sabato 11 agosto 2018

Sicilian Ghost Story

anno: 2017       
regia: GRASSADONIA, FABIO * PIAZZA, ANTONIO    
genere: drammatico    
con Julia Jedlikowska, Gaetano Fernandez, Corinne Musallari, Andrea Falzone, Federico Finocchiaro, Lorenzo Curcio, Vincenzo Amato, Sabine Timoteo, Filippo Luna, Nino Prester, Baldassarre Tre Re, Rosario Terranova, Gabriele Falsetta, Vincenzo Crivello, Corrado Santoro    
location: Italia
voto: 1    

Non basta essere nati in Sicilia, avere mandato a memoria i lavori di De Seta e Tornatore e magari anche di Maresco, o parlare di mafia per fare un film che sia anche vagamente degno di questo nome. Già, perché il duo Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, già acclamato in ambito festivaliero per Salvo, ci propina una storia ispirata alla vicenda occorsa al tredicenne Giuseppe Di Matteo, figlio di un pentito di mafia, sequestrato, umiliato e poi ucciso per vendetta, sciolto nell'acido. Qui la storia viene adattata a un registro fantasy a supporto di un plot da teen movie sentimentale, in cui una compagna di classe (Jedlikowska) del protagonista Giuseppe (Fernandez) si invaghisce di quest'ultimo nonostante la resistenza tetragona dei genitori e l'indifferenza di professori e compagni di scuola al dramma del ragazzino. Dilatato oltremisura a due ore e dieci da immagini inutilmente descrittive (a cominciare dai primi, interminabili cinque minuti di pura astrazione), il film sembra andare alla ricerca di una cifra autoriale a tutti i costi, dimenticando la scrittura dei personaggi, trascurando completamente la recitazione (ben sotto il livello di guardia) e abusando dei cliché della fiction "di mafia" che si vedono, anche nella loro forma più elementare, fin dai tempi de La piovra televisiva. La favola nera di questi due registi siciliani gronda tracotanza, finendo col trasformare l'estetismo figurativo di Luca Bigazzi nel supporto kitsch ai loro compiacimenti autoriali e asservendo la tragedia umana al loro realismo magico d'accatto. Robaccia peraltro capace di trasformare persino un insonne cocainato in un narcolettico.    

venerdì 10 agosto 2018

Sangue e cemento

anno: 2010   
regia: TORELLI, THOMAS    
genere: documentario    
con Paolo Calabresi, Mario Russo, Eleonora Ferrazzi, Daniela Mastrosimini, Vincenzo Perrone, Andrea Petrosino, Daniele Sagnotti, Fabiana Tacente, Pietro Grasso    
location: Italia
voto: 7    

A un anno di distanza dal terribile terremoto de L'Aquila, arriva questo film-inchiesta affidato alla narrazione in video della Jena Paolo Calabresi, che racconta i retroscena di una tragedia ampiamente annunciata, affidandosi  soprattutto alle testimonianze di geologi, vulcanologi e sismologi. Tra queste, centrale è quella di Gaetano De Luca, il fisico che aveva studiato gli smottamenti di quella zona appenninica collocata nel bel mezzo di due faglie e quindi ad altissimo rischio sismico, ma poi mobbizzato ed espulso per le dichiarazioni rilasciate non soltanto prima - quando non sono servite a nulla - ma soprattutto dopo il terremoto. Le colpe, rispetto a una gestione dei movimenti tellurici che - dati alla mano - fa fare ai nostri politici e costruttori una figura pessima rispetto ai giapponesi, è tutta nell'avidità dei costruttori e nella compiacenza dei politici. I primi trovano qualsiasi trucco per abbassare i costi, rendendo sempre più scadente materiale fondamentale come il calcestruzzo e pensino materiali inerti come la sabbia: i secondi retrocedendo di categoria aree appetibili dai primi rispetto al rischio sismico, in modo che queste possano essere edificabili. Camorra e 'ndrangheta fanno il resto. Il risultato? Molti più morti, sfollati ed edifici distrutti di quanti se ne sarebbero contati se non ci fosse stato il piano regolatore del 1975, se i moniti dei sismologi fossero stati ascoltati e se i materiali fossero stati conformi alle normative, e non diluiti con acqua salmastra. Il documentario diretto da Thomas Torelli e prodotto dal collettivo Gruppo Zero - un'associazione di autori, registi e produttori votati a realizzare documentari di inchiesta - è puntualissimo, ben ritmato, pieno di informazioni utili, che hanno un valore al di là del fatto contingente. Tragedie annunciate come quella de L'Aquila si sono verificate e potrebbero verificarsi ancora. Con un solo responsabile: l'uomo e la sua avidità.    

mercoledì 8 agosto 2018

Il colosso d'argilla (The harder they fall)

anno: 1956   
regia: ROBSON, MARK    
genere: drammatico    
con Humphrey Bogart, Rod Steiger, Jan Sterling, Mike Lane, Max Baer, Herbie Faye, Rusty Lane, Jack Albertson, Felice Orlandi, Harold J. Stone, Edward Andrews, Jersey Joe Walcott, Carlos Montalbán, Nehemiah Persoff    
location: Usa
voto: 7,5    

Un faccendiere (Steiger) ha fiutato l'occasione per lanciare nel mondo della boxe un giovanottone sudamericano soprannominato Toro Moreno (Sterling), un marcantonio dall'aspetto davvero imponente ma assolutamente incapace di tirare un solo pugno. Affinché l'affare vada in porto e i palazzetti dello sport si riempiano, ha bisogno di qualcuno che richiami l'attenzione su questo gigante buono e ingenuo mediante articoli ad hoc sui giornali. All'uopo si presta Eddie Willis (Bogart), giornalista con qualche difficoltà momentanea, che transita dalla spregiudicatezza iniziale a una piena presa di coscienza.
Apologo morale sul lato più torbido del mondo della boxe, fatto di scommesse e incontri combinati, il film è anche l'ultima interpretazione di Bogart. Ispirato alla storia vera del pugile italiano Primo Carnera, è un'opera solida di impianto classicissimo, in gran parte affidata ai dialoghi, girata in un notevole bianco e nero firmato da Burnett Guffey.    

martedì 7 agosto 2018

La guerra è dichiarata (La guerre est déclarée)

anno: 2012       
regia: DONZELLI, VALERIE    
genere: drammatico    
con Valérie Donzelli, Jérémie Elkaïm, César Desseix, Gabriel Elkaïm, Brigitte Sy, Elina Löwensohn, Michèle Moretti, Philippe Laudenbach, Bastien Bouillon, Béatrice De Staël, Anne Le Ny, Frédéric Pierrot, Elisabeth Dion, Pauline Gaillard, Philippe Barassat, Valentine Catzéflis, Julie Peugeot, Serge Bozon, Henri Hooreman, Marie Donzelli, Claire Serieys, Riad Sattouf, Marie-Sohna Conde, Laure Marsac, Lucia Sanchez, Marion Lecrivain, Mademoiselle Mori, Sophie Kichine, Dorothée Sebbagh, Ahmed Zaoui, Diego Urgoiti, Bey Salah, Emmanuel Salinger, Irène Estevens, Nozha Khouadra, Blanche Gardin, Anne Berest, Alain Kruger, Christelle Huot-Marchand, Frédérique Dorat, Laurent Lacotte, Aude Lemercier, Benoît Barré, Katia Lewkowicz, Lucien Pages, Jennifer Decker, Esteban Carvajal-Alegria, Clémence Cabanes, Anne Gastaut, Adrien Antoine, France Lesbros, Laëtitia Trapet, Marie Weinberger    
location: Francia
voto: 5    

Capolavoro o boiata pazzesca? Difficile dirlo, a partire dallo spunto iniziale: la regista (e interprete) Valerie Donzelli ha chiamato sul set il suo ex marito (Elkaïm), col quale ha vissuto gli anni di un'odissea tragica fatta di ospedali, paure, difficoltà di ogni genere. Tutto legato alla malattia - un tumore al cervello manifestatosi in maniera precocissima - del figlio Adam. Il film non è che una riproposizione (romanzata?) del calvario vissuto dalla coppia, con tanto di voce fuori campo che racconta la travagliatissima esperienza dei due genitori e del loro entourage. Se l'idea, così marcatamente autobiografica, prima che originale è soprattutto spiazzante per il valore catartico che vuole assegnare nel portare sul grande schermo quella orribile vicenda, tutt'altro può dirsi della sua realizzazione: certo, liberissima, capace di evocare con grande forza l'idea di resilienza in un quadro complessivamente di grande ottimismo e di stemperare il dramma nella commedia,  di indulgere a molti siparietti sentimentali, ma anche di pescare alla rinfusa tra cifre stilistiche che sembrano accostate senza alcun criterio. Sicché a momenti di cinema alto se ne alternano altri decisamente più prosaici e perfino stucchevoli, accompagnati da scelte musicali capaci di passare dai quartetti di Vivaldi all'elettorpunk dei Frustration, passando per la meravigliosa O Superman di Laurie Anderson. Grande ambizione, risultato decisamente incoerente.    

sabato 4 agosto 2018

Tarantola

anno: 1955   
regia: ARNOLD, JACK    
genere: horror    
con John Agar, Mara Corday, Leo G. Carroll, Nestor Paiva, Ross Elliott, Edwin Rand, Raymond Bailey, Hank Patterson, Bert Holland, Steve Darrell, Clint Eastwood    
location: Usa
voto: 7,5    

Per fare fronte alle sempre più impellenti necessità di cibo di un'umanità arrivata (solo) a due miliardi di individui, il professor Deemer (Caroll) sta segretamente sperimentando un cibo ultranutriente che fa crescere a dismisura le sue cavie da laboratorio. Non ha però calcolato gli effetti collaterali, che colpiscono un suo collega, il quale viene trovato morto nel deserto dell'Arizona. Matt Hastings (Hagar), medico condotto del posto, vuole vederci chiaro e non si lascia convincere dall'ipotesi di una rara malattia deformante che avrebbe colpito il defunto. I nodi torneranno al pettine quando si capirà che una gigantesca tarantola sfuggita dal laboratorio sta seminando il terrore nella zona.
Horror distopico dagli effetti speciali oggi risibili, ma assai convincente nell'assunto di fondo: la scienza - anche quando opera a fini di bene - deve guardarsi dall'eccesso di ambizione dei suoi artefici, pena il rischio di creare un effetto boomerang. Finale frettoloso, ma tensione garantita per un'ora e un quarto.
Una raccomandazione: guardate bene chi si nasconde sotto la maschera da pilota chiamato a bombardare il mostruoso insetto. Riconoscerete gli occhi inconfondibili di Clint Eastwood.    

Sconnessi

anno: 2018       
regia: MARAZZITI, CHRISTIAN    
genere: commedia    
con Fabrizio Bentivoglio, Ricky Memphis, Carolina Crescentini, Stefano Fresi, Antonia Liskova, Eugenio Franceschini, Giulia Gorietti, Lorenzo Zurzolo, Benedetta Porcaroli, Maurizio Mattioli, Daniela Poggi, Nico Di Rienzo, Carolina Rey    
location: Italia
voto: 1    

La notizia è definitiva: anche noi abbiamo il nostro Robert De Niro, il fuoriclasse che si sputtana con filmetti ignobili come questo. Si chiama Fabrizio Bentivoglio. Lo si è visto recitare per Anghelopoulos, Sorrentino, Mazzacurati, Soldini e i Taviani, ma da qualche tempo gli piace rivestire i panni della vecchia gloria che recita col pilota automatico a fianco di attori che non valgono una sua unghia. È quanto accade anche in questo sconcertante episodio della commedia italiana che si chiama Sconnessi (vedere, per avere un'idea di come può essere trattato lo stesso tema, Disconnect, si parva licet). Film che sembra partorito dai pochi neuroni residui di un bambino ritardato. Nel sontuoso chalet di montagna sito a San Martino di Castrozza si riuniscono, oltre al padrone di casa (uno scrittore in crisi), la sua giovane compagna in dolce attesa (Crescentini), parenti assortiti e parassiti di quest'ultima e i due giovani figli del facoltoso intellettuale, in aperto conflitto col padre. Il quale è un forsennato detrattore delle tecnologia informatiche (casomai non fosse chiaro, la didascalia fa vedere che l'uomo digita ancora su una macchina da scrivere), che spera in una riesumazione delle vecchie modalità di relazione. Un blackout del wi fi mette tutti nelle condizioni di trovare una via alternativa di comunicazione che non sia quella di stare in perenne simbiosi col proprio cellulare.
Acefalo fino all'irritazione, con dialoghi che farebbero passare per un fine letterato uno come Pier Francesco Pingitore, il copione prevede persino un pistolotto che si risolve nel cerchiobottismo del sottofinale. Il cinema italiano al suo grado zero di scrittura.