occorre un passaggio di proprietà. Poiché deve raggiungere un posto lontano, si appropria indebitamente degli unici mezzi di difesa e fuga (un fucile e un cavallo) a disposizione di un colono (Mitchum) che, uscito dalla prigione, ha appena ritrovato suo figlio. I due, con la donna del baro e gli indiani alle calcagna, si mettono all'inseguimento del furfante a bordo di una zattera, sfidando le rapide del fiume.
Un po' racconto di formazione, un po' road movie, un po' film d'avventura, un po' romanzetto rosa e un po' musicarello, il film sceneggiato da Frank Fenton e tratto da una storia di Louis Lantz - nonostante l'assoluta pochezza di mezzi e contenuti - si lascia vedere e ha il merito di durare meno di 90 minuti.    

mercoledì 24 agosto 2011

Il prigioniero della miniera (Garden of evil)

anno: 1954       
regia: HATHAWAY, HENRY  
genere: western  
con Gary Cooper, Susan Hayward, Richard Widmark, Hugh Marlowe, Cameron Mitchell, Rita Moreno, Víctor Manuel Mendoza  
location: Usa
voto: 6,5

Quando Hollywoood era Hollywood si potevano fare i film con nulla. Lo dimostra Il prigioniero della miniera, di Henry Hathaway, storia di una donna (Hayward) che ingaggia quattro veri machi per andare a prendere il marito rimasto imprigionato e con una gamba rotta all'interno di una miniera d'oro. Ma sulla loro strada ci sono gli indiani…
"Se la terra fosse fatta d'oro, forse gli uomini morirebbero per una manciata di fango": è questa la frase che esprime il senso dell'intero film, un'opera che mette a nudo le ambizioni, il primitivismo, l'avidità ma anche la saggezza degli uomini, con una donna collocata al centro della vicenda che orchestra i sentimenti più o meno nobili dei maschi facendoli pendolare tra competizione e debolezze.