venerdì 13 maggio 2011

Non dirlo a nessuno (Ne le dis à personne)

anno: 2006       
regia: CANET, GUILLAUME 
genere: noir 
con François Cluzet, Marie-Joseé Croze, André Dussollier, Kristin Scott Thomas, François Berléand, Nathalie Baye, Jean Rochefort, Marina Hands, Gilles Lellouche, Philippe Lefebvre 
location: Francia
voto: 5

Comincia come un thriller al chiaro di luna e finisce come una improbabile favoletta a lieto fine questo tour de force narrativo targato Francia tratto da un libro di Harlan Coben. Al centro della vicenda c'è un medico assai mite (Cluzet) che vede sparire all'improvviso la sua amatissima moglie. Otto anni più tardi qualcuno gli fa capire che la donna non è morta ma che vive altrove. Con tetragona pertinacia, lui cerca di sbrogliare la matassa ma finisce per essere braccato dalla polizia proprio per l'omicidio della moglie. La trama in realtà imbocca nuove strade e si nutre di personaggi aggiunti ogni dieci minuti, a sottolineare - casomai ce ne fosse bisogno - la protervia dei transalpini anche quando potrebbero rilassarsi un attimo per confezionale un normalissimo polar. Sicché, senza taccuino alla mano sul quale poter annotare centinaia di personaggi, fatti e nomi, flashback e flashforward e in mancanza di una dose massiccia di caffé, si perderebbe anche uno come Lucarelli. Peccato, perché cast e incipit promettevano assai bene…    

domenica 8 maggio 2011

Non torno a casa stasera (The rain people)

anno: 1969       
regia: COPPOLA, FRANCIS FORD
genere: drammatico
con James Caan, Shirley Knight, Robert Duvall, Marya Zimmet, Tom Aldredge, Laurie Crews, Margaret Fairchild, Sally Gracie, Alan Manson, Robert Modica, Andrew Duncan
location: Usa
voto: 3,5

Il senso di colpa per una maternità arrivata all'improvviso e non voluta può giocare brutti scherzi. È quanto accade a Natalie (Knight), che una mattina si sveglia con la consapevolezza di non volerne sapere più del suo matrimonio. Monta in macchina e comincia a solcare gli States in lungo e in largo. Nel suo viaggio alla ricerca di se stessa tira su un autostoppista (Caan). L'uomo è un ex giocatore di football americano regredito all'età mentale di un bambino dopo un brutto incidente. È con lui che inizia il tirocinio forzato di Natalie con le responsabilità verso gli altri.
Tema e stile nel solco del cinema indipendente americano (qui Coppola non era ancora quella de Il padrino), cura del dettaglio e piacere della messa a fuoco costituiscono la cifra estetica di un film che non regge lo scorrere del tempo, servito per di più da una protagonista inguardabile in tutti i sensi e da un racconto che procede uguale a se stesso con minime variazioni.
Premiato al Festival di San Sebastian.    

domenica 1 maggio 2011

Fa' la cosa sbagliata - The Wackness

anno: 2009   
regia: LEVINE, JONATHAN
genere: commedia
con Ben Kingsley, Josh Peck, Famke Janssen, Olivia Thirlby, Mary-Kate Olsen, Jane Adams (II), Method Man, Aaron Yoo, Talia Balsam, David Wohl, Bob Dishy, Joanna Merlin, Ken Marks, Robert Armstrong, Nick Schutt
location: Usa
voto: 5

Strane storie, quelle del cinema indipendente americano. A volte capaci di sorprenderti per inventiva e parsimonia di mezzi, altre di spiazzarti per crudezza. Altre ancora, come nel caso di Fa' la cosa sbagliata, di oscillare tra intenti innovativi del linguaggio filmico, stramberie narrative e banalità da teen movie. È su quest'ultima dimensione che si perde il film di Jonathan Levine, ambiento nell'East Side di Manhattan nel 1994, negli anni in cui il sindaco Giuliani usò il pugno di ferro contro malavita e "feccia". Protagonista ne è Luke Shapiro (Peck), un nerd adolescente figlio di due genitori incoscienti e litigiosi, che sbarca il lunario vendendo droghe di ogni genere nascoste all'interno di un chioschetto ambulante ed è impegolato in un assurdo rapporto di amicizia con uno strizzacervelli (Kingsley) che baratta le sedute per quantitativi di droghe tutt'altro che trascurabili. Tra i due si mette la figliastra dello psicanalista (Janssen), che nel giro di un week-end svergina Luke per poi mollarlo poche ore dopo.
Al Sundance il film ha vinto il premio del pubblico come miglior film drammatico. Devono aver visto un'altra cosa, dato che questo buddy movie ha tutta l'aria della commedia, con musica hip hop a go-go, immagini e didascalie che strizzano sfacciatamente l'occhio a un certo giovanilismo cercando la carineria e l'originalità a tutti i costi. A tratti il film ci riesce ma finisce col perdersi nel raccontino di un'iniziazione erotico-sentimentale.    

I quattrocento colpi

anno: 1959   
regia: TRUFFAUT, FRANCOIS 
genere: drammatico 
con Jean-Pierre Léaud, Claire Maurier, Albert Remy, Guy Decomble, Georges Flamant, Richard Kanayan, Patrick Aufferay, Robert Beauvais,  Bouchon, Jean-Claude Brialy, Yvonne Claudie, Luc Andrieux, Henri Virlojeux, Marius Laurey, Claude Mansard, Jacques Monod, Jeanne Moreau, Pierre Repp, François Truffaut, Jacques Demy, Francois Nocher, Daniel Couturier 
location: Francia  
voto: 8

Riposta la macchina da scrivere dopo anni di critica militante, il critico cinematografico François Truffaut cambia sponda per passare dietro quella da presa e squadernare subito le sue carte. Il suo primo lungometraggio è infatti un racconto di formazione che ha per protagonista un preadolescente difficile e ribelle (quel Jean Pierre Lead che negli anni a venire sarebbe stato l'alter ego dello stesso Truffaut). Il ragazzino vive con una madre che non fa altro che rimproverarlo e un patrigno che lo tollera a melepena. A scuola ne combina di tutti i colori e alla fine verrà messo in riformatorio. Ma la sua insopprimibile voglia di vita lo porterà a fuggire.
Già nel suo primo film (in bianco e nero) Truffaut mostra le enormi potenzialità del suo cinema, fatto di soggetti forti, attenzione al mondo dei più piccoli, rottura degli schemi convenzionali del cinema dei padri. Quanto basta per aprire la strada alla Nouvelle Vague (portandosi a casa il massimo alloro del Festival di Cannes) firmando un gioiellino che, pur con qualche ingenuità, si fa apprezzare ancora a distanza di anni.