lunedì 29 novembre 2010
venerdì 26 novembre 2010
I figli sorpassano a destra i genitori. La spinta da maschi e regioni rosse
La mela continua a cadere abbastanza vicino all'albero. Ma adesso cade dalla parte opposta. Trentacinque anni fa i figli scavalcavano a sinistra i genitori: oggi li scavalcano a destra. Se i figli sono il futuro di un paese, tira brutta aria per la sinistra italiana, ma i numeri parlano chiaro: quella che sembrava un'ovvietà antropologico-sociale al limite del luogo comune ("a vent'anni siamo tutti rivoluzionari") viene smentita da una ricerca congiunta dell'Istituto Gramsci e dell'Istituto Cattaneo di Bologna che verrà resa pubblica oggi. Frugando in una vecchia indagine del 1975 sull'orientamento politico degli italiani, i tre ricercatori (Piergiorgio Corbetta, Dario Tuorto, Nicoletta Cavazza) si sono imbattuti in una piccola miniera non ancora sfruttata: alcune centinaia di questionari compilati in parallelo da genitori e figli delle stesse famiglie. Hanno incrociato quei dati, poi hanno deciso di ripetere il sondaggio oggidì, a una generazione di distanza, intervistando oltre quattrocento coppie genitori-figli.
Quel che hanno scoperto è una vera e propria inversione di tendenza nella trasmissione ereditaria di valori e ideologie: i figli sono diventati più conservatori dei padri. Visto che c'è una generazione di mezzo, si può anche dire: chi la fa l'aspetti: chi trent'anni fa aveva abbandonato "da sinistra" i propri padri, ora si trova aggirato a destra dai propri figli. Unico elemento costante: sono sempre loro a muoversi, i ragazzi. Infatti, allora come oggi, il gruppo dei genitori
si colloca più o meno al centro dello spettro destra-sinistra; ma il gruppo irrequieto dei figli, che nel '75 era più a sinistra del gruppo dei genitori di circa un punto (in un arco convenzionale da 0=sinistra a 6=destra), oggi è più a destra di 0,3 punti. I maggiori responsabili dell'inversione a U, altro dettaglio che non farà piacere ai progressisti, sono i rampolli (soprattutto i maschi) delle famiglie meno istruite, meno ricche e che vivono nelle regioni "rosse": quelle dove l'omogeneità ideale tra padri e figli una volta era più forte. Insomma è proprio lo "zoccolo duro" dell'insediamento elettorale storico della sinistra, le famiglie unite, proletarie, laboriose, tutte casa e cellula, che si sta sfarinando.
Eppure, a ben vedere, la grande maggioranza delle famiglie continua a trasmettere ai figli le proprie visioni del mondo. Il "tasso di dissimilarità" generazionale italiano è in fondo piuttosto limitato (1,6 punti su una scala di dieci), la grande maggioranza dei figli somigliano ai padri, si rassicurino dunque i genitori: sono buoni pedagoghi politici. E i genitori di sinistra, nonostante la frana, riescono ancora a tenere i figli dalla loro parte più spesso di quelli di destra. Su cento genitori che votano un partito di sinistra, 75 hanno figli che li imitano, mentre su cento genitori di destra solo 60 hanno figli che votano come loro. La famiglia progressista insomma "convince" di più. Ipotesi lusinghiera: i suoi valori sono più robusti, moralmente superiori e resistenti all'usura. Ipotesi realistica e tecnica: è più facile riconoscere una continuità nei partiti di sinistra (Pci-Ds-Pd) che nei partiti di destra (la novità assoluta della Lega ha spaccato le famiglie dell'ex area Dc). In ogni caso, le distanze tra il proselitismo familiare di sinistra e quello di destra si sono drasticamente accorciate: nel '75 le percentuali di "ereditarietà" politica erano di 86 a 36 a favore dei genitori di sinistra. Un altro sorpasso probabilmente è in vista.
Ora, però, non è il caso di tirare conclusioni epocali. Il ribaltone intra-familiare avviene in realtà in un contesto in cui la politica ha perso spessore, significato, autorevolezza. Dalle domande di controllo sulla preparazione e l'attività politica effettivamente svolta, si scopre che i figli di quell'epoca immediatamente post-sessantottina erano più informati, coinvolti e impegnati dei loro genitori: oggi è l'inverso. E metà dei figli intervistati oggi non sa dare una convincente spiegazione della differenza fra sinistra e destra: erano solo il 30% nel '75. Allora, le baruffe domestiche esplodevano perché i ragazzi erano "impegnati" politicamente e i genitori apatici e qualunquisti; oggi per l'esatto contrario. Dunque, di che parliamo? "Di famiglie che condividono molto più spesso l'indifferenza che l'impegno, dove la polarità destra-sinistra ha perso quasi ogni significato", sintetizza il professor Corbetta. Le mele cadono vicino all'albero, ma hanno sempre meno sapore.
(di Michele Smargiassi, da "La Repubblica" del 26 novembre 2010)
La Mignottocrazia del Cavaliere. Un sistema per stravolgere le regole
da Repubblica — 26 novembre 2010
ESCE oggi nelle librerie l' ultimo libro di Paolo Guzzanti, "Mignottocrazia", (Aliberti editore). Ne pubblichiamo alcuni stralci. Mignottocrazia come stupro delle regole Le regole della vita civile come le regole della vita democratica sono faticose, pedanti, poco agili e create con l' esperienza di secoli proprio allo scopo di impedire che prevalgano gli istinti, la forza, la sopraffazione e anche un eccesso di carisma personale in competizione con le regole e che tende a soffocarle, ucciderle, deriderle. La mignottocrazia come sistema di potere ha esattamente questo scopo ideologico: assuefare l' opinione pubblica con un continuo e Fare come gli pare Quando Berlusconi, di fronte al caso della ragazza Ruby afferra i microfoni dei cronisti e scandisce il fatto che lui fa e intende seguitare a fare come gli pare, a condurre lo stile di vita che vuole e che in quello stile di vita c' è la festa, le donne e il piacere, non fa una dichiarazione impudente o imprudente. Fa una dichiarazione politica. La dichiarazione politica è anzi ideologica. (...) Berlusconi si fa forte del disprezzo popolare - in Italia e soltanto in Italia - per tutte le forme di controllo. Quando lui definisce i controlli e i contrappesi «lacci e lacciuoli», chiama l' applauso dello stesso pubblico televisivo ed elettorale che apprezza, loda e anzi si entusiasma per le sue attività sessuali vere o presunte, per il suo disprezzo per le regole e lo stile di vita che dovrebbe essere consono a un capo di governo. (...) rivendicato stupro delle regole, delle norme, delle consuetudini, introducendo una prassi apparentemente anarchica, l' esibita passione per le feste piene di ragazze in attesa del loro regalino, ma in realtà funzionale al mantenimento del potere. (...) Il voltafaccia della Santanché In tutte le salse le sue avventure o supposte tali sono state difese con una sloganistica semplificata: la sinistra protegge e si identifica con omosessuali di ogni varietà, transessuali, travestiti e comunque persone sessualmente ambigue, mentre la destra berlusconiana spiccia e casereccia si identifica con il maschio standard, quello delle barzellette cui piace fondamentalmente "la fica". Daniela Santanché, che come avversaria di Berlusconi aveva denunciato anche lei la maniacale sessualità di quest' ultimo specificando di non aver mai ceduto alle sue seduzioni, una volta tornata all' ovile berlusconiano con una carica da sottosegretario si è sbracciata nella difesa di Berlusconi come maschio sanamente affamato di sesso femminile. (...) Le hai messo le mani sul culo? Eravamo seduti e si svolse il rituale comizio del Cavaliere il quale sa avere con la folla il rapporto carnale che è un parafrasi dell' atto sessuale (...) Berlusconi sceso dal palco si stava dirigendo verso il punto dove ero seduto io (...) una folla a poltiglia si spalmò sulla mia fila di sedie e vari corpi mi si appiccarono contro (...). Fu a quel punto che il presidente del Consiglio dei Ministri del governo italiano, con un coup de théatre dei suoi aprì il sipario dei corpi umanie apparve a pochi centimetri dalla mia faccia, raggiante, compagnone, studentesco e mi disse con un sorriso a quarantadue denti: "Bé? Ma l' hai toccata? Hai visto che gnocca che ti è venuta addosso? Le hai messo almeno le mani sul culo? Trattare le donne da proprietario Ho sempre pensato che Berlusconi sarebbe caduto sulle donne. L' ho pensato negli anni in cui ero parlamentare di Forza Italia, quando accettai la candidatura per poter proseguire la mia inchiesta sul dossier Mitrokhin, e l' ho pensato quando ho lasciato lo stesso partito, prima che si compisse il rito equivoco dell' unificazione fra Alleanza nazionale e il partito di Berlusconi. (...) Un comportamento aziendale, padronale, fintamente paterno, segnato dal più profondo disprezzo per l' altro sesso, un disprezzo nasalmente negato nel modo più sinceramente sfrontato: «Io odiare le donne? Ma tu sei pazzo! Io amo le donne, corteggio le donne perché le adoro e loro lo sanno». (...) Usa il denaro come sex appeal Molti anni fa Berlusconi disse a Beppe Piroddi, un celebre playboy degli anni Ottanta: «Il denaro, i mega-affari e il potere? Certo, caro Beppe, sono importanti, ma per me contano in quanto mi permettono di competere con te e i tuoi colleghi nella conquista delle più belle donne del mondo. (...) Cariche di prostitute in offerta speciale Si vantava di massacrare due donne al giorno con una pillola che non era il Viagra perché l' episodio è di molti anni fa. Ciò dimostra che per luiè più importante far sapere agli altri che è uno scopatore irrefrenabile, più che un conquistatore di donne, un amante desiderabile e desiderato. (...) La sua ex consorte Veronica Lario parla di lui come dell' imperatore, o del drago al quale vengono sacrificate legioni di vergini. In realtà, più modestamente, sullo scannatoio sacrificale del lettone di Putin vengono portate spesso delle puttane in offerta speciale (...) Bella ragazza e testa vuota Il sistema mignottocratico consiste nel creare una classe dirigente di esseri umani clonati, robotici, composta prevalentemente da donne ma non soltanto, selezionati secondo criteri di sex appeal. Che poi ci siano o non ci siano incentivi sessuali alla carriera, questo è un optional. Secondo la bibbia del berlusconismo, una bella ragazza con la testa vuota è sempre meglio di una brutta ragazza con la testa piena di idee e di cultura.
martedì 23 novembre 2010
Il mio nome è Khan (My name is Khan)
anno: 2010
regia: JOHAR, KARAN
genere: drammatico
con Shahrukh Khan, Kajol, Shane Harper, Adrian Kali Turner, Harmony Blossom, Christopher B. Duncan, Michele Marsh, Jennifer Echols, Douglas Tait, Steffany Huckaby, Parvin Dabas, Katie A. Keane, Retson Ross, Raul Bustamante, Michael William Arnold, Vinay Pathak, Mel Fair, Pallavi Sharda, Sugandha Garg, Brent Mendenhall, Sonya Jehan, Tanay Chheda, Jennifer Barbosa, Kathleen M. Darcy, Carl Marino, Arjun Mathur, Zarina Wahab
location: India, Usa
voto: 5,5
regia: JOHAR, KARAN
genere: drammatico
con Shahrukh Khan, Kajol, Shane Harper, Adrian Kali Turner, Harmony Blossom, Christopher B. Duncan, Michele Marsh, Jennifer Echols, Douglas Tait, Steffany Huckaby, Parvin Dabas, Katie A. Keane, Retson Ross, Raul Bustamante, Michael William Arnold, Vinay Pathak, Mel Fair, Pallavi Sharda, Sugandha Garg, Brent Mendenhall, Sonya Jehan, Tanay Chheda, Jennifer Barbosa, Kathleen M. Darcy, Carl Marino, Arjun Mathur, Zarina Wahab
location: India, Usa
voto: 5,5
Cresciuto seguendo l'insegnamento materno secondo il quale nel mondo l'unica vera distinzione tra gli uomini è quella tra buoni e cattivi, Rizwan Khan - afflitto da una forma lieve di autismo nota come sindrome di Asperger - promette a sua madre che riuscirà a vivere un'esistenza felice. I suoi intenti sembrano realizzarsi quando, lasciata l'India per S.Francisco, incontra Mandira (Kajol), giovane madre con figlio al seguito. Alla morte violenta di quest'ultimo, avvenuta all'indomani dell'11 settembre a causa del montare dell'intolleranza etno-religiosa, la donna ingiunge a Khan: "vai a dire al Presidente degli Stati Uniti 'io sono Khan e non sono un terrorista'. Lui la prende in parola, girando per tutto il Paese in attesa di incontrare il presidente.
Chi ha una minima familiarità con i prodotti dell'industria cinematografica più prolifica del mondo non avrà difficoltà a rintracciare nel film diretto da Karan Johar tutti gli stilemi del cinema di Bollywood: colori sgargianti, stile narrativo da fotoromanzo, musiche a go go. Mancano soltanto i balletti e ci sarebbe stato tutto. Il film, che è una via di mezzo tra Forrest Gump e Rain man, si lascia comunque vedere: non gli difettano ritmo e ironia (il protagonista prima di copulare legge il "Manuale del sesso per i negati"), alcune trovate sono notevoli (con Khan che, sapendo riparare quasi tutto, inventa una bicicletta per pompare via l'acqua) ma l'insieme, a partire dalle riflessioni sulla discriminazione religiosa e sull'intolleranza diffusa dopo l'11 settembre, rasenta costantemente banalità e qualunquismo e a poco serve la notevole performance di Shahrukh Khan, l'attore indiano più noto.
domenica 21 novembre 2010
Una vita tranquilla
anno: 2010
regia: CUPELLINI, CLAUDIO
genere: drammatico
con Toni Servillo, Marco D'Amore, Francesco Di Leva, Juliane Köhler, Leonardo Sprengler, Alice Dwyer, Maurizio Donadoni
location: Germania
Voto: 7
regia: CUPELLINI, CLAUDIO
genere: drammatico
con Toni Servillo, Marco D'Amore, Francesco Di Leva, Juliane Köhler, Leonardo Sprengler, Alice Dwyer, Maurizio Donadoni
location: Germania
Voto: 7
Fuggito 15 anni prima dall'Italia dove è creduto morto, Rosario (Servillo) si è rifatto una vita e una famiglia in Germania, lasciando l'attività di camorrista per quella di cuoco. Il passato bussa nuovamente alla sua porta quando sull'uscio del ristorante che porta il suo nome Rosario rivede il figlio abbandonato all'epoca (D'Amore), inviato come sicario dalle ecomafie campane per assassinare un manager che avrebbe intralciato gli interessi della camorra. La vita tranquilla di Rosario è così messe a dura prova.
Su una trama di ispirazione noir non proprio nuovissima (basterebbe citare L'uomo dalle due ombre, A history of violence e The Bourne supremacy), Cupellini imbastisce un dramma psicologico al quale Servillo, che da solo continua a valere il prezzo del biglietto al cinema (non a caso si è aggiudicato il premio Marc'Aurelio della giuria come miglior attore al Festival di Roma), offre una gamma espressiva ricchissima, dal riso al pianto. Nonostante la regia accorta, i notevoli movimenti di macchina e l'ottima direzione degli attori (il "compare" Francesco Di Leva ha vinto il premio come miglior interprete italiano in occasione dello stesso festival), il film di Cupellini - ancora incerto sulla direzione espressiva da prendere dopo i toni da commedia di 4-4-2 e Lezioni di cioccolato - soffre qualche buco di sceneggiatura (com'è possibile che il figlio ritrovi il padre sfuggito per 15 anni alla camorra?), ma è eefficare nell'aggiornare la figura degli italiani all'estero proposta in epoche passate da Nino Manfredi con film come Pane e cioccolata e Spaghetti House.
sabato 20 novembre 2010
La Terrazza sul Lago (Lakeview Terrace)
anno: 2008
regia: LaBUTE, NEIL
genere: thriller
con Samuel L. Jackson, Patrick Wilson, Kerry Washington, Ron Glass, Justin Chambers, Jay Hernandez, Regine Nehy, Jaishon Fisher, Robert Pine, Keith Loneker, Caleeb Pinkett, Robert Dahey, Ho-Jung, Bitsie Tulloch, Michael Sean Tighe, Valeri Ross, Dartenea Bryant, Dallas Raines, Dale Godboldo, Lynn Chen, Wiley M. Pickett, Vincent Laresca, Paul Terrell Clayton, Jeff Cockey, Wrenna Monet, Tabitha Taylor, Khira Thomas, Cassius Willis, Vanessa Bell Calloway, Cocoa Brown, Marc Chaiet, Zorianna Kit, Hiep Thi Le, Ajay Mehta, Billy Brown, Sarah Lieving, Eva La Rue, Lonnie Moore, Jamie Vandevert, Lisa Dewitt, Michael Landes
location: Usa
voto: 5
regia: LaBUTE, NEIL
genere: thriller
con Samuel L. Jackson, Patrick Wilson, Kerry Washington, Ron Glass, Justin Chambers, Jay Hernandez, Regine Nehy, Jaishon Fisher, Robert Pine, Keith Loneker, Caleeb Pinkett, Robert Dahey, Ho-Jung, Bitsie Tulloch, Michael Sean Tighe, Valeri Ross, Dartenea Bryant, Dallas Raines, Dale Godboldo, Lynn Chen, Wiley M. Pickett, Vincent Laresca, Paul Terrell Clayton, Jeff Cockey, Wrenna Monet, Tabitha Taylor, Khira Thomas, Cassius Willis, Vanessa Bell Calloway, Cocoa Brown, Marc Chaiet, Zorianna Kit, Hiep Thi Le, Ajay Mehta, Billy Brown, Sarah Lieving, Eva La Rue, Lonnie Moore, Jamie Vandevert, Lisa Dewitt, Michael Landes
location: Usa
voto: 5
Chris (Wilson) e Lisa Mattson (Washington) sono una coppia apparentemente felice. Lui è bianco, lei nera, e non piacciono affatto al poliziotto loro vicino di casa (Jackson), un californiano nero passatista e parruccone rimasto vedovo e col dente avvelenato. L'uomo fa irruzione nella vita dei due in maniera sempre più sgradevole, in un crescendo di efferatezze che la coppia fatica ad arginare.
Neil LaBute, ex astro ascendente del cinema indipendente americano, continua a incagliarsi in storielline sempre più corrive, come già era accaduto con Possession. La finezza psicologica di film come Nella società degli uomini e Amici & vicini lascia posto alla grana grossa di un razzismo capovolto, con cui il nero ultraconservatore veicola i propri risentimenti personali verso i malcapitati di turno. Le nefandezze sul tema del cattivo vicinato sono già state raccontate molte altre volte con ben altro spessore: basterebbe pensare a L'inquilino del terzo piano ad Alexandra's project. Qui la vicenda assume i contorni di un thriller con prevedibile klimax, i protagonisti sono tagliati con l'accetta, gli interpreti sembrano presi al discount del casting e laghi non se ne vedono. Forse LaBute stava pensando di girare un altro film.
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